Donne e motori

Dopo un lungo rapporto, durato almeno quindici anni, con alti e bassi ma pieno di bei momenti, oggi Telepass mi ha scritto che voleva chiudere con me.
Parlava di una fattura saltata in agosto, ma ho capito subito che era una scusa, che cercava altro. Evidentemente tutti i pedaggi che in questi anni ci sono stati fra noi non volevano dire più niente.
Ma io non mi sono arreso, sono andata a cercarlo a un Punto Blu e gli ho chiesto di parlare di noi, del nostro rapporto.
E insomma abbiamo pianto, ci siamo abbracciati, poi ho saldato la fattura, abbiamo deciso di rincominciare e alla fine lui mi ha detto che potevo passare dal casello anche subito.
Capite, non è che non possa fare a meno di lui, ma non mi va di buttare via tutto quello che c’è stato.
Poi sono passato dal casello e il Telepass non ha funzionato. Una ripicca, chiaro. Stronzo. Ma lo perdono.

 

[Diomìo, vi rendete conto di che razza di donna sarei stato, io?]

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Corrierino delle famiglie: come mettersi d’accordo secondo i miei figli.

Io – Va bene bambini, cosa vediamo in tv?
Lei – Lo Hobbit!
Lui – No!
Io –Bambini, mettetevi d’accordo.
Lei – Lo Hobbit!
Lui – No!
Lei – Lo Hobbit!
Io – Gaia, Stefano, vi ho detto di mettervi d’accordo, su.
Lui – METTITI D’ACCORDO, GAIA!
Lei – Lo Hobbit!
Lui – Mettiti d’accordo e STAI ZITTA!

Figure storiche 32: la sfida.

Jennifer è una cara amica d’oltreoceano, cui mi legano bei ricordi e un filo che in quindici anni non si è mai spezzato. Da un po’ siamo anche in contatto via Facebook.
Proprio via quel social mi contatta con un messaggio in cui mi dice “Ciao, amico mio. Sto per scrivere un blog. La tua amica americana sta per intraprendere una sfida che intende vincere.” Ora, dovete sapere che Jennifer fra le altre cose pratica lo sport (boh, lo è, uno sport?) del body building, insomma si pompa i muscoli e vince anche della gare, come mi ha di volta in volta comunicato con legittimo orgoglio.

Quindi potete capire, credo, se con entusiasmo ho risposto al suo messaggio “Bene! Non vedo l’ora di leggere.”
E, da quelle persone sensibili che certamente siete, potete immaginare come mi sia sentito quando il suo successivo messaggio si è rivelato essere “Mi hanno diagnosticato un linfoma B.”

No, aspettate, in realtà come mi sia sentito pirla non potete immaginarlo davvero; non prima di sapere che, per uno di quegli scherzi che fa la digitazione contemporanea online, il suo commento è arrivato prima del mio, suonando infine il dialogo così:
Ciao, amico mio. Sto per scrivere un blog. La tua amica americana sta per intraprendere una sfida che intende vincere.
Mi hanno diagnosticato un linfoma B.”
“Bene! Non vedo l’ora di leggere.”

Mi ha perdonato, perché il suo cuore è più grande dei suoi bicipiti.

Insomma, se per la mia capacità di far figure di palta non c’è cura, per Jennifer per fortuna le cure esistono e lei le sta affrontando con un atteggiamento che ammiro. Il blog c’è, e se volte visitarlo per farle sentire il vostro supporto mi farete un piacere personale. Mi piace pensare che ogni tipo di supporto faccia qualcosa e conoscendola so che lei apprezzerà. http://myjourneythroughmgusandb-celllymphoma.blogspot.it/

Così poi magari non mi picchia.

Questo teatro.

Fra i miei clienti annovero con piacere l’avvocato B., che dietro un simulato scazzo esistenziale nasconde un humor decisamente vivace.

Lo incontro a luglio inoltrato, fa un fottuto caldo e siamo entrambi in camicia. Scherzando, mentre gli stringo la mano mi scuso per l’assenza di cravatta.

Mi risponde: “Sandro, vuoi sapere come la penso in proposito? Che questo teatro non merita neppure il costume di scena.”

Io, interiormente, ho applaudito per venti minuti l’artista.

Difendiamo le famiglie normali

La mia è una famiglia normale, come tante che conosco. Magari non tutte sono perfette; c’è chi mena i bambini, chi scopa col vicino e all’occorrenza col postino, chi tifa Inter addirittura. Ma sono eccezioni: sono tutte famiglie normali.
Nella mia famiglia di persone coi capelli rossi non ce n’è.

Ora, io non ho niente contro quelli coi capelli rossi, a me non hanno mai fatto niente. Un benzinaio coi capelli rossi una volta mi ha fregato sul pieno, ma forse non dipendeva dai capelli. Forse.
In generale, possono fare quello che vogliono.

E’ che non se ne sente alcun bisogno. Sarebbe ingiusto, e credo anche anticostituzionale, costringermi da avere figli coi capelli rossi, o a tingerli se non li hanno. Percepisco anzi una minaccia alla mia famiglia dall’esistenza di famiglie composte da individui coi capelli rossi. La loro libertà finisce dove inizia la mia percezione di pericolo, non importa da cosa motivata.

