Posts Tagged ‘mondaypals’

Avanti un’altra.

Gli amici A e G hanno avuto una bambina.
Me lo comunica di domenica il papà A., con un sms nel suo tipico autoironico stile: “Ciao a tutti, sono Chiara e sono nata oggi alle 12.41, la mamma è stanca ma sta bene. Adesso vi saluto, è venuto a prendermi uno strano tipo che mi guarda con la faccia da ebete… dicono sia il mio papà.”

Condivido la bella notizia con Faffo. Per un uomo è finita qua: notizia, contentezza per gli amici, condivisione, bon.
Lei no, inizia a martellarmi. “Come, tutto qua? E il peso? Altezza? Durata del travaglio? Cesareo o naturale? Epidurale? Come fai ad accontentarti, bisogna sapere!”
Insomma, rintuzzo l’attacco con un maschile “ma che ne so, io?” e accantono l’argomento. Ma il giorno successivo il martellamento riprende, quindi cedo e scrivo al neopapà un sms con richiesta di particolari dettagliati, indicando la mandante giusto perché il mio amico –cha mi conosce da oh, quanto tempo-  non pensi ad un mio cambio di personalità.

Comprensivo, A. mi risponde con un sms che per un maschio è una cartella clinica. Lo leggo a Faffo.

Peso 3,53 per 49 cm.” Faffo pare delusa.
Siamo entrati venerdì alle 12 e dopo 3 tentativi di induzione abbiamo fatto il cesareo.” E qui la donna mi si illumina: “Caaaaaaavoli, 48 ore di travaglio, ma ti rendi conto?” (Mannaggia, è vero; avrei dovuto capirlo che se A. -col suo understatement- dice che G. era “un po’ stanca” voleva dire qualcosa tipo “spartano reduce dalla battaglia delle Termopili”)
Tutta soddisfatta, Faffo esce di stanza e va a fare qualcos’altro.
Che, suppongo, consista nel posizionare i dati del parto su una gaussiana.
O comunicarli all’astronave-madre che da qualche parte –ne sono ormai certo- raccoglie i dati inviati da tutte le strambe che da un altro pianeta ha iniziato a portarci qui da chissà quando.

Beh, in ogni caso ce n’è una in più. Benvenuta, Chiara. L’astronave ti contatterà presto e ti darà la tua bizzarra missione con cui perplimerai gli uomini, a partire dal tuo papà..

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Il tempismo è tutto, vero Barabba?

Come ogni lunedì pari, ieri ho visto i Mondaypals, la congrega di balenghi che mi sopporta da sempre.
Ieri si sbaraccava il club di Monza, poiché gli uffici in cui Barabba fingeva di lavorare passano a più presigiosa destinazione, probabilmente un deposito di stracci. Si torna nella cantina che il padre di Yuri ci mette a disposizione pur di non saperci sulla strada, come ogni buon padre farebbe, non importa l’età del figlio.

Così, ieri facevamo i cartoni, cioè imballavamo le masserizie che accompagnano i nostri lunedì ludici: qualche gioco in scatola, televisore, schermo, Playstation, manuali e schede di Dungeons and Dragons, miniature dipinte. E proprio queste ultime, in bella mostra a centinaia in una teca, hanno richiesto per l’imballaggio, in eleganti fasciature di carta igienica, più di un’ora di lavoro dei tre più attivi di noi. Tre strappi per avvolgere un drago, due per un mago, uno solo per un goblin.

Mentre si fasciavano miniature, ai ragazzi piaceva ricordare l’episodio della precedente sessione di ritrovo, quindici giorni prima, quando, per mancanza del numero legale di giocatori, la partita di Dungeons and Dragons non si è tenuta. Eravamo in cinque, un paio parlottavano, Barabba più un socio a turno si facevano umiliare col calcio dalla Playstation; io, non sapendo bene cosa fare, mi sono dedicato a inserire le miniature, che giacevano in maggior parte imballate in un cartone dall’ultimo trasloco di club, nella teca.
Chiaccherando e cazzeggiando, ci ho messo quasi due ore a sistemarle. Me ne mancavano quattro e avrei finito.
E’ stato a questo punto che Barabba si è voltato e, bello bello, ci ha comunicato: “ah, ragazzi, ve l’ho detto che dobbiamo sbaraccare? Qua si chiude.”

