Figure storiche 26 bis: stampelle.

E va bene, va bene, avete vinto: ecco a voi il veritiero racconto  di come abbandonai l’esercitazione militare che fin dall’inizio avevo tentato di sabotare (vedi post collegato).
Capitano, i particolari lei non li conosce a tuttoggi; li apprenda da queste righe.

Il giorno dopo il mio trionfale arrivo a Monteromano (questo il nome del sito dove si svolgeva l’esercitazione militare), lavorai di buona lena fin dall’alba per rimediare alla pessima prestazione del giorno precedente. Ora delle cinque di pomeriggio, però, i principali compiti della giornata erano esauriti e truppa e ufficiali furono messi in libertà. Eravamo accampati nei pressi di una caserma e ci fu offerto il supremo gesto di ospitalità: l’utilizzo del campo di calcetto. Figurarsi se non cooptavo -blandendo se bastava, facendo leva sull’autorità del grado se necessario- nove fanti con cui giocare. Uno era il troglodita di cui già dissi, tra l’altro.

Come mi feci male, è presto detto: misi male il piede dopo un intervento rude ai danni di un sottoposto e mi procurai una distorsione alla caviglia, piegando il piede all’interno. Succede anche a giocatori più bravi di me, cioè quasi chiunque.


Vale la pena invece di soffermarsi su come trasformai un incidente di gioco in una paralizzante menomazione i cui effetti durarono fino, ed oltre, al mio congedo.

Prima di tutto non smisi di giocare, ecché, scherziamo? Già avevo fatto la figura del pirla il giorno prima, volevo forse fare anche la figura della mammola? Quindi insistetti a correre sulla caviglia dolorante; prima rallentai, presto zoppicai, nel giro di qualche minuto strisciavo.
A questo punto decisi di ritirarmi verso gli spogliatoi, che sono –come scoprirete presto- il luogo della tragedia.

Entro nello spartano -ma funzionale- spogliatoio riservato a ufficiali e sottufficiali di Monteromano. Pur dolorante, mi spoglio e mi caccio sotto la doccia, ricordando vagamente che mi erano state fatte delle raccomandazioni, anche se non saprei esattamente dire quali; di non lasciare disordine, forse? Mah.
La giornata era stata stancante, faceva anche freschino: decido per una doccia bella calda.
Ora, direte voi, che siate o non siate medici: bella idea del ciufolo mettere una caviglia distorta sotto un flusso di acqua calda! Posso ammettere che non sia stato esattamente un colpo di genio, e va bene; ma insomma, ero ancora convinto che si trattasse di un dolorino destinato a passare entro breve. E poi avevo davvero voglia di una doccia calda, me l’ero meritata.

Finii la doccia, chiusi la manopola dell’acqua fredda e immediatamente, nel momento stesso in cui allungavo la mano verso quella dell’acqua calda, mi ricordai della raccomandazione ricevuta: “Tenente, mi raccomando, il termostato del boiler è saltato, e l’acqua calda è in realtà bollente. Chiuda prima l’acqua calda e poi quella fredda, se no è un casino.”
E lo fu, un casino.

Il getto d’acqua, in zero secondi, non più mitigato dall’acqua fredda, divenne bollente, tanto che dovetti ritirare la mano prima ancora di avere toccato l’altro rubinetto. Attonito, guardai il getto di acqua a temperatura folle, che mi separava dalla manopola. Le pareti del box doccia erano strettissime e il getto le occupava interamente, non c’era modo di aggirare quella cascata di acqua bollente e vapore.
Ci provai e dovetti più volte ritrarre la mano.
Come avrei potuto chiudere l’acqua?
Ci provai fasciandomi l’avambraccio con l’accappatoio; brillante idea, perché anche se l’acqua non raggiunse la mia pelle, a scottarmi il resto del braccio, la spalla e anche la faccia bastò il vapore sparato fuori dalla doccia infernale. Quindi, urlando improperi verso tutti i costruttori di  boiler del mondo e verso le loro mamme, lasciai cadere l’accappatoio, che andò dritto filato a posizionarsi nel box-doccia, intasandone lo scarico. E ovviamente, di rimuoverlo di lì, neanche a parlarne, a causa del getto ustionante.

