Archive for gennaio 2012

Quanto non li reggo.

Io non dovrei fare considerazioni sull’Inter, lo so. Primo, perché non sono titolato, non avendo una laurea in psicodramma (per la buona ragione che non esiste un corso universitario su questa materia, che è l’unica che potrebbe addentrarsi nelle spiegazioni di cosa succede da quelle parti); secondo, perché temo che, nonostante i miei sforzi di neutralità e imparzialità, in qualche modo traspaia una leggera e inconsapevole severità di giudizio, su quella squadra di odiosi stronzi (ecco, appunto).

Tuttavia, concedetemi un’osservazione, e giudicate poi voi quanto sia oggettiva o quanto dettata dal mio gobbissimo malanimo.

L’Inter ha iniziato il campionato in maniera pessima, col consueto balletto di giocatori svagati e allenatore sbagliato; si è trovata rapidamente ad un passo dalla zona retrocessione, per i lazzi di noi gobbi e dei loro cugini rossoneri.
Poi è arrivato Ranieri ad allenarla. Si è trovato in mano una squadra stanca, demotivata, con alcuni protagonisti bolliti e non certo rinforzata da una campagna acquisti svogliata e tendenzialmente braccina.
Dopo una partenza difficile, culminata con una sconfitta a Torino, è iniziata la rimonta: nove partite, otto vittorie e una sconfitta, quindici gol segnati contro tre subiti, il ritorno al gol di Milito e il lancio coraggioso di qualche giovane talento. Si è anche parlato di calendario facile, poi l’Inter ha rimesso in riga il Milan e la Lazio di seguito, e si è fischiettato con indifferenza.
Uno si immagina: sarà stato un  trionfo, per Ranieri, dalla curva alla stampa sportiva. Aaah, ma allora vi siete scordati di chi parliamo: degli interisti. E dei giornalisti.

Tanto che si possa dire, gli uni e gli altri sono moderatamente soddisfatti, e a Ranieri tributano sì e no l’assenza di contestazioni (i tifosi) e mmmh sssì ‘nzomma, critiche garbate sulla non spettacolarità del gioco (i giornalisti) .
Avesse fatto la stessa cosa Mourinho, ve le immaginate le lodi, i peana, i tributi? Lo Special One, il talento, i risultati inaspettati, le trombonate e le battutine…

Invece, questo onesto mestierante, questo vero allenatore (che ha seriamente rischiato con la Roma, una squadra ben più debole dell’Inter, di ciucciare via al Tromb One almeno un paio di scudetti negli ultimi anni) non fa dichiarazioni, non fa battutine, niente zeru tituli e prostitusione inteletuale (ah, le matte risate!). Serio serio, perfino un po’ mesto, continua a parlare di lavoro, di impegno, di fiducia. Poi perde in Coppa Italia col Napoli col sospetto di un rigore negato e non fa il segno delle manette, non insulta, non strepita: commenta “peccato” e “il calcio è così, domenica non abbiamo giocato bene e abbiamo vinto, stasera abbiamo fatto una buona prestazione e abbiamo perso”.
E i giornalisti lì, col taccuino in mano e la penna per aria a domandarsi “e io come ce lo faccio, il titolone?” e i tifosi a storcere il naso, “ssseh, ma vuoi mettere il Mou? A quest’ora aveva perlomeno messo un dito nell’occhio a Mazzarri, si era fatto espellere per convulsioni e squalificare per turpiloquio. Uno spasso!” e fa niente che il gioco di Mou, quanto a spettacolo, fosse ben spesso mediocre, consistendo essenzialmente in una elaborata versione del catenaccio del Padova di Nereo Rocco (tranne quando era sotto di un gol e metteva dentro sei-sette attaccanti, quello era obiettivamente divertente).

Insomma, quello che voglio dire è: piange il cuore a vedere un vero allenatore alla guida dell’Inter: il circo richiede pur sempre un pagliaccio.

