Archive for maggio 2009

Ce lo siamo giocato.

Converrete anche voi che il mio amico Michele meriti da sempre l’appellativo di originale.
Beh, con gli ultimi sms credo che siamo un buon passo oltre, credo che lo siamo perdendo.
Preoccupatevi con me.

Ecco il primo delirio, martedì:
Sto ascoltando Norma diretta da Levine; adoro il Risorgimento! Spinti ad unire non a dividere! Temo mi dia qualche disturbo; una cosa volevo dirti. A breve do albergo a Daniele Manin, poi si va a dare due colpi alla Contessina  Maffei: il Conte Andrea sta incendiando le venezie,  ha bisogno di compagnia! I Boito non vengono in quanto van per lupanari con Santorre di Santarosa. A fine serata si attacca pattuglia austriaca di ronda a Santa Marta, sei con noi?

Ed ecco il secondo, mercoledì sera:
Sto assistendo alla finale di Coppa Italia Lazio-Doria: una moderna scuola di Atene. I garbati tifosi laziali espongono striscioni commemorativi di tal Gabbo accostandoli a enormi effigi del nostro Gabbo. Gabbo non è, come erroneamente pensavo io, il diminutivo di Eliogabalo il noto Imperatore romano; Gabbo era un tifoso laziale stroncato dalla sindrome di Stendhal alla visione dell’annunciazione del Lotto. Non resse alla bellezza dell’angelo e spirò. I doriani prima del fischio di inizio han dimostrato le loro conoscenze araldiche. Si son diffusi, a guisa di trovatori occitani, ma privi dell’accompagnamento di un liuto, nel rifacimento degli alberi genealogici dei cortesi anfitrioni laziali. Pur avendolo cantato in coro con gran rispetto del contrappunto ed una sbalorditiva esattezza metronomica, temo che i laziali non abbian gradito. Mio figlio, che alle "otto e mezzo" è andato a letto, mi chiede saltuariamente quando lo porto allo stadio. Visto che non gli nego mai nulla lo porto a vedere Neuchatal-Servette, il Derby dei Grigioni!  

Ce lo siamo giocato.

Converrete anche voi che il mio amico Michele meriti da sempre l’appellativo di originale.
Beh, con gli ultimi sms credo che siamo un buon passo oltre, credo che lo siamo perdendo.
Preoccupatevi con me.

Ecco il primo delirio, martedì:
Sto ascoltando Norma diretta da Levine; adoro il Risorgimento! Spinti ad unire non a dividere! Temo mi dia qualche disturbo; una cosa volevo dirti. A breve do albergo a Daniele Manin, poi si va a dare due colpi alla Contessina  Maffei: il Conte Andrea sta incendiando le venezie,  ha bisogno di compagnia! I Boito non vengono in quanto van per lupanari con Santorre di Santarosa. A fine serata si attacca pattuglia austriaca di ronda a Santa Marta, sei con noi?

Ed ecco il secondo, mercoledì sera:
Sto assistendo alla finale di Coppa Italia Lazio-Doria: una moderna scuola di Atene. I garbati tifosi laziali espongono striscioni commemorativi di tal Gabbo accostandoli a enormi effigi del nostro Gabbo. Gabbo non è, come erroneamente pensavo io, il diminutivo di Eliogabalo il noto Imperatore romano; Gabbo era un tifoso laziale stroncato dalla sindrome di Stendhal alla visione dell’annunciazione del Lotto. Non resse alla bellezza dell’angelo e spirò. I doriani prima del fischio di inizio han dimostrato le loro conoscenze araldiche. Si son diffusi, a guisa di trovatori occitani, ma privi dell’accompagnamento di un liuto, nel rifacimento degli alberi genealogici dei cortesi anfitrioni laziali. Pur avendolo cantato in coro con gran rispetto del contrappunto ed una sbalorditiva esattezza metronomica, temo che i laziali non abbian gradito. Mio figlio, che alle "otto e mezzo" è andato a letto, mi chiede saltuariamente quando lo porto allo stadio. Visto che non gli nego mai nulla lo porto a vedere Neuchatal-Servette, il Derby dei Grigioni!  

A volte ritornano (bis).

Ve la ricordate Maria Giovanna Maglie, la craxiana di ferro del Tg2 socialista dell’Italia pentapartita, la califfa della nota-spese dal medio oriente, l’inviata di guerra in quota PSI?
Inutile continuare a cercarla al di là di una bancarella del mercatino rionale, non ce la troverete.
E’ invece oggi opinionista per un diffuso quotidiano nazionale: il Giornale, di proprietà del fratello di un noto editore.
Oh, lo stupore, oh, lo sconcerto.

A essere disponibili ci si perde.

Il carabiniere con la paletta mi fa segno di accostare e mi chiede se gli do la patente.
“Ma lei, ci ha mica la sua, di patente?” vorrei chiedergli. Ma mi limito ad allungargliela, visto che sono di animo gentile.
“Per quanto le serve?” mi limito a chiedergli.
“Da uno a tre mesi, decide il prefetto” mi risponde.
Vai a fare dei favori alla gente, vedi come si approfittano?
La prossima volta non mi fermo e concludo il mio sorpasso in galleria, la patente il carabiniere la chieda a qualcun altro, se proprio gliene serve una.

Privato una cippa.

Che un divorzio sia materia privata è affermazione generalmente condivisibile.
Che però chi invoca silenzio e rispetto sia lo stesso personaggio pubblico che del suo matrimonio, delle foto con la moglie, coi figli, nella villa, sulla barca e dovunque andasse, ci ha fatto vedere ogni angolatura, beh, pone la questione privacy un tantino in penombra.
Ci hai propinato la tua vita privata? Nel farlo, ti sei messo in luce come volevi? Ha giovato alla tua immagine pubblica?
Bon, adesso, che il tuo matrimonio è alle cozze, voglio continuare a seguire la vicenda con lo stesso risalto, voglio sentire tua moglie additarti per quel noioso, borioso e comunissimo maschilista che sei, voglio sentire i figli prendere le distanze, soprattutto voglio sentire te fare il piangina, come si dice in terra lombarda.
Ne ho diritto, e questo diritto me l’hai dato tu.
Quindi, caro Al Bano, voglio sapere i particolari del tuo divorzio con la Lecciso.

[Era fra gli appunti non pubblicati del 2005; ma lo trovo attuale]