Con raccapriccio rimasi immobile ad osservare l’acqua che riempiva la base del box-doccia e iniziava a tracimare sul pavimento: dico “osservare”, ma dovrei dire più propriamente “indovinare fra le nebbie”, perché il vapore tanto generosamente elargito dalla Doccia del Demonio stava saturando il locale, e sembrava di trovarsi una mattina di novembre alle otto a Locate Triulzi (per i non-lombardi: un posto molto, molto nebbioso), a parte la temperatura da sauna.

Per un attimo stetti davvero fermo lì, a contemplare il disastro. L’acqua fumante ricopriva il pavimento, a stento drenata dallo scarico in centro alla stanza. Provai una sensazione di impotenza orrenda.

Poi mi scossi. Montai in piedi su un tavolo (ahi! La caviglia!), aprii una finestra e riuscii a fare entrare un refolo di aria fredda, abbastanza da poter tornare a vedere. Poi mi guardai in giro. Ombrelli niente. Teloni di plastica neppure. Molle da camino con cui chiudere il rubinetto, neanche per sogno.
Allora afferrai il tavolino su cui ero salito, lo sollevai sopra la mia testa e, tenendolo per le gambe, mi ci misi sotto.

Ebbi un attimo di esitazione, durante il quale immaginai cosa avrebbe visto un ufficiale che avesse deciso di usare lo spogliatoio della caserma in quel momento lì: un sottotenente nudo come un verme, con in piedi a mollo in una spanna di acqua fumante, in mezzo alla nebbia, con un tavolino in testa. Sei mesi di manicomio militare a Baggio non me li avrebbe tolti nessuno.
Poi, mi gettai sotto la doccia, tavolo e tutto.

Per quanto bizzarro, il tentativo andò a segno: il tavolo fermò il getto per un tempo sufficiente a permettermi di afferrare la manopola, ululare perché il metallo era bollente, girarla, mollare tavolo e tutto e saltare via come un ranocchio pucciato nell’acqua bollente.
Estrassi poi l’accappatoio, l’acqua iniziò a rifluire, gli scarichi fecero il loro dovere e lo spogliatoio tornò, -dopo essere stato per qualche minuto una bolgia dell’inferno dantesco- ad essere un normale spogliatoio…  solo un po’ imperlato di vapore, ecco.

Mi ricomposi, indossai con grande dignità l’uniforme pressoché fradicia -per via del vapore- feci per rimettere gli anfibi: la caviglia destra sembrava un palloncino viola, tanto era gonfia: fra movimenti inconsulti, sforzi e soprattutto cinque minuti buoni di immersione in acqua bollente, avevo aggravato lo stato delle mie fasce muscolari, già vittime di distorsione, oltre ogni dire. Zoppicai fino alla branda e lì rimasi come una cozza abbarbicata al suo scoglio.
Non chiusi occhio per buona parte di quella notte e mi svegliai la mattina dopo con un melone rosa al posto della caviglia.
Nei due giorni seguenti arrancai penosamente per il campo con le stampelle, cercai di resistere al dolore: avevo già fatto il figurone del casello e non mi andava di tornare ferito dalle esercitazioni NATO per via del calcetto, sarebbe stato ridicolo. Ma una notte, quando per uscire –a quattro zampe- dalla tenda per orinare (di raggiungere i wc chimici non ci pensavo neanche) sotto la pioggia, ci misi cinque minuti e tornai coperto di fango, decisi che ne avevo abbastanza. Oltretutto, la mia utilità, in quelle condizioni, era perlomeno discutibile, perché mi limitavo per buona parte della giornata a recensire con dotte dissertazioni giornali porno, a favore di una attenta truppa, che del resto altri motivi per ammirarmi non ne aveva.
Mi presentai all’ufficiale medico, il quale, non senza un misto di titubanza e ribrezzo, mi rispedì a casa, stampelle e tutto. Il maggiore B. acuì, se possibile il disprezzo per me.

