Archive for marzo 2009

Quarantaquattro anni…

"… in fila per sei, col resto di due."

Io -a giudicare dai copiosi auguri- e la canzone citata godiamo ancora di una discreta popolarità.
E, nel caso della canzone, non è neanche immeritata.

Quando si parte dalla soluzione.

Sky news, TG 24.
Passa una pubblicità, che di recente gira in tv, che, più delle altre, trovo fastidiosa. E, si badi bene, non è uno spot né volgare, né chiassoso, né malfatto; anzi, è un bello spot. E’ invece nel messaggio finale, nello slogan, che trovo –ogni volta, per il piacere di Faffo che rotea gli occhi- un buon motivo per brontolare.
Si tratta di un prodotto farmaceutico. Ho questa roba qua, prendi questo prodotto qua, ma fa davvero bene, sì, certo, ti senti meglio in un attimo e firulì e firulà: Marca-del-prodotto, ci piace partire da una soluzione, non da un problema.
E qui mi girano i maroni. Perché, per quanto accattivante e di immediata presa (chi preferisce i problemi? Viva le soluzioni!), lo slogan non regge dal punto di vista logico. Infatti, ne converrete, senza partire da un problema non si può arrivare a nessuna soluzione, perché, se non risolve nulla perché nessuno ha mai posto un problema, una soluzione non è inutile: non è neppure una soluzione.
Sofismi, si potrebbe dire; anzi, mugugni di uno che pur non essendo arrivato ai quarantaquattro anni, brontola come un pensionato che ha finito la scorta quotidiana di monete per il videopoker. C’est moi, non c’è dubbio.Tuttavia, per rimanere in ambito di pubblicità e farmaceutici, il dibattito è un po’ meno teorico di come l’ho posto io. E’ infatti un tema caldo negli Stati Uniti la sospetta larga diffusione di sindromi e malattie per le quali in tv, grazie ad una regolamentazione liberalissima e dissennata, le case farmaceutiche pubblicizzano le proprie soluzioni. A detta di molti, e col supporto di inconfutabili dati statistici, la pubblicità creerebbe la convinzione di soffrire di una malattia di cui non si soffre affatto –o si soffre di altro- grazie alla continua e accattivante proposizione della soluzione farmaceutica.
Finisce la pubblicità, il programma riprende con le notizie.

