Archive for settembre 2007

Compagni che se ne sbattono.

L’AMACA di Michele Serra, da Repubblica di venerdì 28 settembre.

"Nel patetico tentativo di catalogare, o ri-catalogare, le cose che mi circondano, e soprattutto il mio rapporto con esse, faccio più volentieri la spesa alla Coop piuttosto cheall’Esselunga. Perchè la Coop ha tanti soci e Esselunga un solo padrone, per giunta molto di destra, e dunque la coop mi pare più affine alle mie inclinazioni, giuste o sbagliate che siano. Ogni giorno che passa, però, mi rendo conto che questo tentativo di mantenere in vita una scala di valori rischia di rendermi, oltre che patetico, anche stupido. Leggo infatti che le Coop, ramo edilizia, stanno per costruire e gestire, a Genova, un albergo di superlusso, l’Hotel Bentley. E sia ben chiaro: fanno benissimo, il business è sicuramente ottimo anche se la ricaduta positiva sul prezzo delle pere negli ipermercati magari non è assicurata. Il problema è un altro. Il problema è che, evidentemente, Coop non si pone, nei confronti del proprio marchio, della propria funzione e del proprio destino, gli stessi scrupoli che mi pongo io. E questo mi fa sentire un vecchio e ridicolo moralista che si pone il problema di dove comperare il sedano. In fin dei conti, dunque, la nascita dell’ Hotel Coop-Bentley (che alle mie orecchie suona come Berlinguer-Vuitton) mi fa sentire molto sollevato. Business is business, la differenza tra Ipercoop e Esselunga sta solo nei miei decrepiti pregiudizi. E dunque evviva, liberi tutti, posso andare a fare la spesa dove accidenti mi pare."

Un’opinione sul grillismo

Sono partito per le mie vacanze il giorno del V-Day, il che mi ha sollevato dall’imbarazzo di decidere se aderire o meno. Nei quindici giorni successivi si è detto di tutto, in favore, contro e circa Grillo. Non crediate per questo di esservi risparmiati l’ennesima opinione, la mia.
 
Di Grillo, e di quello che sta dicendo e facendo, penso che dice molte cose sacrosante, alcune discutibili e qualche solenne minchiata; potrà non sembrarvi un contributo particolarmente acuto, il mio, però quando appare una figura che viene trattata come se avesse ragione su tutto (o torto su tutto), beh, anche la banalità che ho appena enunciato ha un suo valore.
 
Più che altro, la mia perplessità si appunta su un fatto relativo al grillismo, più che a Beppe stesso.
Non posso essere certo che lui se ne renda conto e ci sguazzi, anche se, partendo dal presupposto che è un marpione di talento purissimo, sono quasi certo di sì; ma –che lui lo sappia o meno- il fatto è che fra coloro che lo seguono, pare proprio prevalere un atteggiamento che mi lascia perplesso, e parecchio.
E’ l’idea che la classe politica espressa dal nostro parlamento sia molto peggiore dell’elettorato che l’ha votata.
 
Certo, in qualche caso (magari in quello limite di Previti e Dell’Utri, via) credo che siamo di fronte a manigoldi da cui la maggior parte degli italiani si distanzia, anche perché se no avrei preso la cittadinanza australiana –la più geograficamente lontana- da tempo.
Però, pensateci: i satolli e strapagati gerontocrati che siedono in parlamento non sono differenti (per estrazione, atteggiamento, privilegi e soprattutto per età media) dalla classe che siede nei consigli di amministrazione della aziende e nelle direzioni degli uffici pubblici di questa terra dei cachi.
E in tutti e due i casi non mi pare che a far sedere quei culi su quelle poltrone sia stata una congiura massonica, una svista collettiva o una sostituzione di buoni cittadini con baccelloni venuti dallo spazio, tipo Terrore dallo spazio profondo. Il mio sospetto è che ce li siamo scelti -e continuiamo a sceglierceli- noi, gli italiani.
In altre parole, uno smargniffone tronfio e senza vergogna come Mastella non ci è così estraneo come –a mio sommesso parere- il popolo dei seguaci di Grillo parrebbe voler credere.
 
Grillo, va detto, che siamo un paese di coglioni miopi e pigri ce l’ha sempre detto in faccia, e noi abbiamo pagato il biglietto dei suoi spettacoli per sentircelo dire.
Non vorrei che ora, che di questi coglioni deve raccogliere i voti, si dimenticasse di ricordarcelo, perché –in assenza di questa consapevolezza- in Italia non cambierà altro che il nome dei politici, e nuovi e più freschi privilegiati siederanno sulle poltrone, ugualmente comode, dei vecchi.
 
Solo cambiando noi stessi, e aumentando il nostro senso di responsabilità per il bene pubblico, riusciremo a ottenere che uno come Mastella occupi il posto che gli compete: quello di simpatico droghiere che frega sul peso della mortadella ma che è l’anima del Bar Sport di Ceppaloni.
Per non parlare del posto che compete a Berlusconi.

L’album delle vacanze.

Ha-ha!
Son tornato da Pantelleria.

Non essendo questo un blog fotografico, per pigrizia del suo ideatore, vi annoierò descrivendo le diapositive che non vedrete.

In una ci sono io in piedi (anzi, seduto) in un cespuglio alle sei e mezza di mattina mentre la mia donna pazza e la pazza donna del mio amico spiano le oselande (generico per: volatili indistinguibili l’uno dall’altro. Lo sport si chiama oselanda watching) nascoste in un casotto (loro, non le oselande). Le occhiaie grigie sono le mie.

Poi un tramonto sul mare.

Un’altra raffigura me e la mia cagna Leila; io sono quello magro col pelo nero, lei quella con la pancia. Credetemi, è così, non è che mi vergogni e menta per questo, no.

Poi un tramonto sul porto.

Ce n’è una con un cadavere di gatto magro che mangia avidamente da una ciotola e visibilmente pensa "va’ che ho trovato i gonzi che mi portano a Como". E giù patè di tonno, per uno che non aveva mai avuto altro che lische.

Poi un tramonto dal terrazzo della casa in affitto.

C’è n’è anche una con la Faffo che, accortasi di essere fotografata, fa le boccacce; che sagoma! Ehi, guarda qui: un’altra di lei che fa le boccacce. E un’altra.
Fa le boccacce in TUTTE. Giuro che l’anno prossimo le fotografo solo il culo.

Poi un tramonto… EHI, CHE FATE? DORMITE? No, eh? Ce ne sono ancora 350!!!

Io vado, neh?

Io men vo a Pantelleria ad ammalarmi il fegato col passito e a curarmelo coi capperi; conto quindi di far pari.
 
Vi lascio con una domanda su cui meditare per i prossimi quindici giorni:
 
Perché la gente ti crede sulla parola quando gli dici che ci sono 4 miliardi di stelle in cielo e poi controlla se gli dici che la vernice è fresca?
 
Pensateci su, ne parliamo quando torno, ma anche no.
 
 
P.S. Viva i sposi, ‘occavacca. (Loro sanno che parlo di loro)