Archive for giugno 2009

Necrologicamente scorretto.

Gli dice l’avvocato: “Michele, da ‘sta cazzo di causa per pedofilia non ne usciamo. Certo, una soluzione ci sarebbe…”
“E quale?” fa lui.
“Diventi presidente degli States e cambi le leggi.”
Michele solleva lo sguardo, alza gli occhiali da sole e guarda in faccia il suo avvocato; “te sei scemo” conclude.
Poi, in Italia viene eletto Silvio Berlusconi, che risolve i suoi guai giudiziari cambiando le leggi: una  prescrizione qui, una depenalizzazione là, assolto.
“Visto?” rinfaccia a Michele il suo avvocato.
“Vabbé, ma è l’Italia. Oltretutto ti pare che qui da noi possano eleggere un nero?”
Poi eleggono Obama.
Chiaro che poi a uno gli viene l’infarto.

Oh, a questo punto qualcuno mi rimprovererà di mancanza di pietà per un morto. Sia pure. Però il mio ragionamento, concedetemelo, è lineare: uno ha avuto tutta una vita, neanche brevissima, per guadagnarsi se non la mia stima almeno il mio rispetto. Se non c’è riuscito -con gli atti e con le parole che ha scelto, in vita- mi spiegate cosa dovrebbe aggiungere l’unico atto che non avrebbe mai potuto esimersi dal compiere, cioè defungere?

Sinceramente: non mi sono mai spiegato come uno che non stringeva la mano ad alcuno per paura di un contagio e che si lavava solo con acqua minerale potesse essere il proprietario dei diritti discografici dei Beatles. Questo mondo mi lascia perplesso.

Una cosa la concedo, al Michelino Figliodigiacomo: che il tempo non è stato galantuomo nei confronti della sua arte. Se lo fosse portato via poco dopo “Thriller”, un disco da incorniciare, come ha fatto col Ritchie Valens de “La Bamba”, ancor oggi lo rimpiangeremmo come uno dei più grandi artisti mai apparsi sulla scena del pop e sarebbe stato ricordato un’icona della gioventù, e non come uno dei più grossi pagliacci mai apparso nello star system.

E butto anche là una citazione (di cui non conosco il geniale autore, chi mi aiuta?), perché son qui per questo:

“Only in America can a poor, black boy become a white, rich lady.”

In ogni caso, sappiatelo: dormire in una camera iperbarica non è poi tutto ‘sto toccasana.

Necrologicamente scorretto.

Gli dice l’avvocato: “Michele, da ‘sta cazzo di causa per pedofilia non ne usciamo. Certo, una soluzione ci sarebbe…”
“E quale?” fa lui.
“Diventi presidente degli States e cambi le leggi.”
Michele solleva lo sguardo, alza gli occhiali da sole e guarda in faccia il suo avvocato; “te sei scemo” conclude.
Poi, in Italia viene eletto Silvio Berlusconi, che risolve i suoi guai giudiziari cambiando le leggi: una  prescrizione qui, una depenalizzazione là, assolto.
“Visto?” rinfaccia a Michele il suo avvocato.
“Vabbè, ma è l’Italia. Oltretutto ti pare che qui da noi possano eleggere un nero?”
Poi eleggono Obama.
Chiaro che poi a uno gli viene l’infarto.

Oh, a questo punto qualcuno mi rimprovererà di mancanza di pietà per un morto. Sia pure. Però il mio ragionamento, concedetemelo, è lineare: uno ha avuto tutta una vita, neanche brevissima, per guadagnarsi se non la mia stima almeno il mio rispetto. Se non c’è riuscito con gli atti e con le parole che ha scelto, mi spiegate cosa dovrebbe aggiungere l’unico atto che non avrebbe mai potuto esimersi dal compiere?

Sinceramente: non mi sono mai spiegato come uno che non stringeva la mano ad alcuno per paura di un contagio e che si lavava solo con acqua minerale potesse essere il proprietario dei diritti discografici dei Beatles. Questo mondo mi lascia perplesso.

Una cosa la concedo, al Michelino Figliodigiacomo: che il tempo non è stato galantuomo nei confronti della sua arte. Se lo fosse portato via poco dopo “Thriller”, un disco da incorniciare, come ha fatto col Ritchie Valens de “La Bamba”, ancor oggi lo rimpiangeremmo come uno dei più grandi artisti mai apparsi sulla scena del pop e sarebbe stato ricordato un’icona della gioventù, e non come uno dei più grossi pagliacci mai apparso nello star system.

