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Due smargnifoni e un funerale.

[Warning: segue pippone. Siete avvisati, proseguite solo se amate il genere.]

Il funerale è quello del PD, ed è pure di terza classe. C’è ben poco da difendere nell’indecoroso, imbarazzante, autolesionista spettacolo di venerdì scorso.

Mi preme dire che ho inizialmente considerato l’impallinamento di Marini una –per quanto inopportuna- manifestazione di vitalità di un partito i cui vertici han preso un bel granchio ma i cui parlamentari hanno avuto la decenza di metterci la pezza, a costo di far brutta figura. Insomma, ho pensato alla cerebrolesa disciplina con cui la destra ha votato in parlamento la nipotanza di Ruby con Mubarak e tutto sommato mi son consolato.

Poi è arrivato Prodi: un nome che non ho condiviso –per quanto son convinto che avrebbe fatto un buon lavoro, l’ha sempre fatto- perché espressione di un’arroganza che avrei trovato molto berlusconiana. Imporre un candidato di sinistra a torto o ragione odiato a destra avrebbe creato un gran brutto precedente; se poi, fra sette anni, a parti invertite, la destra avesse eletto Sgarbi, Brunetta o la Gelmini (dirli tutti e tre di fila mi provoca il disgusto di quando sollevi un sasso e ne sfuggono scarafaggi –hew!) la colpa sarebbe stata di quella scelta del PD. Lo so benissimo che l’attuale destra lo farebbe (e lo farà) senza bisogno di alcuna scusa, ma non è un buon motivo per fornirgliene; se non si fanno questioni di correttezza istituzionale non si è migliori dei propri impresentabili avversari.
Però poi Prodi è stato impallinato per motivi ben più bassi, una congiura di sapore così Baffetto-staila che non ho bisogno di prove per sapere sotto casa di chi andare col secchio di pece e le piume. Era uno sbaglio, ma non è per una congiura che ci si doveva ravvedere.  “L’è pezo el tacòn del buso”, avrebbe detto la me mama, veneta del Poesine.

Oggi dall’interno e dall’esterno ascolto spiegazioni su perché Rodotà non poteva essere votato.
Sarà, mi dico. Ma –uno- com’è che nessuno (e quando dico “nessuno” intendo “Bersani”, lo dico per i pochi che non abbiano chiaro che sono sinonimi) ha sentito il dovere di spiegarmelo? E –due- fra fallire nel tentare di eleggere il migliore dei candidati e fallire accoltellandosi fra parlamentari e grandi elettori dello stesso partito, boh, a me pare chiaro cosa sarebbe stato meglio.

Di fatto, fra me e il PD sarà il caso di prendersi una pausa, come si diceva al liceo al fidanzato/alla fidanzata che non si reggeva più.

Però, però;  ne ho per tutti, l’ho detto. Ne ho anche per gli altri due smargnifoni.

Perché, se è vero che Grillo ha alla fine appoggiato il candidato migliore, l’ha fatto con tale ritardo e facendo precedere la sua supposta apertura al Pd da una tale serie di rifiuti di dialogo, insulti e umiliazioni verso quel partito (e quindi verso i suoi elettori, fra cui ci sarei anch’io) da farmi concludere che si sia trattato solo di un’apertura strumentale, insincera, un bluff che come tutti i bluff si basa sulla convinzione –vincente, in questo caso- che l’avversario non abbia il coraggio di chiedere di vedere le carte.
D’altra parte la manovra è in perfetta coerenza col sinteticissimo programma politico di Grillo, cioè “tuttiacasaAH!”.
Ora, lungi da me rimproverargli la sua coerenza o negare la legittimità politica delle manovre per mantenerla. Sia solo chiaro che lo stato di cose in cui siamo e il governo delle larghe intese che sta per nascere, con i possibili orrori che ne deriveranno (una bella legge sulle intercettazioni da votare con Berlusconi, tanto per dirne uno) sono responsabilità del Movimento5Stelle non meno di quanto lo siano del PD. Che il M5S lo abbia fatto per scaltra scelta e non per castroneria come il PD non ne solleva di un grammo la responsabilità. Anzi.
Certo, il collo sul ceppo ce l’ha messo il PD; ma la mannaia di Grillo avrebbe potuto essere rivolta al Caimano. Il rischio sarebbe stato di cavare le castagne dal fuoco al PD; si è scelto il bersaglio facile, e anche qui scelta legittima, ci mancherebbe. Però, se è vero che i voti il M5S li ha raggranellati soprattutto a sinistra, beh, magari un paio di spiegazioni al proprio elettorato, che si ritroverà Berlusconi al governo, dovrà anche darle.

