Figure storiche 24: train spotting

Ieri decido che ho lavorato abbastanza, che mi aspettano due giorni campali, che insomma posso, una volta tanto, tornare a casa prima. Quindi, mi fiondo sul treno delle cinque.
A Como Borghi, dove lascio la macchina nel garage del suocero, scendo, col mio libro e il mio giornale in mano, tutto contento che sia ancora così presto. Faccio appena a tempo a rendermi conto che mi manca qualcosa, e che quel qualcosa è la mia valigetta da lavoro, che il treno riparte verso Como Lago, il capolinea.
Mi fiondo in biglietteria: “scusi, potete chiamare la stazione Lago e dir loro che sul vagone di mezzo c’è una valigetta dimenticata?”
“Mmmm, sssì, però…”
“Però?”
“…però è meglio se ci va lei e di corsa: a quest’ora, metta che io non trovi il capostazione… quel treno arriva e riparte per Milano. E’ molto meglio se lei corre a Lago e chiede di persona.”
(Mapporc…) “Va bene, però lei gentilmente chiami lo stesso, grazie!”
Così, corro verso il garage e in men che non si dica, nonostante il caldo, sono davanti al cancello: a rendermi conto che le chiavi di quel cancello sono nella valigetta, quindi a Como Lago, assieme al treno che dovrei raggiungere.
Attendo paziente (cioè: smadonnando) e avviene il miracolo: un tizio esce e il cancello, che è a chiusura automatica, mi permette di passare. Entro di corsa, apro il garage: il cancello sta per chiudersi e io non ho modo di riaprirlo. Corro indietro e, prima che si chiuda del tutto, metto un piede fra le cellule fotoelettriche, che così fanno riaprire il cancello: corro alla macchina, la tiro fuori, ma è girata sbagliata, devo far manovra, ma il cancello incomincia a chiudersi: esco, corro, piede, fotocellula. Torno alla macchina, ma prima chiudo il garage. Cancello, corsa, piede, fotocellula. Finalmente torno alla macchina e riparto. Fiuuuuuu.
Guardo l’orologio, con questo intoppo ho perso dieci minuti, e meno male che mi avevano detto di fare in fretta.
Arrivo nei pressi di Como Lago, come al solito c’è; casino, ma la fortuna mi arride e uno esce con l’auto da un parcheggio a pagamento, strisce blu; mi infilo, ma non ho tempo di fermarmi a cercare la moneta per pagare il ticket del parcheggio, metto la doppia freccia e corro in stazione: “tanto ci vorrà poco”, mi dico, incrociando le dita (si noti che Como Lago è sorvegliata dai vigili più o meno come il corpo di Jennifer Lopez dai bodyguard). Quindi, corro.
In stazione, chiedo alla bigliettaia se hanno trovato una borsa: mi risponde “chieda in stazione”.
(cazzo dice, questa?) “Cioé? Qui dove siamo?”
“Intendo dire: al capostazione.”
Abbandono la biglietteria e mi metto in cerca del capostazione, ma ecco che lo vedo: è il mio treno, pronto a partire per Milano. E non c’è dubbio che sia lui, le carrozze sono quelle blu, quelle del treno storico, impossibile sbagliarsi.
Se continuo a cercare il capostazione, il treno riparte, mi dico.
Quindi vado verso il treno, raggiungo un addetto, gli spiego il problema, lui da’ una voce ad un altro addetto sullo stesso marciapiede un po’ più avanti. Mi indica un vagone, mi dice che lì c’è una borsa.
Sollevato, salgo di corsa: un tizio quasi abbraccia la borsa, protestando che è sua.
“Scusi, somiglia alla mia” gli spiego.
“Somiglierà alla sua, ma è mia” protesta il tizio. Io sto quasi per spiegargli che come metodo di borseggio il mio sarebbe macchinoso, e che quindi potrebbe rilassarsi, non sto tentando di derubarlo: ma uno “spiffffffff” attrae la mi attenzione: le porte del treno si chiudono.
Corro alla porta, cerco il pulsante per scendere al volo, ma è il treno storico, l’unico che non ha il pulsante interno.
Busso.
Picchio sul vetro.
Urlo.
Parto!
Così, con l’auto in sosta vietata, mi dirigo mio malgrado di nuovo verso Como Borghi, e senza valigia. Sono in grado di dirvi che il tragitto in treno Lago-Borghi dura approssimativamente sessanta-settanta saracche, qualcosa di più se le scegli corte: questo per vostra informazione.
A Borghi, scendo, non senza ostentare un gesto piuttosto osceno verso la motrice, dove suppongo si trovi il capotreno che mi ha rapito.
Pur furente, torno dall’uomo della biglietteria (che, a differenza che a Lago, qui evidentemente fa parte della stazione) e gentilmente chiedo se ha notizie della mia borsa.
“Mi hanno appena avvertito che ce l’hanno a Lago.”
Mi viene da piangere, ma con dignità chiedo quando passa il prossimo treno. Dieci minuti. Aspetto e torno in treno verso Lago.
Arrivo, trovo il capotreno (che stava nell’ufficio accanto a quello della bigliettaia, quella puttana) e mi faccio consegnare la borsa. Raggiungo la macchina, miracolosamente non ho preso la multa.
Guardo l’orologio, è tardi, come se fossi uscito alla solita ora.
Ma io, ce l’avrò mai, una giornata normale?
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9 responses to this post.