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Via Melchiorre Spasso, Milano.

A Milano alcuni immobili, che per posizione o pregio architettonico o salapinna quale motivo han deciso di rifarsi la facciata, hanno deciso di trasformare il portone d’ingresso in un posto di richiamo, con insegna in accattivante design, manco fosse un negozio. Per esempio, in via Vittor Pisani c’è un ingresso spettacolare con la scritta “Pisani 26” a far da richiamo. Mi sfuggono i motivi di tale scelta, ma questo non è il punto.

Il punto è che in via Melchiorre Gioia c’è un ingresso di questo tipo. Al civico 69.
L’insegna recita quindi “Gioia 69”.
E ditemi che non sapevano quello che facevano.

Ah, e per di più più avanti c’è un centro massaggi rilassanti orientali (leggi: bordello) che si chiama “la pace dei sensi”.

Poi l’humor ce l’hanno solo i romani. Tsé.

Lo strano è relativo.

Faccio per dire, ma se ieri mattina, passando per Como per andare al lavoro, e ieri sera, sulla via del ritorno, avessi dovuto fare complessivamente mezzora di coda in auto perché dal marciapiede uno sciamano con maschera di legno danzava seminudo per scacciare gli spiriti maligni dai sandali dei membri della tribù che allo scopo colà si affollavano, beh, l’avrei trovato ben bizzarro, per non dire anacronistico.

Invece la coda l’ho fatta perché un prete cattolico benediceva le auto. E allora tutto normale, suppongo.

Testedure.

Liz Lemon sta discutendo col proprio fidanzato, in un episodio della V serie di “30 rock” (recensione-lampo: vedevatelo).

“Il vero problema con te, Liz, è che non ammetti mai di avere torto.”
“Non è vero.”
“Ma se persino a Trivial Pursuit non riconosci di aver sbagliato nemmeno se ti mostro la carta!”
“Era scritto SBAGLIATO! E poi, parli proprio tu, che non vuoi ancora ammettere di avere sbagliato a montare la libreria.”
” Io VOLEVO che i libri scivolassero giù!”

Tina Fey

2011, un anno… passato, ecco.

Il 2011, come i più acuti fra di voi avranno notato già da qualche giorno, si è chiuso. E’ stato, in estrema sintesi e senza perdersi in particolari, un anno dimmerda.
Quindi largo al 2012.
Finito il pezzo.

Ma no, dai scherzavo, dove andate? Ripercorriamo piuttosto insieme i momenti più esaltanti che il nostro amico 2011 ci ha appena regalato. E’ stato un anno… un anno… insomma, un anno importante (avete notato? “importante” si usa come ultima risorsa per non usare un termine degradante o squalificante. Per esempio, “un naso importante” è la definizione più gentile che potete usare per definire una canappia orrenda).
Ma andiamo con ordine.

GENNAIO.
C’è calma e serenità nel mondo: rivolte in Tunisia depongono Ben Alì; in Egitto per emulazione iniziano proteste di piazza che scuotono il regime di Mubarak (già tanto preoccupato per la nipote zoccoletta); in Sudan il sud del paese si stacca dal regime di Omar Bashir, ma poi non costituisce un nuovo stato perché chiamarlo Sud-Sudan è obiettivamente imbarazzante.
Negli Stati Uniti, per non essere da meno, a Tucson una deputata democratica viene presa a revolverate da un fanatico sostenitore della vita, che nell’atto non si scorda di compiere una strage: per alcuni una cosa del genere ha un suo senso, vi farò sapere quando ce lo vedrò anch’io: dopodiché, vi prego, sparatemi in nuca.
L’allenatore di calcio Alberto Zaccheroni, recentemente distintosi per una serie di espressioni facciali originali, fra il perplesso e l’inorridito, alla guida della Juventus, vince allenando il Giappone. Il suo segreto? Il pugno di ferro in spogliatoio: a chi non da l’anima in campo l’allenatore sequestra i manga, e gli proibisce di guardare cartoni animati. Sul fronte interno, la chiusura del calciomercato vede protagonista la Sampdoria, che regala Cassano al Milan e semiregala (dodici milioni più Biabiany, quindi dieci milioni) Pazzini all’Inter: la lungimiranza di tali scelte si appaleserà entro qualche mese.

