Archive for settembre 2009

Duetti

Ero convinto che il duetto che mi avrebbe entusiasmato maggiormente potesse essere, senza discussioni, Angelina Jolie che bacia appassionatamente Monica Bellucci.
Mi sono ricreduto ieri, quando ho letto le cortesie che si scambiano i due più odiosi palloni gonfiati che il calcio abbia mai conosciuto.

Zeman su Mourinho: “Un grande comunicatore che nasconde bene la propria mediocrità come tecnico”.
Mourinho su Zeman: “Chi è? Chi lo conosce?”


Nemmeno nei miei sogni più proibiti.

Duetti

Ero convinto che il duetto che mi avrebbe entusiasmato maggiormente potesse essere, senza discussioni, Angelina Jolie che bacia appassionatamente Monica Bellucci.
Mi sono ricreduto ieri, quando ho letto le cortesie che si scambiano i due più odiosi palloni gonfiati che il calcio abbia mai conosciuto.

Zeman su Mourinho: “Un grande comunicatore che nasconde bene la propria mediocrità come tecnico”.
Mourinho su Zeman: “Chi è? Chi lo conosce?”


Nemmeno nei miei sogni più proibiti.

Lettera aperta al signor Ministro.

Non è mai bene reagire subito agli insulti, quindi ho aspettato, non sono saltato subito ai tasti del pc. Ho atteso che le parole di Brunetta fossero riportate, e ho atteso di sentirle pronunciate dalla sua voce, anche per valutarne il tono.
Perché, si sa, da quando i media si sono adeguati alla strategia comunicativa di Berlusconi, dire prima e smentire poi è cosa facile, è la prassi, è gratis.
Adesso che ho letto e ascoltato con attenzione, con calma rispondo. Anzi, più che rispondere, domando.

Stimato ministro -e voglia cogliere in quello “stimato” tutta la mia ironia- avrei alcuni punti su cui mi piacerebbe rivolgerle delle domande, se posso.

  •    Se l’italiano non è un’opinione, “vero e proprio colpo di stato” ha un senso, uno solo: un’insurrezione violenta attuata con l’uso delle armi, normalmente quelle dell’esercito e/o della polizia; per la precisione, inoltre, lei parla di golpe, usando un’inequivocabile espressione che rimanda alla triste ricorrenza di colpi di stato in America Latina. E’ di questo, che voleva parlare a proposito dei supposti programmi delle èlite della sinistra? No? Allora, scusi la domanda: ma perché è di questo che ha parlato?
  •    Conosce la Costituzione, signor ministro? Le risulta, come risulta a me, che non essendo la nostra una Repubblica presidenziale, bensì parlamentare, il voto popolare scelga non il presidente del consiglio, bensì i membri del parlamento e che questi a loro volta formin un governo, col suo bel presidente? Se sì, mi vuole spiegare come la semplice ipotesi di un diverso governo (con -lo volesse il cielo- un diverso Presidente del Consiglio) espresso da questo stesso parlamento-eletto-dal-voto-delgi-italiani la agiti tanto? Si è mai accorto che è già successo decine di volte nella vita democratica italiana? Dov’era lei, in bagno?
·         Lei ha parlato di elite “parassitarie” e “di merda”. Non che non apprezzi il suo colorito e originale eloquio, per carità, ma le spiacerebbe chiarire chi siano queste élite e cosa stiano facendo per agitarla tanto? Perché, davvero, come rilevava ieri a Radio 24 Giuseppe Crociani (uno che di simpatie per la sinistra non è davvero sospettabile), in tutta la faccenda non si capisce neppure cosa lei stia dicendo. Si capisce solo che è molto, molto scosso e che deve avercela con qualcuno.
  •        In un punto nel suo discorso (credo fra “merda” e “morire ammazzati”), lei ha accusato le suddette élite e i Poteri Forti (e magari mi spiega meglio anche questo) di volere bloccare quella rivoluzione a loro danno che il Governo di cui lei è tanto degnamente ministro ha iniziato, colpendo "le case matte della rendita". Saprebbe perfavore indicarmi tre, non dico venti, dico tre atti di questo governo che vadano rivoluzionariamente in questa direzione, cioè contro i privilegi e le rdinite delle élite e dei poteri forti, qualunque cosa siano? Tre; io aspetto con calma, mi metto seduto, lei faccia con comodo.
Nell’attesa delle sue risposte, che sono certo non mi farà mancare, avrei un’ultima domanda: perché, con rispetto parlando, non se ne va un pochino affanculo?
Grazie, signor ministro.

 

Uno che è contento di non doversi vergognare di averla votata.

