Archive for aprile 2010

Ognuno saluta come gli si confà.

Ecc’allà;. Come volevasi dimostrare, ai funerali di Raimondo Vianello non tutti hanno condiviso i sentimenti di composta partecipazione che mi sarei atteso come naturali e fin dovuti.

E non parlo degli applausi durante un funerale, anche se è una cosa che non riesco ad accettare, io, ateo senzacristo che della liturgia del funerale ho appena il rispetto che si deve a ciò in cui credono altri; ma tant’è;, è prassi comune in questo Paese di telerincoglioniti.

Guardate il filmato dal minuto 7’45 e preparatevi ad un minuto di fastidioso imbarazzo, al limite del tollerabile.

 

Pippo Baudo scambia il funerale per un karaoke e invita il pubblico a invocare il nome di Raimondo: roba da presentarsi al suo, di funerale, vestiti da pagliacci e dichiarare “era il più grande di tutti noi”.

 

E ancor più fa -ma che veloddico affa’?- Berlusconi: intruso fra i parenti, abbraccia e liscia la pettinatura della povera Sandra Mondaini ostentando un’affettuosità farlocca e indecente. Come ha commentato mio fratello, pareva un attore di film porno: tutto compreso dell’atto, ma ben attento a non impallare la telecamera, che il tutto si potesse ben vedere.

 

Povero Raimondo, meritava ben altro rispetto.

Tuttavia, mi piace guardare a queste patetiche esibizioni di mancanza di pudore come alla dimostrazione, per contrasto, della sua grande signorilità: il ricordo di un grande uomo di spettacolo ingigantito, nel momento del commiato, dalla pochezza di due miserabili guitti.

 

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Un saluto a Raimondo.

Se ne è andato, in punta di piedi, Raimondo Vianello; per me, anche solo per ragioni generazionali, un modello di riferimento per un certo tipo di humor.
Tanto, ma davvero tanto, ci sarebbe da dire su cosa ha rappresentato per il mondo dello spettacolo televisivo italiano, da solo o in coppia, con Tognazzi o con Sandra Mondaini.
Ma, ripensando al suo garbo, al suo riserbo, alla sua impareggiabile signorilità, credo che la maniera migliore di salutarlo sia di toccarsi il cappello, con un gesto appena percettibile di saluto.

L’ho presa bene.

Così, si è votato. Ho atteso un po’, prima di commentare, per vagliare i dati e i flussi. No, eh? Per riflettere con calma e approfondire le analisi. Hmmm, nemmeno. Perché avevo molto da lavorare. Perché pioveva. Perché sono pigro.

Ecco, tenete buona l’ultima.

 

Così, eccovi la mia tardiva analisi.

Dicono tutti che il grande vincitore è l’astensionismo. Però, e scusate il pragmatismo, a casa mia se qualcuno vince le elezioni, un concorso di bellezza, la riffa di quartiere lo fa per uno scopo: governare, guadagnare, vantarsi. A ben vedere, tutto quello che chi si è astenuto ha ottenuto è stato che chi ha vinto con pochi voti governerà esattamente (ma esattamente) nello stesso modo in cui avrebbe governato se avesse vinto con molti più voti, così come chi ha perso si dorrà allo stesso modo.

Quindi, cosa c’è da dire? Che c’è molta gente insoddisfatta delle alternative attuali; bene, dato interessante. Che significa? Boh. Che farà questa massa di non votanti in futuro? Non c’è modo di dirlo. Insomma, più ne parlo più ho la sensazione di sbattere via il mio e -quel che è peggio- il vostro tempo.

 

Berlusconi ha urlato ai quattro venti di essere stato riconfermato, che è un trionfo, che è bravo solo lui. Giaggià. Il che, se diamo un’occhiatina da vicino ai dati, che dicono che il PdL ha perso per strada una valanga di voti non solo dalle politiche (che sarebbe naturale) ma anche dalle europee (che non è affatto naturale), semplicemente non è vero.

Che poi i suoi avversari non li abbiano raccolti, quei voti, non dice infatti che sia un trionfo per lui; certo, non una sconfitta, come incautamente auspicato da una sinistra illusa dai sondaggi (ma quando caracacazzo lo capirete a sinistra che gli elettori di destra si vergognano e non rispondono ai sondaggi e agli exit-poll?); ma che si tratti di una riconferma di Berlusconi ci andrei piano. Ci sono in giro, sotto forma di astensione, abbastanza voti da ribaltare qualsiasi risultato ottenuto a queste elezioni.