FEBBRAIO.
Deposto anche Mubarak, che inutilmente si mette di profilo lungo un muro affrescato all’interno della piramide con le braccia in quella posizione buffa dei dipinti egizi: viene catturato e minacciato con un girarrosto per fare il kebab per fargli confessare di essere stato un tantino dittatore.
A questo punto non rimangono molti altri regimi impresentabili ad affacciarsi sul mediterraneo; infatti ben presto iniziano rivolte in uno dei pochi rimasti: per nostra sfiga non è l’Italia di Berlusconi-Scilipoti, bensì la Libia.
L’Italia è talmente allo sbando che il Festival di Sanremo lo vince Vecchioni: no, non il figlio, lui proprio! Quello che cantava “oh-oh-cavallo-oh-oh” quando voi ancora giocavate col Big Jim e gonfiavate con la pipetta le Cristall Ball intossicandovi. A volte ritornano, direbbe King.

MARZO.
Ah, ma marzo è molto meglio, tutt’altra cosa. Un terremoto al largo del Giappone, con scosse sulla terraferma e poco dopo uno tsunami alto come Godzilla, fa capire ai giapponesi che costruire in riva al mare una centrale nucleare è una buona idea come giocare a moscacieca in fonderia. Il governo in tv assicura che non c’è alcun rischio di radioattività, ma da dentro il casco della tuta il messaggio esce un po’ flebile e soprattutto poco credibile.
In tema di calamità, ricorre questo mese il 150° anniversario dell’Unità d’Italia e fervono i discorsi sulla fratellanza fra italiani, a noi che facciamo fatica a concepire simpatia per uno di un altro quartiere e che in genere fra le preghiere serali non dimentichiamo di chiedere al buon Gesù di incenerire tutti gli altri capoluoghi della regione in cui viviamo.
Muore Liz Taylor, ma prima di essere seppellita fa in tempo a sposare il becchino.

APRILE.
Un mese così noioso, ma così noioso, che la notizia del mese è che si sposano un membro della famiglia reale britannica e una tizia che NON sembra un cavallo con la parrucca, cosa rara su quell’isola. In ogni caso la scena viene rubata dalle chiappette secche da una cugina della sposa di nome Pippa: sembra la sceneggiatura di un film di Alvaro Vitali, tipo “Pierino ar matrimonio der Principe”.>

MAGGIO.
In Pakistan, il blitz dei Navy Seals americani per catturare Osama Bin Laden (dunque erano false le voci che facesse il tassista a Torpignattara, come sostenevano i servizi segreti pakistani) si conclude inaspettatamente con la sua uccisione. “Non si è trattato di un’esecuzione”, dice il responsabile dell’operazione mentre recupera il cartone-bersaglio coi punti e premia chi l’ha colpito nelle palle, facendo 100 punti.
In Spagna cresce il movimento degli Indigados; è fantastico perché in spagnolo ogni cosa, per quanto seria, suona buffa. Vi ricordo che figure di spicco della letteratura sono due personaggi che suonano “Don Chisciotte e Sancio Panza”, dico, come si fa a prenderli sul serio?
Ibrahimovic vince il settimo scudetto consecutivo (2 con la Juventus, 3 con l’Inter, uno col Barcellona), stavolta con la maglia del Milan. Questo mi arriva alla terza stella prima che ci arrivi la Juve.
E, a proposito di vittorie, il comunista Pisapia viene eletto sindaco di Milano quando i milanesi scoprono, in campagna elettorale, seguendo i talk show, che QUELLA era la Moratti e che aveva fatto il sindaco fino a quel momento. Loro l’altra volta avevano votato quella che gli aveva detto di votare il Berlusconi; poi quella se n’era stata nascosta per anni, in Consiglio Comunale non ci andava, fare il sindaco neanche a parlarne, manco sapevano che faccia aveva e le cazzate che diceva. Senza nulla togliere a Pisapia, avrebbe vinto anche Homer Simpson.
Berlusconi fa finta di niente.

