Archive for maggio 2009

Insincerità

 – Ho deciso che d’ora in poi chiederò scusa per tutti gli errori che ho commesso a scapito degli altri.
– Ti sei reso conto del dolore che hai causato?
– Mi sono reso conto che “scusa” è solo una parola, e puoi dirlo senza pensarlo davvero.
– Ma così non va bene.
– Scusa.

Da “Perle ai porci”, fumetto di Stephan Pastis
(ancora una volta, grazie Linus –il periodico)

Insincerità

 – Ho deciso che d’ora in poi chiederò scusa per tutti gli errori che ho commesso a scapito degli altri.
– Ti sei reso conto del dolore che hai causato?
– Mi sono reso conto che “scusa” è solo una parola, e puoi dirlo senza pensarlo davvero.
– Ma così non va bene.
– Scusa.

Da “Perle ai porci”, fumetto di Stephan Pastis
(ancora una volta, grazie Linus –il periodico)

Se cempiooooooooooons….

Guardando la finale di Champions League, ieri sera, vivevo nel passato e nel futuro.
Dal passato, infatti, è rimerso il Van Der Saar di cui come juventino conservo il ricordo: quello di un cane.
Al futuro, invece, guardavo pensando alla prossima edizione della competizione, a cui parteciperà la mia squadra, col Milan, la Fiorentina e pure l’Inter; e mi sovvenie un pensiero: ma che caaaaaaaaaaaaaaazzo ci andiamo a fare, tutte e quattro?

 

A margine: non so se Guardiola come allenatore sia un genio, o cosa: ma pare che le sue parole un minuto dopo avere vinto siano state: "Vorrei fare una dedica per questa vittoria al calcio italiano e soprattutto a Paolo Maldini, un esempio per tutti." Sicuramente è un signore, questo sì.

Letteratura da pendolare (gratuita).

Quotidiani gratuiti, avete presente? Quelli che vi regalano alla stazione, alla fermata del metrò, in qualunque posto ci sai un fitto passaggio di persone.
Generalmente, devo dire, li rifiuto, con cortesia ma li rifiuto. La qualità del giornalismo è proporzionata al prezzo, cioè nulla. Le notizie non sono niente a cui non possa accedere via internet, altrettanto gratis e senza sprecare della carta. Certo, meglio che guardare dal finestrino, soprattutto al centotrentaseiesimo viaggio sulla medesima tratta (eppure c’è gente che lo fa ogni giorno: vorrei colpirli con la mia copia del giornale gratuito, ma temo di risvegliarli dal coma e che poi mi tocchi essere ringraziato; magari mi si affezionano e mi tocca ricevere i loro auguri a Natale).
Sì, lo so, sono un vecchio; ma non è questo il punto, e il tag non è “le mie crociate”, stavolta.

Quello che volevo dire è che ieri mattina mi sono ricreduto, leggendo una copia abbandonata sul sedile del vagone delle Ferrovie Nord.
A pagina 25 del numero del 25 maggio di “Leggo” c’è; la rubrica “Messaggi e pensieri d’amore”: vi giuro, meglio di un feuilleton, più interessante  trattato di sociologia, ammantato di quel ridicolo involontario che sfiora il sublime, appestato da tristissimo analfabetismo di ritorno, eppure costellato qua e là da geniali intuizioni.
Qualche esempio?
(Oh, giuro, non ne ho inventato né corretto neanche uno)

Partiamo dall’amante disperato:
Per il mio vero amore: se te [sic] mi dai una sola speranza io ci sono. Ripeto il mio numero  lo hai, voglio il tuo amore non  ho ancora smesso di amarti.
Consola che la persona che ami con  tanto trasporto abbia il tuo numero. Pensa che tragedia se ti dicesse di sì, che è disposta a  concederti quella speranza, e poi, non avendo il tuo numero, decidesse semplicemente di telefonare al Pizza Express per ordinare una pizza.

Una ragazza di solidi principi morali:
A Alexiv: ti amo e ti amerò per sempre, solo tua. Comunque devi aspettare il matrimonio.
“Non te la dago, disse la strega al mago.” Alexiv, piantala di raccontare balle agli amici del bar: non l’hai ancora vista e, se continui a star dietro a questa, diventerai campione olimpionico di autoerotismo.
E smettila di insistere, che questa la prossima volta compra una pagina intera sul Corriere della Sera per dirti dei prendere del bromuro.

L’amica analfabeta:
A cri: 6 la migliore amica ke nn abbia mai avuto. Tvtttb, by Franca.
Se il livello della comunicazione è questo, pensate alla peggiore amica che Franca “non” abbia mai avuto: cosa faceva, muggiva?

Chi li capisce è bravo:
A Pablito con sonrisa de ni
ño: para la prosima semana no dirme que deves portar la bici al mecanico. Besitos. Mari.
Pagherei per sapere cosa c’è sotto.

