Mendicante di origine controllata.

Sono in metrò, con due colleghi. Ci si avvicina una mendicante, una donna non giovane che, con una certa dignità devo dire, chiede ad alta voce l’aiuto di qualche moneta perché “non ha i soldi per mangiare”.
Decidere se acconsentire o meno a questo tipo di richieste, non infrequenti in metrò, è sempre questione di secondi, se non meno.


La mia collega, come mi racconterà in seguito, nota subito che la signora ha i capelli tinti, come mostra il bianco della ricrescita; fra sé e sé -un po’ cinica se volete, ma razionale- conclude che se la signora spende per la tinta tanto bisogno non lo deve avere, e decide serenamente di ignorare la richiesta.
L’altro collega stava parlando dell’amatissima figlia, e non credo neppure che alla richiesta abbia fatto caso.
Io, invece, mi prendo quella frazione di secondo per decidere e, guardata la signora, considerata l’età, forse colpito dal fatto che la signora non aveva quell’aria distaccata e quasi dura che hanno i professionisti della questua, per quanti sforzi facciano per sembrare disperati, decido per il passaggio di proprietà di una moneta, per cui metto la mano in tasca.


“Guardate che sono italiana” informa tutti noi che siamo su quel vagone in quel momento la signora.
E qui, la mia predisposizione, istintivamente, cambia.

Non aveva detto di avere bisogno di mangiare? Perché, se fosse la signora stata di altra nazionalità, questo avrebbe cambiato le cose? Avrebbe avuto meno fame?
Oppure dobbiamo concludere che il luogo comune “vengono da noi a portarci via il lavoro”, dopo gli ambitissimi lavori dei benzinai, degli spazzini, dei raccoglitori di pomodori, per cui gli italiani fanno la fila, stia toccando anche il dorato mondo della richiesta di elemosina? Ci stanno sottraendo il privilegio dell’accattonaggio, questi stranieri che vengono qui e pretendono?


E soprattutto, cara signora, se neppure il momento del bisogno è stato capace di farle capire che le esigenze fondamentali, tipo mangiare, sono uguali per tutti, italiani e stranieri, cosa mai glielo farà entrare in testa? Le martellate?

La mia mano rimane in tasca, ad accarezzare una moneta da un euro che da lì non uscirà. La signora può farsi fare l’ elemosina etnicamente preferenziale da qualche leghista.
Stando ai risultati delle elezioni, e se la statistica non è del tutto ingannevole, il vagone dovrebbe esserne pieno.

 

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Decidere se acconsentire o meno a questo tipo di richieste, non infrequenti in metrò, è sempre questione di secondi, se non meno.


La mia collega, come mi racconterà in seguito, nota subito che la signora ha i capelli tinti, come mostra il bianco della ricrescita; fra sé e sé -un po’ cinica se volete, ma razionale- conclude che se la signora spende per la tinta tanto bisogno non lo deve avere, e decide serenamente di ignorare la richiesta.
L’altro collega stava parlando dell’amatissima figlia, e non credo neppure che alla richiesta abbia fatto caso.
Io, invece, mi prendo quella frazione di secondo per decidere e, guardata la signora, considerata l’età, forse colpito dal fatto che la signora non aveva quell’aria distaccata e quasi dura che hanno i professionisti della questua, per quanti sforzi facciano per sembrare disperati, decido per il passaggio di proprietà di una moneta, per cui metto la mano in tasca.


“Guardate che sono italiana” informa tutti noi che siamo su quel vagone in quel momento la signora.
E qui, la mia predisposizione, istintivamente, cambia.

Non aveva detto di avere bisogno di mangiare? Perché, se fosse la signora stata di altra nazionalità, questo avrebbe cambiato le cose? Avrebbe avuto meno fame?
Oppure dobbiamo concludere che il luogo comune “vengono da noi a portarci via il lavoro”, dopo gli ambitissimi lavori dei benzinai, degli spazzini, dei raccoglitori di pomodori, per cui gli italiani fanno la fila, stia toccando anche il dorato mondo della richiesta di elemosina? Ci stanno sottraendo il privilegio dell’accattonaggio, questi stranieri che vengono qui e pretendono?


E soprattutto, cara signora, se neppure il momento del bisogno è stato capace di farle capire che le esigenze fondamentali, tipo mangiare, sono uguali per tutti, italiani e stranieri, cosa mai glielo farà entrare in testa? Le martellate?

La mia mano rimane in tasca, ad accarezzare una moneta da un euro che da lì non uscirà. La signora può farsi fare l’ elemosina etnicamente preferenziale da qualche leghista.
Stando ai risultati delle elezioni, e se la statistica non è del tutto ingannevole, il vagone dovrebbe esserne pieno.

 

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