Volere, volare.

Così, Alitalia naufraga. Precipita, per usare una metafora più consona.
 
L’ineffabile imbonitore di panzane che abbiamo avuto la lungimiranza (ancora: complimenti, italiani) di porre al governo di un già disgraziato paese aveva dichiarato, nei giorni scorsi, di avere compiuto l’ennesimo miracolo, salvando Alitalia, un disastro ereditato dalla sinistra.
Facciamo così, saltiamo a pie’ pari tutta la parte in cui faccio finta di stupirmi, va bene? Tanto chi legge questo blog sa come la penso sull’individuo e indicarlo come spudorato mentitore è come sottolineare che è basso (che peraltro è l’unica cosa su cui non riesce a mentire).
Passiamo direttamente a ricordargli che è un dato di fatto che negli ultimi sei anni e mezzo lui ha governato per cinque: non si chiama ereditare, si chiama raccogliere ciò che si è seminato.
[Tra parentesi, lo stesso discorso vale per la spazzatura napoletana, la cui gestione fu affidata ad Impregilo (toh, quelli del ponte sullo stretto; piccolo, il mondo, eh?) da un’amministrazione di centrodestra; ma non divaghiamo.]
 
Piuttosto, a farmi gridare “ma vergognati la faccia!” è la definizione di salvataggio data all’operazione CAI (“Cazzo Avevate Immaginato?”) che riassumerò per voi con la consueta equidistanza ed equilibrio, giudicando con serenità e senza pregiudizi le parole di quel sacco di sterco.
La compagnia sarebbe stata spezzata in due: ad un gruppo di imprenditori, quelli senza i quali le serate danzanti di Confindustria sarebbero un mortorio (e lungi da me il suggerire che si tratti dei soliti raccomandati), sarebbe stata affidata la gestione di ciò che funziona e che rende, e che grazie ad un leggero ritocco dei compensi del personale (il 40%) avrebbe funzionato e reso a costi ancora minori. Il contributo alle casse statali degli imprenditori di cui sopra, di fatto, sarebbe stato quello di pagarsi il biglietto in Pendolino fino a Roma.
Il resto della compagnia -ridenominata “bad company” perché l’ufficio marketing di Palazzo Chigi ha suggerito che suonava meglio di “il resto della merda”- cioè le attività più costose e la massa di debiti, sarebbe rimasta pubblica, cioè nostra, cioè –come sottolinea Iorek– di mia figlia Gaia (giorni: sei) e di qualche generazione dopo di lei.
Non sono un Nobel per l’economia, ma ho un curricculum da italiano che vanta più di quaranta anni di esperienza, e quindi so riconoscere quando si attenta alle mie terga: la soluzione CAI aveva dimensioni e vivacità tipiche dell’uccello padulo, e che sia stata ritirata mi pare, tutto sommato, una buona notizia.
 
Ora, che poi la prossima soluzione, soprattutto se ideata dallo psiconano, possa essere ancora peggiore (per le casse statali, per i lavoratori, per il traffico aereo in Italia) è cosa che non mi sento di escludere.
I nodi da sciogliere sono parecchi, la situazione è fluida e non mi vengono altri luoghi comuni.
[Ci sono i giornalisti, per quello: magari quelli del TG1 che –equidistanti e professionali- hanno definito ieri l’esultanza di alcuni piloti per il ritiro dell’offerta CAI- “bizzarri”, per poi paragonarli all’orchestrina del Titanic: poi venitemi a dire che l’informazione non è in mano a Sua Emittenza.]
 
