Archive for marzo 2010

Dis-cor-SO, dis-COR-SO… !

Oggi ne faccio 45; che, per il solo fatto di essere divisibile in lustri, dovrà pur essere significativo.

E’ quindi tempo di bilanci, che vi faccio con la mano sul cuore reggendo con l’altra lo spumante. Così si usa.

 

Di salute, prima di tutto, sto bene. Anche perché pratico l’unica medicina che secondo me abbia un senso: se qualcosa non va, ignoralo, se ne andrà; se non lo farà ma ti permetterà di continuare ad ignorarlo, sarà come se se ne fosse andato. Se non se ne andasse e non potessi ignorarlo, allora probabilmente ne morirai, in ogni caso lo saprai troppo tardi, perché preoccuparsene prima?

 

Il lavoro: non lo so se quello che ho fatto si può definire “far carriera”; so che faccio una cosa di cui mi piace più della metà, che gestisco in autonomia, che mi permette uno stile di vita accettabilissimo, con poche rinunce e tutte tollerabili, anche perché per andare a St Moritz nel finesettimana c’è coda, mi dicono. Lamentarmi, mi parrebbe di essere ingrato: e stupido, perché è tutto frutto di scelte mie.

 

L’amore: ho messo su famiglia tardi, ma bene. E, prima di quello, sono stato abbastanza fortunato da inciampare nell’amore più di una volta e abbastanza saggio da afferrarlo e tenerlo stretto quando mi sono reso conto che così avrei voluto vivere. E poi c’è Gaia, che dice parole sentite e ispirate, come “shaaaasha” e “scgloscglo” e che secondo me vogliono dire che mi vuol bene, solo con due diverse sfumature, anche se una delle due (“scgloscglo”) la dice sempre mentre accendo la stufa e potrebbe significare “bestia, che grosso quel tocco di legno”.

 

Insomma, tanti auguri a me, perché potrei passarmela ben peggio, soprattutto se tenete conto che, nella mia vita, due punti fermi sono la sinistra e la Juventus.

 

[Una costante, invece, è il ritardo. In effetti, questo messaggio andava pubblicato ieri; ma so che mi perdonerete.]

 

Dis-cor-SO, dis-COR-SO… !

Oggi ne faccio 45; che, per il solo fatto di essere divisibile in lustri, dovrà pur essere significativo.

E’ quindi tempo di bilanci, che vi faccio con la mano sul cuore reggendo con l’altra lo spumante. Così si usa.

 

Di salute, prima di tutto, sto bene. Anche perché pratico l’unica medicina che secondo me abbia un senso: se qualcosa non va, ignoralo, se ne andrà; se non lo farà ma ti permetterà di continuare ad ignorarlo, sarà come se se ne fosse andato. Se non se ne andasse e non potessi ignorarlo, allora probabilmente ne morirai, in ogni caso lo saprai troppo tardi, perché preoccuparsene prima?

 

Il lavoro: non lo so se quello che ho fatto si può definire “far carriera”; so che faccio una cosa di cui mi piace più della metà, che gestisco in autonomia, che mi permette uno stile di vita accettabilissimo, con poche rinunce e tutte tollerabili, anche perché per andare a St Moritz nel finesettimana c’è coda, mi dicono. Lamentarmi, mi parrebbe di essere ingrato: e stupido, perché è tutto frutto di scelte mie.

 

L’amore: ho messo su famiglia tardi, ma bene. E, prima di quello, sono stato abbastanza fortunato da inciampare nell’amore più di una volta e abbastanza saggio da afferrarlo e tenerlo stretto quando mi sono reso conto che così avrei voluto vivere. E poi c’è Gaia, che dice parole sentite e ispirate, come “shaaaasha” e “scgloscglo” e che secondo me vogliono dire che mi vuol bene, solo con due diverse sfumature, anche se una delle due (“scgloscglo”) la dice sempre mentre accendo la stufa e potrebbe significare “bestia, che grosso quel tocco di legno”.

 

Insomma, tanti auguri a me, perché potrei passarmela ben peggio, soprattutto se tenete conto che, nella mia vita, due punti fermi sono la sinistra e la Juventus.

 

[Una costante, invece, è il ritardo. In effetti, questo messaggio andava pubblicato ieri; ma so che mi perdonerete.]

