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E non son neppure tornato da solo.

Dopo lunga assenza -che gli perdono perché non è che puoi pressare il Basquiat dell’sms- si è rifatto vivo anche Michele, a cui volentieri appalto l’elzeviro odierno. Il pezzo, come sempre, merita.

 

Le case d’epoca a Milano hanno un fascino tutto loro con qualche controindicazione. Per esempio i caloriferi in ghisa non hanno la valvolina per spurgarli, mia moglie mi ha trifolato per dieci anni ma oggi ho ceduto.  L’amministratore mi ha mandato il suo idraulico, si chiama Giacomo come il bardo di Recanati. Giacomo e’ arrivato con suo agio questa mattina alle 10.30. Ha guardato I caloriferi e ha detto: “che meraviglia, non ne fanno piu’ cosi’ belli!”. Dai cinque caloriferi ha levato I tappi con il cannello ossidrico sollevando ceneri di vernice bruciata. Levato il tappo si sono aperte le caterrate, paghero’ l’IMU anche sul ruscello. Smontati tutti i tappi ha curiosamente iniziato a parlare di filetto. Io capisco che guadagni bene e che era ora di pranzo ma ci sono tagli meno cari ed altrettanto buoni!  Alla fine dopo 5 ore di lavoro e 5 ore di sue opinioni schiette e sincere circa i Patti Lateranensi se ne e’ andato. La casa ricorda una cascina del Polesine dopo la piena del 1953. Un bel lavoro! Dei cinque caloriferi ai quali ha smontato i tappi per montare le valvole la situazione e’ la seguente: ora nessuno dei cinque ha le valvole per questioni di filetto. Io pensavo che il filetto fosse un taglio pregiato di carne, invece c’e’ un secondo filetto. Questo secondo filetto serve per smadonnare, non si finisce mai di imparare. In Vaticano hanno degli idraulici cresciuti tra I seminaristi di Gorla, sono sempre calmi e pacati.Conclusione: ha preso delle misure. Fara’ fare I tappi, con valvola, da un tornitore che e’ a Milano in via Dante. Si chiama Tiffany, dice che e’ un po’ caro ma lavora bene. L’espressione di mia moglie al rientro a casa merita un capitolo a parte, ciao. Michele

 

Da Michele, il nostro inviato al Camp Nou

Michele è interista: gli perdono già di essere destrofascio, gli passo anche questa, nel mucchio che differenza fa?
Anche perché talvolta, come oggi, mi risparmia di fare dell’ironia sulla sua squadra.

Nella lingua inglese oltre alla grammatica ed alla sintassi è importante applicare una regola non scritta: la regola dell’understatement. Eccone un esempio, attualmente non in uso nella didattica oggi utilizzata al British Institute.
Questa sera l’Inter ha fatto evacuare (non si intenda che la prestazione della compagine meneghina abbia fatto sgomberare i tifosi dagli spalti ma altra e ben più salutare attività individuale pur sempre di sgombero)!. In buon anglobritannico si direbbe: Inter did not play champagne football.
Unit two: now listen and repeat. Did Inter play a good match? No, because of the sponsor, the sweet Euchessin. That’s why of the absence of Champagne football!

Ce lo siamo giocato.

Converrete anche voi che il mio amico Michele meriti da sempre l’appellativo di originale.
Beh, con gli ultimi sms credo che siamo un buon passo oltre, credo che lo siamo perdendo.
Preoccupatevi con me.

Ecco il primo delirio, martedì:
Sto ascoltando Norma diretta da Levine; adoro il Risorgimento! Spinti ad unire non a dividere! Temo mi dia qualche disturbo; una cosa volevo dirti. A breve do albergo a Daniele Manin, poi si va a dare due colpi alla Contessina  Maffei: il Conte Andrea sta incendiando le venezie,  ha bisogno di compagnia! I Boito non vengono in quanto van per lupanari con Santorre di Santarosa. A fine serata si attacca pattuglia austriaca di ronda a Santa Marta, sei con noi?

