Posts Tagged ‘genitorialaggio’

Corrierino delle famiglie: come mettersi d’accordo secondo i miei figli.

Io – Va bene bambini, cosa vediamo in tv?
Lei – Lo Hobbit!
Lui – No!
Io –Bambini, mettetevi d’accordo.
Lei – Lo Hobbit!
Lui – No!
Lei – Lo Hobbit!
Io – Gaia, Stefano, vi ho detto di mettervi d’accordo, su.
Lui – METTITI D’ACCORDO, GAIA!
Lei – Lo Hobbit!
Lui – Mettiti d’accordo e STAI ZITTA!

Annunci

Buon sangue.

Io: “Hai poi trovato la sciarpa di Gaia?”
Faffo: “Sì, trovata.”
Io: “E dov’era?”
Faffo: “Nel cesto delle sciarpe, dove doveva essere.”

(Dopo avere riflettuto) Gaia:
Bisogna guardare con gli occhi per trovare le cose.
Non come papà, che usa le orecchie; lui vuole SENTIRSI DIRE dove sono le cose
.”

Sono orgoglioso della capacità logica e dell’humor di mia figlia; ed è un bene, perché così non la strangolo. Per ora.

Oh, man.

Ti ricordi di essere uomo, maschio, tutto un testosteronico concentrato di coraggio e determinazione, davanti a due fenomeni: lacrime femminili e vomito infantile. Perché vai in bamba.

Aggiornagaia, anni cinque.

Io invece di anni ne compio 5, oggi.P1050908
Mi hanno detto che sono alta come e più di una bambina di 6, ma quando ho chiesto perché non potevo fare le cose da ragazza mi hanno detto che sono gli anni che contano, non l’altezza. Seh. Sono quasi certa che, se fossi stata bassa, contava l’altezza, eccome: qui mi si negano privilegi.
In ogni caso ho ricevuto in regalo una motografica, insomma quella che fa le foto, che è un regalo da grandi. E ascolto anche le canzoni da grandi sull’autoradio di mio padre, mi piacciono quelle agitate, tipo “Sciulescèm” (It’s getting boring by the sea, Blood Red Shoes) o “Heyhey” (Girlfriend, Avril Lavigne) o “Quellaltra” (Basket case, Green Day). Mio padre è contento quando gli chiedo di togliere il disco dello Zecchino d’Oro e di mettere su quelle. Mi ha chiesto come mai mi piacciano quelle agitate, gli ho risposto “non lo so, ha deciso il mio corpo”; non saprei spiegarlo meglio di così.
Però so fare anche la bambina, eh? Quando lo faccio mamma e papà mi chiamano “scimmia” o “scemetta”. Ma io li ignoro, perché pendere dall’amaca o far cantare alle Barbie le canzoni che invento io richiede concentrazione e i grandi queste cose mica le capiscono.

Aggiornastefano, anni due.

Ciao. Oggi compio due anni. Stefano G.
No, non vi scalmanate per festeggiarmi, sono un bambino schivo e rifuggo gli schiamazzi, almeno quelli che non faccio io direttamente. Infatti mi definiscono “patatone” che, se non ho capito male, vuol dire che non sono una peste; ma allora perché lo dicono con quell’aria accondiscendente? Mh, mai contenti voi adulti, vero?

Io in ogni caso cresco bene, e a dispetto delle aspettative alla nascita, beh, son piuttosto bello, non trovate? Guardate che biondo svedese, che lineamenti da stendimamme.
Come dite? No, non tentate di fare conversazione con me; io non parlo. Sì, lo so che ho due anni e che mia sorella alla mia età già sciorinava parole, numeri e nomi di animali. Io piuttosto sono terribilmente essenziale, il mio vocabolario è di pochissime parole: mammma (include anche papà, l’ho ben detto che sono essenziale), papppa, aagua (il lago, la pioggia, ho sete) più il nome di una delle cavie di casa e di due dei Teletubbies; di più, secondo me, per ora il mondo non merita.
Mio padre, per inciso, non la pensa così: non sopporta che il mio aspetto fisico metta in ombra le mie capacità intellettive. Mi chiama Zoolander. Gli conviene che io ci metta un po’ a capirla, o rimpiangerà quando lo chiamavo mammma.

Avanti un’altra.

