Posts Tagged ‘Berlusconi; a mo’?’

Con tutta la simpatia di noi gobbi.

Dopo lo 0-2 di San Siro (Lllorrente, Tevez) alcune brevi considerazioni, più una già più lunga.

Primo: se nel calcio il gol fosse un particolare, il Milan avrebbe meritato i 3 punti. Ma non lo è.
Secondo: quel numero 10 sulle spalle di Tevez inizia a non sembrarmi piú tanto strano.
Terzo: i milanisti l’hanno applaudito, lo scimmione, alla sua uscita. Beh, chapeau a loro.

A latere, un pensiero che dal calcio sconfina: Tevez, come tutti sanno, tre anni fa era già del Milan, tutto fatto. Ma si preferì confermare Pato, che trombava con la figlia del Presidente. Oggi Pato credo sorvegli le borse dei compagni mentre quelli giocano, in non so quale squadra -non di vertice- brasiliana; Tevez, beh, gioca in una maniera semplicemente mostruosa, e alla sua non verde età solo per monumentale idiozia del CT argentino non farà i mondiali.
Il che dimostra, anche a quelli che il lunedì preferiscono parlare di calcio invece che di politica, almeno due cose che in questa sede ma per altri motivi da tempo vado sostenendo: che il conflitto di interessi di chi prende decisioni lo paga chi da quelle decisioni lecitamente si attendeva il meglio; e che Berlusconi, con buona pace dei suoi generosi sostenitori, è da tempo rincoglionito.

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Cronosisma

Nel suo romanzo “Cronosisma” Kurt Vonnegut (che, se non vi ho mai detto che era un genio, beh, ve lo dico adesso) immagina che, a causa di una distorsione nello scorrere del tempo, tutti tornino indietro di alcuni anni e, non potendo cambiare il passato, siano costretti a rivivere nuovamente gli anni passati esattamente nello stesso modo in cui li avevano già vissuti.

Dev’essere questo che sta succedendo in Italia. Un cronosisma di venti anni.

Casini sta vivendo il suo ritorno di fiamma per Berlusconi, paiono tornati ai tempi del fidanzamento. La sinistra è convinta di vincere le prossime elezioni, che invece perderà. I leghisti agitano manette in Parlamento, teneri. E quelli del Movimento 5 Stelle, che sono tutti più giovani, si comportano esattamente come si comportavano vent’anni fa, all’asilo.

Marina, staa assentì chettedice er Marchese.

Leggo che Marina Berlusconi afferma che l’Italia (e io mi devo riconoscere come italiano finché un paese più civile, tipo il Burkina Faso, non accetterà la mia richiesta di asilo politico) dovrebbe vergognarsi di avere espulso suo padre dal Senato.
Noi.
NOI dovremmo vergognarci.

In risposta, citerei le immortali parole di Gasperino il Carbonaro ne Il Marchese del Grillo.
“Ladro tu, e pure tu’ padre, e pure tu’ nonno. E io vi licenzio tutti e tre.”
(Su Youtube, 2’12” ben spesi)

Però, ripensandoci, anche un vaffanculo non sarebbe fuori luogo, eh?

Rinascita di Forza Italia.

“A quando la rinascita delle Spice Girls?”
(Vladimir Luxuria)

Se il poker ci insegna qualcosa.

Voi avete in mano un tris di nove, servito.
Il pelato di fronte a voi suda sulla cucuzza, mentre guarda la mano. Si agita sulla sedia, mugugna. Cerca anche di darsi un tono, ma quando gli chiedi quante carte vuole cambiare, dice “qua-a-attro” con vocina strozzata. Poi le guarda, impreca, si agita tanto che gliene cadono tre  e voi, anche senza volerlo, prima che le raccolga vedete un re di picche, un dieci di fiori e un sette di cuori. Difficile che abbia in mano qualcosa di diverso da quello che i più esperti giocatori definirebbero “un sontuoso cazzo di niente” in confronto al vostro tris.
Gli altri lasciano. Lui vi fissa con gli occhi vitrei e non dice parola.
Fate per allungare la mano sul piatto, ma lui vi ferma.
“Non ho mica parlato!” protesta.
“E parla, allora” gli rispondete a metà fra il perplesso e il divertito.
Lui si asciuga con la cravatta la pelata, poi sempre con voce strozzata dichiara “rilancio con tutto” e spinge con gesto plateale tutte le poche fiches rimastegli al centro del tavolo.“Ch-che fai, vedi?”
Voi cosa fareste?

No, non è un racconto. E’ un’analogia.

