Archive for marzo 2011

Ancora a proposito di classici.

SCATTA L'ORA LEGALE

PANICO FRA I BERLUSCONIANI

 

(Copertina di "Cuore" del 30 marzo 1991; l'orginale dice "socialisti", ma non mi pare di avere snaturato la battuta, aggiornandola.)

Uno strano concetto di responsabilità.

Che per stare in piedi il governo Berlusconi-Scilipoti abbia raccattato voti in maniera più che equivoca fra "pentiti" dell'opposizione (dopo avere gridato come ossessi al tradimento della volontà popolare non appena subìto il voltafaccia -annunciatissimo e cercato- dei finiani) fa già di per sé abbastanza schifo.
Il tanto vituperato Prodi, per dirne una, a quest'ora aveva già abbondantemente preso in saccoccia la propria sconfitta senza scendere a compromessi, trame segrete, e palesi prese per il culo dell'elettorato. Altro stile, altra responsabilità.

Ma che per raggiungere questo bel risultato si nomini Ministro della Repubblica un signor quasi-nessuno che da anni è coinvolto in una indagine per mafia, beh, fa proprio schifo al cazzo, e perdonate se l'analisi è fin troppo fine.

Naturalmente lo si è fatto per senso di responsabilità, per non lasciare il Paese privo di guida in un momento così difficile eccetera eccetera; come se si fosse domandato al Paese se si considera o meno in tale crisi da accettare un possibile mafioso ai vertici del Governo. L'alternativa, lo ricordo, non sarebbe l'anarchia, né la guerra di tutti contro tutti: semplicemente, sarebbe andare ad elezioni, e vedere se vengono rieletti Romani, Scilipoti, o una qualsiasi delle troiette del Premier. O il premier stesso.
Ma questo comporterebbe rallentamenti sulle nuove leggi antiprocesso del Cavaliere, sulla sua vendetta contro i Magistrati sotto forma di riforma della Giustizia, e sul federalismo, cazzo, non dimentichiamoci il Federalismo!

Se queste sono le vostre urgenze, compatrioti, beh: sucatevi il ministro in odor di mafia, il Berlusconi addolorato per l'amico Gheddafi, Minzolini al posto della Gruber, Giuliano Ferrara al posto di Enzo Biagi, e, più in generale, i quintali di merda in cui quotidianamente accettate di galleggiare. Magari fa bene alla pelle, chissà.

Uno strano concetto di responsabilità.

Che per stare in piedi il governo Berlusconi-Scilipoti abbia raccattato voti in maniera più che equivoca fra "pentiti" dell'opposizione (dopo avere gridato come ossessi al tradimento della volontà popolare non appena subìto il voltafaccia -annunciatissimo e cercato- dei finiani) fa già di per sé abbastanza schifo.
Il tanto vituperato Prodi, per dirne una, a quest'ora aveva già abbondantemente preso in saccoccia la propria sconfitta senza scendere a compromessi, trame segrete, e palesi prese per il culo dell'elettorato. Altro stile, altra responsabilità.

Ma che per raggiungere questo bel risultato si nomini Ministro della Repubblica un signor quasi-nessuno che da anni è coinvolto in una indagine per mafia, beh, fa proprio schifo al cazzo, e perdonate se l'analisi è fin troppo fine.

Naturalmente lo si è fatto per senso di responsabilità, per non lasciare il Paese privo di guida in un momento così difficile eccetera eccetera; come se si fosse domandato al Paese se si considera o meno in tale crisi da accettare un possibile mafioso ai vertici del Governo. L'alternativa, lo ricordo, non sarebbe l'anarchia, né la guerra di tutti contro tutti: semplicemente, sarebbe andare ad elezioni, e vedere se vengono rieletti Romani, Scilipoti, o una qualsiasi delle troiette del Premier. O il premier stesso.
Ma questo comporterebbe rallentamenti sulle nuove leggi antiprocesso del Cavaliere, sulla sua vendetta contro i Magistrati sotto forma di riforma della Giustizia, e sul federalismo, cazzo, non dimentichiamoci il Federalismo!