Ed ecco il secondo, mercoledì sera:
Sto assistendo alla finale di Coppa Italia Lazio-Doria: una moderna scuola di Atene. I garbati tifosi laziali espongono striscioni commemorativi di tal Gabbo accostandoli a enormi effigi del nostro Gabbo. Gabbo non è, come erroneamente pensavo io, il diminutivo di Eliogabalo il noto Imperatore romano; Gabbo era un tifoso laziale stroncato dalla sindrome di Stendhal alla visione dell’annunciazione del Lotto. Non resse alla bellezza dell’angelo e spirò. I doriani prima del fischio di inizio han dimostrato le loro conoscenze araldiche. Si son diffusi, a guisa di trovatori occitani, ma privi dell’accompagnamento di un liuto, nel rifacimento degli alberi genealogici dei cortesi anfitrioni laziali. Pur avendolo cantato in coro con gran rispetto del contrappunto ed una sbalorditiva esattezza metronomica, temo che i laziali non abbian gradito. Mio figlio, che alle "otto e mezzo" è andato a letto, mi chiede saltuariamente quando lo porto allo stadio. Visto che non gli nego mai nulla lo porto a vedere Neuchatal-Servette, il Derby dei Grigioni!  

Michele in Sudtirolo

Dalle valli nordiche, il weekend del nostro amato messaggiatore via telefonino.

Mia moglie ha deciso che avremmo fatto un salto a Brixen questo fine settimana e infatti qui mi trovo. Ho colto l’occasione per fare sfoggio dei miei abitucci tirolesi ma l’idea ha generato un fuori programma. Questa mattina mentre mi aggiravo per Bressanone agghindato come una comparsa del film "La Principessa Sissi" sono stato avvicinato da un gruppo di giapponesi che hanno cortesemente insistito per essere fotografati meco. L’avere un marito confuso per un operatore della pro-loco non ha inorgoglito mia moglie la quale ha assunto la medesima espressione della signora Thatcher quando fu informata dell’attacco alle Falkland. Gli indigeni son gentili, lindi, disciplinati e silenziosi. Ma non quando ridono; quando ridono lo fanno di gusto e sono di una ilarità contagiosa. Prorompono in una risata oltre i 130 db. La cucina è sostanziosa ma oltre il III giorno di permanenza i padani , non abituati a tale dieta, hanno un attacco di gotta (modello Enrico VII) con regolamentare alluce a forma di Knödel. Nel caso i una vostra visita vi sconsiglio di assaggiare il pane nero, esso vi ricorderà a lungo di esservi nutrito di lui a causa di un curioso fenomeno da lui generato.

 

Bressanone II giorno. Fraü Stochner (la sciura/regiura) della GastHaus che ci ha ospitato aveva previsto l’utilizzo di due camere comunicanti. A causa del regime alimentare di queste zone sono stato invitato dalla Lady di ferro a dormire solingo nella stanzina originariamente destinata al bimbo, scoprendo solo questa mattina di essere stato  piantonato durante la notte da due Gurka nepalesi. L’obbligo di dimora non ha impedito che avessi una gradevole colazione durante la quale mi son dato un tono leggendo corrucciato il Dolomiten senza capire nulla. La mia signora con il garbo di Giulio II mi ha successivamente comunicato che essendo Brixen sede vescovile avremmo assistito alla funzione in Duomo.  Consiglio l’esperienza anche ai volterriani. La funzione viene celebrata in lingua locale priva di sottotitoli pertanto non vi è motivo alcun motivo di essere contrariati.  Gli astanti cantano compatti canoni polifonici accompagnati da un organo a 900 canne ed allo scambio del segno di pace siamo stati oggetto di un sorriso e di una stretta di mano. Uscito dal Duomo, vestito da Guardiacaccia della condotta di Vipiteno,  ho fatto ingresso in una Stübe. Qui, assistito da un cardiologo bilingue, ho ripreso la abituale dieta tirolese collegato ai più moderni macchinari medici. Al ritorno guida Giulio II. By Appointment of Michele B.

 

 

Michele, eto stà a Ro’igo?

Michele in trasferta per lavoro è un’occasione per conoscere l’Italia. Disponibile in sms.