Particolarmente infelice fu il collega spilungone, che in tre giorni passò dalla malcelata soddisfazione per avere scampato il campo, alla brutta sorpresa di doverselo fare, convocato in fretta e furia, al posto mio. Al ritorno ebbe anche il cattivo gusto di mettere in giro la voce che ci avevo marciato su. Il che, parola, non era vero.
Ma non mi diedi gran pena per smentirlo: ero consapevole che, avessi dovuto raccontare la storia del tavolo in testa sotto il getto di vapore, beh, ci avrei fatto una figura ancora peggiore.

Capitano, sul mio onore, giuro che questa è la più pura verità su quell’episodio. Potessi dover fare da Milano a Monteromano in stampelle, se mento.

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20 responses to this post.

  1. Posted by anonimo on dicembre 1, 2009 at 12:38 pm

     muoio.

    Rispondi

  2. Posted by anonimo on dicembre 1, 2009 at 12:38 pm

     muoio.

    Rispondi

  3. Posted by anonimo on dicembre 1, 2009 at 12:46 pm

    a parte il fatto che, conoscendoti, ti sarai mandato da solo le dieci richieste (o almeno sei)per poter raccontare le tue eroiche imprese,hai esposto con dovizia di particolari quanto ti è accaduto, affascinando il lettore con l’idea che, da un momento all’altro qualcuno ti potesse sosprendere, tu nudo!!, con le conseguenze del……….. caso !!. un salutone “il Capitano”.

    Rispondi

  4. Posted by anonimo on dicembre 1, 2009 at 12:46 pm

    a parte il fatto che, conoscendoti, ti sarai mandato da solo le dieci richieste (o almeno sei)per poter raccontare le tue eroiche imprese,hai esposto con dovizia di particolari quanto ti è accaduto, affascinando il lettore con l’idea che, da un momento all’altro qualcuno ti potesse sosprendere, tu nudo!!, con le conseguenze del……….. caso !!. un salutone “il Capitano”.

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  5. Posted by Xantro on dicembre 1, 2009 at 1:13 pm

    No, giuro, capitano, son tutte persone e richieste vere.
    D’altra parte, ti pare che si possa inventare uno come Iorek?

    Rispondi

  6. Posted by Xantro on dicembre 1, 2009 at 1:13 pm

    No, giuro, capitano, son tutte persone e richieste vere.
    D’altra parte, ti pare che si possa inventare uno come Iorek?

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  7. Posted by anonimo on dicembre 1, 2009 at 1:44 pm

    Tanto per citare le tue parole, "voglio un poster di tu".
    Ovviamente non ritratto nel pieno del drammatico episodio, s’intende. In un mondo migliore di questo sarei una persona facoltosa, e spenderei i miei soldi per stipendiarti per averti su una poltrona del soggiorno, a  raccontare storie di vita vissuta come questa.

    Rispondi

  8. Posted by anonimo on dicembre 1, 2009 at 1:44 pm

    Tanto per citare le tue parole, "voglio un poster di tu".
    Ovviamente non ritratto nel pieno del drammatico episodio, s’intende. In un mondo migliore di questo sarei una persona facoltosa, e spenderei i miei soldi per stipendiarti per averti su una poltrona del soggiorno, a  raccontare storie di vita vissuta come questa.

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  9. Posted by pbagnoli on dicembre 1, 2009 at 8:10 pm

    Oggi ho avuto una giornata di merda, ma tu questa sera, con questo meraviglioso racconto, hai giustificato l’oroscopo favorevole di cui mi aveva gratificato il GR2 questa mattina.
    Se è falso, sei un genio.
    Se è vero, ci ritrovo il miglior Sandro, quello di cui ero inconfessato ammiratore ai tempi del Liceo.
    Grazie anche per questo.
    Pietrone

