Archive for aprile 2011

Figure storiche 30: carnevale male interpretabile.

L’episodio che vi riferisco, una volta tanto, non è capitato a me e, leggendo, vi sarà chiaro che non avrebbe potuto: curioso tuttavia come a me facciano da tempo riferimento pulsioni di confessione di fatti imbarazzanti: “tu mi puoi capire” aggiungono sempre i rei confessi.

Infatti io comprendo perfettamente la collega X (della quale sono autorizzato a divulgare l’impresa, ma non il nome), bella donna single, che ha una nipote undicenne per la quale stravede, se, abitando in uno spazioso bilocale ideale per tenerci dei party di poche amiche, cede alle pressioni della nipote e concede casa sua per una festa di carnevale, che si occuperà tra l’altro anche di organizzare.

Trovo anche comprensibile che, spostata più volte la data per far coincidere la disponibilità delle ragazzine festanti e dell’anfitrione, si stabilisca la data della festa in maschera un paio di settimane PRIMA del carnevale. Insomma, l’importante è lo spirito, no?

Capisco che la collega, una volta adornata la casa di ghirlande e festoni, nonché preparato sontuoso buffet, si renda conto di non avere un costume da indossare; e che quindi tiri fuori l’idea dell’ultimo minuto: un grembiulino, un cappellino bianco su cui incrociare due pezzi di scotch rosso, zoccoli del Dr.Sholls bianchi e via, ecco improvvisata un’infermiera.

Pronti! Al’ora convenuta suona il citofono, è il primo invitato; lei apre il portone dabbasso. Poco dopo, si sentono passi sul pianerottolo, lei apre la porta sfoderando un sorrisone.
Ma non è l’invitato, che evidentemente si attarda aspettando l’ascensore: è il vicino di casa, che stava uscendo in compagnia del figlioletto; lui è voltato di spalle e sta chiudendo la porta, ma il ragazzino è lì davanti e la fissa. Lei si rende conto improvvisamente di essere vestita da infermiera qualche settimana prima di carnevale e fa la prima cosa che l’imbarazzo le suggerisce: chiude la porta di colpo e, in cuor suo, stramaledice le idee della nipote.

Credo che chiunque possa comprendere come, immaginando cosa il ragazzino abbia potuto riferire al padre, la mia collega sia abbastanza sicura in qualche modo di NON essere più guardata dal vicino con gli stessi occhi.

Con rispetto, da cittadino a Ministro.

Caro Angelino che di mestiere fai il Ministro della Giustizia, nutrivo dei dubbi sulla legge che è in votazione da ieri alla Camera. Assatanati giornali di sinistra affermavano infatti che, applicando ai processi in corso i termini di prescrizione che state introducendo col processo breve, migliaia di processi sarebbero caduti in prescrizione. Che significa, se so ancora ragionare, migliaia di vittime di reati senza giustizia e migliaia di parti offese senza risarcimento. E a me, questo non pareva bello.

Poi sei arrivato tu, e mi hai spiegato che sarebbero caduti nel nulla solo lo 0,2% dei processi in corso, e ho tirato un bel respiro di sollievo. Oddìo, non mi hai precisato in numeri a quanto corrispondesse questa cifra, che pure tu dovresti conoscere, visto che ne hai dedotto una percentuale.

Faccio per dire, ma siamo 50 milioni in questo bel Paese, se uno su cento avesse una causa in corso farebbero 500.000 cause e lo 0,2% farebbero pur sempre 1.000 processi. Che, detto così, suona poca cosa: ma se provi a dire 1.000 reati impuniti o 1.000 vittime senza risarcimenti, a me suona ancora tantino. Che se poi fossero 5 su 100 ad avere processi in corso, beh, farebbe 5.000.
Ma tu mi dici che è poco, e, visto che il Ministro sei tu, io ti voglio credere.

E naturalmente, ti credo anche quando affermi che non è vero che questa legge salvi Berlusconi dal processo MIlls e da quello Mediatrade. Sei Ministro, mica mi conterai delle balle, no?

Ma allora, Angelino, io che vedo voi parlamentari arrabattarvi -pure di notte- contro l’ostruzionismo di quei disfattisti dell’opposizione, mi chiedo: ma per lo 0,2% dei processi, vale davvero la pena di fare tanta cagnara? Cioè, faceste notte per ogni singolo problema che riguarda un migliaio di situazioni individuali, ma quando mai dormireste?
Tu dici: ma non è tanto per i processi in corso, è per quelli futuri! Non devono essere troppo lunghi, quindi ci mettiamo un bel limite, e morta là.
Uhm. Sarà.
Ma scusa la pedanteria, Angelino, se ora quei processi sono lo 0,2% di quelli pendenti, non è che per caso saranno lo 0,2% anche domani, fra un anno, fra dieci anni? Insomma non è che stiamo sempre parlando di pochi processi sulla massa di quelli normalmente in corso? Oh, dico, l’hai detto tu, mica io.
E ci fate notte.
Mah.