Non ero mai stato nella zona di Rovigo, mi ci ha portato il mestiere. Il rodigino è lieto e misurato, se se ne attira l’attenzione egli risponde “comandi”. Dopo aver risposto alle domande egli chiede “va ben?” e nel prender congedo dice “permette?”. Permette viene utilizzato anche nel trasferire la vostra chiamata telefonica ad un secondo rodigino, alcune centraliniste emettono 850 “permette”al giorno ma ricevono una indennità cottimo. Ciò nonostante il rodigino non si rivolgerà mai a voi con il lei o il voi; neanche con il coloro. Il rodigino vi darà del tu, sorridendovi. Il rodigino pronunzia una consonante su 30. Ne consegue una qualche difficoltà nella comprensione, è allo studio un rodigino con una rotella a guisa di sintonia sotto l’orecchio destro. La frequentazione del rodigino di genere maschile è vivamente sconsigliata a infanti, porporati e signore di ogni estrazione. Costui confuta, in maniera rustica ma costante, alcuni dogmi sanciti da Papa Ghislieri durante il Concilio di Trento. Domani ho una serie di riunioni (iunioi io rodigino) in loco, sono un filo teso.

 

Rovigo II giorno – La viabilità rodigina riflette il carattere semplice e pratico dei suoi abitanti. L’assenza di barriere naturali ha permesso l’uso di due sole modalità: il rettilineo e la curva a 90 gradi. La S.S. Romea è per larghezza e manutenzione ferma all’epoca giustiniana: ve ne consiglio la percorrenza con le quattro frecce inserite, fazzoletto bianco sbandierante e finta gestante seduta al posto del passeggero. La cucina è marinara, il pomodoro è sconosciuto ed i pesci hanno nomi diversi dalle terre evangelizzate.  Ciò non ha minato il sollazzo delle mie papille gustative in questi due giorni! Per i più curiosi segnalo un’edilizia alquanto bizzarra. Palazzi del ventennio ricordano ai rodigini che lo stato è presente. Inps, Tribunale, Agenzia Entrate, Prefettura sono figli di una razionale e italica matita! Le case no! Le case riecheggiano case veneziane ma messe in aperta campagna! Stucchi, leoni alati e piccoli Rialto lasciano immaginare al loro interno civettuole damine con regolamentare neo. Gli incontri di lavoro sono stati rapidi precisi ed efficienti. Nel complesso esperienza positiva. Rovigo, reccomended by Michele B..

Feste con Michele

I tre sms celebrativi di Michele:

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La vigilia:

La partenza per le campagne ha avuto luogo dopo la cerimonia di spegnimento del frigo che ho compiuto in tenuta chimico-nucleare-battereologica a causa di un prodotto caseario, non identificabile per specie, dimenticato da mesi al suo interno. Ho successivamente configurato il bagagliaio della mia station in modalità "emigrante lucano" per far si che mia moglie desse sfogo alla sua fantasia. Tra le masserizie di questa tornata segnalo apparecchi da aereosol e prova pressione oltre che un curioso termometro che misura la temperatura dall’orecchio. A gennaio 4ruote farà servizio sull’arte di stipare l’auto con intervista alla mia signora; domani Natale modello "tappone pirenaico" confido di vincere un gran premio della montagna.

 

Natale:

Auguri auguri! Ho trascorso un Natale da eroi! Sciami, plotoni, brigate, falangi di parenti! Segnalo sessione con suocero tra ore 15 e ore 15 e 30 riguardante il blocco del lavoro nella raffineria di Pero durante la crisi di Suez (non ha proiettato slides). Lo zio di Genova (fratello del suocero) verso le 16 ha declamato il coro de L’Adelchi (non richiesto ma ha riscosso un discreto successo). Suocera ciarliera, mia madre in modalità "Paola di Liegi". Segnalo di avere ingerito un numero di calorie pari al PIL del Molise. Un grazie alla protezione civile capitanata dal dottor Guido Bertolaso che ha agevolato lo sgombero ed il rientro dei parenti alle loro magioni con ordine e senza inghippi di sorta. Auguri ancora a tutti

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Santo Stefano:

La vigilia degli ultimi Natale le ho trascorse montando giuochi di rara difficoltà. Il Castello Playmobil del 2006 è ancora al vaglio del catasto. Date le dimensioni dell’ala nord abbiamo chiesto modifica al piano regolatore e siamo in attesa di risposta. Quest’anno no. Mia moglie ha deciso di assecondare la vena artistica del piccolo Beretta; tastiera 88 tasti. 28 registri, 102 ritmi, 36 strumenti campionati. La creatura è posseduta dal demone di Emerson, Lake &Palmer; inzialmente credevo fosse law firm londinese invece no, è ben altra cosa!  Il giovin Beretta accompagna la mia giornata monferrina con il seguente annuncio: Papi senti questa! E via con sambe, rumbe, polke, tip-tap tempi sincopati e ritmi caraibici. Segnalo caffè del mattino (di oggi S.Stefano) sorbito a ritmo di Besame mucho, pranzo con sottofondo di cornamuse galiziane, momento di relax post prandiale con evergreen tra cui "You are my destiny" cantata alla Paul Anka. In serata un vespro con organo. Per cena ci attende "piano bar": che sia un modo per farci capire che egli desideri un fratellino?. Non ho montato nulla, è bastato collegarlo alla presa…. e si é scatenata la festa!

Michele in Tuscia (ovunque sia la Tuscia)

Michele, viaggio di lavoro in Tuscia
 
SMS del primo giorno:
E’ la mia prima volta in Tuscia; si tratta di zona a Nord di Roma. Nonostante sia a Nord non vi è nulla che ricordi le terre padane. Ho preso alloggio in un albergo a foggia di castello. Le camere han nome di nobili o di letterati; han cercato di appiopparmi “la Trilussa” ma a seguito di mia vibrata protesta mi è stata assegnata la “Alfieri”. Ora sono al ristorante sul quale mi diffonderò domani. Due camei: tavolata mista russo/romana da 25 commensali produce più db di un Tupolev in decollo-il Maitre è un anziano tersicoreo che vanta spettacoli con Gianni Brezza. Dopo cena, e un buon Frascati, leggo a letto 3 pagine della Cognizione del dolore e dormo come un tatino. Domattina fresco, rasato, croccante e trifolato mi presento all’uffizio. Valete….
 
SMS del secondo giorno:
Il ristorante dell’albergo ove ho desinato ieri sera ha da sgomentare gli studiosi di fonologia; il rumore echeggia, rimbomba, si moltiplica, esplode e vi distrugge timpani e martelletti (oltre ai maroni). Ero l’unico ospite del locale assieme a tavolata russo/romana. Costoro nonostante le barriere linguistiche ed onomatopeiche (oltre ai suoni diversi gesticolano anche diversamente queste curiose popolazioni) si sono alquanto divertiti. Foto a nastro, brindisi farneticanti tradotti da un ex funzionario del KGB che sverna a Velletri. Segnalo cerimonia del fumo (tutti e 25 assieme sgomberavano nel dehor per fumare) attività che dava 10 minuti di requie al vostro Michele, svuotando in toto la salle à manger. Degno di nota romano agè che chiedeva a tutte le ragazze russe (avvenenti) “aoh, ma tu che lavoro fffai?” è stato da me catalogato come ex dipendente del collocamento sezione Settebagni. Costui quando non compreso dalla sua interlocutrice ripeteva la frase alzando la voce. Alle 23 ha toccato un re bemolle e più tardi un sol (in falsetto) intonatissimi. Ho dormito con armadio contro porta, non si sa mai.

Michele in vacanza a Grado, seconda parte e conclusione.

A grande richiesta, altri quattro messaggi che chiudono l’avventura gradese di Michele, più uno che lo rilancia nella seconda parte delle vacanze.
Sappia  Michele che ieri sera amiche, abbastanza in confidenza da osare, mi hanno chiesto se gli sms in realtà me li scrivessi io (al che ho mostrato loro l’ultimo ricevuto, che ha causato diffusa ilarità). Suppongo che, per almeno uno dei due, questo sia un bel complimento.

Enjoy.

Grado: il meteo. Ieri mi sono astenuto dal consueto sms non avendo nulla da dire. Ecco che l’ufficio del turismo, sollecito come sempre, prima della mezzanotte mi ha scatenato una bora con conseguente tromba d’aria e successivo isolamento dell’isola. Due morti e un ferito grave. Oggi andiamo in spiaggia solo se ci accompagna Bertolaso in persona.
 