Vengo ad apprendere, con un comunicato tutto sommato molto asciutto, specialmente se paragonato al clamore da cui la vicenda era partita, che “il biondino di capodanno non ha stuprato nessuno”.
Vi aiuto con la memoria: capodanno, una ragazza accusa di essere stata oggetto del reato di stupro da parte di un ragazzo di 22 anni, il quale si costituisce e ottiene gli arresti domiciliari (non una pacca sulla spalla o un nota sul registro: gli arresti domiciliari) in attesa delle indagini e del processo.
Apriti cielo! La ragazza urla in tv di volersi fare giustizia da sola. Insorgono i media, vanno in ebollizione i politici: Alemanno tuona, e figuriamoci se perdeva un’occasione per chiedere ortine und diziplina. Gli fa eco una Mara Carfagna evidentemente vittima della maledizione di Alex Drastico (“che tu possa restare muto, ma non per sempre, minchia, non per sempre. Che la voce ti ritorni improvvisamente e sporadicamente, in modo che tutti possano sentirti sparare delle stronzate pazzesche”). Si accodano poi anche –potevano mancare?- esponenti di secondo piano del PD, che evidentemente nella prudenziale linea di quel partito di generica fiducia nella magistratura non si riconoscono.
Parlamento riunito d’urgenza, manco ci fosse da bloccare l’ennesimo processo del Silvio, e nuova legislazione votata –toh, ancora una volta- col ricorso alla fiducia: i giudici non potranno più disporre se non il carcere per i sospettati (non i colpevoli, si badi bene, i sospettati) di reato di stupro: una valutazione caso per caso che viene sottratta, una volta per tutte, alla dispcrezione del magistrato.
Risulta invece oggi, dopo che la vittima ha fornito tre diverse versioni dell’accaduto, nessuna particolarmente credibile (anche se quella che coinvolgeva uno sbarco di marziani e la falsa morte di Elvis Presley è stata apprezzata per lo sforzo creativo), che lo stupro non c’èmai stato, che si è trattato di un consenziente amplesso peraltro non portato a termine (n’j ha fatta), che quindi il biondino ventiduenne è, sorpresa, innocente, come all’atto della propria costituzione aveva fin dall’inizio sostenuto.
Rimane la nuova legge, nata da un episodio rivelatosi inventato.
Non che gli stupri non siano un problema, non equivochiamo. Quello che, alla riprova dei fatti, non poggiava su nessuna solida base, era il dramma di ignavi magistrati che liberano (se gli arresti domiciliari si possono, ribadisco, in qualche modo definire “liberare”) stupratori incalliti che potranno sciamare in strada in cerca di nuove vittime.
La soluzione, però, quella, rimane: un’insensata limitazione alla valutazione caso per caso del magistrato sulla pericolosità del presunto reo, una decisone presa di fretta e furia sull’onda dell’emozione, uno schiaffo –l’ennesimo- al garantismo e alle libertà civili.
Ci piace partire da una soluzione, non da un problema.
La pericolosità dei romeni e degli immigrati clandestini.
Le toghe rosse.
Il giustizialismo di Di Pietro e di Travaglio.
La minaccia alla privacy delle intercettazioni.
L’affronto dei gay alla famiglia tradizionale.
La dipendenza dal nucleare francese.
Le moschee.
Gli zingari.
La congiura giudaico-massonica, le armi di distruzione di massa, il relativismo morale, i paesi dell’Asse del Male.

Quando si taglia corto sul problema, dandolo per scontato, statene certi: qualcuno sta per stamparvi in culo la sua soluzione.

Quando si parte dalla soluzione.

Sky news, TG 24.
Passa una pubblicità, che di recente gira in tv, che, più delle altre, trovo fastidiosa. E, si badi bene, non è uno spot né volgare, né chiassoso, né malfatto; anzi, è un bello spot. E’ invece nel messaggio finale, nello slogan, che trovo –ogni volta, per il piacere di Faffo che rotea gli occhi- un buon motivo per brontolare.
Si tratta di un prodotto farmaceutico. Ho questa roba qua, prendi questo prodotto qua, ma fa davvero bene, sì, certo, ti senti meglio in un attimo e firulì e firulà: Marca-del-prodotto, ci piace partire da una soluzione, non da un problema.
E qui mi girano i maroni. Perché, per quanto accattivante e di immediata presa (chi preferisce i problemi? Viva le soluzioni!), lo slogan non regge dal punto di vista logico. Infatti, ne converrete, senza partire da un problema non si può arrivare a nessuna soluzione, perché, se non risolve nulla perché nessuno ha mai posto un problema, una soluzione non è inutile: non è neppure una soluzione.
Sofismi, si potrebbe dire; anzi, mugugni di uno che pur non essendo arrivato ai quarantaquattro anni, brontola come un pensionato che ha finito la scorta quotidiana di monete per il videopoker. C’est moi, non c’è dubbio.

Tuttavia, per rimanere in ambito di pubblicità e farmaceutici, il dibattito è un po’ meno teorico di come l’ho posto io. E’ infatti un tema caldo negli Stati Uniti la sospetta larga diffusione di sindromi e malattie per le quali in tv, grazie ad una regolamentazione liberalissima e dissennata, le case farmaceutiche pubblicizzano le proprie soluzioni. A detta di molti, e col supporto di inconfutabili dati statistici, la pubblicità creerebbe la convinzione di soffrire di una malattia di cui non si soffre affatto –o si soffre di altro- grazie alla continua e accattivante proposizione della soluzione farmaceutica.