GIUGNO. Referendum: gli italiani votano che non si fidano delle centrali nucleari costruite in Italia, della gestione dell’acqua pubblica da parte di società private in Italia, del legittimo impedimento addotto dal loro Presidente del Consiglio per non presentarsi in tribunale. Praticamente dichiarano di voler essere annessi alla Baviera.
Berlusconi fischietta.

LUGLIO.
A Oslo uno stronzo pazzo neonazista compie una strage per motivi che hanno a che fare col fatto di essere stronzo, pazzo e neonazista. Senza poterne essere certo, mi immagino l’archivio dell’equivalente norvegese della Digos: tre stanze con i faldoni fino al soffitto sui centri sociali, con tutte le intercettazioni sul traffico di hashish, i concerti che non pagano la SIAE (o l’equivalente norvegese) e i manifesti che parlano male del Papa e del Governo; in corridoio, dentro un comodino, una raccolta di ventidue fogli sui nuclei neonazisti e sulla loro infiltrazione nel tifo calcistico e nei partiti di destra. Scusate, mi ricordate l’ultima strage riconducibile ad un centro sociale?
Muore Amy Winehouse in circostanze misteriose. Per stabilire esattamente le cause del decesso l’autopsia deve valutare le tracce di ogni sostanza ingerita dalla cantante nelle 48 ore precedenti la sua morte: quindi, sapremo qualcosa nel 2019.
A fine mese inizia una leggera flessione dei mercati azionari che porta il capitale sociale di Unicredit e di altre banche ad un valore di un capannone industriale in Brianza. Berlusconi fa segno ha fretta e che deve scappare.

AGOSTO.
E’ l’agosto della finanza, cha va a fuoco come per anni sono andati a fuoco i boschi in Sardegna in questo stesso mese.
Standard & Poors, la famosa agenzia internazionale di giudizi dati a cazzo, abbassa il rating degli Stati Uniti a “qualche A in meno di prima, fate voi, tanto non ci riordiamo mai la scala che usiamo”. Come effetto, crolla la borsa italiana e ora Unicredit vale come un bilocale in zona malfamata.
Berlusconi finge che gli sia caduto qualcosa dal tavolo e ci resta sotto fino a fine mese.

SETTEMBRE.
Prosegue la crisi, Unicredit, Banca Intesa e Monte Paschi, prese insieme, valgono come un’utilitaria, ma comunque il doppio di tutta la Grecia, compresi gli isolotti. Scricchiola l’Euro, i tedeschi sono quasi pronti a passare al Crauto e i francesi al Camembert. In Europa il governo italiano è sceso a livelli di credibilità così bassi che nei summit economici europei perfino i polacchi fanno i coppini a Tremonti e un danese ripete tutto quello che dice Berlusconi con in bocca un kazoo; almeno passano il tempo, perché manco loro capiscono che cazzo fare.

