Archive for ottobre 2009

“L’uomo che ama”

Ieri sera, su Sky, ho visto un film diretto da Maria Sole Tognazzi, con Pierfrancesco Favino.

Genere: fantascienza. C’era uno che stava con Monica Bellucci, e poi la lasciava.

Figuriamoci.
 

Annunci

Intolleranza 09: per un dignitoso ritiro di Vasco.

vasco_rossiCaro Vasco, chi ti parla è stato tuo fan, se non dal primo, dal secondo album. E poi fan non è neppure la parola giusta, primo perché al tempo non si usava, secondo perché al tempo ero più propriamente fulminato per te. Ho amato visceralmente la tua musica e salutato l’ingresso prepotente e sgraziato del tuo rock nella noia della musica italiana; sono passato dalla sorpresa alla curiosità  e ho sconfinato nell’entusiasmo, per te.
Negli anni ’80 venni al tuo concerto al campetto di calcio comunale di Pietra Ligure, saremo stati 2-300 (4 per la Questura, quindi) e mi fa sorridere pensarci adesso che, da calvo, riempi gli stadi.

Te lo riconosco, sei stato a lungo e meritatamente nel mio cuore. Mi hai fatto sorridere di gusto con “Colpa di Alfredo”, mi hai esaltato con “Asilo Republic”, mi hai emozionato con Albachiara; ti sei presentato a San Remo con “Vita spericolata” facendola entrare direttamente nella storia della canzone italiana; il tuo chitarrista ha portato la distorsione alle orecchie di questo Paese di neomelodici.
Insomma, fino a metà degli anni ’80 sei rimasto irriverente, vitale, sorprendente. Vivo.
Poi sei diventato un fenomeno di massa, e qualcosa in ispirazione hai perso. Ma pazienza, succede.

Però adesso hai rotto. Ritirati.

Sono anni –troppi anni- che hai perso smalto, che i tuoi album si ripetono senza un’impennata, un lampo, e che ripeti te stesso.
Non che siano interamente brutti. Qualcosa di brutto, certo, c’è: solo fra le più recenti quel cazzo di mi piaci te, ma come te lo devo dire? è così brutta che nel sentirla ho temuto fortemente che mi si accartocciassero le orecchie. Proprio la linea vocale è incerta, inconsistente, le parole sono fra il puerile e lo svogliato, è brutta brutta brutta.
Ma insomma, non tutto è orrendo; piuttosto, è che di bello non c’è niente.
Guizzi, zero. Novità, sorpresa, rottura degli schemi, zero. Anche quando abbozzi un verso di pallida protesta pari un pensionato che mugugna.
Da tempo non mi posso più dire tuo fan, e, invece che venir ad  un tuo concerto preferisco fare un sudoku o guardare una replica del Dr. House, anche già vista: c’è più possibilità di essere sorpresi.
E fin qui, passi.
Vasco_Rossi_2
Passi anche sulla china di bavoso tampinatore di giovinette, al limite della pedofilia, sulla quale da tempo precipiti. Con le mie mani fra le gambe diventerai più grande è un verso che avresti potuto lasciare scrivere e interpretare a Califano. Fai schifetto, lasciatelo dire.

Sorvoliamo anche sulla tua conversione al bieco commerciale, tu che sembravi voler capovolgere il mondo. Mi canti come stai? Ti distingui dall’uomo comune, ti piace vivere come vuoi (anche questa, brutta brutta brutta) e poi te la vendi per i martellanti spot dei servizi e telefonini TIM, il prodotto più massificato  e massificante che ci sia. Ma se un po’ di coerenza e buon gusto non te li concedi ora che sei stramilionario, quando te li concederai?

Ti concedo perfino, e lo faccio in nome dei vecchi tempi, quella furbata di spacciare, nella pratica, per tua una canzone (questa, sì, fresca e nuova: infatti non è tua), “Celebrate” degli An Emotional Fish, senza neppure prenderti la briga di inventare un testo, ma limitandoti a scimmiottare in italiano il suono delle parole originali, cosicché Celebrate: the party’s over – I’m going home diventa Sorridete: gli spari sopra – sono per voi.
E’ brutto, ma ci sta. Il gruppo qui era sconosciuto e tale sarebbe rimasto, hai fatto il furbetto ma hai cantato una bella canzone, te la concediamo.