 

Insomma, chi vince è una sola realtà: la Lega. Whopee. Uno come Cota, che pare la dimostrazione che anche se sei stato colpito da un fulmine da giovane puoi trovarti il tuo posto nella vita, governa una delle principali regioni del nord, e la prima dichiarazione che ha fatto è a proposito della pillola abortiva, che non è competenza regionale, ma statale, più precisamente parlamentare; quando il buon giorno si vede dal mattino.

Ho ascoltato (con fatica, e non solo perché biascica; ma non mi si riprenda per la mancanza di tatto: biascicava anche prima dell’ictus ) le dichiarazioni di Bossi subito dopo le elezioni.

“Il PD al nord non c’è più, gli operai al nord votano noi. E’ che si occupano troppo di immigrati invece di occuparsi dei lavoratori.”

Dichiarazione spicciola e diretta, come nello stile del Senatùr. Tuttavia, preme rilevare che si basa su un’assunto che manca di dati di conforto. Sì, insomma, è una cazzata, come nello stile del Senatùr. Di fatto, quelli che hanno l’ossessione per gli stranieri, fino a strafottersene dei lavoratori italiani, son proprio i leghisti, che passano ilo tempo organizzando ronde (essai che gliene frega al cassintegrato della ronda; gliela fottano pure l’auto comprata a rate, tanto comunque non sa più come pagarla) e coprifuochi contro i nègher. Nel frattempo, al momento di votare in parlamento una "leggina" che di fatto sottrae i futuri contratti di lavoro alla tutela dei magistrati per consegnarla ad arbitri privati con chissà con quali garanzie di terzietà (un tale schifo da costringere Napolitano a rimetterla alle Camere per manifesta incostituzionalità) , la Lega vota compatta a favore, e il PD contro. E gli operai se ne sbattono e votano comunque Lega.

 

Vero è che i quartieri popolari una volta feudo della sinistra –specificamente, del PCI- oggi votano in massa per la Lega. Ma la ragione non è quella addotta dall’ineffabile Bossi.

Né mi sento di sottoscrivere questa storia del “radicamento nel territorio” da parte della Lega. Sarà, ma sentirlo paragonare a quello del defunto PCI, fatto di sezioni ad ogni angolo, di feste, ricorrenze, iniziative, mi pare una bestemmia bella e buona; nella mia personalissima visione, la presenza della Lega sono quattro gazebo, le sfilate coi trattori quando si devono pagare le quote latte e Miss Padania. Per carità, di più di quello che fa il PD (presenza di sezioni a parte), ma non è lì la spiegazione. Per me, è altrove.

 

Stamattina conversavo con un collega che, avendo una moglie francese, di Francia ne sa: mi diceva che lo stesso fenomeno a cui si assiste in Italia, cioè lo spostamento a destra dei voti fino a ieri dati entusiasticamente ad un partito sedicente comunista, si verifica da loro a favore della destra xenofoba di Le Pen. E qui, secondo me, è il punto.

Che accomuna Le Pen a El Bòss(i) non è certo il federalismo: è’ la xenofobia, che, come motivazione, ha un paio di pregi: che è semplice e che butta tutta la colpa di tutto su un ben individuabile nemico.

 

[Parentesi: a cosa buffa, che mi fa sorridere, è che per fomentare paura e odio razziale, da anni, lavorano indefessamente i telegiornali berlusconiani (cioè, cinque su sei) e ci sono fior di dati a dimostrarlo (uno di questi giorni mi ci metto di buzzo buono e ve li sciorino, sono molto interessanti). Oggi che la Lega si sta mangiando il consenso del PdL (che ci ha ben marciato a sua volta al tempo del governo Prodi, intendiamoci) è tardi per richiamare i cani e l’emorragia continuerà. Questo succede a mirare basso. Chiusa parentesi.]

 

Comunque, dicevo, la clazze opevaia ha bisogno di un nemico, e visto che il capitalista, da quando tutti sognano di essere Briatore (e anche qui la tv ha fatto i suoi danni), non è più un bersaglio plausibile, ecco che il négher fa al caso.

Il mio sospetto è che la massa (il poppolo del senatùr) sia costituita da, ecco, diciamo, stronzi. Troppo classista? Ok, allora possono essere stronzi quando vogliono, va meglio così?

Che poi, se non temessi di essere tacciato di intellettualistico disprezzo per il popolo dall’alto dei salotti della sinistra, in cui non sono mai entrato, confesserei che un po’ stronzi mi parevano già quando votavano PCI. Stronzi teneri quando sognavano un comunismo utopico, stronzi e basta quando invocavano quello sovietico. E senz’altro meno stronzi di oggi che pensano di risolvere i propri problemi cacciando immigrati.
Ah, e anche telerincoglioniti, e questa è una novità del ventennio berlusconiano.