OTTOBRE.
Muore Steve Jobs, fonte di ispirazione ed esempio per migliaia di persone perché le spronava ad aprire nuove vie, conscio che per quelle vie i soldi li aveva già fatti lui. Di lui so che ha fatto qualcosa nel campo dei computers mettendoci su un marchio molto carino: di più non dico, perché la blogosfera pullula di invasati di Macintosh e i-qualsiasicosa, e c’è più costrutto a colloquiare con un testimone di Geova.
A Roma la manifestazione degli Idignados si trasforma nella consueta passerella di Black Block, ai quali si lascia devastare una città prima di decidersi a caricare la parte pacifica della manifestazione, quando i black block sono già a casa a farsi la doccia da un pezzo: modello Genova, per intenderci. Poi, siccome stavolta non c’è scappato il morto, il ministro dell’interno Maroni si congratula con sé stesso e si da delle gran pacche sulle spalle.
In Libia si conclude la parabola di Gheddafi, che imprudentemente si getta contro alcune pallottole. Rimangono in giro alcuni dei suoi figli sopravvissuti, una piccola minoranza, centotrenta circa, compreso quello che ha giocato una partita nella Juve e tre nel Perugia.
A Sepang muore in un incidente in gara il motociclista Marco Simoncelli, famoso nel mondo perché era in grado di contenere una massa incredibile di capelli nel casco. In una mesta cerimonia seguita da un gran numero di persone viene seppellita con lui la dignità di tutti quei giornalisti che, nei giorni seguenti l’incidente, hanno definito “fatalità” lo spatasciarsi di uno che di mestiere corre in moto come un proiettile, ma facendo anche le curve, cosa che il proiettile ritiene troppo pericoloso fare. Ma qui mi fermo, perché per i fan delle due ruote vale quello che ho detto per i fanatici di Jobs, con in più che quelli sono dei nerd con le spallucce e questi sono omacci carichi di testosterone.
Intanto il nostro Pianeta raggiunge i sette miliardi di persone, considerando tali anche i giocatori compulsivi di videopoker, cosa di cui statistici e scienziati discutono.
La crisi finanziaria si acuisce e Berlusconi fa finta di avare ricevuto una chiamata al cellulare.

NOVEMBRE.
Lo spread, mutante creato in un laboratorio di Deutsche Bank, semina il terrore in Europa e a nulla valgono i tentativi di narcotizzarlo con le freccette per poi abbatterlo. Nutrendosi degli errori economici di Merkel e Sarkozy, il mostro cresce fino a dimensioni titaniche, si arrampica sul palazzo dell’Unione Europea a Bruxelles e abbatte gli aerei a manate come King Kong.
Berlusconi decide finalmente di affrontare seriamente e con responsabilità la crisi e, serio serio, ne nega l’esistenza, sostenendo che i ristoranti sono pieni (d’altra parte è quello che di Eluana Englaro, in coma da anni, disse che poteva ancora fare figli: c’è una logica e una coerenza, anche se entrambe portano al ricovero coatto).
Non si dica tuttavia che l’uomo manchi di pragmatismo e di capacità di rivedere le proprie idee: il giorno che Mediaset in borsa gli perde l’equivalente del PIL del Punjab, Berlusconi riconosce di botto che è l’ora della responsabilità e si dimette. Berlusconi si dimette. Berlusconi si dimette (*).
Napolitano appallottola il foglio per il trattamento sanitario obbligatorio nei confronti di Berlusconi che stava per firmare e ne loda il senso di responsabilità.
Al suo posto viene votato il governo Monti, con ministri che sanno leggere e scrivere e nessuna donna che abbia posato per calendari: una rivoluzione. La Lega è l’unico partito ad opporsi perché scopre l’urgenza di misure eque e riforme, dopo anni di appoggio a Berlusconi in cui le due maggiori iniziative di cui la Lega può legittimamente ascrivere a sé la paternità sono le ronde padane e le multe sulle quote latte pagate con fondi pubblici. Tipo che ti cacciano dal ristorante perché urli e scoreggi e tu da fuori gli urli che l’insalata era scondita. Di Pietro, dal canto suo, non trovando più Berlusconi come bersaglio, va in confusione, vota prima “no”, poi “sì”, poi “ce devo penza’ su”.
In Siria iniziano rivolte popolari, prontamente soffocate nel sangue; Berlusconi si morde le mani per non averci pensato anche lui.