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Finisce la pubblicità, il programma riprende con le notizie.
Vengo ad apprendere, con un comunicato tutto sommato molto asciutto, specialmente se paragonato al clamore da cui la vicenda era partita, che "il biondino di capodanno non ha stuprato nessuno".
Vi aiuto con la memoria: capodanno, una ragazza accusa di essere stata oggetto del reato di stupro da parte di un ragazzo di 22 anni, il quale si costituisce e ottiene gli arresti domiciliari (non una pacca sulla spalla o un nota sul registro: gli arresti domiciliari) in attesa delle indagini e del processo.
Apriti cielo! La ragazza urla in tv di volersi fare giustizia da sola. Insorgono i media, vanno in ebollizione i politici: Alemanno tuona, e figuriamoci se perdeva un’occasione per chiedere ortine und diziplina. Gli fa eco una Mara Carfagna evidentemente vittima della maledizione di Alex Drastico (“che tu possa restare muto, ma non per sempre, minchia, non per sempre. Che la voce ti ritorni improvvisamente e sporadicamente, in modo che tutti possano sentirti sparare delle stronzate pazzesche”). Si accodano poi anche –potevano mancare?- esponenti di secondo piano del PD, che evidentemente nella prudenziale linea di quel partito di generica fiducia nella magistratura non si riconoscono.
Parlamento riunito d’urgenza, manco ci fosse da bloccare l’ennesimo processo del Silvio, e nuova legislazione votata –toh, ancora una volta- col ricorso alla fiducia: i giudici non potranno più disporre se non il carcere per i sospettati (non i colpevoli, si badi bene, i sospettati) di reato di stupro: una valutazione caso per caso che viene sottratta, una volta per tutte, alla dispcrezione del magistrato.
Risulta invece oggi, dopo che la vittima ha fornito tre diverse versioni dell’accaduto, nessuna particolarmente credibile (anche se quella che coinvolgeva uno sbarco di marziani e la falsa morte di Elvis Presley è stata apprezzata per lo sforzo creativo), che lo stupro non c’è mai stato, che si è trattato di un consenziente amplesso peraltro non portato a termine (n’j’a’fatta), che quindi il biondino ventiduenne è, sorpresa, innocente, come all’atto della propria costituzione aveva fin dall’inizio sostenuto.
Rimane la nuova legge, nata da un episodio rivelatosi inventato.

Non che gli stupri non siano un problema, non equivochiamo. Quello che, alla riprova dei fatti, non poggiava su nessuna solida base, era il dramma di ignavi magistrati che liberano (se gli arresti domiciliari sim possono in qualche modo definire “liberare”) stupratori incalliti che potranno sciamare in strada in cerca di nuove vittime.
La soluzione, però, quella, rimane: un’insensata limitazione alla valutazione caso per caso del magistrato sulla pericolosità del presunto reo, una decisone presa di fretta e furia sull’onda dell’emozione, uno schiaffo –l’ennesimo- al garantismo e alle libertà civili.
Ci piace partire da una soluzione, non da un problema.
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La pericolosità dei romeni e degli immigrati clandestini.
Le toghe rosse.
Il giustizialismo di Di Pietro e di Travaglio.
La minaccia alla privacy delle intercettazioni.
L’affronto dei gay alla famiglia tradizionale.
La dipendenza dal nucleare francese.
Le moschee.
Gli zingari.
La congiura giudaico-massonica, le armi di distruzione di massa, il relativismo morale, i paesi dell’Asse del Male.
Quando si taglia corto sul problema, dandolo per scontato, statene certi: qualcuno sta per stamparvi in culo la sua soluzione.

Bella coppia.

Secondo Papa Ratzinger, il preservativo contro l’Aids non è lo strumento giusto (suppongo che quello giusto sia confessarsi e accendere un cero); e guarda caso non lo va a dire durante una visita pastorale in Olanda, ma in Africa.
Berlusconi, dal canto suo, lo difende dalle polemiche, affermando –non potendo dire che è stato frainteso da una stampa sinistroide, quella è la SUA scusa e ne è geloso- che il pontefice ha espresso una posizione in linea col suo ruolo. Che deve essere quello di sparare cazzate, arguiamo. Giuro che una critica così radicale, travestita da appoggio, non l’avrei pensata neppure io.

