Archive for settembre 2008

Curioso, no?

La Regione Sicilia spende per la sanità il 30% in più di quanto spenda la Finlandia.

La Sicilia alle ultime elezioni ha votato in massa, con percentuali bulgare, un partito che in nessun’altra zona ha raggiunto il 5%.

Mi chiedo se ci sia una relazione: più che altro, mi chiedo se valga la pena di sottolinearla.

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Curioso, no?

La Regione Sicilia spende per la sanità il 30% in più di quanto spenda la Finlandia.

La Sicilia alle ultime elezioni ha votato in massa, con percentuali bulgare, un partito che in nessun’altra zona ha raggiunto il 5%.

Mi chiedo se ci sia una relazione: più che altro, mi chiedo se valga la pena di sottolinearla.

Volere, volare.

Così, Alitalia naufraga. Precipita, per usare una metafora più consona.
 
L’ineffabile imbonitore di panzane che abbiamo avuto la lungimiranza (ancora: complimenti, italiani) di porre al governo di un già disgraziato paese aveva dichiarato, nei giorni scorsi, di avere compiuto l’ennesimo miracolo, salvando Alitalia, un disastro ereditato dalla sinistra.
Facciamo così, saltiamo a pie’ pari tutta la parte in cui faccio finta di stupirmi, va bene? Tanto chi legge questo blog sa come la penso sull’individuo e indicarlo come spudorato mentitore è come sottolineare che è basso (che peraltro è l’unica cosa su cui non riesce a mentire).
Passiamo direttamente a ricordargli che è un dato di fatto che negli ultimi sei anni e mezzo lui ha governato per cinque: non si chiama ereditare, si chiama raccogliere ciò che si è seminato.
[Tra parentesi, lo stesso discorso vale per la spazzatura napoletana, la cui gestione fu affidata ad Impregilo (toh, quelli del ponte sullo stretto; piccolo, il mondo, eh?) da un’amministrazione di centrodestra; ma non divaghiamo.]
 
Piuttosto, a farmi gridare “ma vergognati la faccia!” è la definizione di salvataggio data all’operazione CAI (“Cazzo Avevate Immaginato?”) che riassumerò per voi con la consueta equidistanza ed equilibrio, giudicando con serenità e senza pregiudizi le parole di quel sacco di sterco.
La compagnia sarebbe stata spezzata in due: ad un gruppo di imprenditori, quelli senza i quali le serate danzanti di Confindustria sarebbero un mortorio (e lungi da me il suggerire che si tratti dei soliti raccomandati), sarebbe stata affidata la gestione di ciò che funziona e che rende, e che grazie ad un leggero ritocco dei compensi del personale (il 40%) avrebbe funzionato e reso a costi ancora minori. Il contributo alle casse statali degli imprenditori di cui sopra, di fatto, sarebbe stato quello di pagarsi il biglietto in Pendolino fino a Roma.
Il resto della compagnia -ridenominata “bad company” perché l’ufficio marketing di Palazzo Chigi ha suggerito che suonava meglio di “il resto della merda”- cioè le attività più costose e la massa di debiti, sarebbe rimasta pubblica, cioè nostra, cioè –come sottolinea Iorek– di mia figlia Gaia (giorni: sei) e di qualche generazione dopo di lei.
Non sono un Nobel per l’economia, ma ho un curricculum da italiano che vanta più di quaranta anni di esperienza, e quindi so riconoscere quando si attenta alle mie terga: la soluzione CAI aveva dimensioni e vivacità tipiche dell’uccello padulo, e che sia stata ritirata mi pare, tutto sommato, una buona notizia.
 
Ora, che poi la prossima soluzione, soprattutto se ideata dallo psiconano, possa essere ancora peggiore (per le casse statali, per i lavoratori, per il traffico aereo in Italia) è cosa che non mi sento di escludere.
I nodi da sciogliere sono parecchi, la situazione è fluida e non mi vengono altri luoghi comuni.
[Ci sono i giornalisti, per quello: magari quelli del TG1 che –equidistanti e professionali- hanno definito ieri l’esultanza di alcuni piloti per il ritiro dell’offerta CAI- “bizzarri”, per poi paragonarli all’orchestrina del Titanic: poi venitemi a dire che l’informazione non è in mano a Sua Emittenza.]
 