Chi invece non da spiegazioni, per la semplice ragione che nessuno nel suo schieramento (ma neppure nel Paese, se è per quello) è titolato a chiedergliele, è Berlusconi. I suoi, senza fare un plissé, hanno votato compatti e disciplinati Marini, la Cancellieri, avrebbero votato D’Alema, Paperoga o Darth Vader, bastava che lo chiedesse il Capo per i suoi motivi.
Mentre i sostenitori del PD si stracciavano le vesti, occupavano le sedi di partito, bacaiavano come mona (sempre le mie radici venete, non fateci caso), di là calma piatta, silenzio assoluto, Padrone-dicci-cosa-fare-anzi-fallo-direttamente-tu. Se mi ha imbarazzato il PD, non vi dico la repulsione che ho per i servi di Berlusconi.
Ma a lui, nessuno ha mai pensato di chiederlo, “perché no Rodotà”? No, certo, al PD si sminuzzano i maroni con la mezzaluna su quel mancato appoggio, ai Berluscones non si chiede nulla perché nulla ci si aspetta da loro se non il tenace perseguimento degli inconfessabili cazzacci loro. Normale, no?
E che niente possa venire di buono da un’intesa parlamentare con loro sta già a dimostrarlo la prima dichiarazione di Alfano sul governo venturo, tutta centrata sull’emergenza delle emergenze: no, non il lavoro. Neppure i cassintegrati da pagare. Come dite? L’evasione fiscale, i tagli agli sprechi, la riduzione dei costi della politica? Naaa, avete capito male: l’IMU, signori, l’IMU non solo da abolire per tutti indistintamente (pensionati con la minima come miliardari da una villa a figlio, di media tre per ognuno dei due-tre matrimoni)  ma addirittura da restituire, tanto si soldi dal bilancio ci avanzano ecché sarà mai? Capito la prima preoccupazione del grande Statista? Pagare in soldoni nostri i debiti di riconoscenza suoi, cinico e spudorato, come se avesse vinto lui e governasse col monocolore forzitaliota.

I colpevoli di quello che stiamo per affrontare, cari concittadini, vanno certamente ricercati nell’inadeguata classe dirigente del PD e nell’illusa dabbenaggine di chi li ha votati, non ultimo chi sta scrivendo.
Ma fatemi un piacere: non dimenticate di mettere da parte, dopo la giusta lapidazione della Sinistra, un paio di sassi delle dimensioni di un uovo d’alce (cit. W. Allen). Perché anche i due smargnifoni che ora pensano a quanti voti lucrare dal crollo della sinistra hanno qualcosa di cui risponderci, per quanto facciano finta di niente.

Finito il pippone, andate in pace.
Ah, andando via, dareste un calcio a questo sgabello? Poi allontanatevi, che non so che giro mi farà fare questa corda.

Non ci provate nemmeno.

Dev’essere andato più o meno così, il colloquio:
Ti conosco, mascherina.”
“No, sono io che ti conosco e so che immenso coglione tu sia. Quindi ora calmati e stai a sentire cosa voglio tu faccia.”
“Sì. Scusa.”

Quando alle primarie ho sostenuto che sarebbe stato meglio votare Renzi, supponevo di avere ragione. Quello che non sapevo è che avrei avuto ragione -e da vendere- anche se avessi sostenuto la candidatura di Topo Gigio.