 
Grado: la stampa. A Grado si legge il Piccolo. Esso viene editato in più edizioni: Trieste, Gorizia, Udine e Monfalcone. Ne consegue che tuonando all’edicolante "il Piccolo" costui vi risponda "quale" gettandovi in imbarazzo. Il Piccolo è in bianco e nero e reca le foto dei neonati in braccio alle loro mamme che han dato a loro da poco la luce. L’effetto è sorprendente: il nascituro è furioso e la madre stanca. Vengono anche pubblicate le foto di coloro che compion più di 80anni ma la foto pubblicata è di quando il festeggiato ha tra le 5 e le 25 primavere. La prima volta ho cercato, vedendo costoro vestiti alla marinara, di restituire la copia da poco acquistata dicendo all’edicolante: mi scusi ma per errore mi ha dato una copia del ’39. Mia moglie, con il garbo tipico delle mogli, ha scosso la testa in segno di disapprovazione.
 
Trieste:i cugini triestini. Ho scoperto un cotè piacevole (fenomeno inspiegabile ma la natura serba anche piacevoli sorprese) della famiglia di mia moglie: i cugini di Trieste! Costoro son pervasi da una allegria ultronica. Ridono, mangiano e bevono allegri e spensierati neanche fossero carioca. Questa sera ho temuto per un attimo che facessero un trenino stile oba-oba tra i tavoli del ristorante. I cugini di Trieste mi han spiegato che sotto il Leone di San Marco il pesce si mangia senza pomodoro in quanto il pomodoro lo mangiano i meridionali, tra i quali i cugini di Trieste, gentilmente, mi hanno catalogato. Io mi sono adattato come sempre e per la prima volta mi son sentito terrone così ho difeso puntualmente il pomodoro che viene chiamato dai cugini pomodori. Delle melanzane non han parlato e io ho evitato l’argomento. Oggi visita alle vestigia romane e a San Giusto. Niente buffet ma panino leggero e bagno post prandiale a Barcola. Della cena si taccia.
 
Sopravissuti alla settimana a Grado ed al tornado (che ha fatto due povere vittime) ed ai cugini di Trieste oggi   omaggio al sacrario di Redipuglia. Poi Trieste! In tarda mattinata passeggiata sul molo Audace, visita a Sinagoga, Chiesa Serba e Piazza Unità d’Italia. A pranzo solingo da Pepi noto buffet triestino, Paola e Pietro han mangiato in spiaggia ai gloriosi bagni Ausonia. Menù di da Pepi adatto a bora con -4 e non agli attuali +36. Cotechino, luganega e testina. Crauti al cumino. Cren a nastro. Assaggio di jota. A causa temperatura e cibo (si taccia della birra che è transitata per il mio corpo) son stato, dopo aver saldato il conto, avvolto in lenzuolo di lino nel quale ho lasciato impresse le mie morbide forme. A dir del titolare la reliquia verrà apposta novella sindone sopra la cassa del locale neanche fosse la maglia di un bomber della Triestina. A breve cena con sardoni e crescendo rossiniano di altri pesci adriatici a Duino. Bimbo ha cantato: il Piave, Dimonios e la campana di San Giusto usscitando una certa curiosità nei triestini ai bagni Ausonia.
 
Il triestino ossia l’essere umano o presunto tale, non l’idioma. Il triestino pur essendo uomo di mare non è nè pio nè superstizioso. Anzi egli spesso invoca i santi e le deità ma in un modo poco gradito alla S.S. Sede; è anche avvezzo al vino che consuma assieme agli altri triestini indipendentemente dal grado di istruzione e dal censo. I triestini bevono tutti assieme: alcuni in cravatta altri in tuta da lavoro. Quando un triestino perde una mano (non a carte ovvio) non si fa mettere una protesi a forma di mano o il gancio da Capitano Uncino ma un cavatappi, strumento a lui molto caro. Nel caso in cui un triestino venga colpito da emiparesi una speciale unità della clinica San Giusto, dopo averne salvato la vita, serra le dita della mano della parte offesa di modo che il malcapitato, dopo essere dimesso, possa comunque reggere il calice. Alcuni vengono anche così tumulati: col bicchiere. Domani torno a Milano, i messaggi dalle terre irredente han qui termine. Avrei dovuto fare un sms sulle TV locali, ho vsto una lettura de l’inferno in triestino, ma vi grazio. Grazie per l’attenzione e saluti. Folco Quilici.
 