Berlusconi minaccia di far cadere il governo se non gli parano il culo con uno stratagemma politico-legale che neanche si da la pena di inventarsi da solo.
La non-retroattività, sbandierata da alcuni fra i meno lucidi – che è un bel match, eh?- dei suoi leccaculo, della legge Severino, quella che gli impedisce in quanto condannato in via definitiva di candidarsi, è una tale idiozia che basterebbe un fuori corso in giurisprudenza che abbia preso un generoso 18 all’esame di Diritto Costituzionale per sgonfiarla come un sufflè mal riuscito.
E le altre idee sono solo peggio. Nella sua cristallina facciadimerdaggine, la Santanchè ha dichiarato “la trovi Napolitano la via d’uscita”, omettendo per fortuna “mentre lo cavalco vestita di pelle”.

Fatto sta che se Berlusconi davvero tenesse fede alla minaccia, si andrebbe alle votazioni per chiara colpa sua, buttando via mesi di ulteriori sacrifici, con una legge elettorale schifosa, senza avere ottenuto la regalia dell’abolizione dell’IMU per il suo elettorato, e soprattutto senza la possibilità per il Silvio di candidarsi e la necessità di indicare su due piedi un credibile premier sostituto per li centrodestra che –ironia-  in vent’anni lui ha fatto di tutto perché non nascesse.
Politicamente, questa mano è quello che a me sembra un sontuoso cazzo di niente, anche senza essere un esperto di poker. Un bluff, se ne ho mai visto uno.
“Vedo” direi io. Voi no?

A meno che, ovviamente, quello che vi interessa non sia altro che la prosecuzione della partita. Allora sì, dovreste lasciare che il pelato si prenda il piatto.
Vero, gruppo dirigente del PD?

Dalla casella di WhatsApp di Giorgio N., impiegato statale.

Ciao Gio’, ho letto la tua nota dai giornali. Ok, la chiedo.
Mandamela come allegato di Whatsapp. Sei capace? Hahahahaha.
mer alle 10.40

Ah, Ghedini dice se la cifra dell’evasione fiscale me la lasci  in bianco, che ho altre cose in ballo. Grz.
mer alle 10.43

Fammene anche una per sfruttamento della prostituzione minorile, una per falso in bilancio (mi pare di averlo depenalizzato, ma si sa mai) e una per corruzione in atti giudiziari.
così siamo a posto per un paio di mesi e non ti scoccio +.
mer alle 10.45

Fai DUE per le minorenni, domani è ferragosto e do una festa.
mer alle 10.46

Nn ricevi?
mer alle 10.47

Due smargnifoni e un funerale.

[Warning: segue pippone. Siete avvisati, proseguite solo se amate il genere.]

Il funerale è quello del PD, ed è pure di terza classe. C’è ben poco da difendere nell’indecoroso, imbarazzante, autolesionista spettacolo di venerdì scorso.

Mi preme dire che ho inizialmente considerato l’impallinamento di Marini una –per quanto inopportuna- manifestazione di vitalità di un partito i cui vertici han preso un bel granchio ma i cui parlamentari hanno avuto la decenza di metterci la pezza, a costo di far brutta figura. Insomma, ho pensato alla cerebrolesa disciplina con cui la destra ha votato in parlamento la nipotanza di Ruby con Mubarak e tutto sommato mi son consolato.

Poi è arrivato Prodi: un nome che non ho condiviso –per quanto son convinto che avrebbe fatto un buon lavoro, l’ha sempre fatto- perché espressione di un’arroganza che avrei trovato molto berlusconiana. Imporre un candidato di sinistra a torto o ragione odiato a destra avrebbe creato un gran brutto precedente; se poi, fra sette anni, a parti invertite, la destra avesse eletto Sgarbi, Brunetta o la Gelmini (dirli tutti e tre di fila mi provoca il disgusto di quando sollevi un sasso e ne sfuggono scarafaggi –hew!) la colpa sarebbe stata di quella scelta del PD. Lo so benissimo che l’attuale destra lo farebbe (e lo farà) senza bisogno di alcuna scusa, ma non è un buon motivo per fornirgliene; se non si fanno questioni di correttezza istituzionale non si è migliori dei propri impresentabili avversari.
Però poi Prodi è stato impallinato per motivi ben più bassi, una congiura di sapore così Baffetto-staila che non ho bisogno di prove per sapere sotto casa di chi andare col secchio di pece e le piume. Era uno sbaglio, ma non è per una congiura che ci si doveva ravvedere.  “L’è pezo el tacòn del buso”, avrebbe detto la me mama, veneta del Poesine.

Oggi dall’interno e dall’esterno ascolto spiegazioni su perché Rodotà non poteva essere votato.
Sarà, mi dico. Ma –uno- com’è che nessuno (e quando dico “nessuno” intendo “Bersani”, lo dico per i pochi che non abbiano chiaro che sono sinonimi) ha sentito il dovere di spiegarmelo? E –due- fra fallire nel tentare di eleggere il migliore dei candidati e fallire accoltellandosi fra parlamentari e grandi elettori dello stesso partito, boh, a me pare chiaro cosa sarebbe stato meglio.