Di tutto l’argomento, troppo ritrito perché si possa dirne ancora qualcosa che non sia già stato detto, mi preme solo sottolineare una cosa: che tanto il tedesco quanto lo stra-italiano condividono due cose.

La prima è che entrambi parlano in nome di una superiore idelogia teocratica: Dio per il Papa, Dio anche per Berlusconi, con la precisazione che si tratta di lui.

La seconda è che –in nome dell’ideologia suprema- si può dire qualunque cosa, in barba alle conseguenze. In altre parole, nessuno dei due si pone problemi di responsabilità.

Per forza vanno d’accordo.


Peraltro, il Papa ha anche parlato della ricchezza come falso obbiettivo e di cure gratis per l’Aids, ma su questo tanto i mass-media quanto Berlusconi fanno un tantino i vaghi.

Bella coppia.

Secondo Papa Ratzinger, il preservativo contro l’Aids non è lo strumento giusto (suppongo che quello giusto sia confessarsi e accendere un cero); e guarda caso non lo va a dire durante una visita pastorale in Olanda, ma in Africa.
Berlusconi, dal canto suo, lo difende dalle polemiche, affermando –non potendo dire che è stato frainteso da una stampa sinistroide, quella è la SUA scusa e ne è geloso- che il pontefice ha espresso una posizione in linea col suo ruolo. Che deve essere quello di sparare cazzate, arguiamo. Giuro che una critica così radicale, travestita da appoggio, non l’avrei pensata neppure io.

Di tutto l’argomento, troppo ritrito perché si possa dirne ancora qualcosa che non sia già stato detto, mi preme solo sottolineare una cosa: che tanto il tedesco quanto lo stra-italiano condividono due cose.

La prima è che entrambi parlano in nome di una superiore idelogia teocratica: Dio per il Papa, Dio anche per Berlusconi, con la precisazione che si tratta di lui.

La seconda è che –in nome dell’ideologia suprema- si può dire qualunque cosa, in barba alle conseguenze. In altre parole, nessuno dei due si pone problemi di responsabilità.

Per forza vanno d’accordo.


Peraltro, il Papa ha anche parlato della ricchezza come falso obbiettivo e di cure gratis per l’Aids, ma su questo tanto i mass-media quanto Berlusconi fanno un tantino i vaghi.

Michele in Sudtirolo

Dalle valli nordiche, il weekend del nostro amato messaggiatore via telefonino.

Mia moglie ha deciso che avremmo fatto un salto a Brixen questo fine settimana e infatti qui mi trovo. Ho colto l’occasione per fare sfoggio dei miei abitucci tirolesi ma l’idea ha generato un fuori programma. Questa mattina mentre mi aggiravo per Bressanone agghindato come una comparsa del film "La Principessa Sissi" sono stato avvicinato da un gruppo di giapponesi che hanno cortesemente insistito per essere fotografati meco. L’avere un marito confuso per un operatore della pro-loco non ha inorgoglito mia moglie la quale ha assunto la medesima espressione della signora Thatcher quando fu informata dell’attacco alle Falkland. Gli indigeni son gentili, lindi, disciplinati e silenziosi. Ma non quando ridono; quando ridono lo fanno di gusto e sono di una ilarità contagiosa. Prorompono in una risata oltre i 130 db. La cucina è sostanziosa ma oltre il III giorno di permanenza i padani , non abituati a tale dieta, hanno un attacco di gotta (modello Enrico VII) con regolamentare alluce a forma di Knödel. Nel caso i una vostra visita vi sconsiglio di assaggiare il pane nero, esso vi ricorderà a lungo di esservi nutrito di lui a causa di un curioso fenomeno da lui generato.