Io credo di avere, a quel punto, semplicemente espresso a Barabba il mio disappunto sul tempismo delle sue comunicazioni.
Tuttavia, secondo Janni, pare io abbia accostato divinità ed animali da cortile, e a volume sostenuto.
Secondo Andrea The Tab, invece, ho assunto l’espressione omicida di Telespalla Bob, quando, col labbro che trema per la rabbia, guarda Bart Simpson rovinargli ancora una volta i piani criminali.
Invece Sigarone Mauro, che due lunedì fa era uno di quelli assenti, ha giurato che da casa sua, guardando il cielo notturno in direzione del club, ha visto chiaramente i fulmini e la luce livida di Mordor, come nel Signore degli Anelli, addensarsi su Monza.

In ogni caso mi sono vendicato: Barabba, per i prossimi quindici giorni che lo separano dal trasloco, avrà a disposizione quei  due-tre strappi di carta igienica che gli ho lasciato; di più, non meritava.

Back to the eighties: le scimmie di mare.

Ieri sono venuti a trovarmi tre dei mondaypals, gli amicici di sempre. E, fra un tormentone e l’altro, è riemerso dal passato il ricordo di uno dei momenti più alti, più formativi e più profondi della nostra giovinezza: l’acquisto delle scimmie di mare.

Al tempo –parlo degli anni ’80-  non era come oggi: se una cosa palesemente inutile avesse esercitato su di te un’irresistibile attrazione, non potevi andare su E-bay e soddisfare immediatamente quella pulsione. Ma per fortuna c’era l’equivalente: il catalogo di vendite per corrispondenza di Euronova, una mitica azienda che si faceva pubblicità, generalmente in ultima pagina, in bianco e nero, sull’Intrepido o sui settimanali di enigmistica minori.
Questi adorabili farabutti ti vendevano di tutto: dagli occhiali a raggi X, alla crema per sviluppare i muscoli, al porta-rotolo di carta igienica musicale, lo spray Vat-en per prevenire allontanare cani e gatti, le scarpe col rialzo segreto per sembrare più alti, la Madonna color del tempo… un mondo meraviglioso di besasciate che ti portavano ad un’irresistibile brama di possesso.
Di questi, il più ambito erano le scimmie di mare.

L’annuncio più sobrio (ve ne erano parecchie versioni, a seconda della pubblicazione) diceva:

ENTRATE NEL MERAVIGLIOSO MONDO DELLE
SCIMMIE DI MARE
UNA VASCA DI FELICITA’ – IL MIRACOLO DELLA VITA ISTANTANEA

Aggiungete dell’acqua: è tutto. In UN SECONDO le stupefacenti SCIMMIE DI MARE nasceranno dalle minuscole uova, sotto i vostri occhi! Fatele crescere e divertitevi! Questi adorabili animaletti riempiranno la casa di allegria.
POSSONO PERFINO ESSERE AMMAESTRATE!
Sempre attivissimi e allegri scherzano e giocano fra loro continuamente; sono così pieni di trovate che non vi stancherete mai di guardarli.
Allevare le SCIMMIE DI MARE è così facile che anche un bambino di sei anni può farlo senza nessun aiuto. Mangiano pochissimo e tengono la loro acqua così pulita che richiedono cure minime – benché amino l’attenzione. Vi mostreremo inoltre come insegnare loro ad obbedire ai vostri ordini ed eseguire esercizi come le foche ammaestrate. Sorprendete tutti i vostri amici!

.

scimmie di mare

E questa era la versione sobria: altrove si promettevano meraviglie ancor più incredibili:
Osserva il miracolo della vita che si rinnova sotto i tuoi occhi! Spunta un occhio, ben presto seguito da un altro; respirano con i piedi; fanno mille divertenti evoluzioni!”
Cioè, dico, come fai a resistere?
La confezione costava 9.900 lire, se ne pagavi 14.900 era incluso un favoloso “acquario con passaggio”; il manuale per addestrarle era incluso nel prezzo. Già vedevamo le scimmie di mare che affrontavano baldanzose il periglioso passaggio, per il nostro diletto.
 
Io e i ragazzi ci tassammo con gioia.
Ricordo la concitazione della decisione, l’eccitazione dell’attesa, il parossismo di entusiasmo all’arrivo del fatidico pacco da Euronova.

.

Ora, si sa: niente è mai come te lo sei immaginato.

.