Se queste sono le vostre urgenze, compatrioti, beh: sucatevi il ministro in odor di mafia, il Berlusconi addolorato per l'amico Gheddafi, Minzolini al posto della Gruber, Giuliano Ferrara al posto di Enzo Biagi, e, più in generale, i quintali di merda in cui quotidianamente accettate di galleggiare. Magari fa bene alla pelle, chissà.

Son sempre classici.

Nella mia variegata attenzione alla cultura (a voi posso sembrare semplicemente un pirla, ma vi assicuro di essere un colto ed erudito pirla) non disdegno di leggere qualche classico.

Senofonte%20Madrid%20PradoIn questi giorni, in particolare, mi dedico all’Anabasi di Senofonte, con un elegante testo a fronte in greco, di cui ho confrontato tre righe prima di concludere che non ricordo una fava di quella lingua, nonostante anni di liceo classico.
Sì, ok, è una pietra miliare della storiografia del mondo antico.
E, certo, la storia mi ha sempre appassionato al liceo, per quanto quella capra di insegnate abbia fatto per annoiarmici a morte.
Ma non è questo, il motivo.

the-warriorsLa vera ragione è che, conversando con A. Manitto -il mio guru in fatto di sceneggiatura cha ha inutilmente tentato di dare un metodo ai miei racconti scritti alla cazzo- è venuto fuori che un capolavoro del cinema anni ’80, un cult del trash americano, il mitico “I Guerrieri della Notte”, sarebbe largamente inspirato a quel classico storiografico di Senofonte. Infatti, entrambi, secondo il guru, ricalcherebbero lo schema epico del “ritorno a casa” (nostòs, toh, ve la butto lì con nonchalance) collettivo e avrebbero punti in comune e analogie a strafottere, lo schema perfetto del racconto fantasy costruito sul mito sciamanico del viaggio e ritorno dell’Ade (lavatevi le mani, dopo avere maneggiato tanta cultura, neh?).

furiesConfesso, quel film l’avrò visto una decina di volte e ancora mi diverte e mi avvince; quando entrano in scena i Baseball Furies a ruotare le mazze sulle note di Giorgio Moroder, provo brividi di emozione come la prima volta. Ognuno ha nel cuore le tarmarrate sue.

Di questa passione, in realtà, mi sono sempre un tantino vergognato, perché, per quanto mi piaccia, devo ammettere che a qualche critica quel film si presta: dialoghi basic, situazioni inverosimili, un doppiaggio che non rende lo slang dei protagonisti (“Hey, vuoi farti una pelle?” sarebbe, secondo il traduttore, l’invito di un tamarro ad una copula veloce in posizione eretta, e mi piacerebbe capire perché non fosse abbastanza slang “sveltina”).
Il fatto che cotanto film si sia ispirato ad una pietra miliare classica in realtà mi conforta: vuol, dire che qualcosa, dietro, c’è.

Orbene, leggendo, ho appena scoperto, con viva gioia, che l’ispirazione è consapevole, tanto che nel film si trova addirittura un omaggio al testo di Senofonte.
Infatti, i mille soldati greci dell’Anabasi devono far ritorno verso casa dopo essersi trovati isolati in mezzo ad una marea di nemici piuttosto incazzati perché il capo della spedizione militare, al cui seguito prestavano servizio come mercenari, ha la cattiva idea di farsi ammazzare in battaglia. Orbene, quel capo era il persiano Ciro (il nipote di Ciro il Grande).

Ora, voi che come me avete visto decine di volte “I Guerrieri della Notte”, ricordate come si chiamava il capopopolo che viene ucciso al raduno delle bande della città, scatenando la caccia ai Warriors?cyrus warriors
Cyrus, appunto.
TAH-DAAH!

