Intolleranza 08, ripresa.

Siamo fermi al semaforo, una mattina di gennaio, io in auto e tu, scooterista che ovviamente  ti sei piazzato sulle strisce pedonali di fronte a me, pronto a scattare in netto ritardo quando il semaforo sarà verde, perché sei troppo avanti e dovresti torcerti il collo per tenerlo d’occhio. Fuori ci saranno sì e no tre gradi.

Ti osservo annoiato: indossi guanti, sciarpa tirata fin sotto il naso, cappello di lana, e ci mancherebbe col freddo che fa. Jeans. Scarpdetenis. Poi ti guardo la caviglia, è nuda. NU-DA.
Ci sono tre gradi, sei coperto ermeticamente come il caffè nei Pocket Coffee, ma la caviglia la lasci nuda perché ti han detto che coi scarpdetenis  stan bene i fantasmini. Se spegnessi il motore probabilmente potrei sentire distintamente il rumore dei tuoi capillari che si dannano l’anima per far sì che la tua caviglia non si ghiacci e si stacchi facendoti perdere il piede.

Considero seriamente l’Ipotesi di essere umano e di abbreviare le tue sofferenze dando un colpo di acceleratore e passandoti sopra; anche dal punto di vista darwiniano lo sento come un dovere verso la specie e la naturale tendenza al suo miglioramento.
Ma è tardi, non sono certo di farti secco al primo colpo e quelli dietro di me perderebbero il verde; oltretutto credo di ricordare che una serie di leggi penali  tutelino anche l’esistenza di perso0ne naturalmente votate al suicidio come te. Per questo, lascerò che il congelamento e la conseguente cancrena facciano il loro corso.
Ma sento di non avere fatto il mio dovere.

E’ verde, aspetto quegli infiniti due secondi che tu ti accorga che puoi partire e riparto lasciandoti al tuo destino di morte per assideramento, dolorosamente indifferente come un fante di Napoleone in ritirata in Russia.

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8 responses to this post.

  1. Posted by stregatto on gennaio 11, 2013 at 10:52 am

    Bello in tutta la sua drammatica crudeltà

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  2. Tutto ciò ha quasi del poetico

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  3. quasi commovente! 🙂

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  4. E ri-grazie. Giuro che almeno un paio di volte, fra scrittura e rilettura, mi sei venuto in mente tu e il tuo sguardo da Palomar. Poi l’insopprimibile mia personale tendenza al paradosso ha reso il tutto più affine a me.

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  5. Posted by Barro on gennaio 17, 2013 at 5:49 pm

    la tua è soltanto invidia. lo sai vero, che il giovinastro sotto il piumino aveva solo la t-shirt, mentre tu te ne stavi in macchina con il montone addosso ed il riscaldamento posizionato su “ghibli”.

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