Posts Tagged ‘fin ansia’

I papà san tutto. Più o meno.

Dice il relatore della presentazione di una primaria casa di investimento austriaca, illustrando la propria view di mercato:

Le borse scendono, lo sappiamo. Sappiamo anche perché, ce lo hanno spiegato. Primo, il rallentamento dell’economia cinese. Secondo, il basso prezzo del petrolio. Terzo, le incertezze sul rialzo dei tassi americani.
Beh, io ho una figlia.
Quando arriva a casa in ritardo e mi da una spiegazione, io le credo. E’ quando mi dice “l’autobus era in ritardo, quello dopo era troppo pieno e qui sotto il portone ho incontrato un’amica che aveva urgenza di parlarmi e mi ha attaccato un bottone..”, beh, allora so che sono scuse.
Tre spiegazioni sono una scusa.
Le borse scendono per un altro motivo, la speculazione
.”

Non so (non mi pagano abbastanza per saperlo, né per fingere di saperlo) se abbia ragione sulle motivazioni dei recenti andamenti borsistici. Ma ad oggi, questa è la migliore spiegazione della tesi della responsabilità della speculazione che abbia mai sentito.

 

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Confondere l’etica col frugar nelle mutande.

La Banca che mi fornisce collocamenti con cui accelero il naturale processo di rovina finanziaria a cui i risparmi dei miei clienti lasciati soli andrebbero comunque incontro (ma ci metterebbero una vita, io catalizzo il processo e lo porto ad una rapida e tendenzialmente definitiva conclusione) ha recentemente aggiunto alla sua gamma di offerta un fondo comune di diritto italiano obbligazionario etico. Di questo sono piuttosto contento.

Eh sì, perché oltre ad una vaga benevolenza per le scelte responsabili, dedicandomi a [attenzione: questa parte del post è seria, se sei contrario passa al prossimo paragrafo. Grazie.] ad approfondire la materia ho scoperto che la selezione titoli operata anche con filtri etici porta tendenzialmente come risultato la selezione di portafogli da un lato più performanti nel medio-lungo termine, dall’altro più resilienti nei momenti di crisi di mercato. Quindi ho recentemente iniziato a proporre l’inserimento di questa componente in portafogli che necessitassero di elementi di stabilità. [finito: è stata dura, eh?]

Ora, il fondo comune in questione. come generalmente fanno gli obbligazionari, opera con criteri di selezione etica per esclusione: significa in parole povere che non va per forza a cercarsi i bravi, ma che almeno esclude i cattivi.
Bene, è comunque qualcosa, mi dico.
Scorro quindi la lista dei criteri di esclusione: in quali campi economici devi essere coinvolto per finire nella lista dei cattivi e vedere rifiutati dal fondo in questione i titoli da te emessi?

  1. Armi, e ci mancherebbe.
  2. Gioco d’azzardo, bene.
  3. Alcolici e tabacco, beh, ok.
  4. Energia nucleare, capisco.
  5. OGM, uhm, credo di capire.
  6. Pornografia, meuh, d’accordo.
  7. Contraccettivi.
    Contraccettivi?
    CONTRACCETTIVI?

Ecco, io me lo vedo il prelato che in una pausa della riunione riceve il fax (l’email è ancora peccato) da un membro del Consiglio di Direzione di quella Banca, diciamo quello più vicino alle posizioni della Curia; il prelato scorre la lista, originariamente di soli sei punti e, scuotendo il capo, rifaxa: “Torna dentro e fai meglio.”

Di questa immagine, devo dire, sono un po’ meno contento.

Le contraddizioni del mio lavoro.

Lunedì mi sono alzato presto per andare a Milano a seguire una conferenza del settore finanza e investimenti, organizzata da JP Morgan e dal titolo “2013: ritorno al rischio?”
Temendo il freddo, sotto la camicia indossavo il gipunìn di lana.

L’uomo moderno è dilaniato dalle più sottili contraddizioni.

Gli Sbornia Bond (remeber 2008?).

Ricevo via email da un collega e prontamente pubblico una divertente allegoria esplicativa dei meccanismi di una recente crisi finaziaria.
A dire la verità, anche se nelle righe finali si parla di “cronache di questi giorni”, stiamo parlando dell’estate 2008.
Tuttavia sono in molti a ritenere che gli effetti di quel perverso meccanismo non siano ancora stati completamente scontati e sicuramente viviamo in questi giorni sulla nostra pelle le ricadute di tanta follia, quindi non è una riflessione del tutto anacronistica.

 

Helga è la proprietaria di un bar, di quelli dove si beve forte.
Rendendosi conto che quasi tutti i suoi clienti sono disoccupati e che quindi dovranno ridurre le consumazioni e frequentazioni, escogita un geniale piano di marketing, consentendo loro di bere subito e pagare in seguito. Segna quindi le bevute su un libro che diventa il libro dei crediti (cioè dei debiti dei clienti).
La formula “bevi ora, paga dopo” è un successone: la voce si sparge, gli affari aumentano e il bar di Helga diventa il più importante della città.
Lei ogni tanto rialza i prezzi delle bevande e naturalmente nessuno protesta, visto che nessuno paga: è un rialzo virtuale. Così il volume delle vendite aumenta ancora.

