Archive for dicembre 2010

Ieri, giornata internazionale della faciademerda.

“Indegno di una democrazia l’arresto di Assange.” Vladimir Putin

“Ho introdotto la moralità in politica.” Silvio Berlusconi.

“Non mi aspettavo una condanna così grave.” Callisto Tanzi.

“Sono i  sentimenti che contano, il sesso è solo un coronamento.” Rocco Siffredi.

(Ok, l’ultima l’ho inventata, ma ieri ci sarebbe stata bene.)

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Ma ti sembro il tipo che metterebbe una pelliccia?

Non lo sopporto, non c’è niente da fare.
Mi guardo in giro ed è tutto un fiorire di colli di pelliccia, bordi di pelliccia, maniche di pelliccia.

Era più facile prima, quando ti capitava una -rara- stronza coperta da uno stuolo di animali morti; ora, che gli stessi animali sono distribuiti, a pezzi, su –frequenti- stronzetti, non diminuisce il mio fastidio, la mia pena; in compenso aumenta il mio odio, perché deve distribuirsi su una pluralità di individui e ci sono soglie minime al di sotto delle quali c’è l’indifferenza, livello al quale non voglio scendere.

Ma di questa mia intolleranza per i colli di pelliccia ho già parlato.

Voglio solo aggiungere la curiosa esperienza che mi capita di provare in questi giorni. Già più di una volta ho fatto notare a persone che normalmente stimo (una, mia cognata, anche parecchio: lo dico perché legge questo blog e se a Natale mi negasse il dessert che fa lei potrei gettarmi dal balcone) l’osservazione “ma che ci fa una persona come te vestita con un collo di pelliccia come uno/a stronzo/a?”. Più o meno, queste le parole. So essere diplomatico, quando voglio.

Più di una volta, anzi praticamente sempre, mi viene risposto ma che, sei matto, ma mica è vera, è sintetica, figurati, proprio io. Mi tocca ritirarmi in buon ordine, concludendo ah, beh, mi pareva o qualcosa di altrettanto indicativo della mia voglia di chiudere il discorso prima di diventare troppo insistente.
Ma tutte le volte non riesco a sottrarmi ad una fastidiosa sensazione: che la questione sia stata solo elusa, e anche in maniera sbrigativa.

Se non approvo un indumento -perché grida di sofferenze inferte per vanità, di sangue che cola per moda, di sprezzante ostentazione di una moda da troia- mi spiegate in nome del cielo cosa cambia se la mia è solo un’imitazione?
Io non approvo, per dirne una, il Ku Klux Clan: ha senso che vada in giro con un cappuccio bianco e alla prima rimostranza di un mio amico, magari di colore, io risponda ma guarda che non è originale, è in flanella, sai per il freddo ? Non mi considerereste un po’ bizzarro?
Se andassi in giro indossando una pelle umana scuoiata, coi suoi bei brandelli di carne sanguinolenta, ma in latex, non mi guardereste con un tantino di disgusto?

Amici che non ammazzereste mai un coniglio o un ocelot, ma perché fate finta di averlo fatto, o di averlo fatto fare (che è la stessa cosa, da quando esiste la condivisione delle informazioni)?
Sintetica o vera, il messaggio che passate a chi vi guarda è “scuoiare vivo un cane tramortito a bastonate in Cina: perché no?”.

Fermi! Badate! Riflettete prima di rispondermi che io mica vesto per propagandare un messaggio.
Non facciamo altro, in realtà, quando scegliamo di cosa vestirci: e questo è il motivo per cui guardandovi in giro non vedete solo lunghi cappottoni di lana grezza, che a rigore è tutto quanto vi serve per non patire il freddo in questi giorni.
Ogni scelta di look vuole dare un messaggio che ci riguarda: sono un avvocato che ti spella; vivo in un centro sociale e dormo coi cani; mi piacerebbe essere in un poster di Dolce e Gabbana anche se il mio corpo ricorda una stufa; cose così.