Di fatto, fra me e il PD sarà il caso di prendersi una pausa, come si diceva al liceo al fidanzato/alla fidanzata che non si reggeva più.

Però, però;  ne ho per tutti, l’ho detto. Ne ho anche per gli altri due smargnifoni.

Perché, se è vero che Grillo ha alla fine appoggiato il candidato migliore, l’ha fatto con tale ritardo e facendo precedere la sua supposta apertura al Pd da una tale serie di rifiuti di dialogo, insulti e umiliazioni verso quel partito (e quindi verso i suoi elettori, fra cui ci sarei anch’io) da farmi concludere che si sia trattato solo di un’apertura strumentale, insincera, un bluff che come tutti i bluff si basa sulla convinzione –vincente, in questo caso- che l’avversario non abbia il coraggio di chiedere di vedere le carte.
D’altra parte la manovra è in perfetta coerenza col sinteticissimo programma politico di Grillo, cioè “tuttiacasaAH!”.
Ora, lungi da me rimproverargli la sua coerenza o negare la legittimità politica delle manovre per mantenerla. Sia solo chiaro che lo stato di cose in cui siamo e il governo delle larghe intese che sta per nascere, con i possibili orrori che ne deriveranno (una bella legge sulle intercettazioni da votare con Berlusconi, tanto per dirne uno) sono responsabilità del Movimento5Stelle non meno di quanto lo siano del PD. Che il M5S lo abbia fatto per scaltra scelta e non per castroneria come il PD non ne solleva di un grammo la responsabilità. Anzi.
Certo, il collo sul ceppo ce l’ha messo il PD; ma la mannaia di Grillo avrebbe potuto essere rivolta al Caimano. Il rischio sarebbe stato di cavare le castagne dal fuoco al PD; si è scelto il bersaglio facile, e anche qui scelta legittima, ci mancherebbe. Però, se è vero che i voti il M5S li ha raggranellati soprattutto a sinistra, beh, magari un paio di spiegazioni al proprio elettorato, che si ritroverà Berlusconi al governo, dovrà anche darle.

Chi invece non da spiegazioni, per la semplice ragione che nessuno nel suo schieramento (ma neppure nel Paese, se è per quello) è titolato a chiedergliele, è Berlusconi. I suoi, senza fare un plissé, hanno votato compatti e disciplinati Marini, la Cancellieri, avrebbero votato D’Alema, Paperoga o Darth Vader, bastava che lo chiedesse il Capo per i suoi motivi.
Mentre i sostenitori del PD si stracciavano le vesti, occupavano le sedi di partito, bacaiavano come mona (sempre le mie radici venete, non fateci caso), di là calma piatta, silenzio assoluto, Padrone-dicci-cosa-fare-anzi-fallo-direttamente-tu. Se mi ha imbarazzato il PD, non vi dico la repulsione che ho per i servi di Berlusconi.
Ma a lui, nessuno ha mai pensato di chiederlo, “perché no Rodotà”? No, certo, al PD si sminuzzano i maroni con la mezzaluna su quel mancato appoggio, ai Berluscones non si chiede nulla perché nulla ci si aspetta da loro se non il tenace perseguimento degli inconfessabili cazzacci loro. Normale, no?
E che niente possa venire di buono da un’intesa parlamentare con loro sta già a dimostrarlo la prima dichiarazione di Alfano sul governo venturo, tutta centrata sull’emergenza delle emergenze: no, non il lavoro. Neppure i cassintegrati da pagare. Come dite? L’evasione fiscale, i tagli agli sprechi, la riduzione dei costi della politica? Naaa, avete capito male: l’IMU, signori, l’IMU non solo da abolire per tutti indistintamente (pensionati con la minima come miliardari da una villa a figlio, di media tre per ognuno dei due-tre matrimoni)  ma addirittura da restituire, tanto si soldi dal bilancio ci avanzano ecché sarà mai? Capito la prima preoccupazione del grande Statista? Pagare in soldoni nostri i debiti di riconoscenza suoi, cinico e spudorato, come se avesse vinto lui e governasse col monocolore forzitaliota.

I colpevoli di quello che stiamo per affrontare, cari concittadini, vanno certamente ricercati nell’inadeguata classe dirigente del PD e nell’illusa dabbenaggine di chi li ha votati, non ultimo chi sta scrivendo.
Ma fatemi un piacere: non dimenticate di mettere da parte, dopo la giusta lapidazione della Sinistra, un paio di sassi delle dimensioni di un uovo d’alce (cit. W. Allen). Perché anche i due smargnifoni che ora pensano a quanti voti lucrare dal crollo della sinistra hanno qualcosa di cui risponderci, per quanto facciano finta di niente.

Finito il pippone, andate in pace.
Ah, andando via, dareste un calcio a questo sgabello? Poi allontanatevi, che non so che giro mi farà fare questa corda.