Michele in vacanza a Grado, seconda parte e conclusione.

A grande richiesta, altri quattro messaggi che chiudono l’avventura gradese di Michele, più uno che lo rilancia nella seconda parte delle vacanze.
Sappia  Michele che ieri sera amiche, abbastanza in confidenza da osare, mi hanno chiesto se gli sms in realtà me li scrivessi io (al che ho mostrato loro l’ultimo ricevuto, che ha causato diffusa ilarità). Suppongo che, per almeno uno dei due, questo sia un bel complimento.

Enjoy.

Grado: il meteo. Ieri mi sono astenuto dal consueto sms non avendo nulla da dire. Ecco che l’ufficio del turismo, sollecito come sempre, prima della mezzanotte mi ha scatenato una bora con conseguente tromba d’aria e successivo isolamento dell’isola. Due morti e un ferito grave. Oggi andiamo in spiaggia solo se ci accompagna Bertolaso in persona.
 
 
Grado: la stampa. A Grado si legge il Piccolo. Esso viene editato in più edizioni: Trieste, Gorizia, Udine e Monfalcone. Ne consegue che tuonando all’edicolante "il Piccolo" costui vi risponda "quale" gettandovi in imbarazzo. Il Piccolo è in bianco e nero e reca le foto dei neonati in braccio alle loro mamme che han dato a loro da poco la luce. L’effetto è sorprendente: il nascituro è furioso e la madre stanca. Vengono anche pubblicate le foto di coloro che compion più di 80anni ma la foto pubblicata è di quando il festeggiato ha tra le 5 e le 25 primavere. La prima volta ho cercato, vedendo costoro vestiti alla marinara, di restituire la copia da poco acquistata dicendo all’edicolante: mi scusi ma per errore mi ha dato una copia del ’39. Mia moglie, con il garbo tipico delle mogli, ha scosso la testa in segno di disapprovazione.
 
Trieste:i cugini triestini. Ho scoperto un cotè piacevole (fenomeno inspiegabile ma la natura serba anche piacevoli sorprese) della famiglia di mia moglie: i cugini di Trieste! Costoro son pervasi da una allegria ultronica. Ridono, mangiano e bevono allegri e spensierati neanche fossero carioca. Questa sera ho temuto per un attimo che facessero un trenino stile oba-oba tra i tavoli del ristorante. I cugini di Trieste mi han spiegato che sotto il Leone di San Marco il pesce si mangia senza pomodoro in quanto il pomodoro lo mangiano i meridionali, tra i quali i cugini di Trieste, gentilmente, mi hanno catalogato. Io mi sono adattato come sempre e per la prima volta mi son sentito terrone così ho difeso puntualmente il pomodoro che viene chiamato dai cugini pomodori. Delle melanzane non han parlato e io ho evitato l’argomento. Oggi visita alle vestigia romane e a San Giusto. Niente buffet ma panino leggero e bagno post prandiale a Barcola. Della cena si taccia.
 
Sopravissuti alla settimana a Grado ed al tornado (che ha fatto due povere vittime) ed ai cugini di Trieste oggi   omaggio al sacrario di Redipuglia. Poi Trieste! In tarda mattinata passeggiata sul molo Audace, visita a Sinagoga, Chiesa Serba e Piazza Unità d’Italia. A pranzo solingo da Pepi noto buffet triestino, Paola e Pietro han mangiato in spiaggia ai gloriosi bagni Ausonia. Menù di da Pepi adatto a bora con -4 e non agli attuali +36. Cotechino, luganega e testina. Crauti al cumino. Cren a nastro. Assaggio di jota. A causa temperatura e cibo (si taccia della birra che è transitata per il mio corpo) son stato, dopo aver saldato il conto, avvolto in lenzuolo di lino nel quale ho lasciato impresse le mie morbide forme. A dir del titolare la reliquia verrà apposta novella sindone sopra la cassa del locale neanche fosse la maglia di un bomber della Triestina. A breve cena con sardoni e crescendo rossiniano di altri pesci adriatici a Duino. Bimbo ha cantato: il Piave, Dimonios e la campana di San Giusto usscitando una certa curiosità nei triestini ai bagni Ausonia.
 