Sinceramente pentito:
Alle mie figlie Maria Antonietta e Cira: mi mancate, se vi ho fatto del male perdonatemi. Antonietta non ho il tuo numero, chiamami ho voglia di sentirti. Carlo.
Della serie “bon, e anche questa è sistemata.”
Ah, Antonietta, tuo padre ti ricorda che si chiama Carlo, per quanto tu lo chiami con altri nomi; prendi nota. (E poi piantala di menartela: delle due, non sei tu quella battezzata Cira).

Servo della gleba:
Alla mia collega: non avrò mai il coraggio di dirtelo in faccia, ma mi piaci un sacco.
Una sola parola: sfi-ga-tooooooooooooooooooooooo !!!

Segue poi la parte più divertente, quella che chiamerei “il pendolare in calore”. Decine di messaggi sono rivolti a compagni/e di viaggio occasionali, con cui spesso non si è scambiato che un’occhiata, e magari neanche quella.
Sei la ragazza con lo zainetto Dunlop? Sei la bellissima ragazza che passeggiava con il cagnolino nel controviale  venerdì 22 fra le 18.45 e le 19? Sei la ragazza che lavora all’ospedale S. Paolo e che la sera della festa della donna ti hanno rubato la borsa? Sei Okki Blu che sempre sabato mattina 7:30 scendi in Bramante, hai 1 neo sul sopracciglio?
Se sì, sappi che esisto e che sbavo per te. Sono quello che ti fa gli occhi da triglia e che ti sforzi di ignorare.
Bellissimi, sono tutti di questo tono, e mi diverte immaginare la reazione di chi dovesse riconoscersi come oggetto dell’attenzione del pendolare infoiato.

Qualcuno, come dicevo, addirittura incuriosisce per originalità, come questo:
A te: ti vedo tutte le mattine alle ore nove circa attraversare i binari al Giambellino alto, bello, particolare. Una sambuca?
Alle nove di mattina, come puoi dir di no? Però, almeno, come umorismo non mi pare involontario.

Ma il migliore, vincitore senza discussione alcuna del concorso “sfacciataggine 2009” è questo:
Da Ted: alla sexxxxissima castana che prende il treno delle 8.13 da Garibaldi. Come si chiama l’amico strafigo che siede sempre davanti a te?
Applausi.

 

Mi chiedo se d’ora in poi riuscirò ancora a rifiutare la mia copia gratuita.

Letteratura da pendolare (gratuita).

Quotidiani gratuiti, avete presente? Quelli che vi regalano alla stazione, alla fermata del metrò, in qualunque posto ci sai un fitto passaggio di persone.
Generalmente, devo dire, li rifiuto, con cortesia ma li rifiuto. La qualità del giornalismo è proporzionata al prezzo, cioè nulla. Le notizie non sono niente a cui non possa accedere via internet, altrettanto gratis e senza sprecare della carta. Certo, meglio che guardare dal finestrino, soprattutto al centotrentaseiesimo viaggio sulla medesima tratta (eppure c’è gente che lo fa ogni giorno: vorrei colpirli con la mia copia del giornale gratuito, ma temo di risvegliarli dal coma e che poi mi tocchi essere ringraziato; magari mi si affezionano e mi tocca ricevere i loro auguri a Natale).
Sì, lo so, sono un vecchio; ma non è questo il punto, e il tag non è “le mie crociate”, stavolta.

Quello che volevo dire è che ieri mattina mi sono ricreduto, leggendo una copia abbandonata sul sedile del vagone delle Ferrovie Nord.
A pagina 25 del numero del 25 maggio di “Leggo” c’è la rubrica “Messaggi e pensieri d’amore”: vi giuro, meglio di un feuilleton, più interessante  trattato di sociologia, ammantato di quel ridicolo involontario che sfiora il sublime, appestato da tristissimo analfabetismo di ritorno, eppure costellato qua e là da geniali intuizioni.
Qualche esempio?
(Oh, giuro, non ne ho inventato né corretto neanche uno)

Partiamo dall’amante disperato:
Per il mio vero amore: se te [sic] mi dai una sola speranza io ci sono. Ripeto il mio numero  lo hai, voglio il tuo amore non  ho ancora smesso di amarti.
Consola che la persona che ami con  tanto trasporto abbia il tuo numero. Pensa che tragedia se ti dicesse di sì, che è disposta a  concederti quella speranza, e poi, non avendo il tuo numero, decidesse semplicemente di telefonare al Pizza Express per ordinare una pizza.

Una ragazza di solidi principi morali:
A Alexiv: ti amo e ti amerò per sempre, solo tua. Comunque devi aspettare il matrimonio.
“Non te la dago, disse la strega al mago.” Alexiv, piantala di raccontare balle agli amici del bar: non l’hai ancora vista e, se continui a star dietro a questa, diventerai campione olimpionico di autoerotismo.
E smettila di insistere, che questa la prossima volta compra una pagina intera sul Corriere della Sera per dirti dei prendere del bromuro.

L’amica analfabeta:
A cri: 6 la migliore amica ke nn abbia mai avuto. Tvtttb, by Franca.
Se il livello della comunicazione è questo, pensate alla peggiore amica che Franca “non” abbia mai avuto: cosa faceva, muggiva?