 

In ogni caso, questo è l’esito, che ci porta dritti dritti a quello che personalmente vivo come un incubo: Berlusconi che mette mano prima alla giustizia, poi al presidenzialismo, per farsi poi eleggere Presidente della Repubblica, uno squilibrato fazioso megalomane nel più alto ruolo di garanzia costituzionale. Povera Itaglia.

Questo bel risultato lo si deve non solo ai voti dei rincoglioniti che sono sciamati qualche settimana fa  a Roma a dire che “Bberluscone ha fatt tant bbene a l’Itaglia” (una manifestazione della maggioranza contro l’opposizione, non l’ultima delle assurdità di questa democrazia in coma); ma grazie anche e soprattutto ad una massa di illusi di destra che ha votato Lega “per contenerlo” (seh, proprio!) e di scriteriati di sinistra che non sono andati a votare o che hanno votato Grillo “per dare un segnale all’opposizione”. A questi ultimi poi posso solo dire: bravi, il segnale l’avete dato: era un “via libera” purtroppo. Siete responsabili anche voi del male che ne verrà.

Io, nel mio piccolo, no.

L’ho presa bene.

Così, si è votato. Ho atteso un po’, prima di commentare, per vagliare i dati e i flussi. No, eh? Per riflettere con calma e approfondire le analisi. Hmmm, nemmeno. Perché avevo molto da lavorare. Perché pioveva. Perché sono pigro.

Ecco, tenete buona l’ultima.

 

Così, eccovi la mia tardiva analisi.

Dicono tutti che il grande vincitore è l’astensionismo. Però, e scusate il pragmatismo, a casa mia se qualcuno vince le elezioni, un concorso di bellezza, la riffa di quartiere lo fa per uno scopo: governare, guadagnare, vantarsi. A ben vedere, tutto quello che chi si è astenuto ha ottenuto è stato che chi ha vinto con pochi voti governerà esattamente (ma esattamente) nello stesso modo in cui avrebbe governato se avesse vinto con molti più voti, così come chi ha perso si dorrà allo stesso modo.

Quindi, cosa c’è da dire? Che c’è molta gente insoddisfatta delle alternative attuali; bene, dato interessante. Che significa? Boh. Che farà questa massa di non votanti in futuro? Non c’è modo di dirlo. Insomma, più ne parlo più ho la sensazione di sbattere via il mio e -quel che è peggio- il vostro tempo.

 

Berlusconi ha urlato ai quattro venti di essere stato riconfermato, che è un trionfo, che è bravo solo lui. Giaggià. Il che, se diamo un’occhiatina da vicino ai dati, che dicono che il PdL ha perso per strada una valanga di voti non solo dalle politiche (che sarebbe naturale) ma anche dalle europee (che non è affatto naturale), semplicemente non è vero.

Che poi i suoi avversari non li abbiano raccolti, quei voti, non dice infatti che sia un trionfo per lui; certo, non una sconfitta, come incautamente auspicato da una sinistra illusa dai sondaggi (ma quando caracacazzo lo capirete a sinistra che gli elettori di destra si vergognano e non rispondono ai sondaggi e agli exit-poll?); ma che si tratti di una riconferma di Berlusconi ci andrei piano. Ci sono in giro, sotto forma di astensione, abbastanza voti da ribaltare qualsiasi risultato ottenuto a queste elezioni.

 

Insomma, chi vince è una sola realtà: la Lega. Whopee. Uno come Cota, che pare la dimostrazione che anche se sei stato colpito da un fulmine da giovane puoi trovarti il tuo posto nella vita, governa una delle principali regioni del nord, e la prima dichiarazione che ha fatto è a proposito della pillola abortiva, che non è competenza regionale, ma statale, più precisamente parlamentare; quando il buon giorno si vede dal mattino.

Ho ascoltato (con fatica, e non solo perché biascica; ma non mi si riprenda per la mancanza di tatto: biascicava anche prima dell’ictus ) le dichiarazioni di Bossi subito dopo le elezioni.

“Il PD al nord non c’è più, gli operai al nord votano noi. E’ che si occupano troppo di immigrati invece di occuparsi dei lavoratori.”