Il triestino ossia l’essere umano o presunto tale, non l’idioma. Il triestino pur essendo uomo di mare non è nè pio nè superstizioso. Anzi egli spesso invoca i santi e le deità ma in un modo poco gradito alla S.S. Sede; è anche avvezzo al vino che consuma assieme agli altri triestini indipendentemente dal grado di istruzione e dal censo. I triestini bevono tutti assieme: alcuni in cravatta altri in tuta da lavoro. Quando un triestino perde una mano (non a carte ovvio) non si fa mettere una protesi a forma di mano o il gancio da Capitano Uncino ma un cavatappi, strumento a lui molto caro. Nel caso in cui un triestino venga colpito da emiparesi una speciale unità della clinica San Giusto, dopo averne salvato la vita, serra le dita della mano della parte offesa di modo che il malcapitato, dopo essere dimesso, possa comunque reggere il calice. Alcuni vengono anche così tumulati: col bicchiere. Domani torno a Milano, i messaggi dalle terre irredente han qui termine. Avrei dovuto fare un sms sulle TV locali, ho vsto una lettura de l’inferno in triestino, ma vi grazio. Grazie per l’attenzione e saluti. Folco Quilici.
 
Ma l’avventura continua…
 
Dopo pit-stop a Milano ripartenza per il Monferrato. Tra scarico e carico ho mosso più merci che il porto di Gioia Tauro in una giornata di punta. La ripartenza ha visto tra le varie masserizie: apparecchio aereosol, radiografia panoramica dentatura bimbo, teglia lasagne in freezer da marzo 2008 (han viaggiato su ginocchia di mia moglie che si avvia a carriera di artritica professionale), puzzle da 10.000 pezzi in lavorazione da aprile. La cerimonia di svuotamento e spegnitura frigorifero ha avuto luogo alla presenza di alcuni microbiologi del San Raffaele. Giudicate interessanti alcune spore ritrovate su un pezzo di taleggio asserragliato dietro un faraglione di senapi e salse scadute da almeno 36 mesi e a breve smaltite dai NAS. Uscendo dal cortile con auto stipata all’inverosimile (cari e gatto incluso) ho chiaramente sentito la portiera filippina dire al marito "varda quel terün del B***** cuma l’è carich". In viaggio ho visto mia moglie guardare con curiosità alcuni portapacchi a guisa di sarcofago; i ha chiesto "cosa ci terranno mai lì dentro?". Volevo rispondere "la salma della moglie" ma da uomo prudente ho detto "quando non si sa viaggiare…." agitando poco la testa per evitare la provola del mesozoico estratta dal frigo e appesa ora allo specchietto.
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2 responses to this post.

  1. Posted by lizzyblack on agosto 31, 2008 at 1:42 pm

    L’anteprima del secondo messaggio è stata fatale… rido ininterrottamente da ieri sera 😛

    Rispondi

  2. Posted by anonimo on agosto 31, 2008 at 5:15 pm

    Zio caro (tipico intercalare locale), come mi vergogno. E’ come quando i genitori mostrano alla tua prima fidanzata le foto di quando eri piccolo. Il peggio è che sembra esagerato ma invece è tutto vero.
    Se voleste avere una panoramica della triestinità potete leggere “Trieste sottosopra” di Mauro Covacich (che credo scriva anche su repubblica o CdS). Sono dei brevi racconti in cui ogni triestino si rispecchia con pochissime variazioni. Credo che si trovi anche presso le librerie di voi ‘taliani (termine che indica chiunque non sia triestino ma segnatamente i meridionali, senza però essere necessariamente negativa come terrone. Vale piuttosto “straniero”).

    Kamamuri

    PS per michele: ora che è entrato in contatto con la cultura locale, il prossimo anno per conseguire il II dan potrebbe andare nei templi delle vacanze triestine: istria o meglio ancora dalmazia. Senza perder tempo coi gradesi che oltre tutto sono anche bisiacchi (=residenti nella provincia di gorizia)

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