Qualche spunto di riflessione però, mi sembra di poterlo indicare:
  • Air France si prendeva l’intera compagnia, debiti e tutto, con la metà degli esuberi, e il tutto sei mesi fa, periodo che non è trascorso gratis per Alitalia e quindi per noi. Berlusconi ci ha guadagnato, al tempo, un argomento buono per la sua campagna elettorale; adesso, chi paga?
  • Mi preme sottolineare che, nell’affossare la soluzione Air France, una buona mano a Berlusconi l’hanno data i sindacati: ennesima dimostrazione che per un malintenzionato è sempre facile trovare un imbecille come alleato. Salvo poi non riuscire a governarlo.
  • Non sono in grado di dirvi se i piloti avessero ragione o torto a giudicare inaccettabili le proposte CAI. Però so che la loro contro-proposta (che non i risulta abbia ricevuto nemmeno la decenza di una risposta da parte di un qualsiasi Bonaiuti o Cicchitto) era: prendete gli stipendi delle altre grandi compagnie, quelle che fanno utili, e dateceli diminuiti di un terzo. Non il tre per cento, il trentatré! Ora, se questa era per loro una proposta accettabile, vuol dire che quello che CAI aveva proposto loro era ancora meno. Non mi stupisce che abbiano festeggiato.
  • A tuttora, una buona spiegazione di quale valore economico rivesta l’italianità di Alitalia, la devo ancora leggere. E’ un’azienda, non la nazionale di calcio. E, volendo proprio -ma proprio proprio- prendere in considerazione motivazioni non economiche quali il prestigio internazionale, sul lustro portato negli ultimi dieci anni all’Italia da questa compagnia di volo è legittimo qualche dubbio, se non qualche grassa risata.
 
Come finirà, non solo non sono in grado di dirlo, ma neppure so cosa sperare per Alitalia e i suoi lavoratori. Qualcosa mi dice che una soluzione pasticciata, all’ultimo momento, conveniente per i soliti pochi e pagata dalla collettività, vendibile all’opinione pubblica come un successo dell’intervento del Cavaglier Sivvio, alla fine si troverà.
O dovrò iniziare a credere che questo paese si avvii a diventare serio, che non sia mai.

Volere, volare.

Così, Alitalia naufraga. Precipita, per usare una metafora più consona.
 
L’ineffabile imbonitore di panzane che abbiamo avuto la lungimiranza (ancora: complimenti, italiani) di porre al governo di un già disgraziato paese aveva dichiarato, nei giorni scorsi, di avere compiuto l’ennesimo miracolo, salvando Alitalia, un disastro ereditato dalla sinistra.
Facciamo così, saltiamo a pie’ pari tutta la parte in cui faccio finta di stupirmi, va bene? Tanto chi legge questo blog sa come la penso sull’individuo e indicarlo come spudorato mentitore è come sottolineare che è basso (che peraltro è l’unica cosa su cui non riesce a mentire).
Passiamo direttamente a ricordargli che è un dato di fatto che negli ultimi sei anni e mezzo lui ha governato per cinque: non si chiama ereditare, si chiama raccogliere ciò che si è seminato.
[Tra parentesi, lo stesso discorso vale per la spazzatura napoletana, la cui gestione fu affidata ad Impregilo (toh, quelli del ponte sullo stretto; piccolo, il mondo, eh?) da un’amministrazione di centrodestra; ma non divaghiamo.]
 
Piuttosto, a farmi gridare “ma vergognati la faccia!” è la definizione di salvataggio data all’operazione CAI (“Cazzo Avevate Immaginato?”) che riassumerò per voi con la consueta equidistanza ed equilibrio, giudicando con serenità e senza pregiudizi le parole di quel sacco di sterco.
La compagnia sarebbe stata spezzata in due: ad un gruppo di imprenditori, quelli senza i quali le serate danzanti di Confindustria sarebbero un mortorio (e lungi da me il suggerire che si tratti dei soliti raccomandati), sarebbe stata affidata la gestione di ciò che funziona e che rende, e che grazie ad un leggero ritocco dei compensi del personale (il 40%) avrebbe funzionato e reso a costi ancora minori. Il contributo alle casse statali degli imprenditori di cui sopra, di fatto, sarebbe stato quello di pagarsi il biglietto in Pendolino fino a Roma.
Il resto della compagnia -ridenominata “bad company” perché l’ufficio marketing di Palazzo Chigi ha suggerito che suonava meglio di “il resto della merda”- cioè le attività più costose e la massa di debiti, sarebbe rimasta pubblica, cioè nostra, cioè –come sottolinea Iorek– di mia figlia Gaia (giorni: sei) e di qualche generazione dopo di lei.
Non sono un Nobel per l’economia, ma ho un curricculum da italiano che vanta più di quaranta anni di esperienza, e quindi so riconoscere quando si attenta alle mie terga: la soluzione CAI aveva dimensioni e vivacità tipiche dell’uccello padulo, e che sia stata ritirata mi pare, tutto sommato, una buona notizia.
 