Ma l’avventura continua…
 
Dopo pit-stop a Milano ripartenza per il Monferrato. Tra scarico e carico ho mosso più merci che il porto di Gioia Tauro in una giornata di punta. La ripartenza ha visto tra le varie masserizie: apparecchio aereosol, radiografia panoramica dentatura bimbo, teglia lasagne in freezer da marzo 2008 (han viaggiato su ginocchia di mia moglie che si avvia a carriera di artritica professionale), puzzle da 10.000 pezzi in lavorazione da aprile. La cerimonia di svuotamento e spegnitura frigorifero ha avuto luogo alla presenza di alcuni microbiologi del San Raffaele. Giudicate interessanti alcune spore ritrovate su un pezzo di taleggio asserragliato dietro un faraglione di senapi e salse scadute da almeno 36 mesi e a breve smaltite dai NAS. Uscendo dal cortile con auto stipata all’inverosimile (cari e gatto incluso) ho chiaramente sentito la portiera filippina dire al marito "varda quel terün del B***** cuma l’è carich". In viaggio ho visto mia moglie guardare con curiosità alcuni portapacchi a guisa di sarcofago; i ha chiesto "cosa ci terranno mai lì dentro?". Volevo rispondere "la salma della moglie" ma da uomo prudente ho detto "quando non si sa viaggiare…." agitando poco la testa per evitare la provola del mesozoico estratta dal frigo e appesa ora allo specchietto.

Tutti al mare: a Grado con Michele.

Non andando io in vacanza, mi limito a ricevere la classica cartolina dalle vacanze al mio amico Michele che -al solo scopo di rendermi partecipe- quotidianamente mi tiene aggiornato via SMS sull’andamento delle proprie ferie.
Ecco cinque giorni-tipo.

Grado: il residence. Appena arrivato ho notato in giardino 3 ospiti del residence ove allogiamo; due uomini e una donna. Dei due uomini, uno è straordinariamente simile a Guglielmo Oberdan e ha una bombola ad ossigeno in un carrellino alla quale il suo naso è collegato da un tubicino, l’altro è fasciato come un faraone che a breve entra nella piramide, ricorda anche il testimonial dei prodotti Gibaud. La datazione potrà avvenire grazie all’isotopo 14. La signora (per la gioia del marito se vivente) ha subito una laringectomia e parla attraverso un apparecchio che la fa gracidare come una radio a transistor. Penso, nel vederla, al sublime piacere che un coniuge prova nel rendere inudibile il congiunto senza incappare nel codice penale; semplicemente levando le pile. Domani vado in spiaggia.
 
Grado: la spiaggia. La spiaggia è recintata totalmente e videosorvegliata. Per dare un tocco "check point Charlie" qualche garritta quinci e quivi con qualche Vopos sarebbe l’ideale. L’accesso avviene attraverso un tornello attivato da un badge consegnato al momento della locazione del posto spiaggia. La spiaggia è ordinata e dotata di ogni comfort per il viver civile. I bagnini hanno pantaloni bianchi e maglia marinara bianca e blu; solleciti aprono ombrelloni e rassettano sdraio e lettini: la divisa dona a loro un aspetto inconsueto. In spiaggia le attività consentite sono poche; ivi incluso il nuoto. Mi han detto che si tratta di un fenomeno chiamato bassa marea: funziona così. Noi abbiamo, da sciuri, l’ombrellone in prima fila: il mare si raggiunge dopo 20 minuti di marcia sollecita stile Beau Geste. Bagnate le caviglie, dopo altri 30 minuti di cammino sollecito, ci si immerge fino alla cintola. Un paio di semicupi e si ritorna all’arenile sotto l’occhio vigile degli addetti al salvataggio che a bordo d mosconi vegliano al fine che alcuni nani del circo austriaco in tournèe a Grado non affoghino. Fatto ciò si può leggere il Piccolo agevolati dal silenzio; difatti i bambini non possono adunarsi oltre il numero di 3: dal quarto vengono dispersi da un drappello di prussiani. I vicini di ombrellone sono appartengono adunacompagnia teatrale: oggi han provato "I Rusteghi". La spiaggia ha sabbia finissima: all’uscita alcuni addetti lavano i bagnanti con idropulitrici con getto a 3G. Domani vado alle terme.
Grado le terme. Essendo di fondazione romana (AHO!) non possono mancare le terme. Esse si raggiungono agevolmente dalla spiaggia e data l’età dei clienti non vi è alcuna barriera architettonica. Una volta avuto accesso allo stabilimento potrete scegliere tra svariati trattamenti ma siate consci che l’ammicante "tosa" o "mula" che appare sul depliant appare, si; ma solo sul depliant! L’utenza è varia e per fattezze degna di un quadro di Bruegel… ma il trionfo lo si ha nelle sabbiature (psammatoterapia, lo ho imparato oggi). I corpi degli utenti vengono tumulati da valletti vestiti da gondolieri lasciando sgombra dalla sabbia la sola faccia. L’effetto che ne segue è particolare: l’arenile è puntinato da facce sofferenti trafitte dal sole che con smorfie orribili dimostran la loro pena. Con un supplemento, dietro liberatoria regolarmente firmata, è possibile farsi sbarrare gli occhi da dei legnetti.  Segnalo che questa mane una ambulanza ha sgomberato uno degli inquilini del residence che ci ospita alla volta di Grizia dove lo stesso ogni due giorni viene sottoposto a dialisi dal 1991
 