DICEMBRE.
Elezioni democratiche in Russia, stravince Putin, anche se il suo trionfo viene offuscato dalla protesta di estremisti che lamentano come in alcuni distretti il raggiungimento del 128% delle preferenze da parte di Putin sia sospetto; e, signori, questa non è neppure una mia battuta.
Il neo insediato governo Monti vara una manovra che consiste nel deprimere l’economia per salvare i cittadini, o deprimere i cittadini per salvare l’economia, non è ben chiaro a nessuno. Di fatto, è quel che chiedevano i mercati, che abbassano di tre punti lo spread, sui quattrocento di cui era salito negli ultimi mesi.
L’Europa affronta unita la crisi finanziaria stabilendo un nuovo patto di stabilità, ma lo firmano solo in 26 su 27; il Regno Unito del premier Cameron non aderisce, in polemica con la Francia di Sarkozy perché gli inglesi pretendono di restaurare il diritto di pirataggio, almeno nella Manica, perché è l’unica cosa che storicamente riesce loro bene.
Termina dopo anni la missione militare in Iraq; gli americani lasciano il paese libero dalla dittatura, dai diritti petroliferi e dalla sovrappopolazione, avendo introdotto in compenso la Coca Cola, la faida sciitti-sunniti e Al-Qaeda. Grazie, tornate quando volete, neh?
Infine, si chiude l’anno con la proibizione dei botti adottata da alcune città, fra cui Torino, Bari e Palermo (che immagino sia stata ligissima); in compenso aumentano le vittime dei botti a Napoli, dove evidentemente sono confluiti gli irriducibili sparatori di botti di Torino, Bari e Palermo.

E con questo si chiude un anno, come dicevo, importante, che mi sentirei di affermare che non rimpiangeremo, se non fosse che il 2012 minaccia già di affermarsi come molto, molto importante.

(*) -Ehi, hai scritto tre volte “Berlusconi si dimette.”
– Lo so. MI PIACE “Berlusconi si dimette.”
[Sarà nominato “lettore dell’anno sino a qui” chi per primo riconoscerà la citazione]

Anno nuovo, Citarsi nuovo.

Questo è il mio primo post ufficiale in questo blog, ed è un post gemello di quello che lascio su Splinder, che chiude bottega. Di là dicevo che “Splinder chiude, io no”.

Tutti coloro che hanno ancora la lodevole intenzione di seguire le mie “aggressioni alla sintassi” (Giovanni Guareschi) possono continuare a farlo qui, da oggi.
Preannuncio tra l’altro già ai più impazienti l’oramai consueto riassunto degli avvenimenti dell’anno precedente, così iniziamo subito a spararci negli zebedei.

Ma visto che questa è una comunicazione di servizio relativa alla migrazione da Splinder a qui, ne approfitto per far cascare fra il lusco e il brusco un paio di ringraziamenti: a chi mi ha avvertito che colà si chiudeva (Locomotiva 1), a chi mi ha dato informazioni (Pochepretese, Fungiacane) o semplicemente mi ha spronato a muovere i chiappetti belli (Lup, Pietrone).
Per ultimo, ma solo per tributargli l’ovazione della passerella finale, il buon Federico, che ha riempito, guidato e scaricato il camion dei trasporto fino a WordPress, senza neanche rompere una lampadina.

Fine? No, aspettate: in ultimissimo ringrazio chi ha costruito e gestito Splinder in tutti questi anni, senza peraltro chiedermi un ghello e dandomi la possibilità di esprimermi, di raggiungere vecchi amici e talvolta di incontrarne di nuovi. E’ stato così bello che io continuo.
Grazie anche a WordPress, la mia nuova casa. Cercherò di tenere in ordine, anche se non è esattamente la mia specialità.

Benvenuti sul nuovo Citarsi Indosso: se siete abbastanza attempati da sapere cosa sono, mettetevi le pattìne, grazie, che qui è tutto nuovo.