La tragicomicità del suicidio politico di Bersani può essere resa solo riciclando una vecchia barzelletta.
“Senito? Si è suicidato il Segretario.”
“No! Ma come?”
“Impiccandosi.”
“Ma no.”
“Giuro, ero lì quando l’han tirato giù. Aveva la testa piena di bitorzoli, oltretutto.”
“Bitorzoli?”
“Si è impiccato con un elastico.”

Sorrido, ma sono furente.
E lo dico pubblicamente: se viene eletto Presidente dalla Repubblica un nome diverso da Rodotà, a partire dalla prossima tornata elettorale mi faccio un giro così largo lontano dal PD che quando torno la Serracchiani è bisnonna.

Sono in cerca di vaffanculo.

“Grillino, vieni qua, che parliamo.”
“No, con te non ci parlo. Sei morto. Puzzi. Vaffanculo.”
“Per essere uno che non mi parla, mi sembra che mi stai già dicendo parecchio. Voglio solo proporti alcune leggi. Ci stai?”
“Noi abbiamo sempre detto che voteremo leggi non di sinistra o di destra, ma di buon senso.”
“Sì, l’avere detto. L’ho sentito un po’ meno volte di “Vita spericolata” ma un po’ di più di “La Bamba”.  Quindi, ok, ora facciamo un governo per votare le leggi che interessano a noi e voi, voi lo sostenete con una fiducia esterna…”
“Nnnnnnnnnnnu! Noi non vi votiamo, vaffanculo.”
“ E noi come facciamo a farvi le proposte? Senza un governo niente parlamento, niente leggi. Lo sai?”
“Vaffanculo, affari vostri.”
“Come, nostri? Ma non volete una nuova legge elettorale, una legge anticorruzione, la riduzione dei parlamentari, una legge sul lavoro?”
“Sì. Però no. Vaffanculo.”
“Ma mi dici come cazzo facciamo a fare le leggi se non abbiamo un governo e un parlamento?”
“Votate un governo col PdL.”
“(Hai dimenticato il vaffanculo.)”
“(Grazie. Vaffanculo.)”
“(Prego.) Ora mi dici come  cazzo ragioni? Dovremmo fare un governo con Berlusconi per votare leggi che piacciano a noi e a voi? Dare un ministero a La russa e uno a Scilipoti, eleggere un Capo dello Sato con loro (Calderoli? Formigoni?) e poi votare le leggi con voi? Compreso il conflitto di interessi che appena lo nominiamo il governo col PdL è già caduto? Ma che avete in testa, le pigne?”
“Siete vecchi. Noi siamo il nuovo. vaffanculo”
“ E che cazzo vuol fare, il nuovo?”
“Vaffanculo.  Non capireste.”
“Senti, ma perché continui a guardare il telefonino?.”
“ Non è vero. Non lo guardo. Menzogne di regime.”
“Invece sì, ti ho visto. Dai qua.” (Segue breve collutazione) “Ah, ecco qua, fammi leggere. HA-HA: lo sapevo! Stai scrivendo SMS a Grillo per sapere che cosa devi rispondere!”
“Ridammelo. Ladro.”
“Eccotelo: e allora?”
“Ecco. Guarda cosa mi hai fatto. Vaffancuuuuuuuuuloooooo.”
“Ma che fai? Piangi? Ma se non ti ho fatto niente!”
“Noooo, non sei tuuuuuuuu. Vaffanculooooo.”
“ Ma se non sono io, perché mi sfanculi?”
“Fanculo Grillooooooooo.”
“Cosa? Grillo?”
“Siiiiiii, lui e Casaleggio, stronziiiiiiii!”
“ Calmati. Tieni il fazzoletto.”
“Vaffancuuuulo, grazieeeeeee.” -SNORT! SBRAAT!- “Son due stronzi, mica si fa così! Io pensavo che vincessimo noi, voi evaporaste e noi potessimo fare tuttoooo (sob) invece siete ancora qui E IO NON SO CHE CAZZO GRILLO VUOLE FAREEEEEeeeeeeeeee!”
“Dai, prima o poi ve lo dirà.”
“Ma io son stufoooooo, son giorni che ho vinto, ho sfottuto tutti gli amici di sinistra su Facebook, ho insultato tutto il PD dal segretario nazionale al caposezione del mio paese, la stampa, il regime, insomma i soliti. Ma non diverto più, mi annoioooooo.”
“E cosa vuoi fare?”
“Governareeeeee. Tutti a casaaaaaaaa. Insomma, fare cose.”
“Beh, ci sarà qualcosa nel programma che…”
“MA IO NON LO SOOOO COSA C’E’ NEL PROGRAMMAAAAA. Non l’ho letto, sono diventato grillino perché ero su un sito sul signoraggio bancario ho cliccato un link che mi interessava sulle scie chimiche e poi son finito sul sito 5 Stelle, ma il programma era lungo e noioso e poi non l’ho capito” –SBRAAAAAT!
-Ping!-
“Ecco, guarda, ti è arrivato un sms. Magari è uno dei due. Leggilo.”
“Ssssì, ecco… “ SNORT “E’ Casaleggio.”
“E che dice’”
“SILENZIO STAMPA.”
“Uhm. Capisco. Che si fa?”
SNORT- “Mi chiami tu?”
“Ok, se vuoi. Oppure chiamami tu.”
“Noooooo, che io con voi non ci parlo. Ma ancora non l’hai capito?”
“Ok, chiamo io. Senti, intanto a Napolitano che gli dico?”
“Vaffanculo?”
“Va bene. Io riferisco. Ci sentiamo.”

