Archive for dicembre 2005

Edificante storiella di capodanno.

Per prepararvi alla festa di Capodanno -chi la fa e chi no- ecco una storiellina divertente che da un po’ di anni racconto ai miei amici, e che per l’occasione adatterò alla notte di Capodanno. Non so se sia vera, anche perché chi me l’ha raccontata è un simpatico fetente. E’ verosimile, forse leggenda metropolitana, forse vita vissuta, chissà.

Sera del 31 dicembre, giorno feriale.
Un gioielliere sta per tirare giù la serranda e tornare a casa per il veglione. Lo raggiunge però una coppia, lei appariscente, lui benvestito, entrambi con l’aria di chi se la sta spassando un mucchio; si infilano nel negozio e il gioielliere decide di far buon viso e di tenere aperto ancora qualche minuto.
L’uomo incoraggia la bella "Scegli quello che vuoi, cara, dobbiamo festeggiare il nostro incontro!" Lei ride. "Che matto sei!" E sceglie una cosina da qualche migliaio di euro.
"Solo quello, cicci? Va bene, se è quello che vuoi…" e mette la mano in tasca, per estrarne il libretto degli assegni. Il negoziante sbianca.
L’uomo lo guarda, se ne accorge e commenta: "Aspetti, aspetti… credo di capire il suo problema. Banche chiuse, linea staccata, Centax fuori servizio: lei non ha modo di controllare la copertura del mio assegno, vero?"
"E ho disconnesso anche la linea della carta di credito, signore."
"D’altra parte io non ho con me abbastanza contanti" e guarda la bellezza, che si è rabbuiata. Poi, colto da ispirazione: "Beh, sa che facciamo? Lei mi tenga qui gioiello e assegno, fino alla mattina del 2 gennaio, a banche aperte. Noi passiamo appena riapre, lei controlla e noi portiamo via il regalo della mia cicci! Che ne dice?"
Non rischiando tutto sommato nulla, il gioielliere non ha nulla in contrario. Incarta il pacchetto, lo mette nel cassetto con l’assegno, saluta i clienti augurando loro buon anno e finalmente si avvia verso casa.

Mattina del 2 gennaio.
Mentre ancora non ha riaperto il negozio, il gioielliere vede avvicinarsi l’uomo di capodanno, da solo, stavolta. Ha l’aria sfatta, è spettinato e indossa lo stesso vestito di capodanno, solo molto più vissuto. L’uomo sorride e regge in mano una bottiglia.
"Buongiorno e buon anno. Sono passato a dirle di non disturbarsi a controllare l’assegno: glielo dico io, è scoperto. Naturalmente non voglio nulla da lei, e chiaramente si può tenere il gioiello; spero sia così gentiluomo da volere stracciare l’assegno e non pensarci più.
Aspetti, questa bottiglia di champagne è per lei, per ringraziarla.
Ho passato un GRANDE capodanno."

Buon anno.

I figli so’ piezz’e core.

Annapaola, dovendo sottoscrivere un contratto di investimento e desiderando cointestarlo al figlio, lo chiama per aiutarmi a completare i dati.
Al telefono, gli chiede di dettarle il suo codice fiscale.
Io la sento che ripete ad alta voce "S come Savona, E come Empoli, I come Imola…"
Lui ride, fra una lettera e l’altra, e lei si lamenta perché se lui fa lo scemo lei poi teme di sbagliare.
La sento anche dire: "Ma quando arrivano i numeri? Qui sono tutte lettere!".
La cosa dura qualche minuto, poi lei si fa ridare il codice e lo riscrive, commentando "Ah, mi pareva".

Alla fine mi mostra il primo codice fiscale che il figlio le aveva dettato: S-E-I-S-T-U-P-I-D-A.
Un ingrato, non c’è dubbio. Ma anche una bella sagomaccia, non convenite?

Vero amore

La mia ragazza voleva farsi un intervento chirurgico al seno, per aumentarlo.
Io le ho detto che per evitarglielo mi sarei fatto ridurre chirurgicamente le mani io, così quando lo tocco mi pare più grande.
Ii risultato è lo stesso.

Il Mago Forrest

 

Testa da sindaco

A vedere svettare sui manifesti elettorali la faccia ridente e la testa pettinata di Letizia Moratti candidata sindaco, non posso fare a meno di ripensare a quello che di questo donnino, quando era ministra, diceva Beppe Grillo.

La Moratti non è un ministro.
La Moratti è l’idea che una parrucchiera ha di un ministro.