Grado: la gastronomia. Le terre strappate alla laguna sono ubertose e donano vegetali sapientemente trasformati dagli indigeni in ottimi piatti. L’eccellente pesce raggiunge il sublime nel brodetto, che ha la sola colpa di venir servlto con della polenta… bianca come se fosse anemica. La vera bizzaria è una pietanza chiamata "cevapcici". Trattasi di salsiccette speziate servite con una salsa all’aglio o con dei cipollotti crudi tritati (neanche finemente). Raggiunti i succhi gastrici i cevapcici li catturano, li ammanettano e dopo breve interrogatorio li giustiziano sommarriamente. A voi resta una notte insonne durante la quale penserete come mai al liceo non avete notato nella tavola meendeliana i cevapcici dopo il Radon ma prima del Dubnio ma comprenderete facilmente perchè i cevapcici non si sono diffusi nel mondo civile
 
Vita gradese. A Grado ci si sposta in bicicletta. I turisti del nord Europa sciamano ordinati al ritmo di 160 pedalate al minuto con rapporto 54:12. Non pedalavo dal ’73, i miei polpacci, dopo questi duri trasferimenti in bici, hanno la consistenza dell’onice (si lui l’onice quello delle bomboniere) e l’acido lattico ha invaso ogni mio muscolo. Si svolgono varie attività ricreative tra le quali (dopo cena) il minigolf. Trattasi di un 18 buche. La creatura spazientitasi dopo poco, pur avendo chiesto lui stesso di accedere al campo di giuoco, si è adattata utilizzando la mazza a guisa di bastone da hockey spingendo così la palla in buca. E stato multato da un vigile urbano della Stiria (in pensione) che ha comminato multa in scellini.

Tutti al mare: a Grado con Michele.

Non andando io in vacanza, mi limito a ricevere la classica cartolina dalle vacanze al mio amico Michele che -al solo scopo di rendermi partecipe- quotidianamente mi tiene aggiornato via SMS sull’andamento delle proprie ferie.
Ecco cinque giorni-tipo.

Grado: il residence. Appena arrivato ho notato in giardino 3 ospiti del residence ove allogiamo; due uomini e una donna. Dei due uomini, uno è straordinariamente simile a Guglielmo Oberdan e ha una bombola ad ossigeno in un carrellino alla quale il suo naso è collegato da un tubicino, l’altro è fasciato come un faraone che a breve entra nella piramide, ricorda anche il testimonial dei prodotti Gibaud. La datazione potrà avvenire grazie all’isotopo 14. La signora (per la gioia del marito se vivente) ha subito una laringectomia e parla attraverso un apparecchio che la fa gracidare come una radio a transistor. Penso, nel vederla, al sublime piacere che un coniuge prova nel rendere inudibile il congiunto senza incappare nel codice penale; semplicemente levando le pile. Domani vado in spiaggia.
 