E butto anche là una citazione (di cui non conosco il geniale autore, chi mi aiuta?), perché son qui per questo:

“Only in America can a poor, black boy become a white, rich lady.”

In ogni caso, sappiatelo: dormire in una camera iperbarica non è poi tutto ‘sto toccasana.

I bambini e il matrimonio

Gira su Facebook, la riprendo paro paro (grazie, Xenia).

Ecco le risposte dei bambini…

COME DECIDERE CON CHI SPOSARSI

Devi cercare qualcuno al quale piacciano le stesse cose che a te. Se a te piace vedere le partite di calcio, deve piacere anche a lei che a te piace il calcio e così ti porta le patate fritte e la birra.
Alfredo, 10 anni

Uno non decide da solo con chi sposarsi. Lo decide Dio per te molto tempo prima e, quando tocca a te, te ne accorgerai.
Cristina, 10 anni

QUALE È LA MIGLIORE ETÀ PER SPOSARSI?

La migliore età è a 23 anni, perché così conosci tuo marito per lo meno da 10 anni.
Camilla, 10 anni

Non esiste la migliore età per sposarsi. Bisogna essere veramente stupidi per sposarsi.
Fernando, 6 anni

COSA HANNO IN COMUNE I TUOI GENITORI?

Che non vogliono avere più figli.
Anna, 8 anni

COSA FA LA GENTE A UN APPUNTAMENTO?

Gli appuntamenti servono per divertirsi e la gente dovrebbe approfittare dell’occasione per conoscersi meglio. Anche i ragazzi hanno cose interessanti da dire se li si ascolta a sufficienza.
Luisa, 8 anni

Al primo appuntamento si contano delle storie interessanti per ottenere un secondo appuntamento.
Martino, 10 anni

COSA FARESTI IN CASO DI FALLIMENTO AL PRIMO APPUNTAMENTO?

Andrei a casa, mi sdraierei sul letto e farei come se fossi morto. Poi, chiamerei i giornali e farei pubblicare il mio necrologio.
Carlo, 9 anni

QUANDO SI PUo’ DARE IL PRIMO BACIO?

Quando l’uomo è ricco.
Pamela, 7 anni

Quando baci una donna, devi sposarti e avere figli con lei. Così è la vita.
Enrico, 8 anni

E’ MEGLIO ESSERE SPOSATI O NO?

Per le ragazze è meglio non sposarsi. Per i ragazzi hanno bisogno di qualcuna che pulisca…
Anita, 9 anni

Ma prima di finire…. IL MIGLIORE DI TUTTI:
COSA DEVI FARE AFFINCHE’ IL MATRIMONIO SIA UN SUCCESSO?

Devi dire alla moglie che è bella, anche se sembra un camion.
Riccardo, 10 anni

I bambini e il matrimonio

Gira su Facebook, la riprendo paro paro (grazie, Xenia).

Ecco le risposte dei bambini…

COME DECIDERE CON CHI SPOSARSI

Devi cercare qualcuno al quale piacciano le stesse cose che a te. Se a te piace vedere le partite di calcio, deve piacere anche a lei che a te piace il calcio e così ti porta le patate fritte e la birra.
Alfredo, 10 anni

Uno non decide da solo con chi sposarsi. Lo decide Dio per te molto tempo prima e, quando tocca a te, te ne accorgerai.
Cristina, 10 anni

QUALE È LA MIGLIORE ETÀ PER SPOSARSI?

La migliore età è a 23 anni, perché così conosci tuo marito per lo meno da 10 anni.
Camilla, 10 anni

Non esiste la migliore età per sposarsi. Bisogna essere veramente stupidi per sposarsi.
Fernando, 6 anni

COSA HANNO IN COMUNE I TUOI GENITORI?

Che non vogliono avere più figli.
Anna, 8 anni

COSA FA LA GENTE A UN APPUNTAMENTO?

Gli appuntamenti servono per divertirsi e la gente dovrebbe approfittare dell’occasione per conoscersi meglio. Anche i ragazzi hanno cose interessanti da dire se li si ascolta a sufficienza.
Luisa, 8 anni

Al primo appuntamento si contano delle storie interessanti per ottenere un secondo appuntamento.
Martino, 10 anni

COSA FARESTI IN CASO DI FALLIMENTO AL PRIMO APPUNTAMENTO?

Andrei a casa, mi sdraierei sul letto e farei come se fossi morto. Poi, chiamerei i giornali e farei pubblicare il mio necrologio.
Carlo, 9 anni

QUANDO SI PUo’ DARE IL PRIMO BACIO?