Dichiarazione spicciola e diretta, come nello stile del Senatùr. Tuttavia, preme rilevare che si basa su un’assunto che manca di dati di conforto. Sì, insomma, è una cazzata, come nello stile del Senatùr. Di fatto, quelli che hanno l’ossessione per gli stranieri, fino a strafottersene dei lavoratori italiani, son proprio i leghisti, che passano ilo tempo organizzando ronde (essai che gliene frega al cassintegrato della ronda; gliela fottano pure l’auto comprata a rate, tanto comunque non sa più come pagarla) e coprifuochi contro i nègher. Nel frattempo, al momento di votare in parlamento una "leggina" che di fatto sottrae i futuri contratti di lavoro alla tutela dei magistrati per consegnarla ad arbitri privati con chissà con quali garanzie di terzietà (un tale schifo da costringere Napolitano a rimetterla alle Camere per manifesta incostituzionalità) , la Lega vota compatta a favore, e il PD contro. E gli operai se ne sbattono e votano comunque Lega.

 

Vero è che i quartieri popolari una volta feudo della sinistra –specificamente, del PCI- oggi votano in massa per la Lega. Ma la ragione non è quella addotta dall’ineffabile Bossi.

Né mi sento di sottoscrivere questa storia del “radicamento nel territorio” da parte della Lega. Sarà, ma sentirlo paragonare a quello del defunto PCI, fatto di sezioni ad ogni angolo, di feste, ricorrenze, iniziative, mi pare una bestemmia bella e buona; nella mia personalissima visione, la presenza della Lega sono quattro gazebo, le sfilate coi trattori quando si devono pagare le quote latte e Miss Padania. Per carità, di più di quello che fa il PD (presenza di sezioni a parte), ma non è lì la spiegazione. Per me, è altrove.

 

Stamattina conversavo con un collega che, avendo una moglie francese, di Francia ne sa: mi diceva che lo stesso fenomeno a cui si assiste in Italia, cioè lo spostamento a destra dei voti fino a ieri dati entusiasticamente ad un partito sedicente comunista, si verifica da loro a favore della destra xenofoba di Le Pen. E qui, secondo me, è il punto.

Che accomuna Le Pen a El Bòss(i) non è certo il federalismo: è’ la xenofobia, che, come motivazione, ha un paio di pregi: che è semplice e che butta tutta la colpa di tutto su un ben individuabile nemico.

 

[Parentesi: a cosa buffa, che mi fa sorridere, è che per fomentare paura e odio razziale, da anni, lavorano indefessamente i telegiornali berlusconiani (cioè, cinque su sei) e ci sono fior di dati a dimostrarlo (uno di questi giorni mi ci metto di buzzo buono e ve li sciorino, sono molto interessanti). Oggi che la Lega si sta mangiando il consenso del PdL (che ci ha ben marciato a sua volta al tempo del governo Prodi, intendiamoci) è tardi per richiamare i cani e l’emorragia continuerà. Questo succede a mirare basso. Chiusa parentesi.]

 

Comunque, dicevo, la clazze opevaia ha bisogno di un nemico, e visto che il capitalista, da quando tutti sognano di essere Briatore (e anche qui la tv ha fatto i suoi danni), non è più un bersaglio plausibile, ecco che il négher fa al caso.

Il mio sospetto è che la massa (il poppolo del senatùr) sia costituita da, ecco, diciamo, stronzi. Troppo classista? Ok, allora possono essere stronzi quando vogliono, va meglio così?

Che poi, se non temessi di essere tacciato di intellettualistico disprezzo per il popolo dall’alto dei salotti della sinistra, in cui non sono mai entrato, confesserei che un po’ stronzi mi parevano già quando votavano PCI. Stronzi teneri quando sognavano un comunismo utopico, stronzi e basta quando invocavano quello sovietico. E senz’altro meno stronzi di oggi che pensano di risolvere i propri problemi cacciando immigrati.
Ah, e anche telerincoglioniti, e questa è una novità del ventennio berlusconiano.

 

In ogni caso, questo è l’esito, che ci porta dritti dritti a quello che personalmente vivo come un incubo: Berlusconi che mette mano prima alla giustizia, poi al presidenzialismo, per farsi poi eleggere Presidente della Repubblica, uno squilibrato fazioso megalomane nel più alto ruolo di garanzia costituzionale. Povera Itaglia.

Questo bel risultato lo si deve non solo ai voti dei rincoglioniti che sono sciamati qualche settimana fa  a Roma a dire che “Bberluscone ha fatt tant bbene a l’Itaglia” (una manifestazione della maggioranza contro l’opposizione, non l’ultima delle assurdità di questa democrazia in coma); ma grazie anche e soprattutto ad una massa di illusi di destra che ha votato Lega “per contenerlo” (seh, proprio!) e di scriteriati di sinistra che non sono andati a votare o che hanno votato Grillo “per dare un segnale all’opposizione”. A questi ultimi poi posso solo dire: bravi, il segnale l’avete dato: era un “via libera” purtroppo. Siete responsabili anche voi del male che ne verrà.

Io, nel mio piccolo, no.