E poi, perdona il mio ardire: avete urlato a tutti che era ora di ridurre lo strapotere dei giudici (e questo sì, lo capisco, giustificherebbe le vostre notti in bianco a votare alla Camera) e che questa norma andava in questo senso.
Ma i giudici lavorano a cottimo (tot sentenze, tot soldi) o li stipendiate e basta? No, perché allora non si vede come il fatto di dovere terminare prima il processo, pena la sua estinzione, dovrebbe spingere quella massa di pelandroni che sicuramente sono i giudici a lavorare più lestamente per giungere di corsa ad una sentenza. Anzi, a occhio e croce, se hanno poca voglia di lavorare un processo che va ad estinguersi significa meno lavoro ancora, manco dovranno scrivere la sentenza.
Non so, dimmi tu, ragiono male?

Vedi, Angelino, è che tu sei Ministro, e non uno di quelli che lo è diventato per via di pompini, come si dice di altri dicasteri meno prestigiosi del tuo: quindi, fatico a credere che tu mi stia prendendo per il culo.
Però, in tutta onestà, se tu invece che Ministro fossi un privato cittadino, ma sai che staresti sparando una marea di cazzate?

Darwin today

Sono in commercio gadgets per ingannare i sensori sonori delle cinture di sicurezza. Li infili nell’apposita fessura, il beep smette e nessuna cintura ti stringe.

Esiste anche la versione “Hello Kitty”.

Hellokitty cinture

“Taaac!” avrebbe detto Darwin, se fosse stato milanese.

Materiale per il quotidiano vaffanculo.

Il Parlamento Italiano ha votato –senza che fosse in alcun modo nelle sue prerogative farlo, si badi- e a stretta maggioranza stabilito che, quando Berlusconi sollevò il telefono e chiamò la Questura per tirare fuori dai guai (cosa che comunque puzza assai di abuso, quindi di reato) una troietta marocchina probabile ladra, beh, lo fece perché convinto che fosse DAVVERO la nipote un po’ scapestrata di Mubarak, il premier egiziano.

Quindi esercitava una funzione pubblica a beneficio di tutti noi, e quindi tutto bene, in sostanza.

Cazzo ridete?
L’ha detto il Parlamento, mica i suoi legali, quelli sì, pagati profumatamente per arrampicarsi sugli specchi come è il caso che un buon avvocato faccia. I Parlamentari, invece, quelli che lui ha inserito nelle liste e quelli che ha acquistato in saldo dopo, lo fanno così, gratis, per beneficienza verso il simpatico Silvio.

Quindi, salvata la ghirba alla monella, immagino abbia ripreso a portarsela –appena maggiorenne, ma lo faceva anche quando era minorenne- a casa per inserirla nelle sue orge: che lo zio, Mubarak, chissà com’era contento.

Materiale per il quotidiano vaffanculo.

Il Parlamento Italiano ha votato –senza che fosse in alcun modo nelle sue prerogative farlo, si badi- e a stretta maggioranza stabilito che, quando Berlusconi sollevò il telefono e chiamò la Questura per tirare fuori dai guai (cosa che comunque puzza assai di abuso, quindi di reato) una troietta marocchina probabile ladra, beh, lo fece perché convinto che fosse DAVVERO la nipote un po’ scapestrata di Mubarak, il premier egiziano.

Quindi esercitava una funzione pubblica a beneficio di tutti noi, e quindi tutto bene, in sostanza.

Cazzo ridete?
L’ha detto il Parlamento, mica i suoi legali, quelli sì, pagati profumatamente per arrampicarsi sugli specchi come è il caso che un buon avvocato faccia. I Parlamentari, invece, quelli che lui ha inserito nelle liste e quelli che ha acquistato in saldo dopo, lo fanno così, gratis, per beneficienza verso il simpatico Silvio.

Quindi, salvata la ghirba alla monella, immagino abbia ripreso a portarsela –appena maggiorenne, ma lo faceva anche quando era minorenne- a casa per inserirla nelle sue orge: che lo zio, Mubarak, chissà com’era contento.