Figure storiche 26: capocolonna a rapporto.

Grazie a Facebook ho incontrato nuovamente il mio capitano. Eh sì, perché –per quanto possa risultare incredibile- non solo ho fatto il militare, ma ho anche portato la stelletta di sottotenente di complemento.
E così, fra le varie rievocazioni e i e-come-sta-coso-lì-come-si-chiama?,  mi sono praticamente impegnato a raccontare su questo blog una delle mie malefatte di quel periodo, probabilmente la migliore. Non l’unica, di certo.
(Mettetevi comodi, è un po’ lunga ma ne vale la pena.)

Manovre NATO, campo di esercitazione giù al sud, da qualche parte fra Napoli e Caserta: il Comando della Terza Armata partecipa e io sono fra i prescelti. Agli ordini del maggiore B. e a fianco del Sottotenente P., più anziano (inteso come anzianità di servizio) e più esperto di me (inteso come meno imbranato), abbiamo il compito di scortare una colonna di mezzi (camion, essenzialmente) carichi di dio sa cosa.


camionmilitarecopOra, dovete sapere che i mezzi militari non viaggiano così -come si potrebbe suppore- alla cazzo: c’è tutta una serie di regole da rispettare: velocità bassa (60 kmh massimo: vi dico, una pizza…) , una certa distanza fra un mezzo e l’altro, e sopra un certo numero di mezzi incolonnati è necessario spezzare in due tronconi la colonna, anche per non creare troppo disagio al traffico civile. Quindici mezzi per troncone, nel nostro caso; no, dico, mica paglia. E poi soste programmate, tabella di marcia, programma di approvvigionamento carburante, rancio e sosta-pipì per la truppa, il tutto sotto la supervisione da parte degli ufficiali.

Io vengo assegnato, con la mia jeep guidata da apposito autista, alla testa della seconda colonna, comandata dal capitano F.; la prima la comanda il Maggiore B. che ha ai suoi ordini l’altro sottotenente, P. Praticamente maggiore B. e capitano F. fanno la spola con la propria jeep fra le due colonne e controllano il regolare svolgimento delle operazioni cooordinateb da me e dall’altro sottotenente.
Non son del tutto contento, perché il fante alla guida della mia jeep è una specie di pacioso troglodita pugliese coi riccioli biondi, la cui idea di conversazione è darmi ragione qualsiasi cosa io dica, ma mediante grugniti. Pazienza, non sono lì a divertirmi.
Devo dire, il primo giorno va tutto bene. Alla testa della seconda colonna, mi è sufficiente fare quello che fa la prima (soste, deviazioni) a distanza di venti minuti e dietro preavviso del Maggiore B.
La sera giungiamo trionfalmente in Arezzo, bella e accogliente.

La mattina dopo, tuttavia, il diavolo ci mette lo zampino: l’esperto collega P, per motivi che non saranno mai precisati, canna l’ingresso in autostrada e, invece di imboccare Arezzo sud, torna indietro verso Arezzo Nord. Per motivi ancora più misteriosi io, invece, centro l’uscita comandata, Arezzo Sud. Ne risulta che il mio troncone di colonna, da secondo, passa a primo.
Il maggiore B. sembra piuttosto preoccupato della piega che stanno prendendo le cose ma, tant’è, non essendo neppure concepibile l’idea di una colonna di una quindicina di mezzi che ne supera altrettanti alla pazza velocità di sessanta chilometri orari, si rassegna a vedermi capo colonna, non senza una serie di raccomandazioni che ai miei orecchi suonano fastidiosamente a metà fra il paterno e il minaccioso.

Procediamo tuttavia con ordine e senza intoppi per tutta la mattinata e superiamo il nodo temuto, cioè il raccordo anulare di Roma. Inizio a credere che andrà tutto bene e che il maggiore si preoccupa per niente, come confido al troglodita, che mi risponde hmf, tene’.