La banca di Helga, rassicurata dal giro d’affari, le aumenta il fido. In fondo, dicono i risk manager, il fido è garantito da tutti i crediti che il bar vanta verso i clienti: il collaterale a garanzia.
Intanto l’Ufficio Investimenti & Alchimie Finanziarie della banca ha una pensata geniale. Prendono i crediti del bar di Helga e li usano come garanzia per emettere un’obbligazione nuova fiammante e collocarla sui mercati internazionali: gli Sbornia Bond.

I bond ottengono subito un rating di AA+ come quello della banca che li emette, e gli investitori non si accorgono che i titoli sono di fatto garantiti da debiti di ubriaconi disoccupati. Così, dato che rendono bene, tutti li comprano.
Conseguentemente il prezzo sale, quindi arrivano anche i gestori dei Fondi pensione a comprare, attirati dall’irresistibile combinazione di un bond con alto rating, che rende tanto e il cui prezzo sale sempre. E i portafogli, in giro per il mondo, si riempiono di Sbornia Bond.

Un giorno però, alla banca di Helga arriva un nuovo direttore che, visto che in giro c’è aria di crisi, tanto per non rischiare le riduce il fido e le chiede di rientrare per la parte in eccesso al nuovo limite.
A questo punto Helga, per trovare i soldi, comincia a chiedere ai clienti di pagare i loro debiti. Il che è ovviamente impossibile essendo loro dei disoccupati che si sono anche bevuti tutti i risparmi.

Helga non è quindi in grado di ripagare il fido e la banca le taglia i fondi.
Il bar fallisce e tutti gli impiegati si trovano per strada.
Il prezzo degli Sbornia Bond crolla del 90%.
La banca che li ha emessi entra in crisi di liquidità e congela immediatamente l’attività: niente più prestiti alle aziende. L’attività economica locale si paralizza.

Intanto i fornitori di Helga, che in virtù del suo successo, le avevano fornito gli alcolici con grandi dilazioni di pagamento, si ritrovano ora pieni di crediti inesigibili visto che lei non può più pagare. Purtroppo avevano anche investito negli Sbornia Bond, sui quali ora perdono il
90%.
Il fornitore di birra inizia prima a licenziare e poi fallisce.
Il fornitore di vino viene invece acquisito da un’azienda concorrente che chiude subito lo stabilimento locale, manda a casa gli impiegati e delocalizza a 6.000 chilometri di distanza.

Per fortuna la banca viene invece salvata da un mega prestito governativo senza richiesta di garanzie e a tasso zero. Per reperire i fondi necessari il Governo ha semplicemente tassato tutti quelli che non erano mai stati al bar di Helga perché astemi o troppo impegnati a lavorare.

Bene, ora potete dilettarvi ad applicare la dinamica degli Sbornia Bond alle cronache di questi giorni, giusto per aver chiaro chi è ubriaco e chi sobrio.

 

 

Piaciuto? Sì? Masochisti!
P. S. Sono disponibile per spiagazioni tecniche, tipo il concetto di “sbornia”.

Causale esplicita.

Mi salta la rata di un finanziamento con Santander, per fallimento banca corrispondente (cose che succedono… almeno, a me).
In poche ore, mi contattano: mi chiedono bonifico della rata 41 euro, che era quanto dovevo. Pronti, in mezzora eseguo regolare bonifico e confermo via fax, email, cablogramma e pergamena.

Dopo 15 gg mi arriva sul cellularechiamata automatica (voce registrata e colloquio a tastiera) che mi dice di una rata insoluta per 42 €. Faccio presente (mediante tastiera) che ho già solùto l’insoluto, io sono uno che solìsce sempre; seguono a riprova email, fax, dichiarazione giurata alla presenza di due cittadini di Mondovì.

Oggi mi arriva il sollecito, sempre per chiamata automatica,  di rata insoluta per 1 €. Si noti che il bonifico mi costa altrettanto.
Nel campo “causale” del nuovo bonifico da euro 1 (uno)  ho colto l’occasione per manifestare il mio apprezzamento per la customer care e ci ho scritto “e vaffanculo”.

Torno subito.

Cari affezionati lettori (tutti e quattro),
non preoccupatevi perché non vedete aggiornato il blog.
Ho cambiato mandante dei mei assalti ai risparmi dei miei clienti e sto lavorando parecchio: non è una cosa che sia abituato a fare e mi ci vuole del tempo.
Quando tornerò agli ampi spazi di cazzeggio che mi sono più consoni lo saprete qui. Non andate via, neh?

Prosegue la crisi delle Borse

"Lo spread col Bund
ha un pss nella mhm."

(Spinoza)