 

Scritto ieri*

Circola in rete, e io diffondo:

Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbero meritato la condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo. Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini? Una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e tornaconto personale. La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle sue attività criminali, ma preferiva dare il suo voto al forte piuttosto che al giusto. Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto.
Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei. Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt’al più il leader di un partito di modesto seguito, un personaggio un po’ ridicolo per le sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della gente e causa del suo stile enfatico e impudico. In Italia è diventato il capo del governo. Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano.
Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile, e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole rappresentare».

 Elsa Morante, Opere, vol. I, Mondadori (Meridiani), Milano 1988, L-LII

E’ stato scritto nel 1945, e parla di Mussolini. Perché, voi cosa credevate?

 

(* era il titolo della rubrica che Montanelli teneva sul Corriere; qui è tutto un rimando di citazioni, eh?)

Scritto ieri*

Circola in rete, e io diffondo:

Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbero meritato la condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo. Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini? Una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e tornaconto personale. La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle sue attività criminali, ma preferiva dare il suo voto al forte piuttosto che al giusto. Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto.
Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei. Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt’al più il leader di un partito di modesto seguito, un personaggio un po’ ridicolo per le sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della gente e causa del suo stile enfatico e impudico. In Italia è diventato il capo del governo. Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano.
Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile, e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole rappresentare».

 Elsa Morante, Opere, vol. I, Mondadori (Meridiani), Milano 1988, L-LII

E’ stato scritto nel 1945, e parla di Mussolini. Perché, voi cosa credevate?

 

(* era il titolo della rubrica che Montanelli teneva sul Corriere; qui è tutto un rimando di citazioni, eh?)

Avanti il prossimo.

Allora, per sei mesi tutta l’Itaglia dei tiffosi e dei gionnalishti ha innalzato un unico lamento disperato: Marcello porta Cassano in Africa (e lasciacelo, suppongo).
Poi l’allenatore di Cassano ha deciso che era una testadicoso (ma davero?), l’ha panchinato e la cosa si è chiusa lì.

Quindi si è cercato un nuovo idolo delle folle da imporre al Marcello nazionale: pronti, Balotelli, uno affidabile. L’ha detto pure La Padania, voglio dire, mica nespole.
Detto, fatto: fuori dall’Inter alla vigilia dello scontro dell’anno.

Idea: gli proponiamo tutti assieme anche Totti, ora, così scongiuriamo che vada in Sudafrica uno dei giocatori più inutili alla nazionale della sua storia (con l’eccezione di Mancini)?

Avanti il prossimo.

Allora, per sei mesi tutta l’Itaglia dei tiffosi e dei gionnalishti ha innalzato un unico lamento disperato: Marcello porta Cassano in Africa (e lasciacelo, suppongo).
Poi l’allenatore di Cassano ha deciso che era una testadicoso (ma davero?), l’ha panchinato e la cosa si è chiusa lì.

Quindi si è cercato un nuovo idolo delle folle da imporre al Marcello nazionale: pronti, Balotelli, uno affidabile. L’ha detto pure La Padania, voglio dire, mica nespole.
Detto, fatto: fuori dall’Inter alla vigilia dello scontro dell’anno.

Idea: gli proponiamo tutti assieme anche Totti, ora, così scongiuriamo che vada in Sudafrica uno dei giocatori più inutili alla nazionale della sua storia (con l’eccezione di Mancini)?

Legislazione for dummies, lezione 1.

Non tutti i miei lettori, ne sono quasi certo, hanno una bella laurea in giurisprudenza, come ce l’ho io (mica cazzi). Ed è un peccato, perché è grazie a quegli studi che sono in grado di comprendere ed apprezzare finezze e sottili distinguo di natura giuridica, un piacere quasi da capogiro.
Ma non temete: per voi, e solo per voi, cercherò di diffondere al popolo il frutto di sottili ragionamenti e squisitezze tecniche che altrimenti rischiereste di perdere. Allacciatevi le cinture, state per entrare nel magico mondo della legislazione.


Per esempio, prendiamo –così, a caso- il testo del decreto sul cosiddetto legittimo impedimento.

Leggete con me io testo dell’articolo 2 del provvedimento:

 

2. Per il Presidente del Consiglio dei ministri costituisce legittimo impedimento, ai sensi dell’articolo 420-ter del codice di procedura penale, a comparire nelle udienze dei procedimenti penali, quale imputato o parte offesa, il concomitante esercizio di una o più delle attribuzioni previste dagli articoli 5, 6 e 12 della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, dagli articoli 2, 3 e 4 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303, e successive modificazioni, e dal regolamento interno del Consiglio dei ministri, di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 10 novembre 1993, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 268 del 15 novembre 1993, e successive modificazioni, delle attività preparatorie e consequenziali, nonché di ogni attività comunque connessa alle funzioni di governo.