Quando l’uomo è ricco.
Pamela, 7 anni

Quando baci una donna, devi sposarti e avere figli con lei. Così è la vita.
Enrico, 8 anni

E’ MEGLIO ESSERE SPOSATI O NO?

Per le ragazze è meglio non sposarsi. Per i ragazzi hanno bisogno di qualcuna che pulisca…
Anita, 9 anni

Ma prima di finire…. IL MIGLIORE DI TUTTI:
COSA DEVI FARE AFFINCHE’ IL MATRIMONIO SIA UN SUCCESSO?

Devi dire alla moglie che è bella, anche se sembra un camion.
Riccardo, 10 anni

AggiornaGaia giugno 2009

Eccola qua, la creatura. Nove mesi compiuti settimana scorsa.
L’aria complice madre-figlia un po’ mi inquieta, ma è una foto che amo moltissimo090602casa08gaiafaffo pp.

Dentini: quattro e mezzo.
Svezzamento: sistema misto latte materno + altro, dove con “altro” si intende “qualsiasi cosa organica che la piccola riesca a ingurgitare”.
Mobilità: ha capito come ci si mette a quattro zampe. Intuisce anche che da quella posizione si potrebbe partire con una gattonata. Ma, non padroneggiando ancora la tecnica, o compie tragitti brevi o si accascia a faccia in giù. Molto divertente.
Comunicazione: molto fluente nei monosillabi, con una netta preferenza per PA e TA. Ma il vero pezzo forte è EYY, pronunciato in falsetto, con cui saluta ogni situazione che le piace.
Relazione col mondo circostante: siamo nella fase “se non si può mettere in bocca, percuotilo: forse farà rumore. Se non fa neanche quello, buttalo per terra e passa ad altro.”

Che dite, la promuoviamo?

AggiornaGaia giugno 2009

Eccola qua, la creatura. Nove mesi compiuti settimana scorsa.
L’aria complice madre-figlia un po’ mi inquieta, ma è una foto che amo moltissimo090602casa08gaiafaffo pp.

Dentini: quattro e mezzo.
Svezzamento: sistema misto latte materno + altro, dove con “altro” si intende “qualsiasi cosa organica che la piccola riesca a ingurgitare”.
Mobilità: ha capito come ci si mette a quattro zampe. Intuisce anche che da quella posizione si potrebbe partire con una gattonata. Ma, non padroneggiando ancora la tecnica, o compie tragitti brevi o si accascia a faccia in giù. Molto divertente.
Comunicazione: molto fluente nei monosillabi, con una netta preferenza per PA e TA. Ma il vero pezzo forte è EYY, pronunciato in falsetto, con cui saluta ogni situazione che le piace.
Relazione col mondo circostante: siamo nella fase “se non si può mettere in bocca, percuotilo: forse farà rumore. Se non fa neanche quello, buttalo per terra e passa ad altro.”

Che dite, la promuoviamo?

Sobrietà ed equilibrio.

Striscione al Gay Pride di ieri, a Roma: "Habemus Papi".

Nella stessa giornata, Berlusconi: "hanno detto di tutto su di me, manca solo che dicano che sono gay."
Gli risponde il presidente dell’Arcigay, Aurelio Mancuso: "complimenti al presidente, sempre attento a non offendere nessuno e a fare paragoni delicati e rispettosi".

Mi viene un sospetto: lo pagano a cottimo, un tanto ad ogni figura da ciula?
Adesso si spiega (finalmente) la sua ricchezza.

 

Sobrietà ed equilibrio.

Striscione al Gay Pride di ieri, a Roma: "Habemus Papi".

Nella stessa giornata, Berlusconi: "hanno detto di tutto su di me, manca solo che dicano che sono gay."
Gli risponde il presidente dell’Arcigay, Aurelio Mancuso: "complimenti al presidente, sempre attento a non offendere nessuno e a fare paragoni delicati e rispettosi".

Mi viene un sospetto: lo pagano a cottimo, un tanto ad ogni figura da ciula?
Adesso si spiega (finalmente) la sua ricchezza.

 

Mendicante di origine controllata.

Sono in metrò, con due colleghi. Ci si avvicina una mendicante, una donna non giovane che, con una certa dignità devo dire, chiede ad alta voce l’aiuto di qualche moneta perché “non ha i soldi per mangiare”.
Decidere se acconsentire o meno a questo tipo di richieste, non infrequenti in metrò, è sempre questione di secondi, se non meno.