La bustina c’era. Secondo le istruzioni, conteneva le scimmie di mare, il sale per rendere l’acqua salmastra, i principi nutritivi di cui le scimmie avevano bisogno.
L’acquario, anche: una vaschetta di plastica trasparente, quadrata. Del favoleggiato passaggio, però, neppure l’ombra. Tuttavia, sul fondo della vaschetta, un composto tipo calce imprigionava sassetti vari e alcuni elementi in plastica di stampo molto approssimativo che avrebbero potuto –a essere accondiscendenti- raffigurare un corallo, un’elica di nave e un minuscolo galeone affondato, grande quanto il corallo. Comprendemmo con delusione che trattavasi di refuso della pubblicità: l’acquario era con paesaggio, non passaggio. Solo che il paesaggio era allegro quanto quello lunare.
Il cosiddetto manuale era in realtà un foglio A4 piegato a formare quattro facciate quattro. Lì si spiegava tra l’altro la mistificazione dell’ "ammaestramento": essendo gli animaletti fotosensibili (cioè, non ciechi) se li avessimo tenuti al buoi e poi avessimo agitato una fonte di luce nei pressi della vasca, le scimmiette “si sarebbero dirette verso la luce”, e noi potevamo “far credere agli amici di averle addestrate!” Già, perché gli amici certamente non avrebbero notato di essere stati al buio nella stanza gli ultimi cinque minuti, né avrebbero fatto caso ad un gesto furtivo come il nostro agitare freneticamente un’abat-jour nei pressi della vasca! Dei geni, i nostri amici!

.

Ma veniamo alle scimmie di mare: versammo nell’acqua il contenuto della bustina; qualcosa si sciolse. Per vari minuti osservammo attentamente una specie di pulviscolo danzare in sospensione; ma, invece che generare il miracolo della vita istantanea, più che altro intorbidava l’acqua, che è un fenomeno assai meno affascinante e piuttosto consueto per chi, come me, almeno una volta al mese fa un bagno (allora ero adolescente e lo facevo ancora meno spesso, ma abbastanza perché il fenomeno mi fosse consueto).
Per tutta la serata, che avevamo appositamente organizzato, si risolse in un nulla di fatto: il pulviscolo si depositò sul fondo, ma nella vasca c’era tanta vita quanto in una discoteca di periferia alle nove e mezza.

.

Fu solo la mattina dopo che, osservando molto, molto attentamente l’acqua, notai che qualcosa, diciamo dei puntolini, effettivamente rimanevano sospesi e parevano muoversi, se con “muoversi” intendiamo uno spostamento di un dito in cinque minuti. La vita, istantanea quanto una fila alle poste, si era infine creata!
Nei giorni successivi, le scimmie di mare fecero progressi nel proprio sviluppo, che però –come ormai iniziavamo ad aspettarci- non fu esattamente come quello descritto nelle pubblicità: non spuntò nessun occhio, quindi non fu neppure “ben presto seguito da un altro”. Spuntò un minuscolo flagello, che rese i puntolini simili ad una versione piccola e beige dei girini di rana, comunemente reperibili nelle pozzanghere al Parco Lambro sotto casa mia; certo non si trattava di piedi, e non lo usavano per respirare.
Quanto alle evoluzioni e alle “trovate” delle scimmie di mare, forse la combinazione fra lasciarsi galleggiare e agitare il codino per spostarsi di due centimetri può essere considerata uno spasso, ma solo da persone molto, molto sole.

.

Dopo una decina di giorni, le mie amorevoli cure (alle quali anche un bambino di sei anni avrebbe potuto provvedere, secondo loro) avevano prodotto la morte della maggior parte delle scimmie, i cui minuscoli cadaveri marcivano fra l’elica di nave e il galeone. L’acqua puzzava, e le quattro-cinque scimmie di mare sopravvissute si vedevano a mala pena, dato che il lordume iniziava ad appannare le pareti della vaschetta con passaggio. Peraltro, erano così piccole che non c’era modo di cambiare l’acqua senza rischiare di buttarle via, senza contare che le istruzioni dicevano che il contenuto della bustina avrebbe creato la salinità e l’abbondanza di cibo che sarebbe bastata per l’intero ciclo vitale, e che cambiando l’acqua queste ideali condizioni sarebbero state compromesse.

.

sea monkey comparisonartemia-salina-adultaVi mostro anche come si sarebbero sviluppate le scimmie di mare, se la loro crescita fosse stata portata a termine. 

 Converrete con me che che hanno più del gamberetto malformato che non delle scimmie.

.

.

.

.

.