    Rispondi

  10. Posted by pbagnoli on dicembre 1, 2009 at 8:10 pm

    Oggi ho avuto una giornata di merda, ma tu questa sera, con questo meraviglioso racconto, hai giustificato l’oroscopo favorevole di cui mi aveva gratificato il GR2 questa mattina.
    Se è falso, sei un genio.
    Se è vero, ci ritrovo il miglior Sandro, quello di cui ero inconfessato ammiratore ai tempi del Liceo.
    Grazie anche per questo.
    Pietrone

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  11. Posted by anonimo on dicembre 2, 2009 at 10:20 am

    a parte il fatto che la mia richiesta l’hai inventata davvero (almeno inizialmente), ma devo darti atto di una cosa.
    Sei la dimostrazione che sono capaci tutti ad essere sfigati, ma ci vuole del genio e del talento per fare della rogna una forma d’arte.

    Guarda, appena torno in europa ti prenoto per una serata con qualche altro demente (tu magari su un altro tavolo, per precauzione) e ti offro una cedrata.
    Iorek

    Rispondi

  12. Posted by anonimo on dicembre 2, 2009 at 10:20 am

    a parte il fatto che la mia richiesta l’hai inventata davvero (almeno inizialmente), ma devo darti atto di una cosa.
    Sei la dimostrazione che sono capaci tutti ad essere sfigati, ma ci vuole del genio e del talento per fare della rogna una forma d’arte.

    Guarda, appena torno in europa ti prenoto per una serata con qualche altro demente (tu magari su un altro tavolo, per precauzione) e ti offro una cedrata.
    Iorek

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  13. Posted by pochepretese on dicembre 2, 2009 at 5:00 pm

    … comincio seriamente a preoccuparmi di cosa tu abbia fatto in passato che ancora è ignoto, ma soprattutto a cosa tu possa essere in grado di combinare nel futuro prossimo …

    Rispondi

  14. Posted by pochepretese on dicembre 2, 2009 at 5:00 pm

    … comincio seriamente a preoccuparmi di cosa tu abbia fatto in passato che ancora è ignoto, ma soprattutto a cosa tu possa essere in grado di combinare nel futuro prossimo …

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  15. Posted by pbagnoli on dicembre 2, 2009 at 7:37 pm

    Se avete bisogno di un demente – uno di quelli veri, intendo – io sono sempre disponibile.
    E, beninteso, all’occorrenza posso portare adeguati rinforzi

    Rispondi

  16. Posted by pbagnoli on dicembre 2, 2009 at 7:37 pm

    Se avete bisogno di un demente – uno di quelli veri, intendo – io sono sempre disponibile.
    E, beninteso, all’occorrenza posso portare adeguati rinforzi

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  17. Posted by anonimo on dicembre 2, 2009 at 11:41 pm

    Andata per la cedrata, allora. Xantro ci raccontera’ di quella volta in cui una tento’ di cambiare una ruota bucata e rischio’ la vita a piu’ riprese, e io portero’ la stampata delle mail che mi ha mandato – varie volte – confondendomi per chissa’ chi (sono certo che ora neghera’).
    Iorek 

    Rispondi

  18. Posted by anonimo on dicembre 2, 2009 at 11:41 pm

    Andata per la cedrata, allora. Xantro ci raccontera’ di quella volta in cui una tento’ di cambiare una ruota bucata e rischio’ la vita a piu’ riprese, e io portero’ la stampata delle mail che mi ha mandato – varie volte – confondendomi per chissa’ chi (sono certo che ora neghera’).
    Iorek 

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  19. Posted by anonimo on dicembre 4, 2009 at 1:16 pm

    Ti giuro, mentre leggevo, mi dicevo: NON CI CREDO, non può essere accaduto!
    Me  lo sarò ripetuto più volte…………..NON CI CREDO!!

    iL kURVUNZA

    Rispondi

  20. Posted by anonimo on dicembre 4, 2009 at 1:16 pm

    Ti giuro, mentre leggevo, mi dicevo: NON CI CREDO, non può essere accaduto!
    Me  lo sarò ripetuto più volte…………..NON CI CREDO!!

    iL kURVUNZA

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