Lettera aperta al signor Ministro.

Non è mai bene reagire subito agli insulti, quindi ho aspettato, non sono saltato subito ai tasti del pc. Ho atteso che le parole di Brunetta fossero riportate, e ho atteso di sentirle pronunciate dalla sua voce, anche per valutarne il tono.
Perché, si sa, da quando i media si sono adeguati alla strategia comunicativa di Berlusconi, dire prima e smentire poi è cosa facile, è la prassi, è gratis.
Adesso che ho letto e ascoltato con attenzione, con calma rispondo. Anzi, più che rispondere, domando.

Stimato ministro -e voglia cogliere in quello “stimato” tutta la mia ironia- avrei alcuni punti su cui mi piacerebbe rivolgerle delle domande, se posso.

  •    Se l’italiano non è un’opinione, “vero e proprio colpo di stato” ha un senso, uno solo: un’insurrezione violenta attuata con l’uso delle armi, normalmente quelle dell’esercito e/o della polizia; per la precisione, inoltre, lei parla di golpe, usando un’inequivocabile espressione che rimanda alla triste ricorrenza di colpi di stato in America Latina. E’ di questo, che voleva parlare a proposito dei supposti programmi delle èlite della sinistra? No? Allora, scusi la domanda: ma perché è di questo che ha parlato?
  •    Conosce la Costituzione, signor ministro? Le risulta, come risulta a me, che non essendo la nostra una Repubblica presidenziale, bensì parlamentare, il voto popolare scelga non il presidente del consiglio, bensì i membri del parlamento e che questi a loro volta formin un governo, col suo bel presidente? Se sì, mi vuole spiegare come la semplice ipotesi di un diverso governo (con -lo volesse il cielo- un diverso Presidente del Consiglio) espresso da questo stesso parlamento-eletto-dal-voto-delgi-italiani la agiti tanto? Si è mai accorto che è già successo decine di volte nella vita democratica italiana? Dov’era lei, in bagno?
·         Lei ha parlato di elite “parassitarie” e “di merda”. Non che non apprezzi il suo colorito e originale eloquio, per carità, ma le spiacerebbe chiarire chi siano queste élite e cosa stiano facendo per agitarla tanto? Perché, davvero, come rilevava ieri a Radio 24 Giuseppe Crociani (uno che di simpatie per la sinistra non è davvero sospettabile), in tutta la faccenda non si capisce neppure cosa lei stia dicendo. Si capisce solo che è molto, molto scosso e che deve avercela con qualcuno.
  •        In un punto nel suo discorso (credo fra “merda” e “morire ammazzati”), lei ha accusato le suddette élite e i Poteri Forti (e magari mi spiega meglio anche questo) di volere bloccare quella rivoluzione a loro danno che il Governo di cui lei è tanto degnamente ministro ha iniziato, colpendo "le case matte della rendita". Saprebbe perfavore indicarmi tre, non dico venti, dico tre atti di questo governo che vadano rivoluzionariamente in questa direzione, cioè contro i privilegi e le rdinite delle élite e dei poteri forti, qualunque cosa siano? Tre; io aspetto con calma, mi metto seduto, lei faccia con comodo.
Nell’attesa delle sue risposte, che sono certo non mi farà mancare, avrei un’ultima domanda: perché, con rispetto parlando, non se ne va un pochino affanculo?
Grazie, signor ministro.

 

Uno che è contento di non doversi vergognare di averla votata.

Sono solo arrivato tardi.

Osservando mia figlia giocare, ho avuto questa intuizione commerciale, ahimé tardiva: avrei voluto essere quello che ha inventato le mollette da bucato.
Invece che produrle per l’uso a cui sono oggi destinate, le avrei brevettate come gioco per bambini, vendendole in cestelli da venti-trenta.
A quest’ora, ne sono certo, fatturavo come la Chicco e la Lego messe insieme.

Sono solo arrivato tardi.

Osservando mia figlia giocare, ho avuto questa intuizione commerciale, ahimé tardiva: avrei voluto essere quello che ha inventato le mollette da bucato.
Invece che produrle per l’uso a cui sono oggi destinate, le avrei brevettate come gioco per bambini, vendendole in cestelli da venti-trenta.
A quest’ora, ne sono certo, fatturavo come la Chicco e la Lego messe insieme.

