Archive for settembre 2013

A proposito del rapporto sul cambiamento del clima.

Qui una sintesi del rapporto.

E qui un discorso che capita a fagiolo, che ho letto in questi giorni.
“Possiamo trarre insegnamenti dalle antiche tragedie, nonostante le differenze fra passato e presente? Di primo acchito di potrebbe pensare di no. Sembra ridicolo pensare che i destini delle popolazioni del passato possano essere rilevanti per noi, in particolare per chi abita nei ricchi Stati Uniti. Gli antichi non possedevano la moderna tecnologia e non riuscirono a prevedere i cambiamenti climatici. Inoltre si comportarono in modo scriteriato e distrussero il loro ambiente senza pensarci: tagliarono le foreste, sterminarono la selvaggina, restarono a guardare mentre l’erosione distruggeva il suolo e costruirono città in zone aride, a rischio di siccità. Avevano capi dissennati che li costringevano a guerre costose e destabilizzanti, preoccupandosi solamente di rimanere al potere senza prestare alcuna attenzione ai problemi del paese. Alcune di queste società furono travolte da ondate di profughi affamati e disperati, che finirono per gravare pesantemente sulle già scarse risorse. Noi moderni siamo radicalmente diversi, non abbiamo nulla a che fare con questi primitivi e non c’è nulla che potrebbero insegnarci. Gli Stati Uniti, in particolare, sono il paese più potente e più ricco del mondo, con abbondanti risorse ambientali, guidato da leader illuminati, fornito di alleati leali e disturbato solo da pochi nemici deboli e insignificanti; nulla di tutto ciò ci riguarda.”

Jared Diamond, “Collasso”

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Rinascita di Forza Italia.

“A quando la rinascita delle Spice Girls?”
(Vladimir Luxuria)

Aggiornagaia, anni cinque.

Io invece di anni ne compio 5, oggi.P1050908
Mi hanno detto che sono alta come e più di una bambina di 6, ma quando ho chiesto perché non potevo fare le cose da ragazza mi hanno detto che sono gli anni che contano, non l’altezza. Seh. Sono quasi certa che, se fossi stata bassa, contava l’altezza, eccome: qui mi si negano privilegi.
In ogni caso ho ricevuto in regalo una motografica, insomma quella che fa le foto, che è un regalo da grandi. E ascolto anche le canzoni da grandi sull’autoradio di mio padre, mi piacciono quelle agitate, tipo “Sciulescèm” (It’s getting boring by the sea, Blood Red Shoes) o “Heyhey” (Girlfriend, Avril Lavigne) o “Quellaltra” (Basket case, Green Day). Mio padre è contento quando gli chiedo di togliere il disco dello Zecchino d’Oro e di mettere su quelle. Mi ha chiesto come mai mi piacciano quelle agitate, gli ho risposto “non lo so, ha deciso il mio corpo”; non saprei spiegarlo meglio di così.
Però so fare anche la bambina, eh? Quando lo faccio mamma e papà mi chiamano “scimmia” o “scemetta”. Ma io li ignoro, perché pendere dall’amaca o far cantare alle Barbie le canzoni che invento io richiede concentrazione e i grandi queste cose mica le capiscono.

Aggiornastefano, anni due.

Ciao. Oggi compio due anni. Stefano G.
No, non vi scalmanate per festeggiarmi, sono un bambino schivo e rifuggo gli schiamazzi, almeno quelli che non faccio io direttamente. Infatti mi definiscono “patatone” che, se non ho capito male, vuol dire che non sono una peste; ma allora perché lo dicono con quell’aria accondiscendente? Mh, mai contenti voi adulti, vero?

Io in ogni caso cresco bene, e a dispetto delle aspettative alla nascita, beh, son piuttosto bello, non trovate? Guardate che biondo svedese, che lineamenti da stendimamme.
Come dite? No, non tentate di fare conversazione con me; io non parlo. Sì, lo so che ho due anni e che mia sorella alla mia età già sciorinava parole, numeri e nomi di animali. Io piuttosto sono terribilmente essenziale, il mio vocabolario è di pochissime parole: mammma (include anche papà, l’ho ben detto che sono essenziale), papppa, aagua (il lago, la pioggia, ho sete) più il nome di una delle cavie di casa e di due dei Teletubbies; di più, secondo me, per ora il mondo non merita.
Mio padre, per inciso, non la pensa così: non sopporta che il mio aspetto fisico metta in ombra le mie capacità intellettive. Mi chiama Zoolander. Gli conviene che io ci metta un po’ a capirla, o rimpiangerà quando lo chiamavo mammma.

Chapeau.

“Kakà al Milan? L’avessi saputo, sarei rimasto in Siria.”
(Domenico Quirico, giornalista de “La Stampa”, cinque mesi di prigionia in Siria nelle mani di invasati banditi.)
Mi inchino.