I  miei amici svolsero pellegrinaggi a casa mia per costatare i progressi degli animaletti, che però, dati i risultati, si fecero via via più rari e meno entusiasti, fino al completo disinteresse.
Provai anche il trucco della lampadina, ottenendo dai superstiti un’entusiatico spostamento di qualche centimetro, con un pigro agitarsi della codina. Whopee, mi dissi, e non lo feci mai più.
Anche perché, alla terza settimana, morirono anche le ultime scimmie di mare, e secondo me, più che la mancanza di ossigeno ad ucciderle fu il fatto che l’infernale impasto di calce e sassolini che costituiva il paesaggio della vaschetta aveva iniziato a sciogliersi avvelenando l’acqua.

.

Così si concluse la nostra meravigliosa avventura con le scimmie di mare; che, devo dire, ci avrebbe lasciato un tantino con l’amaro in bocca, se con lo stesso ordine non avessimo anche acquistato un set di Bicchieri Sexy. Ma, per sapere di più di questo, cari miei, dovete perlomeno farmi bere.

Back to the eighties: le scimmie di mare.

Ieri sono venuti a trovarmi tre dei mondaypals, gli amicici di sempre. E, fra un tormentone e l’altro, è riemerso dal passato il ricordo di uno dei momenti più alti, più formativi e più profondi della nostra giovinezza: l’acquisto delle scimmie di mare.

Al tempo –parlo degli anni ’80-  non era come oggi: se una cosa palesemente inutile avesse esercitato su di te un’irresistibile attrazione, non potevi andare su E-bay e soddisfare immediatamente quella pulsione. Ma per fortuna c’era l’equivalente: il catalogo di vendite per corrispondenza di Euronova, una mitica azienda che si faceva pubblicità, generalmente in ultima pagina, in bianco e nero, sull’Intrepido o sui settimanali di enigmistica minori.
Questi adorabili farabutti ti vendevano di tutto: dagli occhiali a raggi X, alla crema per sviluppare i muscoli, al porta-rotolo di carta igienica musicale, lo spray Vat-en per prevenire allontanare cani e gatti, le scarpe col rialzo segreto per sembrare più alti, la Madonna color del tempo… un mondo meraviglioso di besasciate che ti portavano ad un’irresistibile brama di possesso.
Di questi, il più ambito erano le scimmie di mare.

L’annuncio più sobrio (ve ne erano parecchie versioni, a seconda della pubblicazione) diceva:

ENTRATE NEL MERAVIGLIOSO MONDO DELLE
SCIMMIE DI MARE
UNA VASCA DI FELICITA’ – IL MIRACOLO DELLA VITA ISTANTANEA

Aggiungete dell’acqua: è tutto. In UN SECONDO le stupefacenti SCIMMIE DI MARE nasceranno dalle minuscole uova, sotto i vostri occhi! Fatele crescere e divertitevi! Questi adorabili animaletti riempiranno la casa di allegria.
POSSONO PERFINO ESSERE AMMAESTRATE!
Sempre attivissimi e allegri scherzano e giocano fra loro continuamente; sono così pieni di trovate che non vi stancherete mai di guardarli.
Allevare le SCIMMIE DI MARE è così facile che anche un bambino di sei anni può farlo senza nessun aiuto. Mangiano pochissimo e tengono la loro acqua così pulita che richiedono cure minime – benché amino l’attenzione. Vi mostreremo inoltre come insegnare loro ad obbedire ai vostri ordini ed eseguire esercizi come le foche ammaestrate. Sorprendete tutti i vostri amici!

.

scimmie di mare

E questa era la versione sobria: altrove si promettevano meraviglie ancor più incredibili:
Osserva il miracolo della vita che si rinnova sotto i tuoi occhi! Spunta un occhio, ben presto seguito da un altro; respirano con i piedi; fanno mille divertenti evoluzioni!”
Cioè, dico, come fai a resistere?
La confezione costava 9.900 lire, se ne pagavi 14.900 era incluso un favoloso “acquario con passaggio”; il manuale per addestrarle era incluso nel prezzo. Già vedevamo le scimmie di mare che affrontavano baldanzose il periglioso passaggio, per il nostro diletto.

Io e i ragazzi ci tassammo con gioia.
Ricordo la concitazione della decisione, l’eccitazione dell’attesa, il parossismo di entusiasmo all’arrivo del fatidico pacco da Euronova.

Ora, si sa: niente è mai come te lo sei immaginato.