Qualche spunto di riflessione però, mi sembra di poterlo indicare:
  • Air France si prendeva l’intera compagnia, debiti e tutto, con la metà degli esuberi, e il tutto sei mesi fa, periodo che non è trascorso gratis per Alitalia e quindi per noi. Berlusconi ci ha guadagnato, al tempo, un argomento buono per la sua campagna elettorale; adesso, chi paga?
  • Mi preme sottolineare che, nell’affossare la soluzione Air France, una buona mano a Berlusconi l’hanno data i sindacati: ennesima dimostrazione che per un malintenzionato è sempre facile trovare un imbecille come alleato. Salvo poi non riuscire a governarlo.
  • Non sono in grado di dirvi se i piloti avessero ragione o torto a giudicare inaccettabili le proposte CAI. Però so che la loro contro-proposta (che non i risulta abbia ricevuto nemmeno la decenza di una risposta da parte di un qualsiasi Bonaiuti o Cicchitto) era: prendete gli stipendi delle altre grandi compagnie, quelle che fanno utili, e dateceli diminuiti di un terzo. Non il tre per cento, il trentatré! Ora, se questa era per loro una proposta accettabile, vuol dire che quello che CAI aveva proposto loro era ancora meno. Non mi stupisce che abbiano festeggiato.
  • A tuttora, una buona spiegazione di quale valore economico rivesta l’italianità di Alitalia, la devo ancora leggere. E’ un’azienda, non la nazionale di calcio. E, volendo proprio -ma proprio proprio- prendere in considerazione motivazioni non economiche quali il prestigio internazionale, sul lustro portato negli ultimi dieci anni all’Italia da questa compagnia di volo è legittimo qualche dubbio, se non qualche grassa risata.
 
Come finirà, non solo non sono in grado di dirlo, ma neppure so cosa sperare per Alitalia e i suoi lavoratori. Qualcosa mi dice che una soluzione pasticciata, all’ultimo momento, conveniente per i soliti pochi e pagata dalla collettività, vendibile all’opinione pubblica come un successo dell’intervento del Cavaglier Sivvio, alla fine si troverà.
O dovrò iniziare a credere che questo paese si avvii a diventare serio, che non sia mai.
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13 responses to this post.

  1. Posted by anonimo on settembre 19, 2008 at 11:22 am

    Cos’e’, parliamo tutti dell’Alitalia?
    Iorek

    Rispondi

  2. Posted by anonimo on settembre 19, 2008 at 11:28 am

    Caro mio, mi verrebbe da dire che il bel nome della splendida pupattola l’avete scelto che eravate all’estero, vero?
    Iorek

    Rispondi

  3. Posted by Xantro on settembre 19, 2008 at 12:42 pm

    E’ che Ironika o Disyllusa suonavano male col cognome.

    Rispondi

  4. Posted by anonimo on settembre 19, 2008 at 4:54 pm

    Vero, ed Indebitata e’ troppo Gattopardesco.
    Iorek

    Rispondi

  5. Posted by anonimo on settembre 19, 2008 at 11:18 pm

    Per la precisione: non tutti i sindacati volevano affossare la soluzione AirFrance.
    Quelli che si son alsìzati e abbandonato il tavolo sono stati quelli della CISL ceh hanno creduto alla cordata italiana. Invece di cordata si trattava di CORDONE.
    Pippi

    Rispondi

  6. Posted by GeorgeSand on settembre 20, 2008 at 1:04 am

    e per la precisione non è vero che sull’altezza non mente
    Sono più alto di Putin, più di Aznar, sono 1,71 come Prodi, ma per la stampa di sinistra continuo ad essere un nano” (3 aprile 2008)
    Xa’ ma cche te sei una stampa di sinistra?

    (scusate, mi rendo conto dell’insopportabile intelligenza del mio intervento, ma ho davvero molto sonno)

    Rispondi

  7. Posted by Xantro on settembre 20, 2008 at 10:09 am

    @Pippi; cacchio quanto hai ragione, l’argomento meriterebbe un post da solo. Tanto più che ora sono quelli che richiamano alla ragione gli altri; dà da pensare, e non pensieri belli.

