Gli ultimi giorni (speriamo) di Caligola

Qualche volta ho, netta, la sensazione che, quando scrivo di Berlusconi, lo stia facendo per prendere appunti da rileggere in futuro. Perché sono convinto che, passato il suo regno (e sarà sempre troppo tardi), si faticherà a credere a quello che quotidianamente accettiamo come normale.

In questi giorni, in cui mi riesce difficile tenere aggiornato questo blog, rimango spesso in ritardo sulle quotidiane pagliacciate del Presidente del Consiglio, e mi si accumulano lì, in un angolo della memoria a breve.
Mi tiro su le maniche, pesco dalla cima del mucchio fra le dichiarazioni degli ultimi giorni.
Cosa scelgo?

Potrei parlare dell’idea di creare una commissione parlamentare per giudicare i giudici che giudicano Berlusconi, una dichiarazione di tale potenzialità eversiva (è, semplicemente, la negazione della separazione dei poteri, fondamento della democrazia occidentale: null’altro) da far fatica a credere che non si trovi nella rubrica “Lettere al Direttore di Libero”, dove si confinano gli invasati berlusconiani, ma venga invece dalla bocca di una delle più importanti cariche dello Stato, anche tenendo conto dell’interpretazione particolarmente circense che Berlusconi da anni da di questo ruolo.

Oppure potrei soffermarmi sulla barzelletta su Rosy Bindi con bestemmia finale, recitate in pubblico all’Aquila a latere di un impegno istituzionale, come si fosse trattato di un dopocena sbracato fra crapuloni. Non mi spiegherò mai come un popolo intero, o meglio una sua buona maggioranza, accetti da un suo rappresentante istituzionale un atteggiamento da simpa che non accetterebbe dal proprio salumiere, al quale direbbero, davanti ad una barzelletta così, di fare meno lo spiritoso e di pensare ad affettare fino. E, diciamocelo, oltretutto era una barzelletta davvero loffia.

Certo, un accenno lo meriterebbero anche le affermazioni secondo cui sarebbe stato lui, il Divino Silvio, a suggerire il piano che ha salvato le banche USA e a evitare la guerra fra Russia e Georgia; si è giusto fermato prima di affermare di essere il principale responsabile della fotosintesi grazie a cui c’è vita su questo pianeta, ma si vede che gli era scivolato dal leggio il foglietto degli appunti, sopra cui quest’ultima sparata era senz’altro scritta.

Tuttavia, per quanto non sia stato facile, ritengo di avere individuato la regina delle esternazioni: dal palco della Festa della Libertà il premier, concedendo qualcosa all’idea che i sondaggi inizino a collocarlo fra Gargamella e Caligola, ha ammesso che ci sono stati degli errori (OH, WOW!). Che, tuttavia, vanno ascritti non al governo né tantomeno a lui (AAAH…!)  bensì al suo partito che, brutto cattivo, ha sbagliato.
Ora, dico, se c’è mai stato un partito dove si fa solo quello che dice il Capo nella maniera in cui lo dice il Capo e al momento in cui lo dice il Capo, quello è Forzitaliadellelibbertà. Il partito è costituito da qualche migliaio di invasati che hanno il compito di osannare l’Unto del Signore alle convention, salvo non contare una fava in nessuna sede. In compenso, i rappresentanti degli iscritti sono una serie di papaveri che fanno a lotta fra loro per farsi spazio, lingua fuori come cani sanbernardi, alle terga del Supremo, facendogli coro fra una lappata e l’altra. Chi discute è fuori e viene picchiato in un vicolo buio da Feltri e Belpietro, che dirigono due testate che, per onestà, dovrebbero chiamarsi Oliodiricino e  Il Tirapugni.
Ora, vi chiedo: può un partito siffatto essere accusato di avere commesso degli errori? Sarebbe come accusare le ciabatte di averci fatto inciampare.

Se l’avvicinarsi della fine di Caligola, ci dicono gli storici, si poteva leggere dalla moltiplicazione delle sue follie, allora quelle che ho appena elencato sono, tutto sommato, buone notizie.
Va tuttavia ricordato che i romani erano, coi loro alti e bassi, un popolo serio (tipo: facevano orge e davano i cristiani ai leoni).

 

P. S. Questo pezzo è stato scritto stamattina, approfittando dei ritardi e delle mancate coincidenze delle Ferrovie Nord sulla tratta Milano-Como. Non garantisco quindi che ora di stasera il Presidente del Consiglio non ne abbia sparata una ancora più grossa. Mi risulta infatti che sono ancora disponibili “sono io che ho scovato Dio ad un casting di Canale 5, prima faceva il chierichetto in una sinagoga in periferia di Gerusalemme e non fosse stato per me sarebbe ancora là” e “il mio governo diminuirà l’asse di inclinazione della rotazione terrestre, in modo da avere un mese in più di estate. Siamo il partito del buongoverno, dell’amore e del sole.”.
D’altra parte, stargli a dietro è un lavoro a tempo pieno e io non sono retribuito per farlo.