Chi li capisce è bravo:
A Pablito con sonrisa de ni
ño: para la prosima semana no dirme que deves portar la bici al mecanico. Besitos. Mari.
Pagherei per sapere cosa c’è sotto.

Sinceramente pentito:
Alle mie figlie Maria Antonietta e Cira: mi mancate, se vi ho fatto del male perdonatemi. Antonietta non ho il tuo numero, chiamami ho voglia di sentirti. Carlo.
Della serie “bon, e anche questa è sistemata.”
Ah, Antonietta, tuo padre ti ricorda che si chiama Carlo, per quanto tu lo chiami con altri nomi; prendi nota. (E poi piantala di menartela: delle due, non sei tu quella battezzata Cira).

Servo della gleba:
Alla mia collega: non avrò mai il coraggio di dirtelo in faccia, ma mi piaci un sacco.
Una sola parola: sfi-ga-tooooooooooooooooooooooo !!!

Segue poi la parte più divertente, quella che chiamerei “il pendolare in calore”. Decine di messaggi sono rivolti a compagni/e di viaggio occasionali, con cui spesso non si è scambiato che un’occhiata, e magari neanche quella.
Sei la ragazza con lo zainetto Dunlop? Sei la bellissima ragazza che passeggiava con il cagnolino nel controviale  venerdì 22 fra le 18.45 e le 19? Sei la ragazza che lavora all’ospedale S. Paolo e che la sera della festa della donna ti hanno rubato la borsa? Sei Okki Blu che sempre sabato mattina 7:30 scendi in Bramante, hai 1 neo sul sopracciglio?
Se sì, sappi che esisto e che sbavo per te. Sono quello che ti fa gli occhi da triglia e che ti sforzi di ignorare.
Bellissimi, sono tutti di questo tono, e mi diverte immaginare la reazione di chi dovesse riconoscersi come oggetto dell’attenzione del pendolare infoiato.

Qualcuno, come dicevo, addirittura incuriosisce per originalità, come questo:
A te: ti vedo tutte le mattine alle ore nove circa attraversare i binari al Giambellino alto, bello, particolare. Una sambuca?
Alle nove di mattina, come puoi dir di no? Però, almeno, come umorismo non mi pare involontario.

Ma il migliore, vincitore senza discussione alcuna del concorso “sfacciataggine 2009” è questo:
Da Ted: alla sexxxxissima castana che prende il treno delle 8.13 da Garibaldi. Come si chiama l’amico strafigo che siede sempre davanti a te?
Applausi.

Mi chiedo se d’ora in poi riuscirò ancora a rifiutare la mia copia gratuita.

Corrierino delle famiglie 15.

Faffo non si impappina praticamente mai; però ogni tanto, quando parla in fretta, mischia l’ordine delle parole, costruendo frasi articolate secondo la sintassi latina, o lappone, o demente.
Così, l’altro giorno mi fa:
“Portato… hai… il cane… fuori?”
“Cos’èFaffo, il metodo comunicativo Ikea? Tu mi dai le parole e io mi monto la frase?”
“No… ho deciso che d’ora in poi parlerò come il Corvo Parlante della settimana enigmistica.”
“Quindi, se ricostruisco la frase posso partecipare ad un concorso?”
“Esatto.”

Io, invece, non solo mi impappino, lascio le frasi a metà o stiracchio le vocali fino a che non mi ricordo la parola che cercavo: la mia vera specialità sono le inversioni sillabiche con scambio, quel processo per cui vuoi dire “brava” e “baci ” e, mischiando le sillabe, te ne esci con “bava e braci”, con effetti deleteri sulla comprensibilità di quanto stai dicendo.
Non si era ancora spenta l’eco del Corvo Parlante di Faffo che, durante una conversazione, invece di dire “varca la soglia” sono partito con “vaglia la…”.
Poi, fortunatamente, mi sono fermato.

Corrierino delle famiglie 15.

Faffo non si impappina praticamente mai; però ogni tanto, quando parla in fretta, mischia l’ordine delle parole, costruendo frasi articolate secondo la sintassi latina, o lappone, o demente.
Così, l’altro giorno mi fa:
“Portato…hai… il cane… fuori?”
“Cos’è, Faffo, il metodo comunicativo Ikea? Tu mi dai le parole e io mi monto la frase?”
“No… ho deciso che d’ora in poi parlerò come il Corvo Parlante della settimana enigmistica.”
“Quindi, se ricostruisco la frase posso partecipare ad un concorso?”
“Esatto.”

Io, invece, non solo mi impappino, lascio le frasi a metà o stiracchio le vocali fino a che non mi ricordo la parola che cercavo: la mia vera specialità sono le inversioni sillabiche con scambio, quel processo per cui vuoi dire “brava” e “baci ” e, mischiando le sillabe, te ne esci con “bava e braci”, con effetti deleteri sulla comprensibilità di quanto stai dicendo.
Non si era ancora spenta l’eco del Corvo Parlante di Faffo che, durante una conversazione, invece di dire “varca la soglia” sono partito con “vaglia la…”.
Poi, fortunatamente, mi sono fermato.