Quindi facciano un po’ quello che gli pare, ma che senso ha definirle famiglie? Che esempio diamo, che modelli proponiamo ai nostri figli se li accettiamo come normali?

Io sono contro la teoria redhead, e dovreste esserlo anche voi.

Confondere l’etica col frugar nelle mutande.

La Banca che mi fornisce collocamenti con cui accelero il naturale processo di rovina finanziaria a cui i risparmi dei miei clienti lasciati soli andrebbero comunque incontro (ma ci metterebbero una vita, io catalizzo il processo e lo porto ad una rapida e tendenzialmente definitiva conclusione) ha recentemente aggiunto alla sua gamma di offerta un fondo comune di diritto italiano obbligazionario etico. Di questo sono piuttosto contento.

Eh sì, perché oltre ad una vaga benevolenza per le scelte responsabili, dedicandomi a [attenzione: questa parte del post è seria, se sei contrario passa al prossimo paragrafo. Grazie.] ad approfondire la materia ho scoperto che la selezione titoli operata anche con filtri etici porta tendenzialmente come risultato la selezione di portafogli da un lato più performanti nel medio-lungo termine, dall’altro più resilienti nei momenti di crisi di mercato. Quindi ho recentemente iniziato a proporre l’inserimento di questa componente in portafogli che necessitassero di elementi di stabilità. [finito: è stata dura, eh?]

Ora, il fondo comune in questione. come generalmente fanno gli obbligazionari, opera con criteri di selezione etica per esclusione: significa in parole povere che non va per forza a cercarsi i bravi, ma che almeno esclude i cattivi.
Bene, è comunque qualcosa, mi dico.
Scorro quindi la lista dei criteri di esclusione: in quali campi economici devi essere coinvolto per finire nella lista dei cattivi e vedere rifiutati dal fondo in questione i titoli da te emessi?

  1. Armi, e ci mancherebbe.
  2. Gioco d’azzardo, bene.
  3. Alcolici e tabacco, beh, ok.
  4. Energia nucleare, capisco.
  5. OGM, uhm, credo di capire.
  6. Pornografia, meuh, d’accordo.
  7. Contraccettivi.
    Contraccettivi?
    CONTRACCETTIVI?

Ecco, io me lo vedo il prelato che in una pausa della riunione riceve il fax (l’email è ancora peccato) da un membro del Consiglio di Direzione di quella Banca, diciamo quello più vicino alle posizioni della Curia; il prelato scorre la lista, originariamente di soli sei punti e, scuotendo il capo, rifaxa: “Torna dentro e fai meglio.”

Di questa immagine, devo dire, sono un po’ meno contento.

Cortana, ti avevo detto macchiato FREDDO. (Due considerazioni)

Non conosco il rapporto che vi lega al vostro furbòfono. Il mio è del tipo “lo so che sei solo un oggetto e che sei al mio servizio. Ma DAVVERO non c’è un modo in cui io possa servire te?” Credo di amarlo e che sia una gran fortuna che sia privo di tette. Quindi, quando il mio Windows Phone mi ha proposto di utilizzare Cortana come interfaccia, specificando anche che è attivo in via sperimentale e chiedendomi “sicuro che non ti da fastidio se sto imparando?” (ammooore!) io ho risposto “ma scherzi?”. E Cortana, ovviamente, non ha capito.

Sì, perché Cortana, che trova in Sirius il suo corrispondente se avete un Android Phone, o qualcosa con un altro nome ma più costoso (sì, pure il nome) se avete un i-Coso, è il metodo per utilizzare il furbòfono senza dita, a voce. Puoi chiedergli una serie di cose per cui è settato per risponderti a tono. Per ora ho avuto successo con “svegliami alle 8.30”, “che tempo fa domani a Como?” e “chiama Protasio Salapinna, lavoro”. Cortana ascolta, capisce ed esegue. Ho invece fallito con “sposta alle 18 l’impegno delle 17” e, sorprendentemente “come la vedi tu?”. Cortana fa spallucce e compie una ricerca per me, oltretutto con Bing, che è una specie di Google svogliato e in ciabatte.

La prima profonda considerazione quindi è che siamo arrivati a quello che la fantascienza preconizzava quando ero bambino: tu chiedi, il computer capisce e risponde. La cosa che mi fa buffo è che quei computer immaginati da scrittori e sceneggiatori così preveggenti occupavano poco poco una stanza. Invece Cortana mi sta docile nella mano, e questo nessuno che io ricordi l’aveva neppure ipotizzato.

La seconda considerazione invece mi è scaturita da questo episodio: attivo Cortana intenzionato a chiamare un cliente. Un ex-collega che tuttora frequenta per abitudine il nostro ufficio (lui ci fa commissioni e noi gli concediamo l’uso della connessione wi-fi e della stampante, una simbiosi moderna che fa tutti felici) un attimo prima che io ordini la chiamata a Cortana saluta dal corridoio e fa per uscire, con sottobraccio una busta che consegnerà alla banca per mio conto. “Ciao, grazie mille” gli urlo dall’ufficio. “Prego, è un piacere” mi risponde Cortana. Cioè, è stato programmato per rispondere ad un cazzone che ringrazia il suo telefono. Vi rendete conto? Significa che Cortana, se magari non mi considera proprio un coglione, comunque accetta la possibilità. E neanche questo gli scrittori di fantascienza l’avevano previsto.