Archive for gennaio 2007

Oltre il conflitto di interessi.

Questa è surreale; giudicate voi.
Settimana scorsa, Mediaset, un’azienda di un imprenditore come un altro, ha chiesto alla Lega Calcio la restituzione di una quota dei soldi versati per ottenere i diritti televisivi. “Sopravvenuta eccessiva onerosità del contratto”, recita la richiesta.
 
Mediaset infatti lamenta un crollo degli ascolti televisivi che riguardano il calcio, e questo a seguito delle note vicende di Calciopoli e delle relative sentenze. In effetti, di vedere un campionato a una sola squadra (l’Inter, che peraltro in passato non aveva mai esattamente stradominato) non frega niente a nessuno, e gli ascolti ne risentono. Pare che capitino domeniche in cui i due programmi Rai e Mediaset di scannamento fra giornalisti televisivi, prese insieme, non facciano l’ascolto di Report, il che a me pare una bellissima notizia;  a Mediaset –e lo capisco- un po’ meno.
 
Se però ci chiedessimo chi ha a suo tempo firmato quegli accordi, verrebbe fuori il nome di Adriano Galliani, allora presidente della Lega Calcio. E da dove esce Galliani? Da Mediaset e dintorni. E chi è uno dei condannati per Calciopoli? Galliani.
Insomma, un presidente in prestito da Mediaset prima firma un accordo, poi delinque, e infine cita l’associazione che presiedeva -e che lui stesso ha danneggiato- per danni, facendo finire i soldi in Mediaset (a qualcuno sfuggirà, ma il Milan e Mediaset hanno lo stesso presidente, anche se adesso non me ne ricordo il nome). Un capolavoro!
 
Qui siamo oltre il conflitto di interessi; quando non si capisce neppure più chi da e chi prende, si chiama in un altro modo: orgia.

Che sbadati!

Questo è dedicato ai miei amici (detto senza nessuna ironia, ne ho molti) di destra, in particolare quelli che ritengono di avere chiare le idee (e qui un po’ di sarcasmo invece ce lo metto) su quanto successo a Genova qualche anno fa, tipo “i manifestanti erano vandali teppisti e la polizia nel contenerli ha dovuto essere un tantino rude”.
 
E’ da tempo –molto tempo, troppo tempo- aperta un’indagine, partita da alcune testimonianze, circa alcune bottiglie molotov che le forze dell’ordine “trovarono” nella scuola elementare in cui una serie di organizzatori e coordinatori della manifestazione dormivano, e che furono sloggiati nottetempo a manganellate perché alcuni pericolosi computer dovevano essere presi a manganellate a loro volta.
Secondo questi testimoni -carabinieri- le bottiglie sarebbero state introdotte dalle stesse forze dell’ordine. Il fatto che lo dicesse anche Agnoletto non destituisce –stranamente, a mio parere- di valore la tesi.
 
Ora, mi giunge notizia che tali bottiglie, custodite in questura, sono sparite. Praticamnte perse.
Che sfiga, eh?
Bisogna essere ben sbadati per perdere il corpo del reato di un’indagine in corso.
 
Eppure, lasciate che ve lo dica io, il re, l’imperatore, il gran visir, il gran mogol, il gran khan degli sbadati: è strano forte; io quando commetto un errore, generalmente, ci perdo. Non mi pare questo il caso della questura.

La legge di Xantro sulle Ferrovie Nord

Il primo treno che prendo parte in ritardo, e in ritardo rimane fino all’arrivo della stazione di interscambio; da qui, la coincidenza parte in perfetto orario (quindi, prima).
Il contrario, mai.
 

Il collega-server

Si sparla del collega X.
Collega 1:   “Che poi, intelligente qui, intelligente là: per me non lo è, intelligente.”
Collega 2:   “No, dai, sa un sacco di cose.”
Collega 1:   “E’ vero, ma non sa utilizzarle, fa collegamenti arbitrari. Gestisce una massa enorme di dati, sì, ma la gestisce male. Ha l’hardware, ma non il software”
Interviene il collega 3: “Sì, è come un grosso server…”
Collega 1:   “Sì, infatti.”
Collega 3:   “…ma più che altro un grosso servea’ncazzo”

Vuncioni del mare.

Una nave che sta affondando minaccia di sporcare l’intera Manica. Questa nave si chiama “Napoli”.
Cos’è, una notizia o una battuta di Calderoli?

Figure storiche 16: i formaggi.

Gennaio 2007-01-15
 
Formaggi.
 