La bustina c’era. Secondo le istruzioni, conteneva le scimmie di mare, il sale per rendere l’acqua salmastra, i principi nutritivi di cui le scimmie avevano bisogno.
L’acquario, anche: una vaschetta di plastica trasparente, quadrata. Del favoleggiato passaggio, però, neppure l’ombra. Tuttavia, sul fondo della vaschetta, un composto tipo calce imprigionava sassetti vari e alcuni elementi in plastica di stampo molto approssimativo che avrebbero potuto –a essere accondiscendenti- raffigurare un corallo, un’elica di nave e un minuscolo galeone affondato, grande quanto il corallo. Comprendemmo con delusione che trattavasi di refuso della pubblicità: l’acquario era con paesaggio, non passaggio. Solo che il paesaggio era allegro quanto quello lunare.
Il cosiddetto manuale era in realtà un foglio A4 piegato a formare quattro facciate quattro. Lì si spiegava tra l’altro la mistificazione dell’ “ammaestramento”: essendo gli animaletti fotosensibili (cioè, non ciechi) se li avessimo tenuti al buio e poi avessimo agitato una fonte di luce nei pressi della vasca, le scimmiette “si sarebbero dirette verso la luce”, e noi potevamo “far credere agli amici di averle addestrate!” Già, perché gli amici certamente non avrebbero notato di essere stati al buio nella stanza gli ultimi cinque minuti, né avrebbero fatto caso ad un gesto furtivo come il nostro agitare freneticamente un’abat-jour nei pressi della vasca! Dei geni, i nostri amici!

Ma veniamo alle scimmie di mare: versammo nell’acqua il contenuto della bustina; qualcosa si sciolse. Per vari minuti osservammo attentamente una specie di pulviscolo danzare in sospensione; ma, invece che generare il miracolo della vita istantanea, più che altro intorbidava l’acqua, che è un fenomeno assai meno affascinante e piuttosto consueto per chi, come me, almeno una volta al mese fa un bagno (allora ero adolescente e lo facevo ancora meno spesso, ma abbastanza perché il fenomeno mi fosse consueto).
Per tutta la serata, che avevamo appositamente organizzato, si risolse in un nulla di fatto: il pulviscolo si depositò sul fondo, ma nella vasca c’era tanta vita quanto in una discoteca di periferia alle nove e mezza.

Fu solo la mattina dopo che, osservando molto, molto attentamente l’acqua, notai che qualcosa, diciamo dei puntolini, effettivamente rimanevano sospesi e parevano muoversi, se con “muoversi” intendiamo uno spostamento di un dito in cinque minuti. La vita, istantanea quanto una fila alle poste, si era infine creata!
Nei giorni successivi, le scimmie di mare fecero progressi nel proprio sviluppo, che però –come ormai iniziavamo ad aspettarci- non fu esattamente come quello descritto nelle pubblicità: non spuntò nessun occhio, quindi non fu neppure “ben presto seguito da un altro”. Spuntò un minuscolo flagello, che rese i puntolini simili ad una versione piccola e beige dei girini di rana, comunemente reperibili nelle pozzanghere al Parco Lambro sotto casa mia; certo non si trattava di piedi, e non lo usavano per respirare.
Quanto alle evoluzioni e alle “trovate” delle scimmie di mare, forse la combinazione fra lasciarsi galleggiare e agitare il codino per spostarsi di due centimetri può essere considerata uno spasso, ma solo da persone molto, molto sole.

Dopo una decina di giorni, le mie amorevoli cure (alle quali anche un bambino di sei anni avrebbe potuto provvedere, secondo loro) avevano prodotto la morte della maggior parte delle scimmie, i cui minuscoli cadaveri marcivano fra l’elica di nave e il galeone. L’acqua puzzava, e le quattro-cinque scimmie di mare sopravvissute si vedevano a mala pena, dato che il lordume iniziava ad appannare le pareti della vaschetta con passaggio. Peraltro, erano così piccole che non c’era modo di cambiare l’acqua senza rischiare di buttarle via, senza contare che le istruzioni dicevano che il contenuto della bustina avrebbe creato la salinità e l’abbondanza di cibo che sarebbe bastata per l’intero ciclo vitale, e che cambiando l’acqua queste ideali condizioni sarebbero state compromesse.

sea monkey comparisonVi mostro anche come si sarebbero sviluppate le scimmie di mare, se la loro crescita fosse stata portata a termine. 

Converrete con me che che hanno più del gamberetto malformato che non delle scimmie.