(Perfavore, vorrei che i commenti traboccassero di insulti dei grillini. Per ora c’è un solo commento al post precedente, di uno così educato che mi ha dato del lei. Mi sento un nessuno: fate uno sforzo, dai. Un vaffanculo in questi giorni non lo si nega proprio a nessuno.)

Ma Balotelli de che?

Certo che vendere Ibra (uno che ha vinto tutto e che da solo fa il gioco di una squadra) per 21 milioni e comprare qualche mese dopo Balotelli (uno che oltre ad avere vinto per ora una cippadiminchia da anche problemi di gestione ai suoi allenatori) per 20 da l’idea di che gran genio sia Berlusconi.
O, visto che viene letta come una manovra elettorale, di che idioti siano gli italiani.
I tifosi, dico.
Quelli che lo votano perché “è un bravo imprenditore”, “è un bell’uomo” o perché “fa arrabbiare la sinistra” quelli no, sono fini pensatori e cittadini consapevoli.

Ogni tanto passo a Maslianico, guardo il valico verso la Svizzera e sospiro. Mi capita sempre più spesso.

 

E’ che lo volevo scrivere io.

Invece l’ha scritto Iorek, che, subdolo, si è nascosto per mesi per poi venire fuori come una coniglietta seminuda dalla torta e rubarmi il post (anche se in genere con le conigliette non è così che va a finire).
Io a questo punto non ho una sola sillaba da aggiungere, quindi leggetevelo qui.
E poi immaginate che l’abbia scritto io, con peggiore sintassi e più quasi-bestemmie.

(E anche questa è fatta)

Campagna di alfabetizzazione politica in Lombardia, lezione 1.

EVASORI QUOTE LATTE NON PAGAVANO MULTE – VOI PAGAVATE MULTE PER LORO CON LE TASSE- LEGA APPOGGIAVA LORO CHE NON PAGAVANO . – LORO PAGAVANO MAZZETTE A LEGA. – VOI PAGAVATE MAZZETTE A LEGA CON MAGGIORAZIONE DI MULTE A EUROPA. – CON SOLDI VOSTRI. – NESSUN NEGRO RESPONSABILE DI QUESTO. –

TE L’EET CIAPA’ INT I CIAPP.

(Chissà se sono stato abbastanza chiaro anche per il target “ho votato Lega perchè gli altri partiti sono dei ladri.”)

Epilogo.

“Ho fatto qualcosa di sinistra. Ho perso.”
Matteo Renzi.

Sublime. Grazie a Locomotiva che mi ha ricordato la battuta, che mi ero perso.
Come dice lui, vale quasi un “Beh, nessuno è perfetto.”

Le primarie: sciolgo le riserve.