 

Figure storiche 09

Mi trovo a discorrere con Davide, portatore di handicap: spastico, per la precisione.
Quando mi sono trovato, in altre occasioni, a parlare con persone nella stessa condizione di Davide, ho imparato che bisogna tenere presente due cose.
Uno, che è difficile capirli quando parlano, perché faticano ad articolare le vocali, ma che non bisogna vergognarsi di confessare di non avere capito e di chiedere di ripetere. Secondo, che tenere i concetti a livello di luogo comune forse non è necessario, ma aiuta una conversazione che, date le difficoltà, più brillante di tanto generalmente non è.

Sicché, quando Davide mi chiede del lavoro e mi domanda com’è la storia fra Bipielle e Antonveneta, io gli parlo scandendo bene le parole e semplificando i concetti del caso, ricorrendo -come peraltro talvolta faccio sul lavoro- ad un esempio pratico.
"Vedi, Davide, è come se io avessi un negozio in corso Buenos Aires che fa ottimi affari, e che a un tratto dicessi: -bom, mi compro la Rinascente. Cioè, per quanto bene mi vadano gli affari, io ho sempre un negozietto, e La Rinascente è sempre La Rinascente. Cioè, la Bipielle è un po’ come quel negozietto…"
Davide mi interrompe dicendo qualcosa tipo "lllrrrttt" che non capisco.
"Cosa, Davide? Non mi sono spiegato?"
"Lllrrrt… lllarrrttt"
"Lavorato?"
"Nh. Llllarrrrrtttoo"
"Come? La-u-re-ato?"
"Zh. Ecccnnmmmia."
"Sei… sei laureato in economia?"
"Zh."

Da quel momento la mia conversazione è stata un po’ meno elementare.

Racconto sciamanico via sms.

Come il mitico A. Manitto insegna nei suoi preziosi corsi di scrittura fantasy ( infomazioni qui ), un racconto sciamanico prevede -cito quel che ricordo- le fondamentali tappe dell’ingresso in un mondo straordinario (= non ordinario), della lotta per la ricerca di qualcosa, del successo finale dato dal ritorno dell’eroe-sciamano nel mondo ordinario col dono dell’esperienza vissuta.
Più o meno, questo schema spiega tutto: il Signore degli Anelli, Blade Runner e Pinocchio.

Mai mi era capitato però di ritrovarne gli elementi in un sms.
Ancora Michele, naturalmente (vedi links).

Terme di Acqui: nello spogliatoio vengo avvicinato da un vecchio pederasta che, appena capito che son di Milano, mi informa di essere innamorato di Silvio Berlusconi. Al mio "mi scusi, ma non sono qui per fare conversazione, sennò stavo a casa, visto che ho avuto i suoceri a colazione; cercavo un po’ di riposo postprandiale altrove…" replica lui: "simpatico!" Brandisco un Pescura e sibilo: "basta o chiamo il bagnino, ma prima le faccio assaggiare il faggio del Dr. Scholl’s."  Si allontana sbuffando come una Bialetti di buon mattino.

Accedo alla sala relax: un inferno! I piemontesi più rumorosi avean per l’occasione disertato i blocchi anti TAV per recare nocumento al mio riposo. MI alleo a un gruppo di svizzeri e al grido di "RUHE FUr ALLES" roteando un asciugamano bagnato riportiamo l’ordine.

Esco vaporizzando dal cranio, accendo il suzukino e parto pregustando la birra che mi aspetta a casa.

Dissolvenza, titoli di coda.

A&O

Ieri, giorno di festa del patrono delle città del mio cuore, i suoi lungimiranti amministratori hanno deciso di conferire l’Ambrogino d’Oro ad Oriana Fallacci, giornalista scrittice che ama la guerra perché le ricorda quand’era giovane e bella (Jovanotti).

Bizzarra la parabola di questa persona: a malapena sopportata quando denunciava le ipocrisie della politica internazionale, tirannia, guerra, quando sciveva (male, perché è sempre scritto chiaro e male) di vicende umane e quando fustigava tanto destra che sinistra.
Osannata ora che -per quel che ha da perdere- invoca su di noi la guerra di civiltà, sicura di essere dalla parte del giusto, assieme ai leghisti che ieri la festeggiavano ostentando il suo penoso pamphlet come i cinesi ostentavano il libretto rosso di Mao.

Mi sembra di sentirlo, l’Ambrogio, che predicava accoglienza e benevolenza: "Ussignùr" !!! "