La mia collega, come mi racconterà in seguito, nota subito che la signora ha i capelli tinti, come mostra il bianco della ricrescita; fra sé e sé -un po’ cinica se volete, ma razionale- conclude che se la signora spende per la tinta tanto bisogno non lo deve avere, e decide serenamente di ignorare la richiesta.
L’altro collega stava parlando dell’amatissima figlia, e non credo neppure che alla richiesta abbia fatto caso.
Io, invece, mi prendo quella frazione di secondo per decidere e, guardata la signora, considerata l’età, forse colpito dal fatto che la signora non aveva quell’aria distaccata e quasi dura che hanno i professionisti della questua, per quanti sforzi facciano per sembrare disperati, decido per il passaggio di proprietà di una moneta, per cui metto la mano in tasca.


“Guardate che sono italiana” informa tutti noi che siamo su quel vagone in quel momento la signora.
E qui, la mia predisposizione, istintivamente, cambia.

Non aveva detto di avere bisogno di mangiare? Perché, se fosse la signora stata di altra nazionalità, questo avrebbe cambiato le cose? Avrebbe avuto meno fame?
Oppure dobbiamo concludere che il luogo comune “vengono da noi a portarci via il lavoro”, dopo gli ambitissimi lavori dei benzinai, degli spazzini, dei raccoglitori di pomodori, per cui gli italiani fanno la fila, stia toccando anche il dorato mondo della richiesta di elemosina? Ci stanno sottraendo il privilegio dell’accattonaggio, questi stranieri che vengono qui e pretendono?


E soprattutto, cara signora, se neppure il momento del bisogno è stato capace di farle capire che le esigenze fondamentali, tipo mangiare, sono uguali per tutti, italiani e stranieri, cosa mai glielo farà entrare in testa? Le martellate?

La mia mano rimane in tasca, ad accarezzare una moneta da un euro che da lì non uscirà. La signora può farsi fare l’ elemosina etnicamente preferenziale da qualche leghista.
Stando ai risultati delle elezioni, e se la statistica non è del tutto ingannevole, il vagone dovrebbe esserne pieno.

 

Mendicante di origine controllata.

Sono in metrò, con due colleghi. Ci si avvicina una mendicante, una donna non giovane che, con una certa dignità devo dire, chiede ad alta voce l’aiuto di qualche moneta perché “non ha i soldi per mangiare”.
Decidere se acconsentire o meno a questo tipo di richieste, non infrequenti in metrò, è sempre questione di secondi, se non meno.


La mia collega, come mi racconterà in seguito, nota subito che la signora ha i capelli tinti, come mostra il bianco della ricrescita; fra sé e sé -un po’ cinica se volete, ma razionale- conclude che se la signora spende per la tinta tanto bisogno non lo deve avere, e decide serenamente di ignorare la richiesta.
L’altro collega stava parlando dell’amatissima figlia, e non credo neppure che alla richiesta abbia fatto caso.
Io, invece, mi prendo quella frazione di secondo per decidere e, guardata la signora, considerata l’età, forse colpito dal fatto che la signora non aveva quell’aria distaccata e quasi dura che hanno i professionisti della questua, per quanti sforzi facciano per sembrare disperati, decido per il passaggio di proprietà di una moneta, per cui metto la mano in tasca.


“Guardate che sono italiana” informa tutti noi che siamo su quel vagone in quel momento la signora.
E qui, la mia predisposizione, istintivamente, cambia.

Non aveva detto di avere bisogno di mangiare? Perché, se fosse la signora stata di altra nazionalità, questo avrebbe cambiato le cose? Avrebbe avuto meno fame?
Oppure dobbiamo concludere che il luogo comune “vengono da noi a portarci via il lavoro”, dopo gli ambitissimi lavori dei benzinai, degli spazzini, dei raccoglitori di pomodori, per cui gli italiani fanno la fila, stia toccando anche il dorato mondo della richiesta di elemosina? Ci stanno sottraendo il privilegio dell’accattonaggio, questi stranieri che vengono qui e pretendono?


E soprattutto, cara signora, se neppure il momento del bisogno è stato capace di farle capire che le esigenze fondamentali, tipo mangiare, sono uguali per tutti, italiani e stranieri, cosa mai glielo farà entrare in testa? Le martellate?

La mia mano rimane in tasca, ad accarezzare una moneta da un euro che da lì non uscirà. La signora può farsi fare l’ elemosina etnicamente preferenziale da qualche leghista.
Stando ai risultati delle elezioni, e se la statistica non è del tutto ingannevole, il vagone dovrebbe esserne pieno.