 

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6 responses to this post.

  1. Posted by pochepretese on ottobre 12, 2010 at 9:59 pm

    Il problema non credo siano le follie e le sparate del nostro o la prossima dipartita, bensì la traccia culturale (e quale cultura) di una generazione di  venti – venticinquenni cresciuti alla sua ombra.Lui sparirà prima o poi ma la sua eredità ce la porteremo dietro per molto tempo.PS: hai visto l'intervista a Bersani da Fazio? No? Quardala su internet è altamente istruttiva sia per il linguaggio che per le idee: la catastrofe è certa, roba da pillola istantanea di cianuro.Alle primarie Ventola lo asfalta a mani basse.

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  2. Posted by anonimo on ottobre 13, 2010 at 9:32 am

    Come il buon pochepretese, non penso affatto che siano gli ultimi giorni di Caligola. Quando fini´ la Prima Repubblica, tutti a darsi pacche sulle spalle, tirare sospironi e a dire "adesso, si, che si ragiona". E sappiamo tutti cos´e´ successo.Non saranno gli ultimi giorni di Caligola. Forse di questo Caligola, ma attendo fiducioso il prossimo. Certamente, alcune cose sono irripetibili (il Milan di Sacchi, Massimo Troisi, il Drive In). Berlusconi anche, ma una nazione che l´ha votato per 45 anni di fila sono certo sapra´ tentare una (in)valida alternativa.Iorek

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  3. Posted by Xantro on ottobre 14, 2010 at 10:57 am

    Sono d'accordo con voi che le cicatrci delle ferite inferte da Berlusconi si rimargineranno -SE lo faranno- in ere geologiche. L'imbarbarimento civile, sociale e mdiatico di questo paese è da qualche anno (direi: 2006) ben al di là del punto di non ritorno.Tuttavia, credo -spero, con tutto me stesso spero- che il berlusconismo senza Berlusconi soffochi molto presto, perché è tratto tipico di quel personaggio l'incapacità di costituire un sistema, un qualcosa di durevole dopo di lui.In fondo, mi dico, del bushismo -che pareva destinato a durare in eterno- con Obama è rimasto poco, un sospiro di sollievo l'ha ben tirato gli yankee. Saremi mica tanto più cretini, eh? (No, non rispondete.)Guardate, la situazione è così grave che saluterei con genuino sollievo – e vi consegno una frase che potrete rinfacciarmi per i prossimi vent'anni- non dico un governo Vendola: un governo Casini. Ooooh, yes.

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  4. Posted by anonimo on ottobre 14, 2010 at 4:44 pm

    O_OLa nazione soffre, non c´e´ che dire.Iorek

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  5. Posted by Locomotiva1 on ottobre 23, 2010 at 4:18 pm

    Dai, dillo che la cosa del Lodo Alfano che lui, no, ma quando mai?
    Sono stati i puzzoni del partito al posto della cravatta a natale… t'ha preso alla sprovvista.

    Poi, io ho il sospetto che 'sto post-B non sarà mica tanto post-.
    La Lega si è messa davanti al corteo di esperti di politica da bar sport (e, va detto, ha evitato che si formasse un partito sul serio nazionalista e Xenofobo alla LePen, come quelli che stanno raccattando voti in mezza Europa – noi c'abbiamo gli xenofobi che le ronde le subappalterebbero a qualcun'altro, che c'han la peroni in frigo)

    Il Nostro si è messo alla testa di un corteone orbo della Milano da bere craxiana, inebetito da una tangentopoli che "uhei, ma mica dobbiamo diventare tutti onesti? – corteo che c'era già ai tempi della DC, ma che per decoro stava un po' quieta.
    Il nostro è stato solo il cavatappi che ha dato la stura al tutto. Mi chiedo quanto abbia aggiunto di suo.
    E quanto cambierà dopo.

    A titolo d'informazione, Beppe severgnini del Corriere sta pompando un suo libro sul post-berlusa. segno che un mercato per il post-B, c'è…

    Sa ma che gufa oggi, gufa domani, ci troviamo sul serio un governo diverso, che ne so, un D'Alema II.

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  6. Posted by Xantro on ottobre 24, 2010 at 2:44 pm

    Vero, tutto vero. Ma la carica eversiva di B. come persona, resa eccezionale dal potere personale (economico e mediatico) di cui dispone, lo rendono un unicum per fortuna destinato ad essere senza seguito.

    Che poi il seguito sia comunque Italia, beh, a questo sono moderatamente rassegnato.

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