Archive for aprile 2012

25 aprile

Cari sedicenti fascisti, nella versione Classic (“quando c’era Lui i treni arrivavano in orario”) o 2.0 (“contro le banche, Dio-Patria-Famiglia”) e tutte le varie e spesso bizzarre variazioni sul tema: oggi si festeggia la Liberazione, cioè il fatto che abbiamo vinto “noi”, gli italiani democratici.
Di fronte a questa festa potete fare un po’ quel che vi pare: impipparvene, non riconoscervi, contestarla, cogliere l’occasione per qualificare partigiani e antifascisti come briganti e assassini; non vi porterà esattamente il mio plauso, ma potete farlo.

Perché il punto è proprio questo, signori: voi potete farlo perché abbiamo vinto noi. Aveste vinto voi, oggi saremmo costretti tutti a festeggiare che so, il Giorno del Trionfo Fassista, o perlomeno ci sarebbe concesso defilarci ma guai a parlarne male. Invece voi siete liberi di farlo.

Girateci intorno fin che vi pare, ma oggi si festeggia una oggettiva verità: che è meglio per tutti, che l’Italia, dal 25 aprile 1945 in poi, l’abbiamo fatta noi.
Buon 25 aprile, pure a voi.

La Bosseide alla comiche finali.

Dunque, vediamo se ho capito: la Lega, il partito dei duri e puri, quello per cui la colpa dello stato delle cose in Italia è del meridione corrotto e nepotista, gestiva gli ingenti rimborsi elettorali di pertinenza del Partitochecel’haduro fra investimenti in Paesi equivoci del terzo mondo (quando non glieli rifiutavano perché di provenienza incerta, come in Tanzania, e questa, signori, da sola vale un post) e appetiti di altrettanto equivoci familiari e famigli di Bossi. E pare ci sia di mezzo pure il Calderoli.
Insomma, l’altissima e accentratrice dirigenza essenzialmente remenava, masticava e deglutiva le disponibilità del partito come fossero stati polenta taragna.

Ok; avessi potuto scriverla io, la sceneggiatura di questa cosa, ci avrei messo anche che un paio erano gay e uno aveva la mamma marocchina.
Ma anche così, complimenti all’autore.

Regimi a confronto.

Grande commozione e grande partecipazione popolare ha riscosso in questi giorni la visita di Fidel Castro allo Stato del Vaticano. Nonostante una vita passata sotto il giogo del crudele e oppressivo regime teocratico, la popolazione di Città del Vaticano ha sempre nutrito e conservato genuini e insopprimibili sentimenti comunisti; vani sono stati i tentativi ideologici dei vescovi e del Papa stesso di sopprimere questo sentimento popolare, nonostante la chiusura di ogni circolo comunista e ARCI e le severe pene –si parla di decine, forse centinaia di paternoster di espiazione- previste per la pubblicazione e diffusione di materiale a sfondo comunista.
A dispetto della granitica solidità del regime cattolico, pare proprio che non sia possibile sopprimere nell’uomo il naturale afflato per il materialismo e i piani quinquennali.

Il Papa, conscio dell’inutilità di opporsi al sentimento popolare, ha accettato suo malgrado un incontro col Lider maximo, avvenuto in segreto.
Indiscrezioni dicono che il colloquio è stato cortese e senza grandi contrasti; pare anzi che i due leader si siano trovati d’accordo su almeno un paio di punti che sarebbero, sempre secondo indiscrezioni, che è uno spasso rendere la vita impossibile ai gay e che per fare il mestiere che fanno entrambi devono vestire dei costumi ben ridicoli.