Archive for maggio 2010

…e due riflessioni anche sul nucleare, va’!

Da quando il Silvio ha annunciato che l’Italia torna al nucleare, ho seguito, con tutta l’oggettività di cui sono capace, il dibattito sul pro e sul contro di una tale scelta.
Che al Silvio, ma soprattutto che alla sua banda di quaranta (e passa) ladroni, interessi piazzare appalti pubblici agli amici degli amici più che risolvere i problemi energetici di questo Paese, beh, mi pare tanto lampante da non meritare altro tempo.
Tuttavia, va detto che questo non basta a liquidare il dibattito.


Perché è vero che ha ragione chi sostiene che la scelta sia sciagurata sotto vari punti di vista, dalla pericolosità ai dubbi risparmi economici; valga una sola considerazione: se è vero che il petrolio è raro ed in mano a regimi piuttosto inaffidabili, è anche vero che l’uranio non solo non si trova da noi, ma che è ancora più raro ed in mano ad un numero ancora minore di regimi ancor più detestabili. Dove cazzo sta l’asserita “indipendenza energetica” alla base di tanti sproloqui pro-nucleare?

Ma è anche vero che qualche freccia all’arco del nucleare c’è, e la sostengono personaggi come Margherita Hack e Chicco Testa, per nominarne due che non sono tacciabili di superficialità o di cointeresse con la lobby dell’atomo. In particolare, colpiscono il confronto fra i danni ambientali della produzione di energia elettrica dal carbone (non dal petrolio, dal carbone) e quelli supponibili del nucleare. E qualche dubbio sulla possibilità di sostituire efficacemente il nucleare col solare e con l’eolico oggettivamente sussiste, lo dicono in molti.

 

Insomma, sulla questione sono dubbioso. Per uscirne, schierandomi contro il nucleare, non mi restano che un paio di considerazioni che, comunque me la si rigiri, mi paiono personalmente ineludibili.

 

La prima è che la maggior parte di chi sostiene, dati alla mano, la convenienza economica ed ecologica del nucleare, messo alle strette confessa prima o poi di farlo senza tener conto del problema dello smaltimento delle scorie. Che è un problema complesso, coinvolgendo scelte anche politiche ed emotive, certo.
Ecco, a costoro -con intento dialettico costruttivo- appiopperei nel bel mezzo del discorso un sonoro ceffone sulla faccia. Alle loro prevedibili rimostranze, risponderei che il mio gesto, col suo bel posizionamento delle dita e  tragitto della mano, di per sé non è né violento né scortese, se non teniamo conto dell’impatto sulla loro faccia.
Mi scuserò, semmai, se ammetteranno che il loro ragionamento un po’ incompleto lo è.

 

La seconda, se possibile più terra-terra e viscerale, è che io non mi fido, in questo, degli italiani, o meglio: di come si fanno le cose qui da noi. Far costruire una centrale che, fra le possibilità, contempla anche quella di un possibile disastro nucleare, in un’Italia in cui all’Aquila non c’era un edificio pubblico (non la scuola, non l’ospedale, non la caserma) antisismico, in cui gli appalti pubblici ad altissimo livello vengono scambiati con appartamenti e ristrutturazioni, in cui le percentuali di sabbia nel calcestruzzo per mezza Italia la decide un qualche Peppiniello o’ Scannacani in una riunione fra mafiosi, beh, mi pare tanto una cazzata da togliere il sonno.
Si paghi quel che si paga, continuiamo a comprare in Francia (non in Iran o IAlbania, che saremmo punto e a capo) ma dormiamo tranquilli, per conto mio.

 

Buffo, perché è esattamente su quest’ultima considerazione che, ventitré anni fa, decisi, fra molti dubbi, infine per il “no” al referendum. Uno dei due, fra me e L’Italia, negli ultimi decenni non deve essere grnaché migliorato.

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Una profonda riflessione su Belén, anzi due.