 

Bressanone II giorno. Fraü Stochner (la sciura/regiura) della GastHaus che ci ha ospitato aveva previsto l’utilizzo di due camere comunicanti. A causa del regime alimentare di queste zone sono stato invitato dalla Lady di ferro a dormire solingo nella stanzina originariamente destinata al bimbo, scoprendo solo questa mattina di essere stato  piantonato durante la notte da due Gurka nepalesi. L’obbligo di dimora non ha impedito che avessi una gradevole colazione durante la quale mi son dato un tono leggendo corrucciato il Dolomiten senza capire nulla. La mia signora con il garbo di Giulio II mi ha successivamente comunicato che essendo Brixen sede vescovile avremmo assistito alla funzione in Duomo.  Consiglio l’esperienza anche ai volterriani. La funzione viene celebrata in lingua locale priva di sottotitoli pertanto non vi è motivo alcun motivo di essere contrariati.  Gli astanti cantano compatti canoni polifonici accompagnati da un organo a 900 canne ed allo scambio del segno di pace siamo stati oggetto di un sorriso e di una stretta di mano. Uscito dal Duomo, vestito da Guardiacaccia della condotta di Vipiteno,  ho fatto ingresso in una Stübe. Qui, assistito da un cardiologo bilingue, ho ripreso la abituale dieta tirolese collegato ai più moderni macchinari medici. Al ritorno guida Giulio II. By Appointment of Michele B.

 

 

Michele in Sudtirolo

Dalle valli nordiche, il weekend del nostro amato messaggiatore via telefonino.

Mia moglie ha deciso che avremmo fatto un salto a Brixen questo fine settimana e infatti qui mi trovo. Ho colto l’occasione per fare sfoggio dei miei abitucci tirolesi ma l’idea ha generato un fuori programma. Questa mattina mentre mi aggiravo per Bressanone agghindato come una comparsa del film "La Principessa Sissi" sono stato avvicinato da un gruppo di giapponesi che hanno cortesemente insistito per essere fotografati meco. L’avere un marito confuso per un operatore della pro-loco non ha inorgoglito mia moglie la quale ha assunto la medesima espressione della signora Thatcher quando fu informata dell’attacco alle Falkland. Gli indigeni son gentili, lindi, disciplinati e silenziosi. Ma non quando ridono; quando ridono lo fanno di gusto e sono di una ilarità contagiosa. Prorompono in una risata oltre i 130 db. La cucina è sostanziosa ma oltre il III giorno di permanenza i padani , non abituati a tale dieta, hanno un attacco di gotta (modello Enrico VII) con regolamentare alluce a forma di Knödel. Nel caso i una vostra visita vi sconsiglio di assaggiare il pane nero, esso vi ricorderà a lungo di esservi nutrito di lui a causa di un curioso fenomeno da lui generato.

 

Bressanone II giorno. Fraü Stochner (la sciura/regiura) della GastHaus che ci ha ospitato aveva previsto l’utilizzo di due camere comunicanti. A causa del regime alimentare di queste zone sono stato invitato dalla Lady di ferro a dormire solingo nella stanzina originariamente destinata al bimbo, scoprendo solo questa mattina di essere stato  piantonato durante la notte da due Gurka nepalesi. L’obbligo di dimora non ha impedito che avessi una gradevole colazione durante la quale mi son dato un tono leggendo corrucciato il Dolomiten senza capire nulla. La mia signora con il garbo di Giulio II mi ha successivamente comunicato che essendo Brixen sede vescovile avremmo assistito alla funzione in Duomo.  Consiglio l’esperienza anche ai volterriani. La funzione viene celebrata in lingua locale priva di sottotitoli pertanto non vi è motivo alcun motivo di essere contrariati.  Gli astanti cantano compatti canoni polifonici accompagnati da un organo a 900 canne ed allo scambio del segno di pace siamo stati oggetto di un sorriso e di una stretta di mano. Uscito dal Duomo, vestito da Guardiacaccia della condotta di Vipiteno,  ho fatto ingresso in una Stübe. Qui, assistito da un cardiologo bilingue, ho ripreso la abituale dieta tirolese collegato ai più moderni macchinari medici. Al ritorno guida Giulio II. By Appointment of Michele B.