A questo punto si verifica un piccolo intoppo: il maggiore, indietro rispetto a me di qualche chilometro con la sua jeep, cerca di contattarmi, ma la radio non riceve. Al tempo, chiamato a giustificarmi, mi fu facile imputare alla vetustà dell’apparecchio il fatto che ricevesse male; oggi, a diciotto anni di distanza -certo che ogni possibile reato punibile con la corte marziale io abbia commesso si sia prescritto- posso confessare che per buona parte del tragitto la lasciai spenta, per distrazione.
L’accesi quando me ne accorsi, appena in tempo per ricevere la chiamata di un preoccupato maggiore B. che chiedeva dove fosse arrivata la mia colonna. Con orgoglio risposi che avevamo appena superato la piazzola di Talposto, e che eravamo quindi in anticipo sulla tabella di marcia. Il tono non esattamente benevolo del maggiore mi chiarì che non si trattava per niente di una buona notizia, poiché fra la nostra uscita e la nostra posizione attuale c’era una e una sola area di sosta.

Il piano del maggiore, infatti, prevedeva che io sostassi con tutta la mia colonna alla penultima area di servizio prima dell’uscita predestinata, che poi era l’ultima uscita prima di arrivare a Napoli. Il sottotenente P., che mi seguiva a una ventina di minuti, avrebbe saltato quella sosta (anche perché è semplicemente impensabile di far fermare due convogli nella stessa area) e si sarebbe fermato alla successiva; io, a questo punto, mi sarei mosso solo dopo che lui avesse abbandonato l’ultima area di sosta e avesse quindi ripreso la testa della colonna. Solo che io, quella penultima area, l’avevo già passata senza che il maggiore potesse contattarmi e farmici fermare.
Così, l’unica cosa da fare ora era che io mi fermassi all’ultima area e che lì mi facessi superare dal collega; il maggiore avrebbe raggiunto lui, si sarebbe assicurato del regolare svolgimento della sosta e, soprattutto, gli avrebbe fornito i documenti di viaggio ministeriali per potere passare il casello del pedaggio. Io avrei invece incontrato all’ultima area di sosta il capitano F., che avrebbe fatto la stessa cosa con la mia colonna: avrei ripreso poi la marcia passando al casello per secondo.
Insomma, dovevo fermarmi e farmi superare dall’altra colonna: così mi ordinò il maggiore e così risposi che avrei fatto.
E l’avrei fatto, non ci fosse stato tutto quel caldo.

Ma era caldo, ero stanco e snervato dalla lentezza della marcia, la notte prima avevo dormito sì e no una fava, ero pure di cattivo umore per avere subito la rampogna del maggiore. Dissi al mio autista di svegliarmi non appena avesse avvistato la segnaletica che preannunciava l’area di sosta, mi misi comodo, cioè coi piedi stampati sul vetro del parabrezza, mi calai il basco nero sugli occhi e mi concessi una pennica.

Mi svegliai poco dopo; cioè, non proprio poco: avevo infatti la sensazione di avere dormito più del dovuto. Con un presentimento orrendo chiesi al troglodita ricciolo alla guida dove fossimo e quanto mancasse alla sosta. Muah, tene’, m’ sa che l’abbieumo passeuta, mi fa la bestia.
Ricordo di avere messo in dubbio in pochi secondi la sua intelligenza, la sua capacità di intendere l’italiano e la moralità della madre; lui era dispiaciuto, ma non spaventato dalle proprie gravi responsabilità. E, mentre ancora lo insultavo, si faceva lentamente strada in me la comprensione della situazione (alla quale il suo istintivo e primordiale cervello doveva evidentemente già essere giunto), cioè che le gravi responsabilità erano tutte mie: mai avrei potuto addossargli la colpa di alcunché, perché io ero l’ufficiale responsabile, e stavo dormendo.

Così, viaggiando verso l’ignoto, mi immaginavo con terrore e raccapriccio la faccia del mio capitano che, dalla piazzola dell’area di sosta dove avrei dovuto fermarmi, vide passare la mia jeep, con le suole dei miei anfibi ben stampate all’interno del parabrezza, e, subito dopo, quindici mezzi incolonnati coi loro bravi fanti alla guida, stanchi e  con le vesciche piene.
Ma c’è di più. Non avevo la minima idea di dove fossi esattamente, e l’idea di avere saltato non solo l’area di sosta, ma anche l’uscita dell’autostrada stava insinuandosi in me. Già immaginavo la mia colonna essere costretta a prendere la prima uscita della tangenziale di Napoli, tentare una manovra a U per risalire in senso inverso in autostrada, incasinarsi, bloccare il traffico; già mi pareva di sentire la notizia d’apertura al TG3 regionale della Campania: scellerato sottotenente blocca la tangenziale di Napoli per ore, ora è agli arresti a Gaeta.

