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Milano d’agosto

Metrò in agosto, Milano. La carrozza è semivuota, i pochi presenti sono turisti, extracomunitari (“giarganìss” secondo il gergo meneghino) e un milanese di nascita trapiantato altrove, cioè io.

L’aria è di scazzo agostano, e ne risente anche la programmazione della vocina che indica ai passeggeri la progressione delle stazioni ; infatti sta indicando il percorso esattamente opposto alla nostra linea, insomma il ritorno al posto dell’andata.

Ne nasce spaesamento e confusione, soprattutto per una turista orientale che crede di avere preso la direzione sbagliata e sta per scendere. La ferma un giargianìss sudamericano, che con gentilezza le spiega che “la vosce è sbaliata, segnora”. La signora ringrazia e ride della propria confusione, il giargianìss sorride a sua volta.

Poi arriva la stazione del giargianìss, che scende e invece di dirigersi verso l’uscita va verso la cabina e lo sento informare il guidatore, dal finestrino aperto, che sta dando indicazioni sbagliate e che dovrebbe provvedere perché la gente si confonde.

Ecco, in quel sudamericano ho visto quel misto di senso di appartenenza, cagacazzismo e spiccia cortesia che fa più Milano di quanto saprei spiegare. Ho pensato a Jannacci, non so perché, e mi sono quasi commosso.

Poi ho avuto il mio bel daffare a riconoscere la mia stazione da quella annunciata, perché il guidatore a intervenire ci ha messo un po’. Terùn.

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