Questa si perde nella notte dei tempi, e la mia unica giustificazione è la mia giovane età di allora. Il mio biografo, ne sono certo, la considererà come la prima manifestazione della mia peculiare forma di genio, che consiste nel tendere al disastro partendo da situazioni che tutti gli altri affrontano senza alcuna fatica.
Diciamo ce avevo quindici anni. A quindici guidavo già il motorino? No, forse sedici. Aspetta, ma i miei abitavano già alla Cipressina, non più alla Ghinghia (dare dei nomi pirla alle case in cui abbiamo abitato è stato da sempre un marchio di famiglia); il che è avvenuto dopo l’estate del 1981, che ho passato in Canada. 1982, diciassette, quindi. (Dio, che vergogna!)
Ok, ma non ero maggiorenne. Almeno quello.
 
Dunque, estate: a Finale Ligure si tiene il mercato del giovedì. Mia madre, un vero talento da bancarella, aveva la capacità di selezionare ambulanti simpatici e onesti, nella misura in cui io ho la facilità a trovarne di simpatici e ladri. Quel giovedì lei non scende al mare, io sì, figuriamoci; c’era la tedesca di turno che forse sarebbe apparsa in spiaggia e io l’avrei vista passare, quindi era un giorno impedibile: così si ragiona a quell’età.
Così, mammina mi fa il bigliettino e si raccomanda di passare dalla bancarella dei salumi e dei formaggi.
 
Ora, mia madre aveva un modo particolare di scrivere la “h”. Sembrava una “k”.
(Iniziate a intuire, vero? No? Proseguo.)
Insomma, com’è come non è, secondo me mia madre voleva 3 chili di crescenza, 6 chili di grana e 6 chili di taleggio. Non sei hg, sei kg. Così, secondo me, recitava il bigliettino.
QUINDICI CHILI DI FORMAGGIO!!!
L’ambulante, a onor del vero, rimase un tantino perplesso, e obiettò che era un bel po’ di formaggio. Ci pensai su, e conclusi che mamma si era messa d’accordo con le amiche della spiaggia e lo stava comprando anche per loro, una gentilezza che era da lei.
Quando l’ambulante mi passò il primo sacchetto devo dire che la cosa mi parve esagerata, lo ammetto; ma tutto quello che riuscii a concludere era che mia madre si approfittava di me, e che era un po’ irresponsabile a farmi viaggiare con due borse così pesanti appese ai due lati del motorino.
Neppure il fatto che i soldi messimi a disposizione dalla genitrice non bastassero mi indusse in sospetto più di tanto. In quanto cliente fedele e di lunga data, lei aveva credito illimitato; e non credo sia parso vero al negoziante di incassare una vendita tanto pingue, per quanto a pagamento posticipato. Credo di ricordare di avere ottenuto uno sconto sontuoso.
 
Insomma, quando arrivai a casa e comunicai a mia madre che era l’ultima volta che le facevo la spesa se intendeva caricarmi come un mulo, e cacchio almeno i soldi potevi darmeli giusti, lei mi guardò presagendo il disastro, e con sguardo carico di orrore e mi vide posare sul tavolo, con gesto polemicamente forzato, due sacchetti enormi dai quali proveniva un inequivocabile olezzo di formaggio in quantità esagerata.
Posso solo descrivere i dieci minuti che seguirono con le parole “strepiti, incredulità, recriminazione e ancora strepiti”.
 
Come andò a finire, è presto detto. Il debito fu onorato il giovedì successivo, e per quanto risentita la mia equa madre non si rivalse neppure sulla mia paga da lavoro estivo, visto che il formaggio nutrì a lungo la famiglia.
In particolare, la crescenza incontrò il proprio destino in una serie di risotti dove praticamente sostituì l’acqua di cottura, con gioia di noi tutti, grandi forchette da generazioni.
Il grana finì in freezer occupandolo totalmente, e, dato che era il formaggio più costoso ma che così non andava a male, era come avere messo in cassaforte un bene prezioso.
E’ il taleggio, i sei chili di taleggio, che ricordo con orrore. Mangiai una serie infinita di panini al taleggio, taleggio coi pomodori, taleggio con le patate, taleggio con le zucchine, taleggio a forconate direttamente in bocca. Non finiva mai.
Per anni, in seguito, non volli più vederlo.
Ora ho recuperato il gusto e la passione per quello squisito formaggio, ma a tutt’oggi non so guardarne una fetta abbondante senza provare la voglia di fuggire dalla stanza. Me lo devono servire a fette piccole.
 
Mamma, dovunque tu sia, voglio dirti questo: scrivevi delle gran brutte “h”, però!

Con chi lavoro.

Il mio collega è così beatamente pirla che, quando gli suona il cellulare, lui canta la musichetta assieme al telefono, prima di rispondere.
Giuro!
E’ uno strazio.