Dove il classico incontra il trash, là c’è il trashico. E io godo.

Son sempre classici.

Nella mia variegata attenzione alla cultura (a voi posso sembrare semplicemente un pirla, ma vi assicuro di essere un colto ed erudito pirla) non disdegno di leggere qualche classico.

Senofonte%20Madrid%20PradoIn questi giorni, in particolare, mi dedico all’Anabasi di Senofonte, con un elegante testo a fronte in greco, di cui ho confrontato tre righe prima di concludere che non ricordo una fava di quella lingua, nonostante anni di liceo classico.
Sì, ok, è una pietra miliare della storiografia del mondo antico.
E, certo, la storia mi ha sempre appassionato al liceo, per quanto quella capra di insegnate abbia fatto per annoiarmici a morte.
Ma non è questo, il motivo.

the-warriorsLa vera ragione è che, conversando con A. Manitto -il mio guru in fatto di sceneggiatura cha ha inutilmente tentato di dare un metodo ai miei racconti scritti alla cazzo- è venuto fuori che un capolavoro del cinema anni ’80, un cult del trash americano, il mitico “I Guerrieri della Notte”, sarebbe largamente inspirato a quel classico storiografico di Senofonte. Infatti, entrambi, secondo il guru, ricalcherebbero lo schema epico del “ritorno a casa” (nostòs, toh, ve la butto lì con nonchalance) collettivo e avrebbero punti in comune e analogie a strafottere, lo schema perfetto del racconto fantasy costruito sul mito sciamanico del viaggio e ritorno dell’Ade (lavatevi le mani, dopo avere maneggiato tanta cultura, neh?).

furiesConfesso, quel film l’avrò visto una decina di volte e ancora mi diverte e mi avvince; quando entrano in scena i Baseball Furies a ruotare le mazze sulle note di Giorgio Moroder, provo brividi di emozione come la prima volta. Ognuno ha nel cuore le tarmarrate sue.

Di questa passione, in realtà, mi sono sempre un tantino vergognato, perché, per quanto mi piaccia, devo ammettere che a qualche critica quel film si presta: dialoghi basic, situazioni inverosimili, un doppiaggio che non rende lo slang dei protagonisti (“Hey, vuoi farti una pelle?” sarebbe, secondo il traduttore, l’invito di un tamarro ad una copula veloce in posizione eretta, e mi piacerebbe capire perché non fosse abbastanza slang “sveltina”).
Il fatto che cotanto film si sia ispirato ad una pietra miliare classica in realtà mi conforta: vuol, dire che qualcosa, dietro, c’è.

Orbene, leggendo, ho appena scoperto, con viva gioia, che l’ispirazione è consapevole, tanto che nel film si trova addirittura un omaggio al testo di Senofonte.
Infatti, i mille soldati greci dell’Anabasi devono far ritorno verso casa dopo essersi trovati isolati in mezzo ad una marea di nemici piuttosto incazzati perché il capo della spedizione militare, al cui seguito prestavano servizio come mercenari, ha la cattiva idea di farsi ammazzare in battaglia. Orbene, quel capo era il persiano Ciro (il nipote di Ciro il Grande).

Ora, voi che come me avete visto decine di volte “I Guerrieri della Notte”, ricordate come si chiamava il capopopolo che viene ucciso al raduno delle bande della città, scatenando la caccia ai Warriors?cyrus warriors
Cyrus, appunto.
TAH-DAAH!

Dove il classico incontra il trash, là c’è il trashico. E io godo.

Cencinqanta.

Provo per l'Italia quello che in tanti provano per la famiglia: conosciuta e vissuta da dentro è un luogo speciale, che amo e in cui mi considero fortunato di vivere.
Metafora, quella della famiglia, che spiega anche quello che provo per gli italiani: diomìo, ragazzi, dovete essere per forza così imbarazzanti?

Buona festa a tutti, si fottano i leghisti e gli snob.