Ok, ci siamo, siamo al ballottaggio: chi scegliere, fra i due?

Sono stato a lungo indeciso, e ho confessato pubblicamente di aver votato Renzi al primo turno solo perché comunque contavo di avere ancora un settimana per schiarirmi le idee, cosa che (salvo ripensamenti notturni o minacce di sciopero del sesso da parte di Faffo) mi pare di aver fatto. Oggi sono pronto a scegliere.

Io ritengo che, fra i due, Bersani sia quello più preparato. Ha alle spalle esperienze significative, da quadro prima e dirigente poi di partito, fino ad essere stato ministro, uno dei migliori degli ultimi anni. Renzi non ha altrettanta esperienza, poco ma sicuro.
In più, Bersani è un abile e tenace negoziatore, e dio sa se sul fronte interno (coi centristi) e sul quello estero (con la Merkel e compagnia briscola) di tale caratteristica avremo bisogno. Di contro, Renzi di negoziare non è capace, tira un po’ per le spicce, fa fuoco e fiamme e a un certo punto accetta (vedi le regole delle stesse primarie), salvo poi lamentarsi dopo.
Inoltre, Bersani è pacato e sta alle regole, laddove Renzi tende a sparigliare e a usare toni propagandistici.
E per finire, Bersani garantisce la tenuta del partito, laddove Renzi è una minaccia per l’unità dello stesso.
Bersani è il miglior candidato.

Quindi, io voterò Renzi.

No, non sono impazzito. Né ero ironico sulle qualità di Bersani, davvero penso quello che ho detto. Il fatto è che tutte le qualità di Bersani e tutti i difetti di Renzi (che, oltretutto, mi sta tendenzialmente antipatico con quella sua aria saccente e quel tipo di dialettica che ti toglie il fiato) scompaiono –o si spostano all’orizzonte tipo un filare di cipressi in una cartolina sulla campagna toscana- davanti ad un paio di semplici considerazioni.

Primo, Renzi può fare il botto. E’ in grado –e me lo confermano tutti gli amici di non-sinistra (ok, destra, brrrr!) con cui parlo- di attirare tutti i delusi da Berlusconi (meglio tardi che mai, gente, la prossima volta se ci mettete meno di 18 anni ci fate un piacere), gli orfani di Casini e Fini, perfino i transfughi che da sinistra sono passati a quel carrozzone di improponibili pagliacci che si è rivelata l’Italia dei Valori, se non addirittura la Lega. Non solo, ma una certa populista (e lo dico con ironia) tendenza di Renzi ad ascoltare la massa (ma non dovrebbe essere una caratteristica di sinistra?) fa ‘sì che su certi temi (ad esempio, il numero dei parlamentari e la loro fedina penale) possa addirittura richiamare indietro votanti già diretti oggi verso i deliri di Grillo e la totale incognita del suo misterioso e fanatico partito scientologysta.
Cosa preferire dunque? Il miglior candidato che vinciucchia coi voti del PD e cinque minuti dopo inizia a trattare con Casini, Di Pietro, la Camusso, il Collettivo Donne di Padova e l’Arcicaccia Sezione di Butrugno Calabro? Oppure la seconda scelta, che però fa un pieno tale di voti che, Porcellum o non Porcellum, governa da solo, sente Casini solo per gli auguri di compleanno e fa le sue scelte –giuste, sbagliate, lo vedremo- sulla base di quello che pensa il Pd e basta?
Toh, magari una telefonata a Vendola per vedere se una volta tanto dice una cosa comprensibile e/o sensata, la farà anche; ma non tutti i giorni e sempre con la possibilità di appendergli in faccia con la scusa che si brucia il sugo o che il bambino si è cagato addosso (quelle che uso io quando mi chiamano a casa e tirano per le lunghe -adesso lo sapete).
Vogliamo provare a governarlo sul serio, ‘sto cazzo di paese, o facciamo per qualche anno qualche decente leggina ma nulla più, estenuandoci in trattative e compromessi in attesa che si riorganizzi la destra, si scelga un nuovo messia e ci faccia fare un altro ventennio di populismo televisivo e corruzione?