Ma cazzo, “Creep” no. Creep non la dovevi toccare.

Vasco, ci sono cose sacre e Creep è una di queste.
E’ emozionante, unica, colpisce come un pugno ancora dopo la trecentesima volta che la senti. Io, nel mio piccolo, l’ho suonata per anni con la mia scalcagnata band di incapaci, la conosco battuta per battuta e ancora mi emoziona profondamente sentirla.
E’ un capolavoro.
Non si tocca, non si rifà, non è possibile migliorarla; se proprio proprio vuoi coprirti di ridicolo puoi farne una versione jazz, o rap, o melodica, e dire che l’hai interpretata, come ha fatto quel pirla di George Michael con Roxanne.
Se la ami, puoi darne una versione live accompagnata da un ukulele, stonando pure, come ha fatto quell’amabile pazza della cantante dei Dresden Dolls.
Ma rifarla con lo stesso stile e un arrangiamento simile, no, ma che ti è saltato in mente?

La tua versione è oggettivamente, francamente, senza appello brutta: riduttiva, anodina, svogliata.
E’ autentica come una tetta siliconata.
E’ emozionante come le e-mail che mi manda il mio commercialista.
E’ profonda come una pozzanghera.
E’ pietosa.

Vasco, lo riconosco, arrivo troppo tardi per impedirti quest’ultima brutta figura.
Ma per te, per quello che sei stato, per quello che noi abbiamo amato in te, ti prego: ritirati.
Fallo per noi.

Si uniscono all’appello (sempre per amore del Blasco):

  • Ad honorem, PbM, che col suo gruppo su FB ha ispirato questo post.
  • Pietrone, che sul suo blog ha riservatolo stesso trattamento ai Kiss
  • Pochepretese
  • Iorek, che non poteva mancare.

(In compenso, Lup mi rema contro e la "cugina" Cri mi minaccia)

 

PRECEDENTI CROCIATE:

§         La tuta.

§         Il limoncello industriale.

§         "Piuttosto che"

§         I fottuti SUV

§             Il ciclista contromano.

§             Tre risposte che non voglio più sentirmi dare

§            I colli di pelliccia.

§            I fantasmini

<!–

–>

<!–

–>

Intolleranza 09: per un dignitoso ritiro di Vasco.

vasco_rossiCaro Vasco, chi ti parla è stato tuo fan, se non dal primo, dal secondo album. E poi fan non è neppure la parola giusta, primo perché al tempo non si usava, secondo perché al tempo ero più propriamente fulminato per te. Ho amato visceralmente la tua musica e salutato l’ingresso prepotente e sgraziato del tuo rock nella noia della musica italiana; sono passato dalla sorpresa alla curiosità  e ho sconfinato nell’entusiasmo, per te.

Negli anni ’80 venni al tuo concerto al campetto di calcio comunale di Pietra Ligure, saremo stati 2-300 (4 per la Questura, quindi) e mi fa sorridere pensarci adesso che, da calvo, riempi gli stadi.

Te lo riconosco, sei stato a lungo e meritatamente nel mio cuore. Mi hai fatto sorridere di gusto con “Colpa di Alfredo”, mi hai esaltato con “Asilo Republic”, mi hai emozionato con Albachiara; ti sei presentato a San Remo con “Vita spericolata” facendola entrare direttamente nella storia della canzone italiana; il tuo chitarrista ha portato la distorsione alle orecchie di questo Paese di neomelodici.

Insomma, fino a metà degli anni ’80 sei rimasto irriverente, vitale, sorprendente. Vivo.

Poi sei diventato un fenomeno di massa, e qualcosa in ispirazione hai perso. Ma pazienza, succede.

Però adesso hai rotto. Ritirati.

Sono anni –troppi anni- che hai perso smalto, che i tuoi album si ripetono senza un’impennata, un lampo, e che ripeti te stesso.