Ora, che poi la prossima soluzione, soprattutto se ideata dallo psiconano, possa essere ancora peggiore (per le casse statali, per i lavoratori, per il traffico aereo in Italia) è cosa che non mi sento di escludere.
I nodi da sciogliere sono parecchi, la situazione è fluida e non mi vengono altri luoghi comuni.
[Ci sono i giornalisti, per quello: magari quelli del TG1 che –equidistanti e professionali- hanno definito ieri l’esultanza di alcuni piloti per il ritiro dell’offerta CAI- “bizzarri”, per poi paragonarli all’orchestrina del Titanic: poi venitemi a dire che l’informazione non è in mano a Sua Emittenza.]
 
Qualche spunto di riflessione però, mi sembra di poterlo indicare:
  • Air France si prendeva l’intera compagnia, debiti e tutto, con la metà degli esuberi, e il tutto sei mesi fa, periodo che non è trascorso gratis per Alitalia e quindi per noi. Berlusconi ci ha guadagnato, al tempo, un argomento buono per la sua campagna elettorale; adesso, chi paga?
  • Mi preme sottolineare che, nell’affossare la soluzione Air France, una buona mano a Berlusconi l’hanno data i sindacati: ennesima dimostrazione che per un malintenzionato è sempre facile trovare un imbecille come alleato. Salvo poi non riuscire a governarlo.
  • Non sono in grado di dirvi se i piloti avessero ragione o torto a giudicare inaccettabili le proposte CAI. Però so che la loro contro-proposta (che non i risulta abbia ricevuto nemmeno la decenza di una risposta da parte di un qualsiasi Bonaiuti o Cicchitto) era: prendete gli stipendi delle altre grandi compagnie, quelle che fanno utili, e dateceli diminuiti di un terzo. Non il tre per cento, il trentatré! Ora, se questa era per loro una proposta accettabile, vuol dire che quello che CAI aveva proposto loro era ancora meno. Non mi stupisce che abbiano festeggiato.
  • A tuttora, una buona spiegazione di quale valore economico rivesta l’italianità di Alitalia, la devo ancora leggere. E’ un’azienda, non la nazionale di calcio. E, volendo proprio -ma proprio proprio- prendere in considerazione motivazioni non economiche quali il prestigio internazionale, sul lustro portato negli ultimi dieci anni all’Italia da questa compagnia di volo è legittimo qualche dubbio, se non qualche grassa risata.
 
Come finirà, non solo non sono in grado di dirlo, ma neppure so cosa sperare per Alitalia e i suoi lavoratori. Qualcosa mi dice che una soluzione pasticciata, all’ultimo momento, conveniente per i soliti pochi e pagata dalla collettività, vendibile all’opinione pubblica come un successo dell’intervento del Cavaglier Sivvio, alla fine si troverà.
O dovrò iniziare a credere che questo paese si avvii a diventare serio, che non sia mai.

Sul parto.

Mi hanno chiesto in molti cosa si provi ad assistere al parto.

Credo che la risposta migliore sia: è come vedere un film tratto da un racconto di Stephen King.
Monta la tensione, tu assisti impotente e prima o poi arriva il sangue.

La differenza è che non ti lasciano portare i popcorn.

Sul parto.

Mi hanno chiesto in molti cosa si provi ad assistere al parto.

Credo che la risposta migliore sia: è come vedere un film tratto da un racconto di Stephen King.
Monta la tensione, tu assisti impotente e prima o poi arriva il sangue.

La differenza è che non ti lasciano portare i popcorn.

Gaia Gì.

La cosina che vedete strepitare è nata sabato 13 all’una di mattina.
Mamma Faffo sta bene; unica -piccola- complicazione del parto si è rivelata la posizione con cui Gaia si è presentata: aveva il braccino davanti alla testa, quindi è stata necessaria un’episiotomia, vocabolo che dal greco epix e otomnos significa "cosa a cui un uomo non dovrebbe mai e poi mai assistere".

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Tuttavia, una volta chiesto all’infermiera con quale dei due braccini la piccola si fosse presentata (io ero lì, ma ero troppo occupato a inebetirmi in uno stato confusionale e a intralciare dottore e ostetrica), abbiamo saputo che era il sinistro.
Secondo noi, la piccola sinistroide usciva col pugno chiuso.

Buon segno.

Adesso quindi,
SE
diventa juventina accettando Pavel Nedved come suo salvatore e
SE
non assomiglierà, crescendo,  ad alcuno dei tre colleghi della Faffo
ALLORA
sarà proprio figlia mia.

[Ostento distacco e understatement, così non dovrò trovare le parole per spiegarevi l’immesa tenerezza che provo.]