Archive for febbraio 2013

Elezioni: un discorso pratico.

Ci siamo, si elegge e vorrei sommessamente (ma non troppo) dire la mia.
Chiarirò da subito che non parlo a tutti.

Per esempio, se tu, occasionale (abituale, lo escluderei) lettore di questo blog avessi ancora in animo di votare Berlusconi, dopo quasi vent’anni di quella che -per sintesi e a rischio di abbellire la situazione- definirò pioggia di merda, beh, cosa posso dirti, a parte consigliarti i gargarismi con l’acido muriatico che, credimi, fanno molto bene (asserzione che, se sei così scemo da credere al rimborso dell’IMU coi soldi della Svizzera, prenderai per buona a dispetto del teschietto sulla confezione)? Un bel sorso, oplà!

E neppure parlo a te, astenuto abituale o per la prima volta. Altri ti diranno che la tua scelta è comprensibile, ma sarei un ipocrita se lo ripetessi: penso in effetti tu stia facendo una scelta inesplicabilmente stupida, intollerabilmente superficiale e fondamentalmente dettata dall’incapacità di scegliere.
Versione lunga? Qui. Versione corta? Fai pure ma poi, ti prego, zitto per i prossimi quattro anni (tanto lo so che invece sarai quello che si lagna più di chiunque altro).

In definitiva vorrei parlare a chi fosse ancora indeciso, oppure a chi avesse già deciso per il voto di protesta: grillini in primis, ma anche rivoluzionaricivili.
Signori, sapete benissimo di non potere fare quello che dite di voler fare: i grillini non potranno mandare a casa il PD, anzi non potranno mandare a casa proprio nessuno: magari Fini e Rutelli, e sai che soddisfazione. Ma qualcuno dovrà governare e siccome i numeri per farlo da soli voi non li avrete (va bene sognare, ma drogarsi è altra cosa), con l’amabile tendenza al compromesso che avete dimostrato finora e che ha dimostrato il Grillo vi accomoderete all’opposizione. Con la simpatica conseguenza però che più voti avrete rispetto al PD più lo costringerete a scendere a compromessi (con Monti, col partito dei Pensionati, con al Polisportiva di Gabbianella Adriatica).
Sarà l’orrido inciucio che tanto avete detto di temere, contro cui vi siete scagliati o avete ascoltato Grillo scagliarsi, con in più una possibilità agghiacciante: un governo di larghe intese, con la partecipazione di Berlusconi resa necessaria dai numeri, con un bel Monti a presiederlo e a farsi ricattare da Berlusconi (sulla giustizia, sulle tv, sul conflitto di interessi) e senza possibilità di decidere una fava di sostanziale ma ben pronto a cucinarvi manicaretti come l’IMU. Yumm!
(Lo stesso ragionamento vale per i rivoluzionari civili, anche se lì il primato dell’ideologia sul pragmatismo rende tutto più complicato.)

Quindi, cosa vi sto chiedendo? Di tradire le vostre convinzioni?
No, non proprio.
Considerate il voto al PD al Senato.

Non sto scherzando, pensateci bene. La porcata di legge elettorale che abbiamo (vi ricordo, studiata apposta nel 2006 dalla destra  per azzoppare la vittoria, che si profilava, di Prodi) fa sì che la situazione rischi seriamente di sfociare in uno stallo, il che significherebbe ingovernabilità. “Quello che vogliamo” direte “così se ne vanno tutti a casa”.
Hm, davvero? Davvero pensate che andrà così? Andranno a casa? Bah.
Con l’Europa che vuole capire chi governa prima di sostenerci ancora con massicci acquisti del nostro debito, con la speculazione che non vede l’ora di pompare il famigerato spread fino al record mondiale, con le urgenze della crisi (lavoro, tasse, pensioni, coesione sociale) che premono? Vi pare possibile altra scelta che non il governissimo, il governo tecnico, un’ammucchiata così promiscua che Rocco Siffredi si sentirebbe a disagio (“ragazzi, eccheccazzi, un po’ di decoro! E tu svìtati dal mio coso, grazie”).

Invece, se col vostro voto disgiunto favoriste una solida per il PD, scongiurereste questo scenario e potreste accomodarvi a fare opposizione in attesa di candidarvi voi a primo partito nazionale (toccherà rilasciare qualche intervista e chiarire meglio cosa volete fare sulle principali questioni, tipo Euro-sì o Euro-no, ma son cose che col tempo si fanno). Oltretutto avreste, da oppositori, a che fare con la più conciliante delle maggioranze, quella di sinistra, nonché dalla più disponibile ad accogliere alcune vostre istanze, da quelle ecologiche a quelle sociali. O pensate di avere più facilità a dialogare col governissimo Montibis con il fondamentale apporto di Berlusconi?

Poi, alla Camera, liberi tutti: votate i grillini fino a farne il terzo, magari secondo partito d’Italia, portate in parlamento tutti i vaffanculo che vi pare, date pure tutti gli esempi di novità e rinnovamento che pensate di potere offrire a questo Paese. Magari non condivido le vostre aspettative, ma son pronto a ricredermi.
Ma al Senato votate PD;  Grillo non verrà a saperlo.

Siate pratici, visto che non siete ideologici.

 

(Ah, e per i lombardi: alla Regione votate Ambrosoli. Mica mi farete spiegare perché sia meglio di Maron-formigoni, vero?)

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Non c’è più il posto fisso.

Occhio adesso,  cattolici, a chiedere una Chiesa al passo coi tempi.
C’è il rischio che il prossimo Papa abbia un contratto a tempo determinato, o che svolga le sue mansioni delocalizzato in India.

Per il resto tranquilli, che non cambia niente.

Le contraddizioni del mio lavoro.

Lunedì mi sono alzato presto per andare a Milano a seguire una conferenza del settore finanza e investimenti, organizzata da JP Morgan e dal titolo “2013: ritorno al rischio?”
Temendo il freddo, sotto la camicia indossavo il gipunìn di lana.

L’uomo moderno è dilaniato dalle più sottili contraddizioni.

Controproposta shock.

Ok, la tua l’abbiamo sentita, bella minchiata.
Ora senti la mia.
Organizzo io una colletta, ti paghiamo noi l’IMU di tutte le tue cazzo di megaville e ti scavi dai maroni andando a seppellirtici e ad ammazzartici di Viagra fino alla fine dei tuoi giorni, come qualsiasi miliardario rincoglionito farebbe.

Andata?