La singolare fortuna che da sempre mi accompagna -e che fa sì che io caschi in continuazione, ma sempre in piedi- mi fece incontrare un cartello che diceva che la mia uscita era a 700 metri. L’intera colonna mise la freccia a destra e si diresse verso il casello.
Qui, fu il finimondo.
Imboccai l’uscita del casello, ma, alla richiesta di pagare il pedaggio, dissi che di soldi non ne avevo; mi chiesero i documenti di viaggio, ma quelli erano in mano al mio capitano, probabilmente ancora svenuto sulla piazzola.
E mentre discutevo coi casellanti, i mezzi della mia colonna, privi della mia guida ed autorità, si incolonnarono alla cazzo distribuendosi fra le varie uscite e le bloccarono tutte.
Arrivò il mio capitano, molto corrucciato. E poco dopo giunse sulla sua jeep anche il maggiore, schiumante rabbia, che, di fronte a tutta la truppa che nel frattempo vagava nei dintorni del casello (cercando di non farsela addosso), mi urlò a pieni polmoni:


GGGGGG (e urlò il mio cognome),
PORCO (e qui disse cose teologicamente discutibili)
DORMI COME UNA PUTTAAAAAAAAAAANA! ”

Maggiore e capitano sbrogliarono poi la situazione, e il casello intasato si sgorgò, come un lavello, non appena gli ufficiali superiori consegnarono agli inferociti casellanti i documenti necessari. Dopo un’oretta giungemmo infine al campo di esercitazione.
Il maggiore B. non mi volle più parlare, e mi duole dire che non lo fece fino al giorno del mio congedo; però non mi deferì mai ad alcuna corte marziale (dormire in servizio non è cosa senza conseguenze, se sei un militare), e di questo tuttora gli sono grato. Qualcosa mi dice tra l’altro -da sempre- che qualcuno probabilmente intercesse per me, e credo di sapere chi sia, vero capitano?
L’esercitazione Nato così poté essere svolta, anche se (e forse: poiché) io me ne tornai a casa in stampelle dopo qualche giorno. (Episodio che racconterò solo se pregato a furor di popolo; vi dico solo che non si trattò della vendetta del maggiore, che pure un paio di motivi per azzopparmi li avrebbe avuti.)

Ecco, signor capitano: ho raccontato tutto, come promesso, senza nulla omettere, in modo da condividere i nostri più o meno lieti ricordi.
Adesso però chiedo a lei, che di terminologia militare ne sa certo più di me, di togliermi un dubbio che mi assilla fin dai quei remoti giorni: ma com’ è che dorme, una puttana?

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16 responses to this post.

  1. Posted by pbagnoli on novembre 23, 2009 at 2:54 pm

    Adesso vogliamo sapere l’episodio della stampella!
    Così, se vuoi, ti racconto come un geniere alpino cercò ripetutamente sotto ai miei occhi di caricare il pacchetto di cartucce del Garand con la punta rivolta verso di sé, e di come il capitano B. commentò la cosa azzardando un’ardita analogia fra la cosa che stava facendo il geniere e le sue pratiche sessuali…
    Pietrone

    Rispondi

  2. Posted by Xantro on novembre 23, 2009 at 3:12 pm

    E una. Ne voglio dieci, di richieste, per risputtanarmi più di quanto abbia già fatto (ma quella del capitano vale per tre).

