Archive for ottobre 2007

Mimì e Cocò

Ma bravi! Dopo mesi di spettacolo di varietà in cui si sono affrontati, contraddetti a vicenda, insultati fino a dare l’impressione di volere davvero incarnare le caricature di Ettore e Achille, o più probabilmente i due vecchietti bizzosi del Muppet Show, finalmente Antonio Mimì e Clemente Cocò sono stati capaci ieri di dare prova di unità, ricomponendo i contrasti. Infatti, quando si è trattato di votare per l’istituzione di una sacrosanta commissione di indagine politica per fare luce su fatti ormai acclarati -gli abusi commessi con sistematicità e predeterminazione dalle forze dell’ordine in occasione degli (o: grazie agli?) scontri di Genova- Mimì e Cocò, come un sol uomo, in un afflato di ritrovata unità d’intenti, hanno aiutato la Casa della Libertà (di Manganellare) a stendere un velo di omertà e di silenzio politico.
Adesso possono riprendere il loro teatrino fingendo di bastonarsi (tanto per rimanere in tema) a vicenda come marionette; il credito con il loro prossimo alleato, quella destra da cui tanto hanno dichiarato di volersi distinguere fino a presentarsi nelle liste della sinistra, è costituito, e non da oggi. Sapete, finché si scherza, si scherza, ma prima o poi alla cassa bisogna pur passarci, siamo seri.

"Uno è un grande sostenitore della religione finché non visita un paese davvero religioso.
Allora diventa un grande sostenitore di fogne, macchine e salario minimo."

Aldous Huxley

Eta Beta, nuove rivelazioni.

Proseguo nella mia opera di smantellamento dei punti fermi della vostra vita: Eta Beta, nelle versione originale americana, non mangiava naftalina. Le palline che ingollava erano arancini cinesi (kumquat) in salamoia; la naftalina è stata un’invenzione del traduttore, che giustamente temeva di non pescare nel noto dell’italiano medio.
Ci hanno ingannati per anni. Adesso mi verranno a dire che i gangaroni non mangiano davvero manzanilli.

 

Venerdì sera in ufficio.

Lo urlerò in pubblico: il mio collega S. è la cosa più ansiogena del mondo, se vogliamo escludere una radiografia con una grossa macchia scura.

Cowboy, Beatles, frutta e latte.

Tre cose senza sapere le quali la vostra vita è stata fino ad oggi una lunga sequela di illusioni e mancanza di un centro:

  • Non è esatto che i cowboy mettessero in cerchio i carri per difendersi dagli attacchi degli indiani, lo facevano per chiudere all’interno il bestiame che si portavano appresso e i cavalli da tiro. Non era strategia, era metodo da mandriani.
  • Le prime parole pensate da Paul Mc Carthy per “Yesterday” erano: “Scrambled eggs… (pommm, pommm) oooooh baby, how I love your legs.” Poi gli altri Beatles lo convinsero a cambiarle, sostenendo che il motivetto aveva del potenziale. Quando si dice intuizione, eh?
  • In molti sono convinti che sia poco sano mangiare frutta e poi berci sopra latte: l’acidità della frutta farebbe cagliare il latte nello stomaco, sostengono questi apprendisti stregoni della nutrizione. Il fatto che lo stomaco sia -di suo- un ambiente acido a sufficienza a digerire una bistecca (cosa che una boccia di macedonia di frutta, anche di soli agrumi, non riuscirebbe a fare) non smuove tale granitica convinzione. Il latte vi caglia nello stomaco comunque, anche perché altrimenti non lo digerireste.

 Adesso potete riprendere la vostra vita su nuove basi.

Le primarie del compromesso storico.

Cari compagni e fratelli (per rassumere le due anime del partito per le cui primarie ho votato anch’io)
come voi, sono parecchio contento; se un milione di votanti era l’obiettivo di soddisfazione, tre milioni e quattro dovrebbe farmi gioire.
Tuttavia, se in futuro, in vista di un auspicabile ruolo governativo del nostro partito, riduceste un tantino i margini di errore delle vostre previsioni, credo sarebbe meglio.

Con fiducia.

Xantro.

Everybody has a price

Everybody has a price(Ieri sera ero ospite a cena da Gigi e Tatiana, e mentre lei mi distraeva ciacolando con me, lui compiva una serie di incursioni nel mio blog, nel quale ero entrato nella sezione "edit" lasciandola poi incautamente aperta. Fra i vari post che si è divertito a improvvisare, questo mi è piaciuto. Lo lascio qui, come arredamento di questo monacale blog.)

Il demone dell’A.M.P.

Sfogliando l’album delle vacanze a Pantelleria, devo soffermarmi sulla serata d’oro del mio amico Simone. Avevamo organizzato una grigliata presso la nostra casa in affitto, e avevamo invitato una serie di amici panteschi. Il compito delle nostre donne è stato quello di fare salotto e di chiedere a me e Simone perché fossimo stressati; il compito mio e di Simone è stato quello di fare procedere la serata, stressandoci.
Tralascerò di ricordare che Simone ha acceso il fuoco del barbecue nell’incavo sotto la grata, quello destinato all’accoglimento delle braci; né starò lì a rimarcare che a farglielo notare è stato Alessandro, nostro ospite che fa il carabiniere. Passiamo oltre.
Passerò con la narrazione al punto in cui Simone, in un impeto di buona conduzione della gestione delle scorte alimentari, calcola mentalmente che in frigo ci sono ben tre meloni, due acquistati in giornata e uno più vecchio. Lo sventurato, al cospetto dell’intera tavolata di ospiti, mi apostrofa così: “Dobbiamo offrire il melone… altrimenti ci rimane sul gobbo!”
Risolini e commenti salaci degli ospiti, Simone ridacchia imbarazzato della propria stessa uscita e commenta “No, ecco… stavo per dirne una ancora più grossa, ma è meglio che mi fermi qui.”
Ovviamente, i panteschi divertiti gli chiedono di dire pure il seguito.
Ma lui si schermisce: “No, dai, non fatemi fare come il mio amico, il Maestro e Teorico dell’Azione Migliorativa Peggiorativa.” Così, Simone ci spiega come sia specialità di un suo conoscente, ogni volta che incorre in una gaffe, invece che tacere o cambiare discorso -che è la cosa migliore da fare in questi frangenti- inerpicarsi in una spiegazione, una rettifica o una chiosa che inevitabilmente lo conduce a peggiorare la brutta figura fatta in precedenza. Una Azione Migliorativa Peggiorativa.
Ed ecco che, come un demone evocato incautamente in un racconto di Lovecraft, l’Azione Migliorativa Peggiorativa si impossessa di lui, costringendolo ad aggiungere, riferito sempre ai meloni:
“No, beh… dovete capire… perché ce n’è uno che teniamo in frigo da dieci giorni…”
A questo punto, di assaggiare il melone non è parsa a nessuno una buona idea; peccato, era dolcissimo.

Il mio metodo di lavoro

Se non ci fosse l’ultimo momento non si riuscirebbe a fare niente.

 (Corollario alla legge di Edward, Arthur Bloch)

Titolo Gazzetta: “DIDAstro!”

Se il Mc Donald che ha segnato a Dida il secondo gol di nome fa per caso Ronald, avremo un pagliaccio contro un buffone. Bel match.