Grado: la spiaggia. La spiaggia è recintata totalmente e videosorvegliata. Per dare un tocco “check point Charlie” qualche garritta quinci e quivi con qualche Vopos sarebbe l’ideale. L’accesso avviene attraverso un tornello attivato da un badge consegnato al momento della locazione del posto spiaggia. La spiaggia è ordinata e dotata di ogni comfort per il viver civile. I bagnini hanno pantaloni bianchi e maglia marinara bianca e blu; solleciti aprono ombrelloni e rassettano sdraio e lettini: la divisa dona a loro un aspetto inconsueto. In spiaggia le attività consentite sono poche; ivi incluso il nuoto. Mi han detto che si tratta di un fenomeno chiamato bassa marea: funziona così. Noi abbiamo, da sciuri, l’ombrellone in prima fila: il mare si raggiunge dopo 20 minuti di marcia sollecita stile Beau Geste. Bagnate le caviglie, dopo altri 30 minuti di cammino sollecito, ci si immerge fino alla cintola. Un paio di semicupi e si ritorna all’arenile sotto l’occhio vigile degli addetti al salvataggio che a bordo d mosconi vegliano al fine che alcuni nani del circo austriaco in tournèe a Grado non affoghino. Fatto ciò si può leggere il Piccolo agevolati dal silenzio; difatti i bambini non possono adunarsi oltre il numero di 3: dal quarto vengono dispersi da un drappello di prussiani. I vicini di ombrellone sono appartengono adunacompagnia teatrale: oggi han provato “I Rusteghi”. La spiaggia ha sabbia finissima: all’uscita alcuni addetti lavano i bagnanti con idropulitrici con getto a 3G. Domani vado alle terme.
Grado le terme. Essendo di fondazione romana (AHO!) non possono mancare le terme. Esse si raggiungono agevolmente dalla spiaggia e data l’età dei clienti non vi è alcuna barriera architettonica. Una volta avuto accesso allo stabilimento potrete scegliere tra svariati trattamenti ma siate consci che l’ammicante “tosa” o “mula” che appare sul depliant appare, si; ma solo sul depliant! L’utenza è varia e per fattezze degna di un quadro di Bruegel… ma il trionfo lo si ha nelle sabbiature (psammatoterapia, lo ho imparato oggi). I corpi degli utenti vengono tumulati da valletti vestiti da gondolieri lasciando sgombra dalla sabbia la sola faccia. L’effetto che ne segue è particolare: l’arenile è puntinato da facce sofferenti trafitte dal sole che con smorfie orribili dimostran la loro pena. Con un supplemento, dietro liberatoria regolarmente firmata, è possibile farsi sbarrare gli occhi da dei legnetti.  Segnalo che questa mane una ambulanza ha sgomberato uno degli inquilini del residence che ci ospita alla volta di Grizia dove lo stesso ogni due giorni viene sottoposto a dialisi dal 1991
 
Grado: la gastronomia. Le terre strappate alla laguna sono ubertose e donano vegetali sapientemente trasformati dagli indigeni in ottimi piatti. L’eccellente pesce raggiunge il sublime nel brodetto, che ha la sola colpa di venir servito con della polenta… bianca come se fosse anemica. La vera bizzaria è una pietanza chiamata “cevapcici”. Trattasi di salsiccette speziate servite con una salsa all’aglio o con dei cipollotti crudi tritati (neanche finemente). Raggiunti i succhi gastrici i cevapcici li catturano, li ammanettano e dopo breve interrogatorio li giustiziano sommarriamente. A voi resta una notte insonne durante la quale penserete come mai al liceo non avete notato nella tavola meendeliana i cevapcici dopo il Radon ma prima del Dubnio ma comprenderete facilmente perchè i cevapcici non si sono diffusi nel mondo civile
 
Vita gradese. A Grado ci si sposta in bicicletta. I turisti del nord Europa sciamano ordinati al ritmo di 160 pedalate al minuto con rapporto 54:12. Non pedalavo dal ’73, i miei polpacci, dopo questi duri trasferimenti in bici, hanno la consistenza dell’onice (si lui l’onice quello delle bomboniere) e l’acido lattico ha invaso ogni mio muscolo. Si svolgono varie attività ricreative tra le quali (dopo cena) il minigolf. Trattasi di un 18 buche. La creatura spazientitasi dopo poco, pur avendo chiesto lui stesso di accedere al campo di giuoco, si è adattata utilizzando la mazza a guisa di bastone da hockey spingendo così la palla in buca. E stato multato da un vigile urbano della Stiria (in pensione) che ha comminato multa in scellini.