 

Incomprensibile, eh? Non fatevi prendere dallo sconforto, esiste un metodo per comprendere la sostanza del provvedimento senza rischiare il ricovero al neurodeliri.

Innanzitutto, togliamo le parti che non servono.

 

2. Per il Presidente del Consiglio dei ministri costituisce legittimo impedimento, ai sensi dell’articolo 420-ter del codice di procedura penale, a comparire nelle udienze dei procedimenti penali, quale imputato o parte offesa, il concomitante esercizio di una o più delle attribuzioni previste dagli articoli 5, 6 e 12 della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, dagli articoli 2, 3 e 4 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303, e successive modificazioni, e dal regolamento interno del Consiglio dei ministri, di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 10 novembre 1993, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 268 del 15 novembre 1993, e successive modificazioni, delle attività preparatorie e consequenziali, nonché di ogni attività comunque connessa alle funzioni di governo.

 

Poi, occorre sottolineare le parti davvero importanti:

 

2. Per il Presidente del Consiglio dei ministri costituisce legittimo impedimento, ai sensi dell’articolo 420-ter del codice di procedura penale, a comparire nelle udienze dei procedimenti penali, quale imputato o parte offesa, il concomitante esercizio di una o più delle attribuzioni previste dagli articoli 5, 6 e 12 della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, dagli articoli 2, 3 e 4 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303, e successive modificazioni, e dal regolamento interno del Consiglio dei ministri, di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 10 novembre 1993, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 268 del 15 novembre 1993, e successive modificazini, delle attività preparatorie e consequenziali, nonché di ogni attività comunque connessa alle funzioni di governo.

 

Infine, sulla scorta dell’evidenza così raggiunta, è possibile riscrivere chiaramente il vero senso della norma:

 

2. Il Presidente del Consiglio dei ministri se ha voglia ci va; se no, no.

 

Vedete che non è difficile?

 

(Prossime puntate: come definire un condono fiscale scudo, come imbavagliare la stampa usando la par condicio, come combattere la criminalità abolendo le intercettazioni).

Fate gli esercizi, che poi interrogo.

“Babbo” Natale?

Bambina: Papà?
Papà:
Mmm?
Come…?
(Oh-oh.) pensa il papà
…papà, come fa Babbo Natale a sapere dove vivono tutti i bambini buoni del mondo?
Lo sa, tutto qui, mia cara.
E, papà, come fa, Babbo Natale, per atterrare sui tetti e portare tonnellate di giocattoli in tutti i camini in una sola notte? E come fa per le case senza camino? E per gli appartamenti? Soprattutto i giri più lunghi! Come può fare questo in una sola notte?
Lo fa, tutto qui.
Oh.
(Babbo Natale deve essere una donna)
pensa la bambina.

Da “Adam”, fumetto di Brian Basset

Buon ottodimarzo, Faffo.

L’è pezo el tacòn del buso.

(“Peggio la toppa del buco”, come dicono in Veneto)

 

Così, si potrà votare PdL, in Lombardia come in Lazio.
Il che, sia chiaro, è una notizia che accolgo con favore. Non che mi arrida particolarmente l’idea di vedere altri quattro anni la mia regione governata da un vecchio arrogante intrallazzone di Cielle, questo no. Tuttavia sono fra quelli –e credo che siano tanti, a sinistra- che si sarebbero sentiti in forte imbarazzo a vincere a tavolino una competizione elettorale, mentre chi non la pensa come me semplicemente non avrebbe avuto propri rappresentanti da votare.

 

Tuttavia, c’è parecchio da dire su come sono state gestite le cose e non intendo passare sopra gli aspetti più preoccupanti della vicenda.

 

Non è tanto la soluzione che si è scovata, un decreto interpretativo che in realtà cambia la legge in corso a favore di una ben specifica parte, che mi disturba. Diciamocelo, stabilire che basta entrare in un edificio per rispettare termini di consegna (e poi, chi lo comprova che sono entrato e a che ora?) è una forzatura evidente, altroché interpretazione; con la stessa logica posso sostenere di non essere in ritardo col pagamento della tasse, perché io il modulo per l’addebito dell’F24 l’avevo compilato, anche se in banca a firmare poi ci sono andato il giorno dopo. (Oh, posso sempre provarci, ma non mi aspetto grande comprensione da parte del fisco; vi farò sapere, in ogni caso.)