I  miei amici, durante tutto questo, svolsero pellegrinaggi a casa mia per costatare i progressi degli animaletti, che però, dati i risultati, si fecero via via più rari e meno entusiasti, fino al completo disinteresse.
Provai anche il trucco della lampadina, ottenendo dai superstiti un’entusiatico spostamento di qualche centimetro, con un pigro agitarsi della codina. Whopee, mi dissi, e non lo feci mai più.
Anche perché, alla terza settimana, morirono anche le ultime scimmie di mare, e secondo me, più che la mancanza di ossigeno ad ucciderle fu il fatto che l’infernale impasto di calce e sassolini che costituiva il paesaggio della vaschetta aveva iniziato a sciogliersi avvelenando l’acqua.

Così si concluse la nostra meravigliosa avventura con le scimmie di mare; che, devo dire, ci avrebbe lasciato un tantino con l’amaro in bocca, se con lo stesso ordine non avessimo anche acquistato un set di Bicchieri Sexy. Ma, per sapere di più di questo, cari miei, dovete perlomeno farmi bere.

Vivo per miracolo.

Chi, come il sottoscritto, ha bellamente passato la boa dei quaranta, farebbe bene a guardare al futuro; non perché sia un futuro gravido di promesse, piuttosto perché il passato, specialmente quello remoto, è un luogo di rischi e di terrore dal quale è stato miracoloso uscire vivi, e volgersi indietro porta alle soglie della follia.
Esagero? Considerate qua.
Da bambino, in auto, viaggiavo seduto in braccio al passeggero davanti, praticamente facevo da air-bag alla mia mamma. Di cinture di sicurezza neanche a parlarne, e -quando ben le hanno inventate- erano infernali legacci non-pre-tensionati che servivano a strangolarti, in caso di urto al quale avresti potuto sopravvivere. L’auto su cui viaggiavo non aveva ABS, EDS e tutte le qualcosa-S che oggi ci rendono sicuri (dobbiamo ancora schiacciare il freno per non spatasciarci contro il muro, ma presto ci sarà tolta anche questa gravosa incombenza).
Non ho mai neppure pensato –né i miei genitori mi hanno mai indotto a farlo- che per salire su una bicicletta occorresse mettere un casco. Né su uno skateboard, né su pattini a rotelle (quelli su due file). Ho sbucciato le ginocchia fino a scarnificarmi (nella rotula destra credo di avere ancora della ghiaia) senza rendermi conto che, senza casco, rischiavo la vita e danni all’asfalto del Comune.
Ho rischiato non so quante influenze: le vaccinazioni al tempo erano per vaiolo, polio, tubercolosi e peste bubbonica, praticamente ti vaccinavi solo per non essere fulminato e fare contemporaneamente una strage propagando un’epidemia: sono stato quindi per anni a rischio di febbre, magari vomito, e –non oso pensarlo- addirittura una settimana a casa da scuola. Oggi non è più così, ma ho rischiato brutto.
Bevevo, ignaro, l’acqua del rubinetto. Nessuna multinazionale mi salvava la vita imbottigliandola e analizzandola una volta ogni sei mesi (il municipio la controlla ogni mese, ma vatti a fidare: vuoi mettere, ujna multinazionale?), operazioni per le quali oggi son ben contento di pagare quell’acqua centotrentasettemila volte il suo costo alla fonte; mi pare davvero il minimo, per la sicurezza.
Quando andavamo a sciare non avevamo lo ski-stop, ma degli infernali cordini che tenevano legati i polpacci allo sci; se cadevi, gli sci ti mulinavano intorno con le loro simpatiche lamine, oppure il cordino si spezzava e lo sci volava verso fondovalle ad ammazzare qualcuno in coda alla seggiovia.
Frog
Noi ragazzini giocavamo a pallone, le ragazzine a “mondo” o a “elastico”: tutti rigorosamente in strada. Quando arrivava la macchina, una ogni mezzora, probabilmente sempre la stessa, la sentivamo e ci spostavamo, per poi riprendere il nostro gaio trastullo. Oggi assomiglierebbe a una partita a Frog.
Per tornare a casa attraversavo in bici il Parco Lambro, per un tragitto di circa venti minuti durante il quale, oggi, collezionerei l’incontro con una mezza dozzina di pedofili, sette-otto banali rapinatori e un paio di pedofili e rapinatori, son tempi di crisi e va il doppio lavoro.
Le prese non avevano la terra, e il salvavita non c’era: in caso toccassi la corrente, potevi stare attaccato finché non ti cadevano le dita carbonizzate.
A Gatteo Mare ho passato giornate a giocare a nascondino nel parcheggio dell’Hotel Plaza, sotto scintillanti e cancerogeni tetti di eternit.
Quando si rompeva un termometro, era naturale giocare col mercurio che ne usciva.
Insomma, se ci penso non so come sia uscito vivo da quegli sconsiderati tempi. Forse sono Nembo Kid; scusate, volevo dire Superman (dannati anni ’70!).
 