Il confronto democratico secondo Hulk Hogan

Fra le mie numerose critiche alla destra italiana e al berlusconismo (riassumibili tutte essenzialmente nel fatto di essere un‘unica cosa), una di quelle che ho sempre privilegiato è di essere una movimento senza confronto, un partito dal pensiero unico (e assente nello stesso tempo), una maggioranza priva di un qualsiasi credibile confronto interno.
Non che chiedessi loro di far scendere a manifestare in piazza contro il governo ministri della stessa maggioranza, per carità: quelli sono vertici di finezza politica che solo a noi di sinistra è dato toccare.
Ma, dico, perlomeno un contrastino, una divergenza di opinioni, qualcosa per cui un qualsiasi esponente de partito di stragrande maggioranza si trovasse in disaccordo col migliore Presidente del Consiglio da 150 anni (e vi prego qui di visionare questo breve filmato).

Sono stato accontentato, a quanto pare. Il confronto interno, in questi giorni, pare abbondare il Partito delle Libertà.


Fini abbozza (e gli va riconosciuto che la posizione è sua non da ora) la concessione di diritti anche a stranieri –qualora regolari, lavoranti, residenti da anni, fisco-probi, puliti e pettinati- il diritto di voto alle amministrative.
Bossi, in una posizione che è parsa ai più attenti una velata critica, gli risponde che può suicidarsi (politicamente) come gli pare.
Fini gli risponde che non riconoscere quei diritti è suicidio della ragione, che, se sono ancora capace di leggere fra le righe, non è un complimento al raziocinio di Bossi.
Il quale, a sua volta, risponde che agli immigrati vanno sì concessi i diritti, ma a casa loro. Che, ne converrete, è una posizione che con la logica non convive, anzi, non è neppure un’abitante dello stesso quartiere: se sono a casa loro non sono immigrati, mi pare di poter affermare.

Scende in campo a questo punto Feltri, che prima invita Fini a rientrare nei ranghi o ad andarsene, dimostrando di avere, del confronto democratico interno ad un partito, l’idea che ne avrebbe un caporale in un cantiere edile della camorra.
Il compagno Fini, lo chiama: che finezza, che humor! Una battuta che suona stantia in bocca ad un cadetto parà della Folgore; ma, si sa, stiamo parlando di un grande, grandissimo giornalista, quindi deve far ridere.
Poi, visto che Fini non tace (si potrà essere cocciuti, eh?), ecco la minaccia di rivelazioni a sfondo sessuale, il “trattamento Bozzo”, di cui uno di questi giorni mi aspetto che Feltri depositi i diritti d’autore, visto la fortuna professionale che gliene sta derivando. Devo incidentalmente ricordarlo, che stiamo parlando del Presidente della Camera dei Deputati?

E Berlusconi, che fa? Come aveva fatto con la carognata a Bozzo, si dissocia, l’anima bella. Evidentemente pensa che noi rimbesuiti italiani ci dimentichiamo che poche settimane fa, alla guida de Il Giornale, Feltri ce lo avesse messo lui, liquidando un Giordano che scrisse, prima di lasciare, che lui nelle lenzuola della gente si rifiutava di rovistare (non l’ho mai sopportato, ma gli va reso almeno questo merito).
Contemporaneamente, Berlusconi pare supporre (o pensare che noi supponiamo) che sia normale dissociarsi –due volte in pochissimo tempo- da un proprio dipendente senza prendere alcun provvedimento,, neppure la censura, che è una misura che non si nega neppure ad un impiegato che va troppe volte a fumare in bagno.
Anzi, la seconda volta, quella delle minacce di rivelare fatti a luci rosse riguardanti Fini, Berlusconi neppure fa finta di dissociarsi: più che altro non dice una fava, e tanti saluti ad una doverosa solidarietà fra due delle prime cariche dello Stato, se non al minimo rispetto che si dovrebbe avere per uno dei massimi esponenti del proprio partito, che ha portato in eredità la marea di voti che furono di AN. Si vede che avrà pensato che una battuta, quella della dissociazione, se non fa ridere le prime due volte ben difficilmente ci riuscirà alla terza; non si dica che, insieme al senso della misura, Berlusconi ha perso il senso del comico.

Insomma, come italiano di sinistra, sono qui, piuttosto attonito. Mi sento come uno a cui si è guastato il telecomando nel bel mezzo dello zapping, e che rimane inchiodato ad assistere ad un programma di wrestling, uno spettacolo che annoia ed avvilisce nello stesso tempo.

Facciamo così, cara destra: ho scherzato, lasciate perdere il confronto interno al partito, ok? Non ci siete abituati, e va a finire che vi fate male.
Torniamo al pensiero unico berluscoide; ad un ragionamento sull’Italia, sui diritti, sullo stato delle cose, ci arriveremo col tempo, quando Berlusconi avrà novantasei anni e farà le bolle col naso.