  1. Posted by anonimo on luglio 1, 2008 at 7:55 pm

    ..son quelle cose che poi, quando le racconti, la gente ti dice di cercare scuse meno macchinose.
    solidarietà.

    Rispondi

  2. Posted by anonimo on luglio 2, 2008 at 8:24 am

    io la scena del “cancello, corsa, piede, fotocellula” avrei proprio voluto vederla…
    hihihihihihih

    Chiki

    Rispondi

  3. Posted by anonimo on luglio 2, 2008 at 9:00 am

    Pensa se avessi avuto la borsa, avresti potuto metterla davanti alla fotocellula e tenerla bloccata.
    Hahahaha
    Magari avresti potuto metterci il giornale?
    Non sarebbe stato altrettanto divertente lo so.

    Federico

    Rispondi

  4. Posted by anonimo on luglio 2, 2008 at 9:34 am

    Aldo, Giovanni e Giacomo fusi in un corpo solo. Chapeaux!!! 🙂
    gRg

    Rispondi

  5. Posted by anonimo on luglio 2, 2008 at 1:17 pm

    Mi hai fatto venire l’ansia e sono tutto sudato, maledetto babbeo!

    Rispondi

  6. Posted by Xantro on luglio 3, 2008 at 1:34 pm

    Gentaglia, tutti a ridere di me tapino! Solo Tostoini solidarizza (e forse dovrebbe farsi delle domande).
    “Non è tempo per noi”, canta il Liga; io posso parafrasare in “non è il pianeta per me” (ma salta la metrica).

    Rispondi

  7. Posted by anonimo on luglio 11, 2008 at 4:06 pm

    Noleggiare un cameramen e seguirti tutto il giorno vale la spesa.
    Piede-manovra-piede-eccetera mi ha fatto provare tenerezza.
    Cancella questo post, tua figlia non se lo merita.
    Iorek

    Rispondi

  8. Posted by sidgi on aprile 3, 2009 at 1:08 pm

    io pensavo di essere la campionessa mondiale… ma io mi devo inchinare. il re! tu sei l’imperatore massimo delle fighiure storiche! 😀
    ed adesso devo andare che c’ho la fotocellula che mi aspetta!

    Rispondi

  9. Posted by Xantro on aprile 3, 2009 at 2:11 pm

    Metti il piede! Metti il piede, presto!

    Rispondi

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