(Un grazie al think tank dei Mondaypals, Andrea, Giorgio e Yuri su tutti, per avermi aiutato a ricostruire quegli anni di orrore.)

Vivo per miracolo.

Chi, come il sottoscritto, ha bellamente passato la boa dei quaranta, farebbe bene a guardare al futuro; non perché sia un futuro gravido di promesse, piuttosto perché il passato, specialmente quello remoto, è un luogo di rischi e di terrore dal quale è stato miracoloso uscire vivi, e volgersi indietro porta alle soglie della follia.
Esagero? Considerate qua.
Da bambino, in auto, viaggiavo seduto in braccio al passeggero davanti, praticamente facevo da air-bag alla mia mamma. Di cinture di sicurezza neanche a parlarne, e -quando ben le hanno inventate- erano infernali legacci non-pre-tensionati che servivano a strangolarti, in caso di urto al quale avresti potuto sopravvivere. L’auto su cui viaggiavo non aveva ABS, EDS e tutte le qualcosa-S che oggi ci rendono sicuri (dobbiamo ancora schiacciare il freno per non spatasciarci contro il muro, ma presto ci sarà tolta anche questa gravosa incombenza).
Non ho mai neppure pensato –né i miei genitori mi hanno mai indotto a farlo- che per salire su una bicicletta occorresse mettere un casco. Né su uno skateboard, né su pattini a rotelle (quelli su due file). Ho sbucciato le ginocchia fino a scarnificarmi (nella rotula destra credo di avere ancora della ghiaia) senza rendermi conto che, senza casco, rischiavo la vita e danni all’asfalto del Comune.
Ho rischiato non so quante influenze: le vaccinazioni al tempo erano per vaiolo, polio, tubercolosi e peste bubbonica, praticamente ti vaccinavi solo per non essere fulminato e fare contemporaneamente una strage propagando un’epidemia: sono stato quindi per anni a rischio di febbre, magari vomito, e –non oso pensarlo- addirittura una settimana a casa da scuola. Oggi non è più così, ma ho rischiato brutto.
Bevevo, ignaro, l’acqua del rubinetto. Nessuna multinazionale mi salvava la vita imbottigliandola e analizzandola una volta ogni sei mesi (il municipio la controlla ogni mese, ma vatti a fidare: vuoi mettere, ujna multinazionale?), operazioni per le quali oggi son ben contento di pagare quell’acqua centotrentasettemila volte il suo costo alla fonte; mi pare davvero il minimo, per la sicurezza.
Quando andavamo a sciare non avevamo lo ski-stop, ma degli infernali cordini che tenevano legati i polpacci allo sci; se cadevi, gli sci ti mulinavano intorno con le loro simpatiche lamine, oppure il cordino si spezzava e lo sci volava verso fondovalle ad ammazzare qualcuno in coda alla seggiovia.
Frog
Noi ragazzini giocavamo a pallone, le ragazzine a “mondo” o a “elastico”: tutti rigorosamente in strada. Quando arrivava la macchina, una ogni mezzora, probabilmente sempre la stessa, la sentivamo e ci spostavamo, per poi riprendere il nostro gaio trastullo. Oggi assomiglierebbe a una partita a Frog.
Per tornare a casa attraversavo in bici il Parco Lambro, per un tragitto di circa venti minuti durante il quale, oggi, collezionerei l’incontro con una mezza dozzina di pedofili, sette-otto banali rapinatori e un paio di pedofili e rapinatori, son tempi di crisi e va il doppio lavoro.
Le prese non avevano la terra, e il salvavita non c’era: in caso toccassi la corrente, potevi stare attaccato finché non ti cadevano le dita carbonizzate.
A Gatteo Mare ho passato giornate a giocare a nascondino nel parcheggio dell’Hotel Plaza, sotto scintillanti e cancerogeni tetti di eternit.
Quando si rompeva un termometro, era naturale giocare col mercurio che ne usciva.
Insomma, se ci penso non so come sia uscito vivo da quegli sconsiderati tempi. Forse sono Nembo Kid; scusate, volevo dire Superman (dannati anni ’70!).
 
