Archive for giugno 2014

Figure storiche 31: cazzocazzocazzocazzissimo.

Cazzocazzocazzocazzissimo!
(“Quattro matrimoni e un funerale”)

 

Ieri Gheo ha sposato Laura. Gheo è il nomignolo che sono autorizzato da sempre ad usare per chiamare Giovanni che da venti anni è per me un carissimo amico e collega. Ovviamente il matrimonio è stato pressoché perfetto: cerimonia presso il Comune di Morimondo (PV), festa in una cascina ristrutturata nei pressi, ottimo menu a chilometri zero, musica piacevole, intrattenimento per i numerosi pargoli, niente taglio della cravatta.

Dico “ovviamente” perché Gheo è una delle più assennate, organizzate e prudenti persone che conosco, tanto nel lavoro (uno dei pochi colleghi a cui affiderei a occhi chiusi tutti i ventisette euro che costituiscono il mio patrimonio) quanto nella vita privata. In effetti da quando lo conosco credo di avergli visto fare non più di due colpi di testa.
Uno fu più di dieci anni fa, quando mi confidò (credo, al tempo praticamente in esclusiva) di avere “conosciuto questa ragazza agli incontri del Bookcrossing che mi piace davvero un sacco”. Ricordo che dall’alto della mia saggezza, sapendolo impegnato, lo invitai a valutare le conseguenze e lasciar perdere; a riprova della sua lungimiranza, Gheo ignorò del tutto il mio consiglio e continuò a frequentare la ragazza, che poi è la Laura che ieri ha sposato.
L’altro colpo di testa l’ha commesso ieri.
Decidendo di sposarsi, dite? Allora non avete capito. Gheo ieri ha semplicemente coronato con un atto definitivo una storia d’amore solida che he retto alla prova del tempo, dopo anni di convivenza e dopo avere già avuto due figli, oggi di sette e quattro anni. No, il colpo di testa è stato scegliere un testimone di nozze palesemente inadeguato: me.

Eppure Gheo le aveva prese, le sue precauzioni, invitandomi a dormire fin dalla notte prima alla cascina, che dista solo qualche chilometro dal Comune di Morimondo, in modo da ridurre praticamente a zero la possibilità di un mio ritardo alla cerimonia.
Solo che.
Ok, solo che -confesso- ho agito in grande rilassatezza, fino a muovermi dalla cascina solo qualche minuto prima dell’appuntamento. E ovviamente mentre chiudevamo la porta del nostro alloggio un inconfondibile afrore di feci infantili, provenienti dal posteriore di Stefano mi segnalava che le cose non si mettevano bene, e che lo scarso margine si era già trasformato in lieve ritardo.
Riapri, lava il giovane deretano, nuovo pannolino, corri alla macchina.
“Faffo, hai chiuso male il portellone.” (me lo diceva la spia sul cruscotto)
“No, non l’ho chiuso io.”
“Sì, vabbè, sei sempre tu quella che lo chiude con la mano molle. Comunque lascialo ballare, andiamo che è tardi.”
E così partiamo alla volta del Comune, con molta fretta e poca lucidità, tanto che inizio a cercare la deviazione per il Comune esattamente cento metri dopo averla superata; procedo quindi dritto alla cieca, poi quando vedo che sto dirigendomi bello bello verso Abbiategrasso inizio a sospettare che qualcosa non vada, chiedo lumi al navigatore dello smartphone il quale mi dice in pratica “cretino, torna indietro”, passo sopra ad un’aiuola spartitraffico per fare prima fra lo sconcerto degli altri automobilisti e ritorno indietro, trovo grazie al navigatore la deviazione che avevo ignorato, giungo al Comune e trovo pure parcheggio. Il ritardo è ora tutt’altro che lieve.
Scendo, constato di avere viaggiato tutto quel tempo col portellone completamente aperto (non era chiuso male, non era chiuso proprio) e finalmente lo chiudo. Il parcheggio è al sole, tempo di cercarne un altro non c’è, quindi il cane viene con noi, lo si legherà fuori dal Comune. Solo che nella piazza di Morimondo, dove sorge il Comune accanto alla celeberrima Abbazia, è vietato l’ingresso ai cani, quindi perdiamo ulteriori minuti a consultarci fra noi prima di decidere di fottercene e di introdurre surrettiziamente il cane nelle bellissime sale consigliari del Comune.
Arrivo fendendo la folla perplessa e giustamente impaziente, mi metto al fianco dello sposo che mi attendeva imperturbabile come sempre ( e neppure la sposa da evidenti segni di odio nei miei confronti, cosa che la qualifica come donna materna e benevolente) e finalmente compio il mio civile dovere di testimone, quaranta minuti dopo l’ora fissata.
Per completare il quadro, si sappia che ho anche rovinato il certificato di matrimonio in pergamena destinato agli sposi, iniziando a firmare nella zona riservata allo sposo invece che nella mia; ho fatto a tempo a mettere la mia “S”, poi sono stato opportunamente fermato con un AAH! E Gheo ha potuto apporre di seguito la propria, di firma, dopo avere delicatamente barrato la mia “S”; adesso sembra che a firmare sia stato uno spostato che prima abbia firmato “S. Giovanni M.”, poi ci abbia ripensato e cancellato per modestia il “S.”.

Insomma, quello che voglio dire è che se gli amici sono quelli che ti vogliono bene per quello che sei, ieri si sono sposati due miei amici veri. E lo so per certo, perché Gheo aveva preparato (oltre ad una canzone che ha dedicato alla sposa cantandola intonato come un gesso sulla lavagna e sfoggiando una giacca di lamé dorata –sì, troppo a posto non è neppure lui) anche un breve discorso in cui ha ringraziato e detto due parole su ognuno dei testimoni ; e, parlando di me, ha detto che era certo che avrei trovato la maniera di ritardare la cerimonia. E no, non è stata una correzione dell’ultimo momento, il discorso era già stato scritto così.