Ma come porti i capelli, bella ronda? (Corti corti, perché?)

E’ notte, in città. Gli spacciatori svolgono i loro loschi traffici nell’angolo più buio della piazzetta.
Arriva una ronda cittadina composta di fascistoni con panzetta, vestono uniformi delle Esse-esse-esse (sic) e si guardano in giro, con fare autoritario. Non hanno uno straccio di autorizzazione, ma intanto fanno la ronda.
Da un’altra via, si fa strada un sedicente comitato antifascista di strafattoni da centro sociale; intendono opporsi democraticamente, cioé menando, alla ronda.
Botte da orbi.
Arriva una volante della polizia a dividerli, botte anche per loro.
Dall’angolo degli spacciatori si alza una voce: “ALORA? Si può avere un po’ di silenzio, qui? Sto contando i soldi ed è la terza volta che perdo il conto. E che diamine! Finiremo a cambiare piazzetta, qui!”

Lepisodio, per quanto da me romanzato, ha basi reali, anche se si può far fatica a crederci.

Non è difficile prevedere, per il futuro, episodi analoghi, magari anche più paradossali o gravi: pedinamenti e appostamenti mandati all’aria dall’intervento delle ronde; operazioni sotto copertura e infiltrazioni saltate; maltrattamenti di innocenti tiratardi alticci; interrogatori di fidanzatini sorpresi infrattati a trombare in piedi; scontri con ronde anti-ronda; comitati di autodifesa di travestiti e trans peripatetici contro le ronde; l’istituzione di un apposito numero verde, attivo 24 ore su 24, che ignori le segnalazioni di quegli imbecilli insonni delle ronde.
Sarà uno spasso, almeno fino al giorno in cui qualcuno si farà male.

In realtà, quello che si fa a fatica a credere è che davvero un governo -anche quello di idioti che abbiamo- abbia potuto istituire una cosa ridicola, inutile, costosa, potenzialmente controproducente e carica di aspetti democraticamente controversi come le Ronde Cittadine per la Sicurezza.
Un esperimento di surrealtà, una sperimentazione nel campo dell’improvvisazione politica, una scommessa fra ubriachi a carico delle casse dello Stato, della pazienza dei cittadini, del senso del ridicolo.
Un’idea leghista, in altri termini.


Certo, io sono prevenuto. Ma ditemi anche voi se, come me, una sola dichiarazione a favore delle ronde da parte di un professionista della pubblica sicurezza, carabiniere o poliziotto che sia, l’avete sentita.
Io no; un motivo, dico, ci sarà.

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E’ notte, in città. Gli spacciatori svolgono i loro loschi traffici nell’angolo più buio della piazzetta.
Arriva una ronda cittadina composta di fascistoni con panzetta, vestono uniformi delle Esse-esse-esse (sic) e si guardano in giro, con fare autoritario. Non hanno uno straccio di autorizzazione, ma intanto fanno la ronda.
Da un’altra via, si fa strada un sedicente comitato antifascista di strafattoni da centro sociale; intendono opporsi democraticamente, cioé menando, alla ronda.
Botte da orbi.
Arriva una volante della polizia a dividerli, botte anche per loro.
Dall’angolo degli spacciatori si alza una voce: “ALORA? Si può avere un po’ di silenzio, qui? Sto contando i soldi ed è la terza volta che perdo il conto. E che diamine! Finiremo a cambiare piazzetta, qui!”

Lepisodio, per quanto da me romanzato, ha basi reali, anche se si può far fatica a crederci.

Non è difficile prevedere, per il futuro, episodi analoghi, magari anche più paradossali o gravi: pedinamenti e appostamenti mandati all’aria dall’intervento delle ronde; operazioni sotto copertura e infiltrazioni saltate; maltrattamenti di innocenti tiratardi alticci; interrogatori di fidanzatini sorpresi infrattati a trombare in piedi; scontri con ronde anti-ronda; comitati di autodifesa di travestiti e trans peripatetici contro le ronde; l’istituzione di un apposito numero verde, attivo 24 ore su 24, che ignori le segnalazioni di quegli imbecilli insonni delle ronde.
Sarà uno spasso, almeno fino al giorno in cui qualcuno si farà male.

In realtà, quello che si fa a fatica a credere è che davvero un governo -anche quello di idioti che abbiamo- abbia potuto istituire una cosa ridicola, inutile, costosa, potenzialmente controproducente e carica di aspetti democraticamente controversi come le Ronde Cittadine per la Sicurezza.
Un esperimento di surrealtà, una sperimentazione nel campo dell’improvvisazione politica, una scommessa fra ubriachi a carico delle casse dello Stato, della pazienza dei cittadini, del senso del ridicolo.
Un’idea leghista, in altri termini.


Certo, io sono prevenuto. Ma ditemi anche voi se, come me, una sola dichiarazione a favore delle ronde da parte di un professionista della pubblica sicurezza, carabiniere o poliziotto che sia, l’avete sentita.
Io no; un motivo, dico, ci sarà.

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