Non che siano interamente brutti. Qualcosa di brutto, certo, c’è: solo fra le più recenti quel cazzo di mi piaci te, ma come te lo devo dire? è così brutta che nel sentirla ho temuto fortemente che mi si accartocciassero le orecchie. Proprio la linea vocale è incerta, inconsistente, le parole sono fra il puerile e lo svogliato, è brutta brutta brutta.

Ma insomma, non tutto è orrendo; piuttosto, è che di bello non c’è niente.

Guizzi, zero. Novità, sorpresa, rottura degli schemi, zero. Anche quando abbozzi un verso di pallida protesta pari un pensionato che mugugna.

Da tempo non mi posso più dire tuo fan, e, invece che venir ad  un tuo concerto preferisco fare un sudoku o guardare una replica del Dr. House, anche già vista: c’è più possibilità di essere sorpresi.

E fin qui, passi.

Vasco_Rossi_2

Passi anche sulla china di bavoso tampinatore di giovinette, al limite della pedofilia, sulla quale da tempo precipiti. Con le mie mani fra le gambe diventerai più grande è un verso che avresti potuto lasciare scrivere e interpretare a Califano. Fai schifetto, lasciatelo dire.

Sorvoliamo anche sulla tua conversione al bieco commerciale, tu che sembravi voler capovolgere il mondo. Mi canti come stai? Ti distingui dall’uomo comune, ti piace vivere come vuoi (anche questa, brutta brutta brutta) e poi te la vendi per i martellanti spot dei servizi e telefonini TIM, il prodotto più massificato  e massificante che ci sia. Ma se un po’ di coerenza e buon gusto non te li concedi ora che sei stramilionario, quando te li concederai?

Ti concedo perfino, e lo faccio in nome dei vecchi tempi, quella furbata di spacciare, nella pratica, per tua una canzone (questa, sì, fresca e nuova: infatti non è tua), “Celebrate” degli An Emotional Fish, senza neppure prenderti la briga di inventare un testo, ma limitandoti a scimmiottare in italiano il suono delle parole originali, cosicché Celebrate: the party’s over – I’m going home diventa Sorridete: gli spari sopra – sono per voi.

E’ brutto, ma ci sta. Il gruppo qui era sconosciuto e tale sarebbe rimasto, hai fatto il furbetto ma hai cantato una bella canzone, te la concediamo.

 

Ma cazzo, “Creep” no. Creep non la dovevi toccare.

 

Vasco, ci sono cose sacre e Creep è una di queste.

E’ emozionante, unica, colpisce come un pugno ancora dopo la trecentesima volta che la senti. Io, nel mio piccolo, l’ho suonata per anni con la mia scalcagnata band di incapaci, la conosco battuta per battuta e ancora mi emoziona profondamente sentirla.

E’ un capolavoro.

Non si tocca, non si rifà, non è possibile migliorarla; se proprio proprio vuoi coprirti di ridicolo puoi farne una versione jazz, o rap, o melodica, e dire che l’hai interpretata, come ha fatto quel pirla di George Michael con Roxanne.

Se la ami, puoi darne una versione live accompagnata da un ukulele, stonando pure, come ha fatto quell’amabile pazza della cantante dei Dresden Dolls.

Ma rifarla con lo stesso stile e un arrangiamento simile, no, ma che ti è saltato in mente?

La tua versione è oggettivamente, francamente, senza appello brutta: riduttiva, anodina, svogliata.

E’ autentica come una tetta siliconata.

E’ emozionante come le e-mail che mi manda il mio commercialista.

E’ profonda come una pozzanghera.

E’ pietosa.

Vasco, lo riconosco, arrivo troppo tardi per impedirti quest’ultima brutta figura.

Ma per te, per quello che sei stato, per quello che noi abbiamo amato in te, ti prego: ritirati.

Fallo per noi.

Si uniscono all’appello (sempre per amore del Blasco):

  • Ad honorem, PbM, che col suo gruppo su FB ha ispirato questo post.

     

  • Pietrone, che sul suo blog ha riservatolo stesso trattamento ai Kiss
  • Pochepretese
  • Iorek, che non poteva mancare.