 

E non concordo neppure con chi getta la croce su Napolitano: diciamocelo, tanto grosso era lo strappo che il rammendo non poteva non vedersi. Tanto grossa era la minchiata combinata dai comitati elettorali che sostenevano Formigoni e Polverini, che per andare a pari se ne doveva necessariamente combinare una più grossa, più grave perché premeditata e cosciente.

La facciamo, una scommessa? Io scommetto che, passate le elezioni, quel decreto interpretativo non sarà mai convertito in legge, in modo da non rischiare di vederselo bocciato dalla Corte Costituzionale; sarà interrato, come fanno i cani con la propria cacca.

Ma, dovere, si doveva; troppo alto era il rischio che si correva. Napolitano ha dovuto tradire il proprio ruolo, la propria figura e addirittura la propria intelligenza per salvaguardare un bene superiore: la libertà di votare e di essere rappresentati di una parte degli italiani.

Anche se ora si è posto un precedente che mette i brividi: se ci sono delle regole elettorali possono essere cambiate in corsa, se a qualche grosso partito, magari quello al governo, conviene.
Ma tant’è.

 

A disturbarmi, profondamente, sono tuttavia altre cose.

 

Prima di tutto sono assolutamente basito dall’atteggiamento del PdL: dalle dichiarazioni dei loro esponenti si evince che loro avevano fatto le cose per bene (Formigoni), che la colpa è di altri (Polverini), che comunque il TAR avrebbe dato loro ragione. E quindi, coerentemente, si è corsi a fare decreti notturni, tanto stavano in una botte di ferro; ma vaffanculo, va’.

Nessuno ha sentito il minimo dovere morale di ammetter di avere sbagliato, né il pudore di scusarsi: coi propri elettori innanzitutto, per avere messo a rischio la loro possibilità di fare la scelta desiderata; ma anche con gli elettori degli altri partiti, che dalle regole forzate dal decretino sarebbero in teoria tutelati.

Non solo: nessuno, a quanto mi risulti, è responsabile del pasticcio e pagherà con le dimissioni.

Questo è il capolavoro italiano, di quell’italianità all’Alberto Sordi di cui questa maggioranza sembra una parodia: è successo un casino (ma va tutto bene), lasciate che ne facciamo un altro per rimediare (ma nessuno si dimetterà per pagare).

 

E poi, mi frullano per la testa un paio di domande.

Cosa sarebbe successo, se a sbagliare fosse stata la sinistra, che i numeri per imporre -in quanto minoranza- un decretino copri-la-cacca non ce li ha? Quale atteggiamento avrebbe assunto il PdL?
Temo di conoscere la risposta e chi ha dei dubbi in proposito consideri semplicemente la rigidità e la protervia con cui Berlusconi ha piegato la par condicio (nata per mettere tutti i partiti sullo stesso piano) fino a mettere il bavaglio ai giornalisti (Minzolini e Fede esclusi, ovvio) e a negare al pubblico quei confronti che il resto delle democrazie considera un passaggio elettorale fondamentale.
L’interpretazione, lì, è stata rigida, non importa quali interessi democratici si sono dovuti sacrificare. La forma (la par condicio) o la sostanza (la legge elettorale), di volta in volta, secondo la propria convenienza.

E infine, una voce che non riesco a togliermi dalla testa: quella di Ignazio La Russa, ministro della Difesa (sapete, i soldati, quelli con le armi), che dichiara che “ se ci impediscono di votare, siamo pronti a tutto”. Cosa voleva dire? A cosa sarebbe stato capace di arrivare? E’ normale che da quella posizione ci si esprima in questi termini?
Il fascismo e la sua violenza, per alcuni di una certa estrazione politica, sono come l’alcolismo: un po’ di stress, e ricadi nel vizio.

 

Ma guardiamo avanti.
Si vada a votare, quindi, senza che a nessuno sia impedito di scegliere secondo le proprie inclinazioni; fossero anche quelle di premiare ancora una volta politici pressappochisti e arroganti, senza rispetto per le regole e senza la capacità di seguirle.
E’ la democrazia, baby.