Secondo, Renzi rappresenta un’occasione unica di cambiamento. Voglio rassicurare chi mi conosce, sono e rimarrò un pedante conservatore di sinistra, tutto “ma” e “se” (e infatti considero senza-se-e-senza-ma la sintesi dell’idiozia); però, ragazzi, guardatevi in giro: se non ora, quando? In tempi normali, garantisco, sceglierei Bersani e la sua serietà ad occhi chiusi; ma a voi paiono normali, questi tempi? Il mio timore è che senza una decisa sterzata, senza interpretare e cavalcare il cambiamento (di un PD vecchio, della classe dirigente di questo paese, delle regole della pubblica moralità, del finanziamento pubblico ai partiti, di un sistema di privilegi che è il primo e fondante passo verso un sistema di corruzione diffusa), sterzata e cambiamento arriveranno lo stesso, per la precisione ci arriveranno qui dritto sul coppino, e ad assestarcelo sarà Grillo, oppure Sgarbi, o Briatore o Cetto Laqualunque; non fosse migliore di quelli che ho appena nominato (ma io gli concedo che lo sia) Renzi ha almeno alle spalle un partito, il miglior partito italiano.
E poi, ragazzi, io credo davvero di avere iniziato a maturare simpatia politica per Renzi cinque minuti dopo che D’Alema (sì, cazzo, QUEL D’Alema, e sono stupito quanto voi di doverne ancora parlare nel 2012) ha detto che, se avesse vinto Renzi, avrebbe creato una scissione e fondato un nuovo partito: prego, Baffetto, accomodati al Bar della Cooperativa dove Mussi, Diliberto e Salvi, che hanno avuto l’ideona della scissione prima di te, passano le giornate a giocare a ramino e si fanno prendere per il culo dal barista diciottenne.
Fuori dai coglioni lui e Rosyka Bindi (che triste spettacolo, vederla ringhiare e sbavare attaccata alla poltrona), e complimenti a Veltroni che almeno l’ha capita da solo; togliamo il tappo di un po’ di nomenklatura e lasciamo emergere i Civati, le Serracchiani e pure le Puppato.

Tanto, cosa pensate, che chiunque vinca le primarie e –in prospettiva, dico, magari, chi lo sa- le elezioni, potrà fare qualcosa di diverso che ricercare il pareggio di bilancio secondo i dettami della Santa BCE, del Divino FMI e del Fottuto Fondo Sovrano di Dubai? Di fatto, i margini di manovra politici nell’economia e quindi nel sociale sono minimi, la Grande Finanza ci dirà cosa fare e il vincente delle primarie deciderà qualcosina di come farlo e come comunicare che si è costretti a farlo. E allora, perché non approfittarne per cambiare qualche regola, prendere qualche decisione di sinistra laddove non rivesta contenuti economici e mandare a casa qualche faccia che vediamo da troppo tempo?

Siete davvero convinti che abbiamo così tanto da perdere? Io no, e voto Renzi.
Sperando in cuor mio –ma senza poterci contare- che ci riporti in una situazione tale da potermi permettere di votare, alle prossime primarie, uno preparato e adorabilmente noioso come Bersani.

Primarie to go.

Bon, deciso.
Voto Puppato, un po’ perché l’hanno davvero bistrattata, un po’ perché così rimando la decisione vera.
Uff, e anche questa è fatta.

Edit di dieci minuti dopo, grazie a Lucia-Liber: la Puppato crede nell’omeopatia e delira sulla sul suo accesso al SSN. Ok, mi diceva che sente di vincere perché ha letto stamattina un oroscopo incoraggiante sul Capricorno, mi cadevano i coglioni meno in basso.
Quindi, controordine, compagni (tanto per citare il mio amato Guareschi): facciamo, uhm, ehr, un attimo…
Ok, Renzi.
Tanto c’è il ballottaggio.

Il signore sì che se ne intende.

Fini appoggia la candidatura di Mario Monti come premier.
E noi tutti ci ricordiamo come in passato abbia compiuto scelte felici in questo campo.