(In compenso, Lup mi rema contro e la “cugina” Cri mi minaccia)

 

 

PRECEDENTI CROCIATE:

§ &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La tuta.

§ &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il limoncello industriale.

§ &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; “Piuttosto che”

§ &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; I fottuti SUV

§        &nbsp;  &nbsp; Il ciclista contromano.

§ &nbsp;&nbsp;&nbsp;    &nbsp;  &nbsp; Tre risposte che non voglio più sentirmi dare

§ &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; I colli di pelliccia.

§ &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; I fantasmini

<!–

–>

<!–

–>

Cane bagnato.

Chiunque non conosca il sapore dello shampoo
è perché non ha mai fatto il bagno ad un cane.

Franklin P. Jones

Cane bagnato.

Chiunque non conosca il sapore dello shampoo
è perché non ha mai fatto il bagno ad un cane.

Franklin P. Jones

16 ottobre.

Nell’armadio ho ancora le polo sul ripiano, settimana scorsa ne ho usata una.
Da ieri si va di piumone, e stamattina ho grattato via ghiaccio dal parabrezza.

I cambi di stagione mi lasciano sempre perplesso.

Lo scudo fiscale visto da un promotore finanziario.

Immaginatemi seduto alla mia scrivania, nell’ufficio che la Banca Shmeckshmock paga perché io, con la mia suadente dialettica, spinga i clienti ad investire i loro soldi invece che spenderli in cose inutili tipo sesso, droga e rock and roll, o peggio libri o teatro.
Non ci crederete, ma qualcuno mi da retta quando gli dico cosa fare coi suoi risparmi, e ancora non chiede l’elemosina all’angolo di una strada.
(Io sono quello dietro la pigna di carta, lo vedete che vi faccio ciao con la manina?)


Prendo il numero di cellulare di Frazzamozzi, uno dei miei clienti preferiti. Conduce l’azienda di papà, producono laminati in polifosfato isolante antiurto e componibili, qualunque cosa siano.

