Posts Tagged ‘genitorialaggio’

Il gioco è un vissio.

Con Gaia ogni tanto da qualche tempo la sera prima di nanna si fa una mano a scopa sul suo letto, intanto che la mamma finisce di leggere a Stefano prima di venire da lei. Le ha insegnato il nonno a giocare.
La prima partita l’ha vinta lei, giocavamo la rivincita e io ero in vantaggio di qualche punto. Lei ha fatto quattro scope, primiera, settebello, carte. Così ha vinto anche la seconda.
“Mamma, io ti informo: sto per vendere tua figlia agli arabi, la scambio per un cammello e sei datteri.”
“Papà, perderesti anche col cammello!”
 
Ok, mi bastano i datteri.
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Corrierino delle famiglie: come mettersi d’accordo secondo i miei figli.

Io – Va bene bambini, cosa vediamo in tv?
Lei – Lo Hobbit!
Lui – No!
Io –Bambini, mettetevi d’accordo.
Lei – Lo Hobbit!
Lui – No!
Lei – Lo Hobbit!
Io – Gaia, Stefano, vi ho detto di mettervi d’accordo, su.
Lui – METTITI D’ACCORDO, GAIA!
Lei – Lo Hobbit!
Lui – Mettiti d’accordo e STAI ZITTA!

Buon sangue.

Io: “Hai poi trovato la sciarpa di Gaia?”
Faffo: “Sì, trovata.”
Io: “E dov’era?”
Faffo: “Nel cesto delle sciarpe, dove doveva essere.”

(Dopo avere riflettuto) Gaia:
Bisogna guardare con gli occhi per trovare le cose.
Non come papà, che usa le orecchie; lui vuole SENTIRSI DIRE dove sono le cose
.”

Sono orgoglioso della capacità logica e dell’humor di mia figlia; ed è un bene, perché così non la strangolo. Per ora.

Oh, man.

Ti ricordi di essere uomo, maschio, tutto un testosteronico concentrato di coraggio e determinazione, davanti a due fenomeni: lacrime femminili e vomito infantile. Perché vai in bamba.

Aggiornagaia, anni cinque.

Io invece di anni ne compio 5, oggi.P1050908
Mi hanno detto che sono alta come e più di una bambina di 6, ma quando ho chiesto perché non potevo fare le cose da ragazza mi hanno detto che sono gli anni che contano, non l’altezza. Seh. Sono quasi certa che, se fossi stata bassa, contava l’altezza, eccome: qui mi si negano privilegi.
In ogni caso ho ricevuto in regalo una motografica, insomma quella che fa le foto, che è un regalo da grandi. E ascolto anche le canzoni da grandi sull’autoradio di mio padre, mi piacciono quelle agitate, tipo “Sciulescèm” (It’s getting boring by the sea, Blood Red Shoes) o “Heyhey” (Girlfriend, Avril Lavigne) o “Quellaltra” (Basket case, Green Day). Mio padre è contento quando gli chiedo di togliere il disco dello Zecchino d’Oro e di mettere su quelle. Mi ha chiesto come mai mi piacciano quelle agitate, gli ho risposto “non lo so, ha deciso il mio corpo”; non saprei spiegarlo meglio di così.
Però so fare anche la bambina, eh? Quando lo faccio mamma e papà mi chiamano “scimmia” o “scemetta”. Ma io li ignoro, perché pendere dall’amaca o far cantare alle Barbie le canzoni che invento io richiede concentrazione e i grandi queste cose mica le capiscono.

Aggiornastefano, anni due.

Ciao. Oggi compio due anni. Stefano G.
No, non vi scalmanate per festeggiarmi, sono un bambino schivo e rifuggo gli schiamazzi, almeno quelli che non faccio io direttamente. Infatti mi definiscono “patatone” che, se non ho capito male, vuol dire che non sono una peste; ma allora perché lo dicono con quell’aria accondiscendente? Mh, mai contenti voi adulti, vero?

Io in ogni caso cresco bene, e a dispetto delle aspettative alla nascita, beh, son piuttosto bello, non trovate? Guardate che biondo svedese, che lineamenti da stendimamme.
Come dite? No, non tentate di fare conversazione con me; io non parlo. Sì, lo so che ho due anni e che mia sorella alla mia età già sciorinava parole, numeri e nomi di animali. Io piuttosto sono terribilmente essenziale, il mio vocabolario è di pochissime parole: mammma (include anche papà, l’ho ben detto che sono essenziale), papppa, aagua (il lago, la pioggia, ho sete) più il nome di una delle cavie di casa e di due dei Teletubbies; di più, secondo me, per ora il mondo non merita.
Mio padre, per inciso, non la pensa così: non sopporta che il mio aspetto fisico metta in ombra le mie capacità intellettive. Mi chiama Zoolander. Gli conviene che io ci metta un po’ a capirla, o rimpiangerà quando lo chiamavo mammma.

Avanti un’altra.

Gli amici A e G hanno avuto una bambina.
Me lo comunica di domenica il papà A., con un sms nel suo tipico autoironico stile: “Ciao a tutti, sono Chiara e sono nata oggi alle 12.41, la mamma è stanca ma sta bene. Adesso vi saluto, è venuto a prendermi uno strano tipo che mi guarda con la faccia da ebete… dicono sia il mio papà.”

Condivido la bella notizia con Faffo. Per un uomo è finita qua: notizia, contentezza per gli amici, condivisione, bon.
Lei no, inizia a martellarmi. “Come, tutto qua? E il peso? Altezza? Durata del travaglio? Cesareo o naturale? Epidurale? Come fai ad accontentarti, bisogna sapere!”
Insomma, rintuzzo l’attacco con un maschile “ma che ne so, io?” e accantono l’argomento. Ma il giorno successivo il martellamento riprende, quindi cedo e scrivo al neopapà un sms con richiesta di particolari dettagliati, indicando la mandante giusto perché il mio amico –cha mi conosce da oh, quanto tempo-  non pensi ad un mio cambio di personalità.

Comprensivo, A. mi risponde con un sms che per un maschio è una cartella clinica. Lo leggo a Faffo.

Peso 3,53 per 49 cm.” Faffo pare delusa.
Siamo entrati venerdì alle 12 e dopo 3 tentativi di induzione abbiamo fatto il cesareo.” E qui la donna mi si illumina: “Caaaaaaavoli, 48 ore di travaglio, ma ti rendi conto?” (Mannaggia, è vero; avrei dovuto capirlo che se A. -col suo understatement- dice che G. era “un po’ stanca” voleva dire qualcosa tipo “spartano reduce dalla battaglia delle Termopili”)
Tutta soddisfatta, Faffo esce di stanza e va a fare qualcos’altro.
Che, suppongo, consista nel posizionare i dati del parto su una gaussiana.
O comunicarli all’astronave-madre che da qualche parte –ne sono ormai certo- raccoglie i dati inviati da tutte le strambe che da un altro pianeta ha iniziato a portarci qui da chissà quando.

Beh, in ogni caso ce n’è una in più. Benvenuta, Chiara. L’astronave ti contatterà presto e ti darà la tua bizzarra missione con cui perplimerai gli uomini, a partire dal tuo papà..