    @GeorgeSand: beccato! Anche su quello, mente, prendo atto. Ma il toupet di moquette conta?
    Non so se sono una stampa di sinistra, perché non ho capito cosa sia; ma sinistrorso (bacchettone di sinistra alla Moretti, per la èprecisione) lo sono sì.
    E poi con migo parla veneto: gò la mama de Badia Polesine, seto?

    Rispondi

  8. Posted by anonimo on settembre 22, 2008 at 8:42 am

    http://www.repubblica.it
    Pace sindacale e ok del governo
    le due condizioni di Lufthansa

    il nano trapiantato, nella sua lungimiranza, ha rifiutato i francesi per accogliere i tedeschi.
    voleva il patto di acciaio (cinese) 2
    (non me ne vogliano eventuali sassoni qui presenti)
    lup

    Rispondi

  9. Posted by anonimo on settembre 22, 2008 at 10:00 am

    Tanto per sentirci piccoli. Noi qua ad aprire le prime pagine con Alitalia, “confrontandosi” per mesi, invocando addirittura la patria e in Usa lasciano fallire Lehman che, solo in Inghilterra, lascia disoccupati dalla fine del mese 4500 dipendenti. Tante discussioni su Alitalia e su chi la salva ma intanto tutte le proposte del governo e dei sindacati ricadono sulle nostre tasche (prestito ponte, cassa integrazione all’80% per 8 anni, ecc.). Non mi sembra che altre categorie abbiano beneficiato di ciò. E poi, se non sbaglio Alitalia è una azienda quotata e se mal gestita deve essere venduta o lasciata fallire. In fin dei conti non mi pare di aver mai partecipato all’azionariato e agli utili.
    NORM

    Rispondi

  10. Posted by anonimo on settembre 23, 2008 at 1:53 pm

    oggi il corriere della sera, serio giornale dell’intellighenzia borghesuccia milanesotta, fa della bassa ironia:
    …La giungla dei divieti
    Meno bici, più Suv
    Cani giù dai treni
    L’Italia di Homer…
    cioè siamo messi male come i simpson
    capisco che beppegrillo.it negli ultimi 4 minuti non si è fatto sentire, ma l’italiano medio che ieri si scagliava contro ogni casta (pora letitia chissà che minchia ha combinato) oggi ride sul fatto che sono state cancellate delle piste ciclabili?

    Rispondi

  11. Posted by anonimo on settembre 23, 2008 at 10:42 pm

    Dal mio modesto osservatorio personale, quello che mi dà più per le balle è che mi si blatera di alitalia e nessun politico che si muova veramente per la scuola. Cioè: alitalia conta 20.000 dipendenti. Gli esuberi nella scuola elementare con la riforma del maestro unico sarebbero 83.000 in 5 anni. Io seguo l’ultimo ciclo autorizzato di scuola di specialità per l’insegnamento. Ci viene negato di entrare nell’allegro mondo precario come tutti quelli prima di noi. Siamo, in tutta italia quasi 12.000 e non ci caga nessuno. Isindacati colpevolmete tacciono.
    Non ho neanche la soddisfazione di poter boicottare alitalia perchè tanto non vado da nessuna parte…
    Kamamuri

    Rispondi

  12. Posted by anonimo on settembre 26, 2008 at 4:34 pm

    A poposito del parto e dei pop corn, mi sono ricordato una cosa:
    nel mio corso preparto c’era una coppia che aspettava dei gemelli. Quando poi sono nati un po’ tutti quelli che dovevano nascere, ci siamo ritrovati per fare gara di occhiaie e cose simili. Parlando del parto con il neo padre gemellico, gli chiedevamo come fosse andata. Risposta “Ben, dopo che xe nata la prima me son spostà davanti per veder la seconda e FAR DELE FOTO”. Ecco vedere quelle foto è una delle poche cose che credo non rimpiangerò di non aver fatto nella vita.

    Rispondi

  13. Posted by anonimo on settembre 26, 2008 at 10:29 pm

    Ottimo post, condivido al 200%.
    andrea

    Rispondi

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