Belen RodriguezChe sia gnocca, nulla da ridire. Certo, se mi facessi cogliere dalla tentazione di giudicarla dai maschi a cui si accompagna, fra il calciatore prima e il foto-ricattatore poi, dovrei probabilmente concludere che si tratti una gnocca di quelle con la T maiuscola; ma affari sua, ci mancherebbe.

Volevo solo fare un paio di osservazioni sulla sua immagine.

 

Primo, una cosa le va riconosciuta: di essere oggettivamente assurta in poco tempo ad assoluta icona sexy; la prova, per me, incontestabile e definitiva, l’ho trovata su un canale nella terra di nessuno (come chiamo i canali registrati sulla tv oltre il numero 20). Era tardi e su quel canale locale (pecoreccio e territoriale, come la Lega) facevano pubblicità a numeri telefonici sexy e mostravano manze seminude; ci ero passato perché, ehm, mi ero perso? Insomma, fra le scritte “Casalinghe vogliose, chiama 144 eccetera” e “Trans superdotati ti titillano, chiama ora”, ecco apparire “Ascolta Belen”.
Nessuna Arcuri o Marcuzzi credo abbia avuto ad oggi tanto onore.

 

Secondo, c’è una cosa che non sopporto. Che si sia rifatta la tettina è, per carità, una sua scelta, di immagine: se la vuole mostrare assurdamente tonda  e fermotta è suo diritto, posso dissentire ma so già di essere in minoranza, perlomeno nel pubblico maschile, che non trova bizzarro toccare delle cose piene del materiale con cui la Saratoga isola le pareti della doccia, figuriamoci guardarle.
Ma nella pubblicità TIM della Lega Calcio, Belén, generosamente scollata, raccoglie da terra un pallone e, con un calcio, lo rinvia; e, nel farlo, le ballano vistosamente. Un ritocco al computer, non c’è altra spiegazione.
Eh no, cazzo, deciditi!

 

P. S. Questo blog settimana scorsa ha totalizzato una media di 10,5 contatti al giorno. Avendo inserito le parole “gnocca” e "Berlén”, sono molto curioso di vedere se per caso non ci sia un incremento. Non so perché, ma me lo aspetto.

Stasera gli anticipi di A

Prima che Mourinho faccia vincere da domani alla nazionale argentino-brasiliana nerazzurra tutto il vincibile, come è naturale (bonshi bonshi, bobobò), vorrei salutare due perdenti, due signori, due che mi sono trovato ad ammirare.


Zaccheroni, che alla guida della Juventus, in condizioni che vanno dalla farsa alla tragedia, senza piagnistei o isterismi ( e ne avrebe avuto ben donde) ha tentato, senza riuscirci, di centrare un obiettivo minimamente dignitoso. “Ho fallito”, ha dichiarato, senza far seguire “ma” e “però”.

 

E Leonardo, che dopo una stagione in cui ha lungamente raccolto più di quanto il Milan invecchiatello e mal concepito di quest’anno avrebbe potuto sperare di ottenere, se ne va in punta di piedi. Alle accuse di un bizzoso ed ingrato Presidente, ha semplicemente risposto di avere con lui una certa “incompatibilità di carattere”; l’ha detto una volta sola, e poi ha sempre parlato di calcio, dicendo spesso cose equilibrate e condivisibili, sempre con toni pacati.

 

Da domani si festeggerà il brillante Mou, uno la cui idea di sportività è di non presentarsi in conferenza stampa quando perde, o sparare ai microfoni portinaiate su Ranieri, non appena gli rimonta qualche punto.

Dal punto di vista di quello che c’è da sentire dalle conferenze stampa, per me, il campionato si chiude stasera.

Uomini e primedonne.

Occasionissima

AAA Stabile in Roma, vista impareggiabile, Ministro della Repubblica cede causa ripensamento. Trattativa privata su base di 900.000 €, si accetta permuta con patrocinio legale in sede penale. Astenersi membri opposizione.