(Un grazie al think tank dei Mondaypals, Andrea, Giorgio e Yuri su tutti, per avermi aiutato a ricostruire quegli anni di orrore.)

Non fate domande.

Post riservato ai malati di Travian, dei quali ho fatto parte per più di due anni.
Si è concluso il server 1 di T3, e con esso -almeno per ora- la carriera di Vulnerarion dei Condor Imperiali_YUN e Sergente di Ferro di Scudo dei Condor_YUN.
Credeteci o no, è stato bello.
E chi non ha capito non faccia domande.
*
*
*
 
223974/320000 147665/320000 172807/320000
-1441/226400
36460/19500

Profilo giocatore

Giocatore Vulnerarion
Dettagli: Descrizione:
   
Rank: 907 *
Storia:
E’ vero, il 3 luglio sono sceso al rank 9.666 di popolazione, perdendo quasi cinquemila posizioni. Però ero alla posizione 2.217 nel rank di attacco e 625 in quello di difesa. Sottovalutatemi a vostro rischio.
(Aggiornamento finale: rank 907, fanculo a chi mi aveva dato per morto)

Le Ombre, i miei fratelli:

denni
vanilla
daenerys
xpiloquio
Pazienza
Othon
Il Pizza
CHEWBACCA
Misoltino
Fungiacane
(_Lele_)
(Blissett)
(Maurizio62)
(Rosso)
**********

Orgoglioso di essere stato iPNO LeA

***
Mi sono scontrato con Tracy66; ok, mi ha gonfiato la faccia… ma aveste visto in che stato erano le sue nocche!
Omaggio ad un grande.
***

I mie villaggi: *Tralfamadore: Kurt Vonnegut, Mattatoio n°5
*Winterfell: George RR Martin, Le Cronache del ghiaccio e del fuoco.
*Arrakis: Frank herbert, Dune.
*Efrafa: Richard Adams, La collina dei conigli (uno dei personaggi è il generale Vulneraria)
*B r Spo t: Stefano Benni, Bar Sport (l’episodio dell’insegna intermittente)
*Miniere di Moria: John RR Talkien, Il signore degli anelli.
* Boulder, CO: Stephen King, L’ombra dello scorpione.
* Brogdignag: Jonathan Swift, I viaggi di Gulliver
* Diomira: Italo Calvino, Le città invisibili (Daenerys grazie di esistere)
* Magrathea: Douglas Adams, Guida galattica per autostoppisti.

*

"Quando Chuck Norris trova delle persone in fila davanti a lui, non si scompone, fa la fila e aspetta il suo turno solo per accumulare rancore. Poi li rintraccia ad uno ad uno e gli strappa l’anima a morsi."

Popolo: Teutoni
Alleanza: C.I._YUN
Villaggi: 21
Popolazione: 12649
Età: 43
Sesso: Maschio
Provenienza: Como
   
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"Il generale perdente prima entra in guerra, e poi cerca di vincerla.
Il generale vittorioso prima la vince, e poi entra in guerra."
Sun Tzu, "L’arte della guerra" (by Sid Meier, CIV4)
Villaggi:
Nome Abitanti Coordinate
1. Nuova Xantria (Capitale) 1200 (-165|-49)
5.5 B r Spo t 988 (-167|-54)
2. Tralfamadore 983 (-165|-48)
7. Boulder CO * 930 (-158|-51)
8. Diomira * 930 (-156|-60)
3. Winterfell 880 (-164|-49)
1.7 Tender to N. X. 842 (-163|-48)
5. Efrafa * 820 (-165|-54)
6. Miniere di Moria 814 (-163|-50)
4. Arrakis 773 (-162|-50)
7.5 Brobdignag * 692 (-154|-53)
5.1 Tender to Efrafa 627 (-164|-54)
1.8 Tender to N. X. 592 (-164|-48)
9. Magrathea 490 (-226|-3)
1.1 Tender to N. X. 206 (-166|-48)
1.2 Tender to N. X. 194 (-166|-49)
1.3 Tender to N. X. 166 (-164|-50)
1.5 Tender to N. X. 159 (-163|-52)
1.4 Tender to N. X. 147 (-163|-51)
1.6 Tender to N. X. 113 (-162|-51)
9.5 Tender to J-Lo 103 (-229|-6)