Se non siete gli stronzi che indosserebbero una pelliccia, perché fate di tutto per sembrarlo?
Nell’attesa che me lo spiegate, io continuo ad odiarvi, per non perderci la mano.

Ma ti sembro il tipo che metterebbe una pelliccia?

Non lo sopporto, non c’è niente da fare.
Mi guardo in giro ed è tutto un fiorire di colli di pelliccia, bordi di pelliccia, maniche di pelliccia.

Era più facile prima, quando ti capitava una -rara- stronza coperta da uno stuolo di animali morti; ora, che gli stessi animali sono distribuiti, a pezzi, su –frequenti- stronzetti, non diminuisce il mio fastidio, la mia pena; in compenso aumenta il mio odio, perché deve distribuirsi su una pluralità di individui e ci sono soglie minime al di sotto delle quali c’è l’indifferenza, livello al quale non voglio scendere.

Ma di questa mia intolleranza per i colli di pelliccia ho già parlato.

Voglio solo aggiungere la curiosa esperienza che mi capita di provare in questi giorni. Già più di una volta ho fatto notare a persone che normalmente stimo (una, mia cognata, anche parecchio: lo dico perché legge questo blog e se a Natale mi negasse il dessert che fa lei potrei gettarmi dal balcone) l’osservazione “ma che ci fa una persona come te vestita con un collo di pelliccia come uno/a stronzo/a?”. Più o meno, queste le parole. So essere diplomatico, quando voglio.

Più di una volta, anzi praticamente sempre, mi viene risposto ma che, sei matto, ma mica è vera, è sintetica, figurati, proprio io. Mi tocca ritirarmi in buon ordine, concludendo ah, beh, mi pareva o qualcosa di altrettanto indicativo della mia voglia di chiudere il discorso prima di diventare troppo insistente.
Ma tutte le volte non riesco a sottrarmi ad una fastidiosa sensazione: che la questione sia stata solo elusa, e anche in maniera sbrigativa.

Se non approvo un indumento -perché grida di sofferenze inferte per vanità, di sangue che cola per moda, di sprezzante ostentazione di una moda da troia- mi spiegate in nome del cielo cosa cambia se la mia è solo un’imitazione?
Io non approvo, per dirne una, il Ku Klux Clan: ha senso che vada in giro con un cappuccio bianco e alla prima rimostranza di un mio amico, magari di colore, io risponda ma guarda che non è originale, è in flanella, sai per il freddo ? Non mi considerereste un po’ bizzarro?
Se andassi in giro indossando una pelle umana scuoiata, coi suoi bei brandelli di carne sanguinolenta, ma in latex, non mi guardereste con un tantino di disgusto?

Amici che non ammazzereste mai un coniglio o un ocelot, ma perché fate finta di averlo fatto, o di averlo fatto fare (che è la stessa cosa, da quando esiste la condivisione delle informazioni)?
Sintetica o vera, il messaggio che passate a chi vi guarda è “scuoiare vivo un cane tramortito a bastonate in Cina: perché no?”.

Fermi! Badate! Riflettete prima di rispondermi che io mica vesto per propagandare un messaggio.
Non facciamo altro, in realtà, quando scegliamo di cosa vestirci: e questo è il motivo per cui guardandovi in giro non vedete solo lunghi cappottoni di lana grezza, che a rigore è tutto quanto vi serve per non patire il freddo in questi giorni.
Ogni scelta di look vuole dare un messaggio che ci riguarda: sono un avvocato che ti spella; vivo in un centro sociale e dormo coi cani; mi piacerebbe essere in un poster di Dolce e Gabbana anche se il mio corpo ricorda una stufa; cose così.

Se non siete gli stronzi che indosserebbero una pelliccia, perché fate di tutto per sembrarlo?
Nell’attesa che me lo spiegate, io continuo ad odiarvi, per non perderci la mano.