    Rispondi

  3. Posted by anonimo on novembre 23, 2009 at 3:19 pm

    Seconda richiesta, a furor di popolo sia chiaro 😀

    hgy

    Rispondi

  4. Posted by anonimo on novembre 23, 2009 at 9:57 pm

    sottotenente di complemento?!?!?!!??
    ma io non ti parlo più.

    guarda nel cielo c’è un aquiloneeeeeeeeeee
    sarà un parààààà che fa il coglioneeeeeeee
    degli artiglieri ce ne freghiamoooooooo
    noi i cannoniiii ce li fumiamooooooo
    passo cadenzaaaaa siamo gli alpiniiii
    gente che non fa niente che non ha voglia di lavoraaaaaaaar
    però scaglionaaaaaa

    lup

    ok, metabolizzato il fatto che hai fatto il sottote (non lo ripeto nemmeno) vado a leggere tutto

    Rispondi

  5. Posted by anonimo on novembre 24, 2009 at 8:05 am

    voglio sapere delle stampelle.
    e appena trovo "furor di popolo" sulla mappa ci vado e te lo richiedo così non hai scuse.

    Rispondi

  6. Posted by anonimo on novembre 24, 2009 at 9:30 am

    Stampelle, please.

    Rispondi

  7. Posted by anonimo on novembre 24, 2009 at 9:32 am

    Ah, quello sopra sono io, Skalvo

    Rispondi

  8. Posted by Xantro on novembre 24, 2009 at 10:29 am

    Riporto il commento del capitano, registrato su FB.
    "Scrittura scorrevole, sintassi corretta, lettura piacevole,racconto veritiero e attendibile. risposta all’ultima domanda……..impossibile per mancanza di riscontro diretto."

    Poi, via messaggio personale, mi ha praticamente comandato di raccontargli delle stampelle (credo se lo chieda dal ’91) ma autorizzandomi a non farlo qui sul blog ma davanti ad un aperitivo. Il che apre questioni di ordine contrario alle leggi (quelle dell’autosputtanamento) e quindi mi ritengo autorizzato, anche dal codice militare, a disobbedire.
    Lo prendo quindi come richiesta di pubblicazione, quindi conta per tre; con Lup, Iorek, Skalvo e un anonimo siamo a sette.

    Sotto, gente.

    Rispondi

  9. Posted by pochepretese on novembre 24, 2009 at 12:37 pm

    Stampelle! Stampelle! Stampelle!

    da caporale avevo una predilezione innata nel far girare il plotone al contrario al ritorno dall’alza bandiera … frunt destr frunt …. e quelli zotici si giravanocorrettamente dando le spalle al capitano in attesa di appello.

    Stampelle! Stampelle! Stampelle!

    e comunque è andata di lusso… che qualche mesetto in più di miltare l’hai rischiato di certo.

    Stampelle! Stampelle! Stampelle!

    Rispondi

  10. Posted by anonimo on novembre 24, 2009 at 1:30 pm

    Lo so gia!!!
    So che è più forte di te e a breve ci racconterai anche quest’altro episodio.!!!!

    Questa tua performance, mi ricorda i film di Pierino ….alle grandi manovre!!!

    Il Kurvunza

    Rispondi

  11. Posted by anonimo on novembre 25, 2009 at 10:59 am

    chiedo a gran voce la storia delle stampelle!!!
    Ma tanto non potrà mai battere quella del formaggio.
    baci-paci !

    Rispondi

  12. Posted by anonimo on novembre 25, 2009 at 12:19 pm

     stampelle! e 10 😛 
    [ll]

    Rispondi

  13. Posted by anonimo on novembre 26, 2009 at 2:20 pm

    stampelle (11 per sicurezza)

    Rispondi

  14. Posted by anonimo on novembre 26, 2009 at 5:48 pm

     stampelle.
    grazie

    mi scompiscio dalle risate. 

    Rispondi

  15. Posted by Xantro on novembre 27, 2009 at 5:03 pm

    Avete vinto. Lunedì: Figure storiche 27: stampelle.

    Ecce ancilla domini.

    Rispondi

  16. Posted by anonimo on dicembre 1, 2009 at 2:22 am

    Ehm… non ho capito perche’ mi hai contato anche se non avevo commentato, ma in effetti STAMPELLE STAMPELLE.

    Un paio di considerazioni. Mi sento molto piu’ sicuro, sapendo che ti hanno congedato.  Mi sento tuttavia ancora piu’ sicuro sapendo che non stai gestendo i miei soldi (eufemismo per: dormo coi piedi sulla scrivania e investo soldi altrui in isole a forma di minchia)
    Iorek

    Rispondi

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