Pronto?
– Dottor Frazzamozzi buongiorno, sono Xantrini. Come sta? La disturbo?
[Faccio sempre le due domande in sequenza, nella speranza che non si risponda alla prima.]
– Ah, Xantrini, buongiorno. Bene. No. Dica pure.
– La chiamavo per lo scudo fiscale. Banca Shmeckshmock ha messo a punto le procedure per agevolare i clienti nel rientro dei capitali detenuti illegalmente all’estero. Vorrei incontrarla per parlarne e vedere di fare rientrare i suoi.
– I miei? Ehm… è sicuro che sia una buona idea parlarne al telefono?
– Ma dottore, non li legge i giornali? Se lei ha dei capitali all’estero e li farà rientrare salverà l’economia, sarà un eroe. Altro che telefono, dovremmo usare un megafono e farlo sapere a tutti. Che diavolo, è giusto che gli eroi vedano riconosciuti i propri meriti, in questo paese!
– Bah, può anche avere ragione, Xantrini. Il fatto è che io di capitali all’estero non ne ho.
– Scusi scusi scusi, ho capito bene? Lei non ha capitali oltre frontiera, in Svizzera? Case? Quadri? Niente? Perdoni, ma io credevo che, col lavoro che fa, lei guadagnasse.
– Certo che guadagno, ci mancherebbe. Solo che non ho mai portato niente all’estero.
– Quindi mi sta dicendo che ci paga le tasse? Ma cos’&egrave;, scemo? Sveglia, lei vive in Italia! Perfino il premier, che dovrebbe incaricare il suo ministro di tassarla, afferma che non pagarle è giusto perché sono troppo alte; e lei mi viene a dire che le paga?
– Beh, sì&hellip; insomma, su quasi tutto.
– Ah, vede che inizia a ragionare? Parliamo del resto, allora: cosa fa, ritocca il bilancio dell’asiendetta , eh?
– Xantrini, ma è sicuro che si possa parlare di queste cose al telefono?
– Ma dottore, si informi! Il  falso in bilancio gliel’hanno depenalizzato da anni, le rogatorie internazionali sono state impedite… oltretutto adesso c’&egrave; in programma anche di proibire le indagini svolte mediante intercettazioni e, a meno che lei non specifichi che vuole commettere un atto di terrorismo o di mafia, al telefono possiamo tranquillamente pianificare uno stupro, un omicidio o una rapina in banca. E lei che mi fa, mi tituba? Cosa devono fare per farle prendere coraggio? Istituire un premio nazionale per la più creativa invenzione contabile? Intitolare una piazza al registro contraffatto? Ormai si tratta di simpatiche marachelle, un po’ come mettere le corna alla sua signora: se lo racconta agli amici, fa pure bella figura.
– Si, beh, ha anche ragione,. Diciamo che, ecco, qualcosa fuori del bilancio aziendale l’ho messo da parte.
– Oh, bene! E in che nazione l’ha depositato?
-Qui, in Italia.
– Ma dottor Frazzamazzi, allora lei non collabora! Come, in Italia? Ma lo sa che il condono vale solo per chi li ha portati all’estero? Cosa le costava? Una domenica a Chiasso, vedeva un po’ di vetrine, comprava un po’ di cioccolato, pieno di benzina che conviene anche, un salto ad una banchetta di gnomi elevetici e, zac! Ora riportava a casa tutto col 5% di penale.
– Niente tasse? Niente arretrati? Niente interessi di mora?
-No, mica siamo in Inghilterra o Stati Uniti. 5% e via andare, e diventa anche un salvatore della patria.
– Nessuna conseguenza penale?
– Mi scusi, ma qual è la parte di CON-DO-NO che non ha capito? No, niente conseguenze penali, amministrative o tributarie.
– Ma non si chiama mica “condono&rdquo;.
– Ho capito, ma mica si chiamano le cose col loro nome, ha presente dove vive? Se una puttana è una escort e un puttaniere un utilizzatore finale, un condono potrà pure essere uno scudo, no?
– In effetti…  Tra l’altro è un affare, devo dire. Cioè, rispetto ad avere pagato le tasse a suo tempo, qui mi balla un 35-40%. Mica male.
– Quindi?
_ Quindi niente, Xantrini. I miei soldi li ho nascosti in Italia.
– Male, dottore, male. Lei proprio a questo governo non vuole venire incontro, eh? Con tutto quello che fa per lei, ancora non fa neppure il minimo per assecondare i suoi interessi. Dica la verità, che le piace trovare la pappa pronta.
– Ma non  posso portarli fuori oggi e farli rientrare subito?
– No. Può portarli fuori quando vuole, ma mi sa che deve aspettare il prossimo condono per farli rientrare.
– Ah, perché ne fanno un altro? Io avevo sentito che questo sarebbe stato l’ultimo, che poi avrebbero iniziato a perseguire gli evasori.
– Beh, sì, l’hanno detto. Tremonti l’ha detto anche la prima e la seconda edizione dello scudo, e questa è la terza. D’altra parte, ci pensi: se la motivazione è che c’&egrave; bisogno di soldi per il bilancio, provi a pensare ai prossimi anni: le pare che come esigenza verrà meno?
– No, non credo.
– Le pare che davvero si mettono a far la lotta all’evasione? Son quindici anni che governa Berlusconi, ha visto maggiori controlli?
– Grazie a dio, no.
– Allora, vede?
– Ha ragione, Xantrini. Adesso mi metto di buzzo buono e vedrà che la prossima occasione non la perdo. Tiro su del gran nero e poi al prossimo condono glielo giro, va bene?
– Va benissimo, dottore; guardi che conto su di lei, ah ah.
– A presto, Xantrini, ah ah. E scusi.
– Di niente, dottore, cosa vuole che sia? La mi stia bene.

Appendo. Provvigioni sfumate, budget di raccolta fermo.
Se devo vivere nell’Italia berlusconiana -e sono certo che Frazzamazzi l’ha votato- almeno mi volete fare ricco?
Eccheccazzi, un po’ di coerenza!
(Voi, non io)