Gli amici A e G hanno avuto una bambina.
Me lo comunica di domenica il papà A., con un sms nel suo tipico autoironico stile: “Ciao a tutti, sono Chiara e sono nata oggi alle 12.41, la mamma è stanca ma sta bene. Adesso vi saluto, è venuto a prendermi uno strano tipo che mi guarda con la faccia da ebete… dicono sia il mio papà.”

Condivido la bella notizia con Faffo. Per un uomo è finita qua: notizia, contentezza per gli amici, condivisione, bon.
Lei no, inizia a martellarmi. “Come, tutto qua? E il peso? Altezza? Durata del travaglio? Cesareo o naturale? Epidurale? Come fai ad accontentarti, bisogna sapere!”
Insomma, rintuzzo l’attacco con un maschile “ma che ne so, io?” e accantono l’argomento. Ma il giorno successivo il martellamento riprende, quindi cedo e scrivo al neopapà un sms con richiesta di particolari dettagliati, indicando la mandante giusto perché il mio amico –cha mi conosce da oh, quanto tempo-  non pensi ad un mio cambio di personalità.

Comprensivo, A. mi risponde con un sms che per un maschio è una cartella clinica. Lo leggo a Faffo.

Peso 3,53 per 49 cm.” Faffo pare delusa.
Siamo entrati venerdì alle 12 e dopo 3 tentativi di induzione abbiamo fatto il cesareo.” E qui la donna mi si illumina: “Caaaaaaavoli, 48 ore di travaglio, ma ti rendi conto?” (Mannaggia, è vero; avrei dovuto capirlo che se A. -col suo understatement- dice che G. era “un po’ stanca” voleva dire qualcosa tipo “spartano reduce dalla battaglia delle Termopili”)
Tutta soddisfatta, Faffo esce di stanza e va a fare qualcos’altro.
Che, suppongo, consista nel posizionare i dati del parto su una gaussiana.
O comunicarli all’astronave-madre che da qualche parte –ne sono ormai certo- raccoglie i dati inviati da tutte le strambe che da un altro pianeta ha iniziato a portarci qui da chissà quando.

Beh, in ogni caso ce n’è una in più. Benvenuta, Chiara. L’astronave ti contatterà presto e ti darà la tua bizzarra missione con cui perplimerai gli uomini, a partire dal tuo papà..

Corrierino delle famiglie 22

Son mammo, cioé padre solo a casa con figli, assente giustificata la compagna che fa turno di notte.
Dopo cena, rilasso entrambi i pargoli sull’amaca, su cui ci piazziamo tutti e tre e ci facciamo cullare.
Arriva anche il cane, lo sento festare nei dintorni dell’amaca.
Poi improvvisamente realizzo con orrore che il nostro cane è in ambulatorio con Faffo e che quindi un altro cane si è introdotto in giardino. E’ Mya, l’esuberante cane dei vicini che di botto si mette a dare la caccia alle mie cavie, che iniziano a schizzare come palline da flipper per il giardino, con la differenza che le palline non squittiscono di terrore.
Io, ovvio, vado nel panico: che faccio? Lascio che il cane smembri i nostri roditori o salto giù dall’amaca lasciando il piccolo Stefano (dieci mesi) in balìa dell’amaca governata da Gaia (tre anni e dieci mesi)?
Decido di saltar giù e di affidare a Gaia il fratello: “non ti muovere” dico alla quattrenne “e bloccalo se si sporge, io fermo Mya”. La manovra inizialmente sembra riuscire, perché catturo il cane invasore con relativa facilità e, approfittando si una sua certa simpatia per me, lo trascino per il collare fino a casa sua, dall’altro lato della strada. Incontro anche l’altra vicina quella atletica, che non fa tempo a chiedermi come va? che si scatena l’inferno nel mio cortile. Pianti di bimbo: bimbo piccolo, vacca maiala. Mollo il cane ai vicini che se tardano ancora un po’ ad aprirmi il cancello glielo infilo fra le sbarre, mi congedo fanbtozzianamente con la perplessa vicina atletica (“eh, serata  complicata” – “vedo”) e corro dentro.
Stefano è sul prato, ha sulla fronte un segno rosso grande quanto il Molise e ha smesso di piangere solo perché trova più interessante assaggiare erba; sua sorella lo guarda con disapprovazione dall’amaca e mi spiega che “si è sporgiuto, si è sporgiuto, si è sporgiuto finché è caduto.”

Se mio figlio sopravviverà alle mie cure fino alla maggiore età  -e mi rendo conto che la cosa non è probabile- credo che diventerà reporter di guerra, per ritrovare la confortante atmosfera in cui è cresciuto.